Prima di tutto l'unità dei DC
Postato da admin [08/03/2017 21:20]


Al contrario di Arturo Parisi, ex mentore con Prodi dell’Ulivo, il quale nell’intervista odierna a “Italia Oggi”, grida contro “ il fatale e dissennato ritorno alla proporzionale”, personalmente non solo mi sono battuto a fianco dei Popolari per il NO nel recente referendum contro la legge super truffa dell’Italicum, ma plaudo alla proposta presentata nei giorni scorsi dall’altro Parisi, Stefano, leader di “Energie per l’Italia”, del disegno di legge sulla legge elettorale secondo il modello tedesco.

 

Proporzionale con sbarramento al 4% e introduzione della sfiducia costruttiva sono state da sempre le proposte di quanti, come noi  minoritari nella DC, ci opponemmo nel 1991 al tentativo, ahinoi riuscito, di Mariotto Segni di introdurre un sistema di tipo maggioritario, concausa non secondaria della fine della DC.

 

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum e la certezza che al proporzionale si dovrà ritornare con la corretta indicazione del Presidente Mattarella di ricercare l’accordo su un sistema elettorale omogeneo per l’elezione della Camera e del Senato, si assiste a un profondo rimescolamento della carte dentro e fuori i partiti.

 

Lo stesso tripolarismo che da diversi anni caratterizza il sistema politico italiano, con la nuova legge elettorale da approvare, subirà una diversa articolazione.

 

E’ in pieno fermento l’area politica della sinistra a partire dal PD, squassato dalle polemiche del caso Consip che vede confrontarsi nella battaglia delle primarie tre personaggi a diverso titolo interessati, seppur con ruoli differenziati, da quel pasticciaccio brutto tra i più gravi della storia repubblicana.

 

Anche nel centro-destra sono in atto movimenti di scomposizione e tentativi di ricomposizione collegati e/o collegabili al diverso esito che si raggiungerà con la nuova legge elettorale.

 

Il mio interesse è, innanzi tutto, rivolto a ciò che sta accadendo nell’area popolare democratico cristiana, quella che attiene a quel vasto fiume carsico sin qui suddiviso in mille rivoli, espressione della drammatica e dolorosa diaspora vissuta nella lunga attraversata del deserto: 1993-2017.

 

Ciò che si era ridotto al pulviscolo ex democristiano penetrato negli ingranaggi di quasi tutti i partiti e movimenti della seconda repubblica, grazie alla nuova legge elettorale che verrà,

la quale  favorisce la ricomposizione dei diversi frammenti di pari cultura in un comune contenitore, sembra orientarsi verso un  organismo unitario, dapprima federato, condizione essenziale per uscire dall’attuale condizione di  sostanziale irrilevanza politica.

 

Un punto fermo è stato segnato con l’assemblea dei soci DC dell’Ergife di Roma del 26 Febbraio scorso, con l’avvenuta elezione di Gianni Fontana alla presidenza della DC, primo atto conseguente alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 secondo cui “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”.

 

Ora grazie a  quella legittimata base associativa della DC,  che si aprirà a coloro che, iscritti nel 1992 intendono riconfermare la loro adesione al partito dello scudo crociato, ci sono le condizioni per poter celebrare finalmente a tempi brevi il XIX Congresso nazionale della DC.

Sarà questo il congresso che potrà eleggere, con gli organi dirigenti del partito, le nuove norme statutarie a misura di un partito per il XXI secolo e la selezione di una nuova classe dirigente a misura della necessità di garantire “ vino nuovo in otri nuovi” pur nella fedeltà ai valori originari.

 

Ci accingiamo a questo obiettivo nel momento in cui i diversi gruppi e partiti di ispirazione DC presenti nel Parlamento o da sempre nel Paese hanno espresso la volontà di attivare una Federazione dei democratici cristiani, nella quale, ovviamente, la DC dell’Ergife potrà rappresentare il catalizzatore funzionale a favorire il processo di ricomposizione.

 

In quello che da qualche tempo connoto come il deserto delle culture politiche, la riaffermazione, da un lato, della dottrina sociale della Chiesa, , e, dall’altro, l’adesione ai valori fondanti del Partito Popolare europeo, di cui la DC è stata attrice e  interprete non secondaria, credo sia una prima netta  indicazione di interessi e di valori che intendiamo rappresentare in una delle fasi storiche più complesse della vicenda umana in Italia e nel mondo.

 

Il richiamo alla dottrina sociale della Chiesa comporta, infatti, l’impegno a inverare  nella città dell’uomo, con la nostra autonomia e laicale responsabilità, gli orientamenti pastorali che sono il risultato delle più approfondite analisi e meditata formulazione di proposte nel tempo della rivoluzione antropologica, della globalizzazione e della rivoluzione digitale.

 

L’appartenenza al Partito Popolare europeo, significa, infine, la volontà di rifarsi agli insegnamenti dei padri fondatori dell’Europa: De Gasperi, Adenauer, Schuman, la riproposizione dei canoni dell’economia sociale di mercato, integrata dagli apporti straordinari della cultura italiana dell’economia civile, contro le deformazioni e i rischi per la democrazia causati dal prevalere del turbo capitalismo finanziario; il primato della persona , della famiglia e dei corpi intermedi, sostenuti dai principi della sussidiarietà e solidarietà.

 

Non possiamo che apprezzare positivamente le recentissime dichiarazioni di autorevoli esponenti dell’area ex democratico cristiana per una ricomposizione che, personalmente e con molti altri amici, perseguiamo da oltre vent’anni.

 

Ora è  tempo innanzi tutto di riunire i democratici cristiani italiani ed europei, per concorrere tutti insieme, con altre forze politiche disponibili, a ridare finalmente speranza alle attese della povera gente.

 

Ettore Bonalberti


Venezia, 8 Marzo 2017

 

 

 

 


 
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