Un crescendo rossiniano
Postato da admin [30/03/2010 14:17]

Scontate le prime proiezioni che davano per acquisite alla coalizione Pdl-Lega le due Regioni più importanti del Nord, Lombardia e Veneto, e il quadrilatero rosso di Emilia-Romagna, Marche, Toscana ed Umbria per il PD, giungeva notizia del dato della Puglia.

 Nichi Vendola, grazie anche alla dispersione del consenso moderato sulla candidata dell'UDC-MPA, Adriana Poli Bortone, confermava una facile previsione di successo sul pur bravo e combattente Rocco Palese.

Man mano che affluivano i dati dalle prime proiezioni, agli esiti degli scrutini dei voti reali nei seggi, si delineavano non solo le conferme di quei primi rilevamenti degli exit poll, ma risultava confermata la netta affermazione di Roberto Formigoni in Lombardia e assumeva carattere trionfale il successo di Luca Zaia nel Veneto.

Sbrigata con facilità la pratica della Basilicata, da tre legislature terra conquistata e ben mantenuta nell'egemonia-dominio di sinistra, e con altrettanto netto distacco quella della Calabria, da un formidabile Scopelliti trionfatore sullo spento e logorato Agazio Loiero. si attendevano con trepidazione i risultati di Piemonte e Lazio, da cui dipendeva in larga misura l'esito complessivo di questo turno elettorale di rilevanza politica nazionale.

Restava, solo per qualche ora, un margine esiguo di suspence sui dati della Liguria, anche se, ben presto, si evidenziava l'effetto dell' appoggio a Burlando degli incoerenti amici dell'UDC liguri, per  tre legislature alternativi alla sinistra, e che, invece, in questa tornata sono risultati decisivi per la vittoria finale del candidato del PD.

I dati sulla scarsa affluenza alle urne di  Domenica e Lunedì 28 e 29 marzo, non lasciavano margini di molte speranze, soprattutto a Roma e provincia, dove l'assenza forzata della lista del PdL, aveva costretto Renata Polverini a combattere con una gamba sola, contro tutto e contro tutti.

In gioco c'era assai di più del pur importante bilancio finale tra regioni assegnate al centro-destra e al centro-sinistra.

In queste due regioni si scontravano, infatti, in maniera diretta e senza veli due concezioni politico culturali e valoriali, sulle quali, non a caso, aveva così fortemente e autorevolmente  invitato a riflettere i cattolici, con il card Bagnasco e la CEI, lo stesso accorato appello del Sommo Pontefice per la difesa dei valori non negoziabili.

Sino a quasi la mezzanotte di ieri, seppure si poteva già essere moderatamente soddisfatti in casa Pdl-Lega, per l'esito di una consultazione che dava già sette regioni, delle 11 da cui partiva prima del voto, al centro sinistra e quattro al centro destra, non appena la forbice esigua si andava leggermente allargando e consolidando a favore di Roberto Cota in Piemonte e di Renata Polverini nel Lazio, veramente si sentiva il suono di  un crescendo rossiniano che tramutava una già netta affermazione in un autentico trionfo per il centro-destra.

Esaminiamo,  in sintesi , ciò che  è avvenuto:

1)    l'astensionismo, fenomeno oramai tipico di tutte le elezioni di medio termine, aggravatosi in tutta Europa anche a seguito della pesante crisi economica e finanziaria, ha colpito anche l'Italia e, stavolta,  in maniera ancor più rilevante rispetto ad altre consultazioni elettorali, seppur  in misura minore che in Francia. Esso non ha colpito a senso unico, come di norma, a scapito del centro-destra, ma con evidenti effetti anche sul polo di sinistra.  Insomma, ora,  la disaffezione è trasversale in entrambi i poli;

2)    delle tredici regioni in lizza, undici erano guidate dalla sinistra e alla fine ad essa ne sono rimaste sette; alle due storiche  roccaforti  del centro destra al Nord si  sono aggiunte altre quattro regioni sottratte al centro-sinistra, tanto da assegnare la maggioranza al centro-destra nella conferenza permanente delle Regioni, dopo una lunga stagione minoritaria;

3)    il trionfo a valanga della Lega nel Veneto, con conseguenze pesantissime sul grado di tenuta del Pdl superato dal partito bossiano in tutte le province, ad eccezione di quella di Rovigo, e il concomitante successo di Cota in Piemonte apre uno scenario quanto mai nuovo e diverso su cui sarà necessaria una seria riflessione dentro e fuori del Pdl e nella stessa Lega.

4)    Il ruolo di Roberto Formigoni, insieme a quello del Cavaliere, a questo punto, risulta decisivo non solo per gli equilibri complessivi tra Lega e Pdl nel governo delle regioni del Nord, ma anche e soprattutto, all'interno dello stesso Pdl, in cui il governatore lombardo si è conquistato, e non da ieri, un ruolo rilevante e non  più giocabile sotto traccia.

5)    A Roma e nel Lazio è accaduto un autentico miracolo, basti pensare che il Pdl, assente con la sua lista, nel più vasto collegio di Roma e provincia, è riuscito a trasferire sul simbolo rosso cupo della lista Polverini, oltre l'80% dei suffragi del proprio elettorato e, grazie, alla netta affermazione dell'ex sindacalista UGL in tutte le restanti province laziali, ha potuto alla fine prevalere, seppure di un soffio, su Emma Bonino, cui va reso, in ogni caso, l'onore delle armi. Qui un ruolo fondamentale ancora una volta l'ha giocato il Cavaliere, che non ha esitato a metterci la faccia e a combattere una battaglia che sembrava, a prima vista, perduta. Essenziale, altresì, l'appoggio dell'UDC, come sarebbe dovuto avvenire, coerentemente, anche in Piemonte. Di ciò, credo, si discuterà e non poco, anche all'interno del partito di Casini.

Da questi risultati dovremo trarre molte conseguenze di natura politica e di governo e all'interno di tutti i partiti, pdl per primo.  Per ora ci limitiamo ad osservare che, dopo questo voto, non ci saranno più alibi, né possibilità di rinvii. Ancora una volta la gente  ha dato fiducia al governo Berlusconi Ora si reclama la fine di scandali e scandaletti, politica di buon governo in tutte le sedi ma, soprattutto, di avviare senza più tentennamenti la strada delle riforme: federalismo fiscale e riforma istituzionale, comprensiva di quella organica della giustizia, e riforma tributaria, con politiche per lo sviluppo  e l'occupazione, sono i passaggi ineludibili se si vuole conservare il consenso.

 

Don Chisciotte-radioformigoni-Martedì 30 Aprile 2010

 
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