La Voce di Rovigo

"Rinnovo la mia domanda a Ettore Bonalberti: perché simile compagnia?"


Giuliano Visentin chiama in causa Ettore Bonalberti nella sua puntuale riflessione politica a tutto tondo.
E' proprio vero: ognuno vive nelle contraddizioni che si merita. Un Ettore Bonalberti scatenato contro il Casini "centrale", non più disposto a fare il passivo sostenitore del cavaliere ed invece disponibile a trattare con il centrosinistra, in questi giorni non è affatto una novità. Anzi, la sua è una vera e propria crociata. Che il buon Pierferdinando non possa permettersi il lusso di un'alleanza con Di Pietro, vera iattura del quadro politico nazionale, mi vede perfettamente d'accordo; che l'amico Ettore dimostri in quest'ultimo periodo una memoria formidabile per quanto riguarda gli altri, ed invece ricordanze piuttosto limitate per quanto riguarda se stesso, è altrettanto inoppugnabile. Se è vero che lui, col suo grande capo Donat-Cattin, è stato visceralmente anticomunista fino alla scomparsa di quel partito, non lo è di meno il fatto che fosse altrettanto schierato, all'interno della Dc, contro quella che si chiamava "Corrente Dorotea". Che c'entra? Dirà qualcuno. C'entra, c'entra. Quando Ettore traccia il profilo politico del Veneto e della Lombardia, ricordando che l'attuale elettorato della Lega non è altro che il vecchio elettorato della Dc, riferendosi soprattutto alla pedemontana, non dice un'astrusità. Dimentica soltanto di aggiungere quanto egli fosse ferocemente contrario a quell'elettorato, che considerava ultraconservatore e in quanto tale una specie di freno a mano tirato contro le necessarie esigenze di rinnovamento (quanto sprecavamo questo termine) della vecchia Dc, non più al passo coi tempi. Aggiungeva dell'altro anche: se ci sarà uno scontro vero tra progressisti e conservatori, noi saremo sulle barricate, a difesa del massimo di democrazia possibile. Certo, eravamo molto più giovani e percorsi dal sacro fuoco della rivoluzione (pacifica, s'intende), ma credo che quell'assioma sia tuttora valido. Se l'elettorato "pedemontano", ma non solo, è rimasto ultraconservatore, ben diverse sono oggi le condizioni politiche generali. Non si tratta più di difendere diritti corporativi di basso profilo, come allora. La scommessa di oggi è ben più dura: tema della sicurezza dagli "invasori", difesa degli interessi nazionali dai rischi, a lungo sottovalutati, della globalizzazione, terrorismo internazionale. Senza contare gli squilibri economici interni, che qualcuno vorrebbe liquidare col famoso detto: chi c'è c'è, chi non c'è non c'è. Certo, chi è partito dal proclama "Roma ladrona" e dalla possibile secessione, ne ha fatta di strada! Non si limita ad occupare un potere spropositato in tutto il paese, con particolare riferimento al nord; ha occupato da tempo la stessa Roma, che tanto ladrona non è più, evidentemente. Alla faccia del servizio ai cittadini, slogan falso e subdolo! Ed allora rinnovo la domanda già rivolta tempo fa a Bonalberti. Che ci fa uno come lui in simile compagnia? Se la militanza nel Pdl può avere una sua logica politica, che senso ha difendere una presidenza leghista nel Veneto? Che la cosa sia legata alla maggior gloria (berlusconiana) della grande regione con cui confiniamo ad ovest? A pensar male si fa peccato.

Giuliano Visentin - La Voce di Rovigo

 

Risposta di Ettore Bonalberti a Giuliano Visentin

Ringrazio Giuliano Visentin per l'attenzione che dedica ai miei interventi sulla politica nazionale e veneta in particolare.

Visentin mi rimprovera una contraddizione per il diverso giudizio che noi diamo sul fenomeno leghista nell'Italia del Nord.

Ognuno vede, ahimè, le contraddizioni degli altri e non le proprie e, naturalmente anch'io non mi sento esente da talune contraddizioni. Importante tuttavia è ricordare (e Giuliano da vecchio bravo docente di storia e letteratura m'insegna)  che, se si intendono formulare corrette valutazioni politiche, è essenziale restare ancorati alla "realtà effettuale".

 Parto dall'ultima maliziosa, ma non peregrina, affermazione circa un mio condizionamento dovuto a quella che lui fa risalire "alla maggior gloria (berlusconiana) della grande regione con cui confiniamo ad ovest?".

Avendo direttamente sperimentato entrambe le realtà istituzionali delle due regioni, Veneto e Lombardia, non ho difficoltà ad affermare che il mio giudizio sulla realtà regionale lombarda è assai positivo e largamente superiore a quello che ho potuto verificare sul coincidente periodo di governo veneto.

