Gianfranco Fini in chiaroscuro
Postato da admin [03/12/2009 13:13]

Nel merito, al di là delle imparaticce lezioncine quotidiane di educazione civica, delle tesi di  Gianfranco Fini condividiamo pressoché nulla.

Sul piano del metodo, invece, per quanto riguarda le modalità di organizzazione e conduzione del Pdl, sono molte le ragioni da lui sostenute, magari in maniera inopportuna, che ci sembrano degne di attenzione.

Così com' è stato sin qui organizzato il Pdl le cose non vanno bene.

Fatta la scelta di appartenere al PPE, due sono le condizioni essenziali per garantire al PDL, come ad ogni altro partito che intende riferirsi al PPE, una reale democrazia interna:

 

1)    Collegialità nelle decisioni, ossia le scelte non siano mai solitarie, ma frutto di organi collegiali aperti al libero confronto e al dibattito (così e solo così la DC poté governare per quasi 50 anni, superando momenti terribili come quelli seguenti all'omicidio di Aldo Moro).  Decisioni solitarie possono anche essere vincenti in una fase di grande potere popolare e carismatico, ma non saranno mai di lunga durata. Aldo Moro ci ha insegnato come, specie nei momenti delle scelte più difficili :" sia meglio sbagliare insieme che avere ragione da soli".

 

2)    Elezione diretta dei dirigenti a tutti i livelli  con voto segreto, avendo la consapevolezza che, senza competitività democratica interna, non si seleziona una classe dirigente ma solo dei cooptati, inevitabilmente ridotti o riducibili a condizione servile e  per i quali vale sempre ricordare un insegnamento essenziale di Carlo Cattaneo, secondo cui: " chi educa al servilismo è destinato a raccogliere, prima o poi, il tradimento". Un partito può anche essere strutturato rigidamente centralista, ma non resiste se non vige al suo interno la democrazia. L'alternativa è il centralismo democratico, oppure l'anarchia o la cooptazione sistemica senza futuro.

 

E' evidente allora la necessità di superare la norma transitoria e finale dello Statuto del Pdl che, di fatto, congela la possibilità di libere elezioni delle dirigenze a tutti i livelli per almeno tre anni, assegnando al presidente del Partito e, attenzione, in caso di impedimento al suo Vice (cioè, proprio Fini!!), tutti i poteri in materia di nomine.

 

Avviata giustamente la fase del tesseramento, diventa ineludibile attivare sistemi elettivi diretti di tutti i dirigenti ai diversi livelli con voto segreto, come essenziale sarà procedere alla scelta dei candidati attraverso elezioni primarie fra tutti gli iscritti e i simpatizzanti.

 

Ettore Bonalberti- 3.12.09

 

 
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Postato da gianni.arslan@studioarslan.it [03/12/2009 13:13]
Ho appena inviato una mail! Non avevo letto questo bel commento, comunque confermo tutto quello che ho scritto (e ci mancherebbe) Gianni Arslan
 
Postato da [03/12/2009 13:13]
Il potere della leaderschip del PdL è trasparente e poggia su due pilastri fondamentali: Berlusconi e Fini. I fondatori si armonizzano dialetticamente e sostengono l'arco, costituito da tutti i componenti politici del Popolo della Libertà. Chi ritiene di poter agire con più lungimiranza scenda nell'arena politica e dimostri le sue doti. Francesco Liparulo
 
Postato da decimo48@yahoo.it [03/12/2009 13:13]
Il potere del PdL è trasparente. Gli atteggiamenti e le dichiarazioni di Berlusconi e di Fini, compresi gli orientamenti dei loro portavoce, sono nutrimento alla leadership del Popolo della Libertà. Tutti gli appartenenti al Popolo della Libertà sono chiamati a contribuire per la crescita democratica del Partito. I due leader fondatori vanno sempre sostenuti in periferia e nelle associazioni locali. Le loro scaramucce sono solo materia per i mass media. La dialettica politica deve nascere tra i Veneti e per i Veneti. Chi sono i leader politici del PdL nel Veneto? Qual'è il loro programma per Venezia e per i Vneti? Francesco Liparulo
 
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