Le prospettive e le speranze
Postato da admin [25/04/2017 00:00]

21/04/17

La crescita economica di un Paese esprime nella sua articolata complessità la cultura attuale ma soprattutto i risultati di investimenti precedenti, quindi di capacità di analisi e strategie precedenti.
In altre parole, in presenza della capacità di valutare la potenzialità ed i valori che un paese possa esprimere si indirizzano gli investimenti al fine di valorizzarli al meglio e offrire, di conseguenza, una positiva ricaduta economica ma anche culturale per l'intera nazione. Questo processo, che risulta assolutamente corretto definire culturale anche se applicato al complesso ed articolato mondo dell'economia, presuppone appunto la capacità e quindi la cultura di comprendere le priorità di crescita di un Paese e di indirizzare gli investimenti al fine di potenziare e supportare la loro crescita.
Viceversa, in un contesto economico nel quale l'Italia rappresenta uno dei paesi più indebitati del mondo, lo Stato viene ad esercitare il ruolo di antagonista di tali investimenti per lo sviluppo economico dell'intera nazione al fine di finanziare la propria spesa pubblica ed il debito anche per i soli costi di gestione. La continua e pressante ricerca di nuovi sottoscrittori di titoli di Stato di fatto drena risorse allo sviluppo reale del Paese anche se i sostenitori di tale economia si dicono convinti che la spesa pubblica generi ricchezza in quanto investimento. Salvo poi dimenticare che le spese infrastrutturali in Italia risultino ormai rappresentare una percentuale infinitesimale dell'intera spesa pubblica. A questo poi si aggiunga che in Italia si investe in cultura l’1,1% del Pil: meno della Grecia. A sua volta, lo Stato inteso come una sintesi di "capacità" politiche, economiche ed accademiche esprime tutta la propria creatività nell'adozione di nuove tassazioni che di fatto invece di aumentare il gettito fiscale creano disoccupazione e abbassamento della appetibilità del mercato italiano. Tra queste, la Tobin Tax del governo Monti ne rappresenta l'esempio più eclatante. 
Tornando agli investimenti culturali ed economici il primo grafico (nella foto) dimostra che tolto, anzi escluso, quello relativo alla digitalizzazione (legato a  molte scelte 4.0 industriali ed amministrative) tutti gli altri settori risentono di perdite di investimenti a due cifre. 
A questi dati fortemente negativi per tutti i settori economici italiani fa riscontro un continuo aumento della spesa pubblica improduttiva della quale nessuno sembra preoccuparsene. 
Dato ancora più grave in quanto il Quantitative Easing ha permesso un abbassamento dei costi di servizio del debito pubblico. Risulta evidente che la scarsa propensione all'investimento rappresenta la sintesi della mancanza di fiducia da parte degli operatori economici nel quadro politico italiano e soprattutto nelle prospettive di solidità e stabilità del quadro d'insieme, unita ad una mancanza di chiarezza normativa (in materia fiscale innanzitutto).
Purtroppo questo atteggiamento è giustificato dall'abitudine che la politica ha assunto ormai da decenni nei confronti dell'economia avendone quasi l'ambizione, ma non la capacità, di dirigerla quando invece dovrebbe essenzialmente disegnarne il perimetro. In questo contesto anche l'aumento della propensione al risparmio dei consumatori italiani rappresenta un fattore di fortissima incertezza ed un elemento assolutamente negativo in quanto dimostra la mancanza di sicurezza e di prospettive di crescita percepite dagli stessi consumatori. Ne è prova il fatto che in questo momento alla crescita del risparmio (per altro oltre il 55% in titoli ad alto rischio, come confermato da Banca d'Italia, e quindi non utilizzabile sotto il profilo politico presso l'Unione europea come garanzia del debito pubblico) faccia riscontro un continuo calo demografico comune a tutta l'Italia, ad esclusione della provincia di Bolzano. In questo caso, grazie al proprio statuto speciale e ad un’ottima amministrazione pubblica, si offrono prospettive di crescita economica ed industriale che vengono percepite e si trasformano i modelli di crescita demografica. Cambiando quindi il contesto, dalla crescita della provincia di Bolzano alla decrescita italiana, confermata dalla crollo di investimenti, ecco come il fattore positivo della propensione al risparmio diventa espressione di una forte negatività.
Dei dati così allarmanti dovrebbero suscitare una reazione d'orgoglio da parte di tutti quanti gli operatori del mondo economico e politico nella loro articolata complessità i quali invece si dilettano in questioni marginali etiche, perdendo di vista l'aspetto fondamentale, cioè la crescita economica senza la quale non ci può esistere alcun futuro per il nostro Paese. Le prospettive di crescita economica e culturale di un paese, per propria definizione, rappresentano quindi le capacità ed i risultati di scelte precedenti che hanno saputo investire nel futuro. Le speranze, a fronte di una incapacità strategica conclamata, rappresentano l'ultimo parametro al fine di intravedere la luce in fondo al tunnel.



Francesco Pontelli
 


 
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