Riflessione di Pierluigi Pollini sulle prossime elezioni regionali
Postato da admin [16/02/2010 07:59]

Chi l'ha detto che la biopolitica non centra con le prossime elezioni regionali?           

      

In vista delle elezioni regionali alcuni tra i soloni del giornalismo politico nostrano e soprattutto alcuni esponenti di piccoli partiti ci stanno dando da bere che tali elezioni non avrebbero un chiaro valore politico e culturale ma sarebbero lo spazio per meri accordi locali pragmatici e utilitaristici di programma.

Questa tesi, che come vedremo è infondata, serve però a lor signori per inaugurare una nuova stagione di consociativismo, un nuova era della "politica dei due forni" come palude e luogo dello svigorimento pragmatista di tutti le identità culturali e programmatiche ovvero come luogo della mera retorica identitaria.

Ma è proprio vero che le elezioni regionali vanno considerate alla stessa stregua di quelle locali comunali e provinciali? Ci pare proprio di no.

Alle Regioni, secondo la Costituzione vigente, è addirittura attribuito il potere legislativo, lo stesso potere che nei sistemi democratici di governo, come il nostro, viene attribuito ai Parlamenti. In conseguenza di ciò si dice che nell'ordinamento italiano le Regioni hanno una funzione legislativa "concorrente" di quella parlamentare nazionale, perché esse possono legiferare, cioè emanare Leggi, nell'ambito delle materie prestabilite indicate nell'art. 117 e secondo criteri e paletti fissati nelle Leggi parlamentari, aventi la medesima forza (lo stesso rango) di quelle ordinarie provenienti dalle due Camere.

La storia politica italiana ha registrato però una spiccata tendenza delle leggi regionali allo "straripamento" di competenza, in quanto le Regioni hanno spesso legiferato in materie riservate al potere centrale, travalicando così i confini delimitati dalla normativa nazionale.

Proprio per queste ragioni le elezioni regionali assumono un forte significato politico e le alleanze che si vanno a costruire per governare tali territori richiedono un rigore e una omogeneità culturale prima ancora che politica.

Maggioranze politiche di sinistra, per esempio, che hanno assimilato a sé i valori radicali e la cultura del relativismo e dell'antipersonalismo e che offrono spazi sempre più vasti al laicismo anticattolico, possono legiferare travalicando i confini costituzionali, utilizzando diversi ipocriti escamotages -come sta già avvenendo in diverse Regioni- anche su questioni che riguardano la centralità della famiglia nel nuovo welfare, i DICO regionali, le nozze gay, l'adozione ai gay, il diritto alla vita, la pillola del giorno dopo, il testamento biologico, la facilitazione di pratiche eutanasiche etc..

Come fa allora l'Udc a tollerare tali alleanze senza rinnegare così brutalmente e alla chetichella, il primato tanto declamato dell'identità culturale e valoriale sulla mera tattica elettorale?

Come fa l'Udc, al di là delle chiacchiere sugli impegni di programma (sic!) e al di là delle poltrone, dei "listini" e degli Assessorati promessi, a rendersi complice attivo di queste eventuali maggioranze in Piemonte, Liguria, Marche e Basilicata (e forse anche in Puglia), senza rendersi conto della disastrosa e suicida controtestimonianza che sta offrendo sulle scottanti questioni etico-politiche che riguardano la possibilità della vita buona per la nostra generazione e per la prossima che è quella dei nostri figli?

Saranno forse, gli elettori cattolici moderati a rispondere, nelle urne, a tali domande.

 

Pierluigi Pollini

 

 

 
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