A più di dieci giorni dai fatti accaduti a Milano
Postato da admin [26/12/2009 16:32]

A più di dieci giorni dai fatti accaduti a Milano, in quella domenica in cui il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è stato vittima di un'aggressione, e dopo il fallito attentato dinamitardo alla Bocconi  ci si domanda quale sia l'origine di un sempre maggiore inasprimento dei toni della lotta politica.

 Già da tempo si regista nel dibattito politico un processo di militarizzazione in cui l'esistenza di idee che non necessariamente coincidono con le proprie trasformano l'avversario politico in una sorta di nemico, che, come l'obbiettivo di un'operazione militare, va annientato in tutto e per tutto. Non tardano ad arrivare le note stragiste di chi vede negli aspri toni dell'ultimo periodo e negli avvenimenti ultimi un ritorno alla logica del terrore degli anni settanta, offrendo spiacevoli paragoni tra i fatti di Milano e i gli avvenimenti tragici che accompagnarono l'era del terrore nei cosiddetti anni di piombo.

La realtà di oggi è molto diversa da quella degli anni settanta: a mancare è soprattutto la contrapposizione tra i due blocchi, quello americano e quello progressista orientale. Nella totale assenza di una lotta tra classi di idee politiche e sociali la violenza sia verbale che fisica avvertita, e forse, esasperata, in questi giorni non ha nulla da condividere con quella degli anni settanta.

E se non si conosce lievito più efficace dell'odio che gonfi le pressioni sociali portandole alle estreme conseguenze è anche vero che la tendenza a seminare l'odio, terreno fertile sul quale prolifera la violenza, non è riconducibile a tutte le parti politiche presenti nel nostro paese.

Piace, allora, assistere al tentativo di instaurare un tavolo di confronto sull' importante stagione di riforme che ci viene prospettata tra maggioranza e opposizione, naturalmente dove la lungimiranza delle idee e dei programmi dei singoli schieramenti siano tali da non creare un nesso tra un legittimo confronto e la logica ipocrita di un intramontabile politically correct.

E gradita è stata dalla maggior parte degli italiani la solidarietà portata al presidente Berlusconi in un momento così difficile per il paese intero: da Napolitano a Bersani a Fini, unanime, o quasi, è stata la vicinanza delle personalità che animano la vita politica italiana.

Non spaventano le aberrazioni e le offese pubblicate sul network sociale più diffuso: La legittimazione di un governo eletto dalla maggioranza degli italiani non deriva certo dai gruppi e dalle formazioni di Facebook. E pur riconoscendo la libertà di opinione, diritto inalienabile sancito dalla costituzione, riconosciamo come principio fondamentale per la tutela della libertà di ognuno il dovere  di rispettare le leggi che riconoscono nell'apologia di reato e nell'incitazione alla violenza reati gravi e pericolosi.

 Nelle puntuali risposte ai problemi del nostro paese, dalla lotta di mafia ai terremotati dell'Abruzzo, dalla crisi economica al problema della riforma giudiziaria, che il governo ha saputo dare si riconosce il sostegno di tutti coloro che, credendo nei punti di un programma, rifiutano qualsiasi logica di delegittimazione che trae origine dalla deriva del fenomeno giustizialista.

Si potrebbero a questo punto individuare due valutazioni reali della situazione che stiamo vivendo:

Da una parte c'è chi vede negli avvenimenti trascorsi  un ritorno alla logica del terrore tipica degli anni di piombo, in un clima da guerra civile in cui si inseriscono aspre contestazioni e fenomeni di violenza di piazza. Dall'altra c'è chi riconosce nell'aggressione a Berlusconi il gesto isolato di uno squilibrato, e nei fenomeni di delegittimazione, tra comitati di liberazione da Berlusconi, le manifestazioni di piazza, e i continui atti diffamatori operati da diversi organi presenti nel nostro paese, i disperati tentativi di coloro che, non potendo contestare le elezioni democratiche, che hanno riconosciuto nell'asse Pdl-Lega il ruolo di rappresentanza, cercano degli escamotage  per impedire il corretto svolgimento del programma votato dalla maggioranza degli italiani.

Di certo non sono di aiuto, al fine di fare del periodo natalizio un importante momento di riflessione per tutti, le letterine di Natale scritte da chi, anche in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, ancora cerca di dividere la classe politica italiana in due categorie, angeli e diavoli.

A suscitare indignazione nel mondo cattolico è soprattutto il modo in cui il "creativo scrittore" si sia rivolto a Gesù per chiedergli di aprire gli occhi agli italiani che, a parer suo, non si sono resi conto di avere votato un pericoloso demone. A questo punto rimane solo da chiedersi quale sia il senso di simili strumentalizzazioni del momento natalizio.

Allo scrittore creativo resta da augurare di trovare un'idea politica sotto l'albero che possa permettergli di scoprire nuovi orizzonti, cessando così di consolidare le  proprie scelte politiche  sopra una sorta di "missione purificatrice"in grado di liberarci dai "diavoli" della quale il nostro paese, specialmente in un momento come questo, non ha alcuna necessità.

 

Matteo Fazzi

 
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