Pdl: né populismo né gollismo
Postato da admin [23/11/2009 23:34]

Ho avuto l'opportunità di partecipare al congresso di fondazione del Pdl nel Marzo scorso. Una tappa importante, che ha permesso di mettere insieme esperienze e culture diverse accomunate dalla dichiarata fedeltà ai valori e ai programmi del Partito Popolare Europeo.

Forza Italia aveva aderito da tempo al PPE, mentre AN, scontando una dolorosa scissione alla sua destra con Storace e la Santanchè, decise a sua volta, solo pochi mesi fa questa scelta, che permette agli ex missini di ritrovarsi nella comune casa dei moderati europei.

Le diverse componenti provenienti dalla galassia democristiana non avevano necessità di tale opzione, atteso che la loro storia politica era ed  è naturalmente collegata a quella dell'Internazionale Democristiana e del Partito Popolare Europeo.

La formula adottata del 70 a FI e 30 ad AN ha costituito la mediazione attraverso  cui si è potuti giungere alla nascita del Pdl, a tutto svantaggio delle componenti di ispirazione democratico cristiana da cui, peraltro, proviene la maggior  parte dell'elettorato del Pdl.

Questa iniqua distribuzione si è soprattutto evidenziata nelle nomine dei coordinatori regionali e provinciali con il risultato, clamoroso nel caso del Veneto, di 14 coordinatori provinciali veneti, nessuno dei quali facente riferimento alla tradizione politico culturale DC. Insomma,  una realtà come quella del "Veneto bianco" egemonizzata a senso unico da ex liberali, socialisti e missini, ossia tre culture politiche assolutamente da sempre minoritarie in quella regione.

Compromesso meno condivisibile, infine, la norma finale statutaria che congela ogni possibilità operativa per tre anni, attribuendo al presidente del partito oltre 40 competenze esclusive.

Risultato: un partito ingessato e un presidente prigioniero delle sue stesse funzioni e responsabilità, in una confusione  assai poco redditizia tra competenze di partito e competenze di governo.

Si aggiunga il vulnus alla democrazia introdotto dai referendum Segni sull'annullamento delle preferenze che ha reso gli eletti, semplici nominati alla mercé della volontà dei capi, senza più alcun rapporto con gli elettori e con il collegio di elezione, per comprendere pienamente le attuali difficoltà in cui versa il processo di consolidamento e sviluppo del Pdl.

Gianfranco Fini da  tempo conduce una solitaria battaglia contro il premier, fatta di continui stop and go, tentando di rappresentare un'idea del pdl orientato verso modelli di tipo gollista, in alternativa a quello più esplicitamente populista del Cavaliere.

E' tempo di dire che né il populismo berlusconiano, né il gollismo finiano potranno essere gli esiti politici finali del Pdl, anche se le caratteristiche ultime che finirà con l'assumere il partito sono e saranno, in ogni caso, strettamente collegate al tipo di legge elettorale che si deciderà di adottare.

Il modello populista è stato quello necessario in una fase di transizione della storia politica italiana, seguita alla tragedia della rivoluzione di mani pulite, che determinò la fine a senso unico dei partiti democratici della Prima Repubblica, PCI e MSI esclusi.

Pensare che questo modello, così come si è sin qui rappresentato, possa sopravvivere a Berlusconi è fuori da ogni ragionevolezza politica e culturale.

Il modello gollista finiano, d'altra parte, che fu accarezzato da taluni epigoni nella Prima Repubblica, come gli On Pacciardi, Sogno e Tambroni, non credo possa avere futuro, non solo per le idiosincrasie italiche già sperimentate, ma anche e soprattutto per la debolezza oggettiva di un leader sempre meno credibile agli occhi dei suoi stessi vecchi amici. Un leader costretto a recitare una parte in commedia da metamorfosi camaleontiche, sino a definire del tutto superate le tradizionali distinzioni di destra e sinistra.

Ciò che serve al Pdl è imboccare senza indugio la strada di un vero partito democratico, con regole, sedi e procedure di partecipazione e di decisione basate sul principio:" una testa un voto".

Un partito del 40% non si guida, se non in tempi del tutto eccezionali, con la sola leadership carismatica. Servono momenti di dibattito e di decisioni democratiche, senza le quali si corre velocemente verso la fine di un'esperienza politica che ha già segnato una parte importante della storia italiana.

La componente d'ispirazione popolare e cattolico liberale concorrerà insieme alle altre, nella costruzione del nuovo partito, secondo criteri di autentica

democrazia, dove capi e capetti, coordinatori e candidati saranno scelti con procedure democratiche proprie di un partito del "popolo della libertà".

 

Don Chisciotte- radioformigoni, 23 novembre 2009

 

 

 

 
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