Nichilismo e antipolitica: dove vanno i giovani?
Postato da admin [19/11/2009 23:27]

Nel mondo giovanile, dall'ambiente universitario a quello ricreativo, definirsi "cattolico" equivale a scoperchiare il sepolcro di molti  tabu'.  Essere cattolico è simulacro di ipocrisia, o di refrattarietà nei confronti del progresso tecnologico e sociale. Se poi, pervaso dal valore tipicamente cristiano dell'aiuto  e della solidarietà, il cattolico decide di impegnarsi in associazioni politiche per dare il proprio contributo allo sviluppo del paese in cui vive, ecco che ci si trova di fronte a un clima simile a quello respirato al tempo dell' inquisitor  cardinal Santori. Non è mia intenzione fornire qui un elenco di preziosi contributi che il mondo cattolico ha dato all'Italia nei momenti più difficili in cui si è trovata. Si pensi per esempio al testo della nostra carta costituzionale, da alcuni considerata come primo compromesso storico tra il PCI e  DC, o al ruolo giocato dalla Santa Sede nei difficili anni che hanno visto contrapporsi i due blocchi, quello orientale e quello occidentale, nel periodo, per utilizzare l'espressione coniata dal giornalista americano Walter Lippmann, della guerra fredda. In un momento di tensione in cui il più piccolo incidente diplomatico avrebbe potuto portare a conseguenze inimmaginabili, il Vaticano si trovò a ricoprire il ruolo di mediatore tra le cosiddette democrazie progressiste e i paesi del patto atlantico. Non fu facile, ma a 20 anni dalla caduta del muro di berlino possiamo sostenere l'utilità del contributo cattolico alla politica internazionale.

Un tempo, come diceva il giornalista Gianpaolo Pansa, si cresceva più velocemente, non tanto per volontà, ma per necessità.

C'è il bisogno di capire come muoversi in un mondo talmente complicato qual' è stato il nostro dal dopoguerra fino a oggi.

Un mondo totalmente cambiato quello dei giorni nostri, in cui le forti tensioni socio-politiche di un tempo si apprendono dai libri di storia. Un mondo, tuttavia, in cui nuovi sono gli avversari contro cui lottare. Primo fra tutti è il "killer" nichilista che sempre più si diffonde nella società contemporanea e che ogni giorno annovera nella sua lista di uccisioni sempre più individui, specialmente nel mondo giovanile. Non si vuole qui riproporre una risciacquatura del mos maiorum di sapore Augusteo, piuttosto si intende cercare di individuare le origini del fenomeno nichilista tra le nuove generazioni.

La prima causa del mancato interesse dei giovani nell'impegno politico consiste nell'anti politica. Una conseguenza dell'esasperazione della massima "do ut des". Se inizialmente il teorema latino intendeva favorire la formazione di gruppi forti che riuscissero con il loro vigore a imprimere un segno, naturalmente positivo, nella lotta politica per lo sviluppo, la degenerazione di tale corollario ha portato allo stravolgimento dello stesso. Da qui la considerazione che i giovani hanno della politica come semplice kermesse per ottenere e mantenere benefici e potere.

Il pensiero giustizialista che dal caso di tangentopoli si è venuto a creare può essere considerato come seconda causa per il mancato impegno dei giovani in politica. Lungi dal volere indulgere per coloro che, realmente colpevoli di reati vari furono sottoposti al giudizio del pool di mani pulite, è opportuno non fare del fenomeno giustizialista un valore da equiparare ad altri ben più importanti principi che contraddistinguono da più di duemila anni il pensiero cristiano.

Nei giovani la tendenza a distinguere il mondo tra buoni e cattivi, dimenticando le complicate situazioni in cui si svilupparono taluni casi di reati, o presunti tali, molto spesso appare come il primo approccio alla storia della politica.

Si potrebbe rispondere con una celebre espressione di Italo Calvino: « L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »

 

L'antipolitica e il giustizialismo esasperato sono due fattori importanti che insieme concorrono a preparare il terreno alla crescita della cattiva erba nichilista. Va però aggiunta la tendenza all'informazione superficiale, madre di altri due fenomeni di particolare pericolosità: Il dogmatismo e la faziosità.

Internet offre un'informazione immediata, sempre disponibile, e, soprattutto, economica. L'impegno politico, tuttavia, esige una documentazione profonda che sconfina dai portali web indirizzando l'attenzione dell'interessato verso pubblicazioni, giornali e dossier. Questo impegno è faticoso e richiede dedizione. Se il lavoro di impegno politico pretende documentazione appropriata e capacità di relazione sta alla persona la decisione di veicolare le proprie scelte in tale senso. Non si tratta qui di scoraggiamento causato da comportamenti errati nel mondo della politica. E' semplicemente la volontà, l'impegno dell'individuo.

E' qui che la documentazione unitamente alla propensione per il confronto rispettoso delle parti ci permette di uscire dal dogmatismo delle proprie convinzioni, permettendoci di assaporare la bellezza di poter interagire con una realtà complicata e mutevole. Rimanere nel dogmatismo significa propendere per la faziosità, verso quell'atteggiamento che spinge l'individuo a provare un grande "stress per il disturbo" provocato dall'esistenza di opinioni che non necessariamente coincidono con la propria.

A tutti quei giovani cristiani e cattolici la scelta di sedersi a guardare il fiume in piena degli eventi scorrere impetuoso fino a rompere gli argini o di unirsi con una scelta responsabile in un impegno che veda la politica come la via di cambiamento degli inferni di cui parlava Calvino.

 

Matteo Fazzi - studente università IUAV-Venezia

 

 

 

 
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