Il bazar turco (di Diplomaticus)


 

I morti di Berlino sono come quelli di Londra, di Parigi, di Aleppo, di Bruxelles, di Ankara e di New York dello Yemen, dell’Indonesia, della Nigeria. Sono morti dolorose ed inutili. Perché il terrorismo non trionfa. Si nasconde nell’agguato e colpisce, fa paura, fa spendere milioni di euro o di dollari in sicurezza, ma non risolve nulla.

Non ha nulla da risolvere o da proporre. Il suo obiettivo è uccidere. Non va oltre. Ma non possono uccidere sette miliardi di persone e nemmeno 1 miliardo e mezzo di Cristiani. Il mondo è troppo grande perché il terrorismo prevalga.

Prevalgono, invece, gli interessi politici che nascondono l’ambizione personale di qualche leader sciagurato del momento (ma i leader muoiono e lasciano macerie) e la voluttà del potere economico.

Prendiamo la Siria, un Paese che per quanto gestito da un dittatore, era un Paese tranquillo. La pretesa “primavera araba” l’aveva appena sfiorato. Un Paese laico e multireligioso con due sole pecche: era nell’area d’influenza sovietica e retto da un regime dittatoriale.

Gli Stati Uniti hanno fomentato un’opposizione larvatamente democratica ed è cominciata una guerra civile. Centinaia di migliaia di morti, milioni di rifugiati, un Paese distrutto. Aleppo è l’ultima immagine della morte.

Alimentata l’opposizione democratica, se n’è sviluppata un’altra, integralista, foraggiata da qualche Paese del Golfo e dall’Arabia Saudita.

Intanto cresceva l’ISIS che cogliendo alla sprovvista Americani ed Iraqeni, si è impadronita di gran parte dell’Iraq e, poi, si è estesa anche alla Siria. Cosa vuole l’ISIS? Uno stato islamico integralista, di marca sciita e, quindi, contro i Kurdi, contro gli Alauiti, contro i Sunniti, contro gli Yazidi, contro i Cristiani. Una guerra contro tutti, alimentata dal terrorismo in Occidente.

Gli Stati Uniti organizzano una coalizione contro l’ISIS, piuttosto blanda, Interviene a favore dell’Iraq l’Iran (che l’ha combattuto per dieci anni con un milione di morti), nemico degli Americani e dell’Arabia Saudita, loro alleato, ma sciita.

I Kurdi combattono contro tutti, sperando di raggiungere un’unità nazionale. Ma contro di loro sono i Turchi, che sono contro Bashar Assad, ma filoccidentali.

Poi, il colpo di stato di Erdogan rovescia la situazione. La Turchia, da secolare nemico della Russia, ne diviene l’alleato nella lotta per rimettere in piedi Bashar Assad. Dopo l’abbattimento del caccia russo, che ha portato quasi allo scontro Russia e Turchia, Putin ha fatto finta di niente. È un vero signore. I morti non parlano e gli interessi prevalgono. Ha stretto la mano ad Ankara.

Adesso, Russi e Turchi danno una mano a Bashar Assad perché resti in sella e l’aviazione russa martella l’opposizione siriana mentre le truppe turche attaccano i Kurdi nel nord della Siria.

I ribelli di Aleppo, massacrati dall’aviazione russa e siriana, sono quelli che furono aiutati dagli Americani ad opporsi ad Assad. Non sono Isis. L’Isis, dal canto suo, perde terreno in Iraq ma mantiene le sue posizioni in Siria. Gli Stati Uniti sono scomparsi dal quadrante medio orientale.

Le tre potenze oggi egemoni sono Russia, Turchia ed Iran. Saranno loro a spartirsi la Siria e gli interessi, lasciando in piedi un fantoccio di Stato siriano.

Dei tre, la Turchia è il Paese più fragile. La stretta di Erdogan soffoca il Paese. Ogni giorno ci sono attentati contro la polizia e l’esercito, contro gli assembramenti di popolo e così via. Per Erdogan sono solo i Kurdi ed il suo oppositore tradizionale, Gulen, riparato negli Stati Uniti, ad ordire le trame eversive. Le retate, le epurazioni non bastano. Occorre la pena di morte. Se il Parlamento decide d’introdurla, Erdogan regnerà su un Paese di morti.

La Turchia è sempre stata nemica dei Russi, da secoli. Per questo ha aderito alla NATO e si è sempre schierata con l’Occidente. Adesso Erdogan volteggia e cambia strategia: la Russia è amica e l’Occidente quasi un nemico, anche se paga perché trattenga nel suo territorio i rifugiati siriani.

I Russi non hanno mai messo piede in Turchia. Ora, ne approfittano. Ma Erdogan, nonostante la faccia feroce, è debolissimo.

L’attentato mortale contro l’ambasciatore russo, da parte di un poliziotto dei servizi segreti addetto alla sicurezza proprio dell’Ambasciatore, fa intravedere un’opposizione strisciante capace di indebolire la parvenza di sicurezza del governo turco. L’opposizione nel Paese, oppresso dalla censura e dalla galera, non è morta e tira i fili della rivolta.

I Russi hanno solo Erdogan come ostaggio e gli hanno confermato la loro fiducia, finché resta in sella.

Se cade Erdogan, cade un bastione della politica di Putin. Per questo se lo tengono stretto.

Assente l’Europa, inutili le Nazioni Unite, scomparsi gli Stati Uniti, esperti in fallimenti di politica estera ed in fase di transizione da Obama a Trump, le tre potenze di cui sopra stanno instaurando un nuovo assetto politico regionale dove gli obiettivi saranno: lo sterminio dei Kurdi, il possesso delle reti di comunicazione petrolifere, la lotta contro il terrorismo islamico sunnita che minaccia le repubbliche musulmane della federazione russa.

L’unico Paese almeno apparentemente tranquillo è Israele. Fatto l’accordo con Putin, il che è un segnale di sganciamento dalla tradizionale alleanza con Washington, Gaza ed i Territori palestinesi sono tranquilli.

Il punto debole di questa triplice intesa è proprio la Turchia. Guarda caso, la penisola anatolica è lo snodo di passaggio tra l’Occidente e il Medio Oriente. Putin sta riuscendo a tenere tranquillo Israele e la questione palestinese, pur alleandosi con l’Iran, tradizionale nemico di Gerusalemme. Gli sta riuscendo, in un anno, un equilibrio internazionale che l’Occidente non è stato capace di conseguire in settant’anni di guerre e di massacri. Onore al merito.

L’Europa fa bene a prolungare le sanzioni contro Mosca. Putin è troppo pericoloso perché è intelligente, e l’intelligenza va punita.

 

 

Roma, 21 dicembre 2016.

 

 


 
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