Macro (n) e micro
Postato da admin [08/05/2017 22:03]

Macro (n) e micro

(di Stelio W. Venceslai)

 

            Ieri è stata una giornata dalle molte coincidenze. Macron è stato eletto Presidente della Repubblica francese, Renzi Segretario nazionale del PD. Poi ieri si sono celebrate la giornata mondiale della risata e quella delle unioni famigliari. Coincidenze l’una indipendente dall’altra, ma con qualche punta di malizia ….. non per caso.

            Macron batte la Le Pen con il 65% dei voti. La Le Pen resta al 35%. In un certo senso, tutti hanno fatto barriera contro il Front National. Era già accaduto con il padre, ma allora il Front si situò intorno al 17%. Un bel salto, ora. Macron, che un anno fa era inesistente, ha raccolto una maggioranza da paura. La LePen si lecca le ferite, ma il suo resta partito più forte ed organizzato di Francia, anche se dovrà cambiare qualcosa, come ha già detto.

            E Macron? Con tutti i consensi che ha avuto, in realtà, non ha ancora un partito, ma solo un movimento, che ha stravinto. Diciamo che possono essere soddisfatti tutti e due.

            Quelli che piangono sono i partiti tradizionali, repubblicani e socialisti, stracciati dal nuovo. Poi, ci sono due incognite. La prima è l’alta percentuale di quelli che non sono andati a votare, quasi il 25%, e l’alto numero di schede bianche o nulle. Una protesta silenziosa.

            La seconda sono le prossime elezioni legislative, a giugno, per eleggere i deputati all’Assemblea nazionale. Lì si vedrà se la Le Pen riesce ad avere un gruppo parlamentare forte e se Macron è in grado di fare altrettanto o sarà costretto ad elemosinare consensi per una maggioranza di coalizione.

            Una cosa è certa: la Francia è spaccata in due: non è preoccupata tanto dalla sicurezza quanto dal problema della chiusura delle imprese e dalla mancanza del lavoro. Nessuno dei due contendenti ha dato risposte a questo problema vero. Si è parlato di Francia e d’Europa, di frontiere e di sovranità, ma la questione sociale rimane aperta, ed è questa quella che più di tutto preoccupa i Francesi.

            Inoltre, il vecchio sistema dell’alternanza fra i due partiti tradizionali che hanno guidato la politica francese dopo De Gaulle è completamente saltato. Indubbiamente, c’è stato da parte dei due contendenti alla Presidenza un vento di rinnovamento che ha spazzato tutto. La Francia, politicamente, si rinnova.

            Macron dovrà lavorare di fino per avere una maggioranza forte e per inventarsi una soluzione al problema economico. Ha di certo i numeri per farlo, ma tutto è in salita. La Le Pen, al contrario, se si rafforza nell’opposizione, è come il lupo che aspetta la preda.

            Macron ha fatto dell’Europa una bandiera e del rinnovato asse tedesco una promessa forte. Se Francia e Germania marciano assieme, girerà il motore dell’Unione. La Merkel ha stravinto nello Schelswig-Holstein e si è rafforzata in vista delle prossime scadenze elettorali tedesche. Quindi, l’asse potrà funzionare anche rispetto alla Brexit, che naviga in acque difficili. Come possa funzionare da  cardiostimolatore per Bruxelles è tutto da vedere.

            In questo scenario l’Italia si trova, al solito, vaso di coccio tra vasi di ferro.

            L’elezione di Renzi alla Segreteria del PD è un segno di stabilità per il partito di maggioranza, ma Renzi dovrà rivedere la sua attitudine polemica con la Germania se vuole vivere tranquillo., né può illudersi che l’Italia possa essere il partner privilegiato della Francia. Macron deve badare ai suoi interessi e questi non sono in Italia.

            Il rilancio, se ci sarà, dell’Unione europea, dopo il coma di questi ultimi anni, dovrebbe essere come un trattore che stritola gli ostacoli davanti a sé. L’Italia non è certo un ostacolo, ma gioca troppo tra il freno e l’acceleratore. Non ci arriva con il piede a fare le mosse giuste.

            La giornata mondiale delle unioni famigliari può essere una cornice adatta per il nuovo asse franco-tedesco. Meno adatta, mi sembra, per un trio con l’Italia.

            A Roma Renzi, ovviamente, ha stravinto, ma sia Orlando sia Emiliano non hanno risparmiato suggerimenti velenosi. Il PD è ancora una forza politica importante ma ha dentro di sé il virus della dissoluzione. Quanti partiti ci sono della sinistra, attualmente? Troppi. Alle prossime elezioni amministrative comincia la conta di quanti voti saranno sottratti al PD dai suoi scissionisti od emuli o concorrenti. Il trono  di Renzi rischia di avere le zampe di argilla.

            Questo indebolisce tutto, anche il nostro ruolo nell’Unione. Abbiamo uno Stato inefficiente e rischiamo di avere in futuro un governo debole, incapace di prendere decisioni serie. Tutto dipenderà da quel mistero che è tuttora la legge elettorale.

            Abbiamo detto che in Francia, bene o male, sia Macron sia la Le Pen hanno portato aria di rinnovamento. Macron pensa d’imbarcare nel suo governo i migliori cervelli di Francia, ed ha ragione, se vuole smuovere il Paese e giocare un ruolo attivo in attivo. In Italia, a ben guardare, solo 5Stelle è sulla contestazione globale del sistema per un suo rinnovamento. Grillo come Macron? Non vorrei fare delle facili battute, ma l’involontaria coincidenza con la giornata mondiale della risata è quasi funesta.

 

 

Roma, 8 maggio 2017.

 

 

 


 
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