Rimodulazione del lavoro e termovalorizzazione della società
Postato da admin [03/03/2010 23:14]

Attualmente il mercato del lavoro offre agli imprenditori un ventaglio di possibilità per inserire nelle loro aziende del personale in forme diverse dalla tipologia tipica del contratto di lavoro a tempo indeterminato a tempo pieno.

La concorrenza si gioca sul costo del lavoro, in quanto ormai sia i costi di produzione e sia i costi di trasporto sono livellati tra i vari paesi produttori di lavorazioni finite o semilavorate.

I provvedimenti in materia di lavoro che sono in cantiere sono rivolti a rendere sempre meno pesante la demarcazione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato, rendendo entrambe le tipologie molto simili sul piano delle tutele.

Questo è quello che è già avvenuto in Spagna ed in Francia.

L'intenzione nobile del legislatore è quella di ridurre l'eventuale contenzioso per l'utilizzo delle varie tipologie, in modo che si possa avere una minore incidenza del costo del lavoro, considerato che il lavoro subordinato classico occidentale è tra i costi di produzione più onerosi, specialmente in paesi come l'Italia.

Inutile analizzare i motivi, o  le eventuali soluzioni per modificare lo scenario dei costi appena sopra accennato, in quanto se si stanno materializzando provvedimenti rivolti a dare sempre più tutele al lavoro autonomo, mediamente meno oneroso e più legato a criteri di produttività, ciò vuol dire che preso atto dell'impotenza attuale a generare cambiamenti radicali sui sistemi occidentali, si cerca di avvicinarsi in maniera indolore ai sistemi orientali.

Anni fa un illustre giornalista scrisse sul miracolo economico giapponese che per poter ridimensionare la crescita di quel paese due erano le soluzioni: o diventare noi giapponesi nel lavoro, oppure loro diventare occidentali nelle abitudini (riposi-ferie etc.).

Oggi la situazione è molto complessa, l'Italia tra i primi paesi manifatturieri, non a caso risulta essere tra i paesi dell'Europa occidentale che hanno un basso costo retributivo, ora rischia, se non lo è già, di essere superata per due ragioni:

- la potenzialità produttiva ed il basso costo del lavoro di paesi emergenti;
- l'alto costo energetico a carico delle imprese, dovuto alla mancata pianificazione negli anni '80 di un serio piano energetico nazionale.

Indico brevemente le possibilità che oggi le aziende hanno di poter avere in forza con orari diversificati il proprio personale:

Lavoro a tempo parziale solo in alcune ore della giornate tutti i giorni lavorativi, lavoro a tempo a tempo parziale solo in alcuni giorni della settimana lavorativa, lavoro alternato tra due o più soggetti definito ripartito, mediante il quale due persone possono alternarsi nella prestazione lavorativa, facendo sì che il lavoro che può essere svolto da un solo lavoratore, possa essere attuato da due, lavoro ad intermittenza, solo quando vi sono esigenze aziendali di utilizzo della prestazione di lavoratori disponibili a lavorare, lavoro accessorio, mediante l'utilizzo di buoni lavoro, permette di svolgere occasionalmente una prestazione lavorativa ed avere una regolarità contabile.

Eppure nonostante queste possibilità offerte dalla normativa di rimodulare le prestazioni lavorative attualmente le imprese in difficoltà usano gli strumenti di sostegno del reddito, definiti comunemente ammortizzatori sociali, quali disoccupazione in deroga, cassa integrazione in deroga, mobilità.

Fondamentalmente per cui si arriva al loro utilizzo è la carenza di lavoro e la paura del futuro e la necessità di avere un reddito dignitoso, perché le forme sopra descritte di rimodulazione della prestazione lavorative, anche se presentano scenari lavorativi suggestivi e diversificati hanno tutti un elemento in comune: la riduzione del reddito del lavoratore, in quanto lavora meno.

Questo in un paese che ha già dei bassi salari e stipendi è un elemento molto negativo, che rende questi strumenti difficilmente utilizzabili, se non in una prospettiva di rimodulare la società produttiva nel suo complesso.

A questo punto sorge spontaneo domandarsi su che modello economico si sta puntando, in quali settori stiamo cercando di valorizzare e spendere le energie  imprenditoriali.

Il Veneto: una regione campionaria, votata al turismo, di origini contadine (molti prodotti agricoli sono eccellenze alimentari nel mondo), deindustrializzata e capillarmente diffusa in micro aziende sul territorio, geograficamente in posizione strategica oggi sta imboccando una  pericolosa strada di reindustrializzandone distrettuale su un prodotto particolare: il rifiuto, che sia solido urbano o industriale poco importa

Quindi di fronte alle possibilità offerte:
1) dallo sviluppo di aziende che possano studiare fonti alternative di energie,

2) di sfruttare due poli universitari, con allegati incubatori di impresa e parchi scientifici tecnologici come esistono a Venezia e Padova,

3) di rioccupare il personale operaio delle aziende che continuano ad operare fino a prossima chiusura a Porto Marghera e assumerne di ulteriore nella riqualificazione di uno dei litorali più ambiti dell'adriatico, quale potrebbe rappresentare Porto Marghera,

4) dalla occasione di creare Venezia polo dell'arte mondiale, considerato che Venezia nel 2019 sarà la capitale mondiale della cultura

5) dalla valorizzazione di prodotti agricoli che possano creare filiere produttive di qualità,

6) di creare il polo della gestione amministrativa della pubblica amministrazione: locale e nazionale,

occorre creare un sistema non irrazionale, come accaduto nel passato, ma una società ecologicamente equilibrata per gli sviluppi possibili che si intendono perseguire e socialmente sostenibile realizzando opportunità per la popolazione residente e non.

Questo si potrebbe realizzare se la decadenza dei valori, la perdita del know own della dignità, che dovrebbe essere la base sulla quale fondare una società coesa non ci impedissero di riconoscere i nostri limiti.

Resta ora purtroppo solo la paura di non saper affrontare il futuro, in quanto per interpretarlo e riconoscerlo dobbiamo anche un po' scegliercelo, forse oggi è più semplice termovalorizzarlo.

 

Antonio Asquino

   

 

 
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