A differenza di quanto ha recentemente sostenuto l'On Lia Sartori (" noi abbiamo governato meglio di Formigoni" espresso dall'eurodeputata nell'intervista su " Il gazzettino" di Giovedì 24 dicembre, a proposito del dietro front di Galan e il suo ritorno all'ovile) la mia opinione è la seguente: confrontare le due Regioni Veneto e Lombardia è come mettersi a misurare con lo stesso metro grandezze incommensurabili. Non solo per dimensioni (9,2 milioni di abitanti contro 4,5 milioni) né per valori del PIL totale ( 298.285 mio € Lombardia contro i 135.171 mio € del Veneto) e del PIL pro capite ( 31.610 mio € per RL  contro i 28.643 mio € di RV). Non solo perché Regione Lombardia è uno dei quattro motori d'Europa ( con Catalogna, Baden Wuttenbergh e Rhone Alpes), ossia una tra le quattro Regioni più importanti politicamente ed economicamente dell'Europa, ma, soprattutto, perché nel Veneto, quando va bene, siamo in presenza di un'amministrazione locale semplicemente più allargata, in Lombardia di un autentico ente di governo.

Quanto al dato politico relativo alla Lega va precisato che in Lombardia non è accaduto ciò che, invece, si è determinato nel Veneto; ossia la rottura di un blocco sociale, economico e di potere, che, al di là del compromesso romano, è imploso. Un blocco che si era costruito, sulle ceneri del pentapartito della Prima Repubblica, grazie, anche all'aiuto, peraltro assai ben ricompensato da Berlusconi, della czarina e che assai a fatica ha accettato il cambiamento che si prospetta. Anche se è una rincorsa affannosa in questi giorni dei vecchi clientes di quel blocco a salire sul carro del potenziale vincitore…..

Non è un caso se solo qui, infatti, la Lega è giunta a sfiorare il consenso del Pdl e solo qui essa ha chiesto in maniera netta e determinata il ricambio. Si è avviata una strategia penosa da parte di Galan e dei suoi accoliti, Lia Sartori compresa, che non poteva finire se non nel modo in cui è finita.

Dovremo tutti riflettere, caro Giuliano, e con noi anche l'UDC, sul dato oggettivo del consolidamento del partito della Lega, il quale, non solo attraversa il PO e raccoglie vasti consensi tra i proletari emiliani e toscani, ma assume nell'area padana, forte dei suoi amministratori e politici locali, le caratteristiche sempre più marcate e similari a quelle della CSU bavarese.

Non solo l'insediamento nella fascia pedemontana è quello tradizionale del vecchio voto bianco lombardo-veneto, ma la stessa costruzione del consenso e del suo consolidamento territoriale, avviene, come fu per la DC, attraverso la diffusa rete degli amministratori locali.

D'altronde basta osservare i dati elettorali: Galan nel 1995, primo anno della sua ascesa al potere nel Veneto, acquista il 38,2 % dei consensi contro Bentsik al 32,3%, FI al 23,9% e la Lega Nord al 16,6%. Nel 2000, FI sale al 30,3% e la Lega scende all'11,9%; nel 2005, FI ritorna al 24,3% e la Lega risale al 14,6%. E', però alle europee del 2009, che avviene un fatto nuovo e sconvolgente: Il PDL ( ossia FI e AN insieme con altre componenti ex DC) acquisisce il 29,3 % ( ossia meno della sommatoria dei voti che FI e AN avevano ottenuto nelle regionali del 2000- rispettivamente il 24,3 % e l'8,1 %) mentre la Lega sale al 28,4 % mancando per soli 8.000 voti il sorpasso del partito del Pdl.

Pensare che la Lega sia un fenomeno misto di populismo, ribellismo o, come l'ha definita Casini, senza troppa fantasia, "il partito di lotta e di governo" del centro-destra, è un grave errore di analisi culturale e di conseguenti errate scelte strategico-tattiche.

La Lega, oggi, rappresenta, nell'area padana, il partito capace di intercettare interessi e valori diffusi tra la gente, anche tra quei ceti popolari un tempo attratti dalle sirene marxiste.

La Lega, d'altronde, non è quel fenomeno transitorio e pericoloso di cui continua a parlare anche qualche saccente filosofo veneziano uso a guardare orgogliosamente tutti dall'alto in basso, ma una realtà fortemente radicata nel territorio e guidata da dirigenti capaci, legati agli interessi e ai valori della nostra gente veneta.

Facesse la scelta, secondo me inevitabile, di aderire al PPE, la Lega diverrebbe naturalmente un modello padano di CSU, con cui dover fare i conti  e non solo in questa fase della vita politica italiana.

Spero di aver fornito all'amico Visentin elementi utili di riflessione. Da parte mia non nascondo che provo un vivo interesse a capire se, dove e come intende procedere l'evoluzione del partito di Bossi, e il mio augurio è quello che, alla fine, la Lega non potrà che approdare alla grande casa comune dei Popolari europei.

Ettore Bonalberti- 3 Gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
Email:
Password:
 
            
Vuoi commentare gli articoli? Inserisci la tua email e richiedi la tua password premendo sul tasto "registrati"
 
 
    
Alcuni movimenti politici e associazioni stanno tentando di ricomporre su basi innovative l'area dei democratici cristiani e dei popolari, Ritieni la cosa positiva?
 
SI
NO
 
       












Partners
 
 
 
 
 


Dir.Resp.: Ettore Bonalberti - Coordinatore Blog: Giorgio Zabeo
Redazione e amministrazione: C.so del Popolo, 29 - 30172 Mestre (Venezia) - tel. e fax 041/978232 - Email: info@insiemeweb.net
©2008 Associazione Insieme - powered by Enforma Solutions - based on en-press engine - Privacy Policy