Innovare: esigenza non rinviabile
Postato da admin [28/02/2010 18:57]

Il nostro Paese non può prescindere da una necessità inderogabile: avviare e realizzare indispensabili riforme per sviluppare uno Stato moderno, per imboccare, finalmente, un percorso virtuale.

Su questo terreno diventa fondamentale il ruolo della politica, che deve riprendersi il ruolo di indirizzo che le compete e che proviene dal mandato popolare. Sotto l'onda d'urto delle spinte globali, la politica deve sapersi porre
anche, ove necessario, come soggetto che non può e non deve piegarsi a quegli eccessi che in passato sono provenuti da minoranze della società organizzata, da gruppi d'interesse e da lobby chiuse ed autoreferenziali.

Serve dare una nuova impronta all'Italia sovvertendo quell'ordine precostituito, cristallizzato su uno zoccolo duro di privilegi, che ha finito per disgregare il nostro tessuto socio-economico e il nostro modello di welfare state. Lo Stato, quale ente detentore del potere conferitogli dalla società, deve necessariamente assumersi la responsabilità, attraverso le istituzioni che lo compongono, di rinnovare il suo sistema di organizzazione proprio per far fronte a quei cambiamenti della società che, con la globalizzazione, non è più riuscito a governare. Il Governo Berlusconi, tra mille difficoltà e contrasti, ha intrapreso questa direzione di marcia, che però, a nostro avviso, si dimostra ancora debole nella capacità di attuazione, per troppe remore e freni politici. Serve anche il coraggio di ricorrere in modo più estensivo ai mezzi e alle nuove tecnologie. Serve cioè una concreta politica per l'innovazione in tutti settori della società, come esigono da tempo, le direttive dei Piani emessi dall'UE e cioè di estendere a tutto campo le applicazioni di ICT (Information Communication Technology)  e di Digitalizzazione: piano e-Europe 2005; piano i2010/2013. Innovazione, in particolare, non solo nelle tecnologie, ma anche nei contenuti, specie nei settori delle riforme istituzionali, in relazione alle quali è emersa la necessità di dare più poteri al presidente del Consiglio e di
ridurre i tempi della legificazione attraverso la riforma del bicameralismo perfetto, nella  riforma della Pubblica amministrazione, che dovrebbe introdurre nel funzionamento della macchina pubblica i principi del merito e della responsabilizzazione;  nel ridimensionamento del sistema elefantiaco delle leggi; nel sostenere l'innovazione delle Regioni che prima di altre sono pronte a sviluppare e realizzare processi di cambiamento organizzativo e di assistenza territoriale nella Sanità, con modelli intereuropei. Innovare, in sostanza, significa avviare un processo di sviluppo che, partendo dallo Stato, «lubrificandone gli ingranaggi» arrugginiti, inneschi una reazione a catena anche sulla società. Una società su cui ha gravato il peso di un Welfare State che, visti i cambiamenti apportati dai processi di sviluppo globali, deve assolutamente rigenerarsi. Edificare un nuovo modello di «welfare positivo e attivo», che sia in grado di ribaltare la vecchia logica paternalistica ed assistenziale. Innovare significa anche utilizzare i fondi per l'innovazione senza duplicazioni di progetti nelle Regioni, in pratica, intervenire in anticipo rispetto ai bisogni sempre più articolati di una società che cambia, in un confronto aperto tra tutti i livelli di governo, affrontando le questioni
relative alla ripartizione dei finanziamenti di un programma nazionale per l'Innovazione, delineando un percorso condiviso su obiettivi e modalità di realizzare in modo da capitalizzare i risultati.

Ma dopo che si è deciso di sviluppare una concreta e spinta politica d'Innovazione, serve anche e sopratutto disporre di una capacità di gestire i complessi processi di cambiamento.

 

Antonio Giannone

 Esperto di Management e ICT.  Professore a contratto di Politica Aziendale
e Analisi tecnologiche presso il Politecnico di Torino

 
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