Il saccente Fini comincia a dare fastidio
Postato da admin [02/12/2009 23:22]

Era partito bene con grande rigore e correttezza istituzionale scevra da dichiarazioni e da valutazioni politiche, degna di un Presidente della Camera dei deputati. Partecipa al 1° congresso del Pdl con un intervento di grandi contenuti e con un'analisi puntuale e lungimirante, quasi da statista. Diventa cofondatore del Pdl assieme a Silvio Berlusconi, poi si defila dalle questioni politiche e si dedica a quelle istituzionali.

Improvvisamente cambia strategia, solleva pubblicamente la cattiva gestione del partito, evidenzia la necessità di dare più attenzione agli immigrati specialmente per quanto riguarda la loro cittadinanza italiana, provocando nell'opinione pubblica un certo sconcerto. Contestualmente, il PD termina il Congresso nazionale e nomina, senza tanto entusiasmo, Bersani  segretario, si assiste alla defezione di Rutelli e alle prese di posizione della corrente veltroniana. Il lodo Alfano viene bocciato dalla Corte Costituzionale per incostituzionalità e iniziano di nuovo le questioni giudiziarie per il Presidente del Consiglio.

In questa situazione Fini si erge a paladino del diritto e della politica, come a dimostrare che solo lui può esprimere dignitosamente e autorevolmente certe questioni.  Dimentica che fa parte di un partito e quindi ha il dovere di aiutarlo a crescere e a contribuire a dargli un'ossatura forte per tutte le questioni interne ed istituzionali che dovrà affrontare. Se Fini ipotizza che, di fronte a questa situazione incerta e ancora più tumultuosa nelle prossime settimane, sia giunto il momento di dare una spallata al buon Silvio, colpevole di tutti i mali d'Italia, come qualcuno sostiene, ho paura che abbia capito poco della politica italiana. Silvio farà di tutto per stare in piedi e se deciderà di andare alle elezioni anticipate, per Fini sarà un gran brutto momento perché gli elettori non gli daranno fiducia. A Fini, nonostante dica anche delle cose giuste e condivisibili, vorrei dare un buon consiglio: di indossare le vesti del buon padre di famiglia che cerca di risolvere le questioni del partito con capacità di mediazione, e di far capire alla minoranza parlamentare e alla magistratura con cui, da quello che si capisce, ha buoni rapporti, che la questione giustizia va risolta anche se c'è Berlusconi perché le leggi andranno applicate pure quando Silvio uscirà dalla scena politica.

E' facile affermare dei principi, anche fondati, ma bisogna tener presente il momento in cui vengono espressi e a quale persona sono riferiti. La saccenteria non è il metodo migliore da adottare in questo momento nel nostro paese, forse l'umiltà, la saggezza e la coerenza sono qualità più adatte per capire e far capire questioni difficili, complesse e , spesso, manipolate. 

