La piazza e il voto
Postato da admin [09/03/2010 11:45]

In attesa dei pronunciamenti definitivi del Tar del Lazio e di quello della Lombardia, prendiamo atto della sospensiva deliberata dal tribunale amministrativo regionale lombardo che, di fatto, ha riammesso la lista di Roberto Formigoni alle elezioni del 28 e 29 marzo.

Sepolcri imbiancati che affermavano di non voler vincere a tavolino, mentre non si sono scandalizzati dai disinvolti comportamenti delle commissioni elettorali, estremamente rigorosi sul piano formale con le liste del centro-destra e di larghe vedute, su situazioni analoghe, per quelle del centro-sinistra, sbraitano adesso contro il presidente della Repubblica, di cui il solito trattorista di Montenero giunge a chiedere l'impeachment o, più convenientemente, come il PD di Bersani, salva Napolitano e si appresta a scendere in piazza.

In piazza per fare che cosa? Per chiedere di votare senza i partiti della coalizione di maggioranza che  governa il Paese? Dove sta la difesa della democrazia? Nell'interpretazione capziosa e a senso unico delle regole o nella possibilità di garantire a tutti i cittadini di esprimere il loro voto?

Ancora una volta abbiamo assistito a uno scontro non più latente, ma alla luce del sole, tra politica e una certa magistratura, sino a giungere al possibile conflitto istituzionale ai massimi livelli, per arrivare, grazie all'intelligenza e all'equilibrio di un presidente della Repubblica garante, all'unica soluzione che permetterà lo svolgimento delle elezioni in condizioni di normalità democratica.

Certo, restano gravi le responsabilità di quegli stolti rappresentanti di lista romani  che, per ragioni ancora tutte da decifrare, hanno impedito, o, come sembra, sono stati, alla fine, impediti di presentare nei termini la lista del Pdl nel collegio di Roma. Così come, forti di una prassi consolidata, anche a Milano  si dovranno prendere le opportune misure, sperando, altresì, in una modifica delle norme di cui, già il decreto  votato dal governo e controfirmato da Napolitano,  fornisce l'autentica interpretazione.

Il" pasticciaccio brutto" di  Roma e  quanto accaduto a Milano saranno oggetto di una riflessione più approfondita e senza rete da compiere sullo stato di avanzamento del processo fondativo del Pdl, ma, adesso, tutte le energie vanno indirizzate alla migliore riuscita dei candidati  governatori del centro destra e delle liste ad essi collegate. Allo "spiazziamoli" di cui parla l'Unità di ieri dobbiamo rispondere con una partecipazione corale alle prossime elezioni.

Di Pietro e Bersani, scendendo in piazza, finiranno con attribuire inevitabilmente a queste ultime quel significato politico generale che, potrebbe, alla fine, persino rivolgersi contro di loro.

Se, come pare, essi intendono chiamare il Paese "al giudizio di Dio" pro o contro Berlusconi, credo che abbiano scelto il terreno più arduo per loro stessi e stavolta, il popolo del centro-destra è chiamato ad un duplice impegno:  a riaffermare il suo primato per garantire, da un lato, i migliori governi regionali, specie in quelle regioni, come la Campania, la Calabria e il Lazio dove il centro-sinistra si è ricoperto di gravi responsabilità politiche e  amministrative e di personali responsabilità di alcuni loro esponenti, gravissime anche sul piano morale, oltre a consolidare il buon governo lombardo, modello esemplare per il Paese e nell'intera Europa.

Dall'altro, a riconfermare la fiducia nel governo del Cavaliere cui spetterà il compito di utilizzare gli ultimi tre anni della sua durata per attuare quelle riforme che il popolo della libertà non considera più procrastinabili.

Sul Pdl e sulla necessità di una sua profonda ristrutturazione, con il superamento dell'insostenibile regola del 70-30, frutto di valutazioni sommarie e compromissorie a tavolino, ci torneremo a urne chiuse, sempre convinti che la questione sia troppo complessa per essere ridotta ad una mera faccenda di rapporti tra Berlusconi e Fini. Intanto pensiamo ad andare a votare uniti per raggiungere il migliore dei risultati: se gli altri vanno in piazza, noi andiamo a votare.

Don Chisciotte-Radioformigoni, 8 Marzo 2010

 
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