4 aprile 2010 articolo del Prof. Ulderico Bernardi nel sto www.piùvoce.net

 

 

SOTTO IL SOLE DI ZAIA
Facce nuove che dicono cose antiche

L`ONDA VENETA PREMIA
LA PERSISTENZA CULTURALE

 

Ora che le turbolenze elettorali si sono placate e la quotidianità ha ripreso il corso consueto, è tempo di immergere lo scandaglio delle riflessioni nel profondo di una cultura regionale che scarsamente ha ricevuto un'attenzione adeguata dai Media nazionali. Le Venezie sono antropologicamente un territorio vocato più allo scambio che allo scontro. Nei millenni hanno accolto e integrato popolazioni d'ogni provenienza mediterranea e mitteleuropea. Tuttora le comunità ebraica e armena a Venezia conoscono una presenza consolidata. Mentre sono in atto processi di integrazione di una corposa e recente immigrazione europea ed extraeuropea. Ovunque si siano stabiliti gli emigrati veneti, nelle altre regioni italiane e nei cinque continenti, si sono portati appresso adattabilità e solido riferimento alla cultura originaria. Riuscendo a volgere la fatica del trapianto in slancio innovativo. Tratti di un'identità non immemore.

Ricordava Ippolito Nievo che Venezia è nata da Attila, come il sereno dal vento. Da una tragedia, un miracolo di bellezza. Radici forti e un senso di iniziativa e autonomia, che fonda sull'attaccamento alla tradizione comunitaria, della famiglia e della cultura locale, in un humus storico difficile da concentrare in qualche riga, ma quanto mai necessario per spiegare anche i comportamenti elettorali. Era il lontanissimo (in termini politici) 1978 quando spuntava la Liga Veneta. Poco più di dieci anni prima, dopo un secolo di emorragia migratoria, la cifra dei rimpatri era finalmente divenuta inferiore a quella degli espatri, mentre la regione a statuto ordinario muoveva i primi passi. Cominciava quella grande trasformazione che. nel volgere di una generazione, avrebbe fatto del Veneto contadino e migrante una realtà alto industriale.

Dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, diventa il riferimento di flussi d'immigrazione crescenti. Nel 1983, la Liga Veneta manda in Parlamento un deputato e un senatore. Partiti nazionali, tv e grandi giornali sono colti assolutamente di sorpresa. La Dc ancora egemone nel Veneto, si dimostra incapace di adeguarsi alla domanda di autonomia che l'armata della piccola e media impresa, cresciuta in fretta, richiedeva al governo centrale. Nel 1992, la Liga, ormai parte della Lega Nord - non senza contrasti interni - diventa il secondo partito in regione, dopo la Dc. Nell'ultima tornata regionale praticamente ne ricalca i contorni di massima espansione territoriale. Il candidato della Lega Luca Zaia, con il sostegno degli alleati Pdl e Alleanza di Centro, supera il 60% dei consensi, mentre il candidato proposto dal Pd arranca al di sotto della metà. Altro dato interessante: nel Veneto il partito delle astensioni resta sotto la media nazionale. Inoltre, sulla scia della cometa autonomista, si colloca uno spolverio di movimenti che hanno la medesima aspirazione: Partito Nasional Veneto, Unione Nord Est, Veneti indipendenza. Da notare ancora che il successo di Zaia è più forte nelle province che nei capoluoghi. Treviso, Veneto del Veneto per l'esasperazione di tutto ciò che caratterizza il territorio (alto tasso di case sparse e piccoli borghi, la più bassa percentuale nel rapporto fra popolazione del capoluogo e quella della sua provincia rispetto alle altre, industrializzazione capillare, agricoltura di pregio, immigrazione ben integrata), si pone al culmine del divario: Liga e alleati raggiungono circa 66 % dei consensi, PD e alleati, circa 25 %.

Nel Veneto agropolitano l'elettorato mostra la sua ostilità al laicismo d'avanspettacolo delle cosiddette rubriche di approfondimento televisivo, a chi dichiara decaduta la famiglia, scomparso lo spirito di comunità e superati i valori cristiani. L'onda storica premia la persistenza culturale nel mutamento sociale, dando credito a facce nuove che dicono in faccia agli altri cose antiche senza vergogna. Bisogna dire che anche la Lega è mutata nel tempo. Nuove generazioni vengono sostituendo quelle ruspanti e bècere, dal linguaggio colorito e dagli atteggiamenti xenofobi, delle origini. Luca Zaia, Franco Manzato, Marzio Favero, sindaci come il trevigiano Paolo Gobbo, hanno menti attente ai riferimenti culturali e sanno compiere valutazioni comparative sui grandi temi etici. Comprendono il valore dell'armonia delle intelligenze e del consenso delle volontà. Per cui apprezzano e sostengono l'associazionismo e il volontariato, nell'economia della gratuità, vero orgoglio del Veneto e completamento ideale di un sistema produttivo fondato sull'artigianato, la piccola e media impresa, ma anche su aziende di rilievo internazionale.

L'anti politica semmai nasce come insofferenza al tronfio ideologismo, alla trascuratezza con cui si guarda al bisogno di ideali e di valori permanenti che sale dalla gioventù, in difficoltà nella società del pensiero debole. La sfida è posta, nella prospettiva di una visione del mondo che propone la cultura universale come universo di culture locali. Con la speranza che questo respiro largo, prossimo all'umanesimo cristiano non venga a spegnersi, soffocato dalla grettezza delle tentazioni micro nazionaliste.

Ulderico Bernardi - 4 aprile 2010

 

 


 
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