Giorgio Zabeo

 
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Postato da [02/12/2009 23:22]
I CAPRICCI DEL RE E DELLA REGINA DIVIDONO I FANTI E I CAVALIERI Gianfranco Fini, leader del Popolo della Libertà, in un’intervista del 10 novembre 2009 a Sky, ha affermato che il suo partito è stato appena costruito. “Dobbiamo farlo crescere – ha detto il leader - affrontare le questioni e in alcune circostanze verificare l’opinione prevalente democraticamente”. Si rivendica una discussione dentro il partito per una maggiore aderenza alle istanze del popolo italiano. I problemi dell’immigrazione e quelli legati alla perdita dei posti di lavoro sembrano non aver spazio nel PdL dove, secondo i gossip dei mass media, regna il culto del "re" Berlusconi e c’e una disattenzione per i veri problemi della società civile. Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo, afferma: “Le dichiarazioni di Fini dimostrano una volontà e un’azione diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Libertà”. Il presidente della Camera risponde: “Essere super partes non vuol dire rinunciare alle proprie idee e al confronto delle opinioni perché la cultura democratica si fonda sul confronto delle idee. Sarei pronto a sottoscrivere di nuovo il programma di governo”. Fini immagina un partito costituito da contenuti valoriali e interlocutore privilegiato con il Paese. Il politico sostiene che bisogna reagire per occuparci di ciò che accade al popolo italiano in un momento di crisi finanziaria. Bossi assicura: “La tensione tra il fondatore e il co-fondatore del PdL si scioglierà come neve al sole”. La leadership del Popolo della Libertà è oggetto di scherno e il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, afferma: “Mi pare che il governo e la maggioranza sono in una situazione di confusione micidiale”. Gli atteggiamenti e le dichiarazioni di Berlusconi e di Fini, compresi gli orientamenti dei loro portavoce, sono nutrimento alla leadership del Popolo della Libertà. Esiste un’interazione continua tra i principali componenti interni del partito e i due depositari della leadership, fin dalla sua nascita. I sostenitori dei due leader fanno parte di un processo di relazione dialettica, per cui le loro azioni influenzano in modo determinante il modo di reagire e di comportarsi dei due fondatori dentro e fuori del partito. Si tratta di una collaborazione dinamica e viva tra tutti gli elementi del PdL, una contribuzione consensuale e valoriale che favorisce l’interazione tra i politici stessi. Francesco Liparulo
 
Postato da [02/12/2009 23:22]
I 4 commenti non appaiono. La trasparenza è gradita ed aiuta a capire. FL
 
Postato da [02/12/2009 23:22]
Si può leggere il primo commento? Francesco Liparulo
 
Postato da [02/12/2009 23:22]
Il potere della leadership del PdL è trasparente e poggia su due pilastri fondamentali: Berlusconi e Fini. Tutti i componenti politici del partito costituiscono l'arco del Popolo della Libertà. Chi cerca di togliere uno dei due piloni intende far crollare tutta la struttura del partito. I fondatori si armonizzano dialetticamente ed indicano la strada. Chi si ritiene di poter agire con più lungimiranza scenda nell'arena politica e dimostri le sue doti. Francesco Liparulo
 
Postato da a.mariconda@tiscali.it [02/12/2009 23:22]
Non voto il referendum su Fini perché dire si o no mi sembra una eccessiva semplificazione. Il PdL a mio avviso è una delle tante anomalie italiane, fondato come lo è stato da Silvio Berlusconi che da un lato ha riempito un vuoto offrendo un'espressioone politica ad un centro scomparso e distrutto dalle vicende di Mani Pulite; dall'altro non ha creato un partito, ma un organismo di supporto a se stesso, fondato sull'adesione plebiscitaria più che espressione di un concetto, pur astratto, di democrazia. Fini di per se non esprime concetti sbagliati. Solo che la verità in politica non è' sempre assoluta, ma relativa alla situazione contingente. Il problema della democrazia interna al PdL forse riguarda più il dopo-Berlusconi e, a mio avviso, fa bene la componente cattolica ad organizzarsi per pesare adeguatamente. Io vorrei vedere una maggiore democrazia, a 360°, sopratutto con un parlamento assai più ridotto di numero, ma eletto dalla gente, non dai segretari di partito. Il tutto nell'ambito di una riforma costituzionale che offra al governo la facoltà di governare veramente. la ns. Costituzione è frutto della reazione al fascismo. Ha spezzato il potere di decidere proprio perché i costituenti erano preoccupati di evitare un ritorno ad una dittatura. Ma purtroppo non basta nemmeno una riforma costituzionale. Bisogna cambiare mentalità e comportamenti parlamentari, se si pensa che in Francia si può governare, ma il Palamento non accetta voti di fiducia con la frequenza italiana. Se in Francia vi fossero i ns. deputati e senatori, forse anche lì non si governerebbe più bene! Aldo Mariconda - Venezia
 
Postato da mymag@tin.it [02/12/2009 23:22]
Fini si considera un aristocratico, non è popolo. Il popolo gli serve per innalzarsi. Chi non si sente popolo non dovrebbe far parte del Popolo delle Libertà. Purtroppo non vale solo per Fini. Renato Maggiolo
 
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