Terrorismo, Brexit, rapporti con Europa. Qualche immediata riflessione
Postato da admin [27/07/2016 20:02]

 

                              Terrorismo, Brexit, rapporti con Europa. Qualche immediata riflessione.

 

I tragici fatti di sangue verificatisi in questi ultimi giorni in Germania e Francia ci inducono a qualche   rapida riflessione a caldo.

Il terrorismo di matrice islamica pare avere due piani: quello della manifestazione cruenta all’interno delle nostre società e quello dello scontro in Medio Oriente fra Stati sunniti e stati sciiti (quest’ultima dimensione assai più sanguinosa, per ora, della prima) per la supremazia in quella regione.

Sul versante interno, a propria volta, si distinguono attentati pianificati con personale ideologicamente assai motivato e addestrato all’uso delle armi (magari con pregressa esperienza di combattimento in Siria od in altre zone di guerra) ed atti compiuti da soggetti psichicamente instabili che hanno utilizzato la matrice religiosa come innesco della loro momentanea follia omicida.

E’ evidente che, sul piano preventivo (per quanto assai difficoltoso), sia più agevole apprestare qualche difesa verso la prima tipologia di soggetti, che per la seconda; per la quale la caratteristica della immediatezza e spontaneità costituiscono elemento non arginabile.

Due, però, sembrano essere i denominatori comuni: l’ideologia religiosa come movente e la disponibilità al sacrificio supremo della propria vita. Non si cercano vie di fuga. Ci si prepara al martirio, consapevoli di una ricompensa nell’al di là.

Anche in ciò, questa forma di aggressione che determina il terrore, appare assai diversa dalla violenza politica degli anni “70 ed “80 e molto più vicina al fanatismo di certe formazioni militari del novecento operanti nella seconda guerra mondiale.

Si è scritto già molto sugli strumenti giudiziari e di polizia atti a contrastare questi episodi. Si dibatte, ovviamente, anche su come si possa in qualche modo “educare” futuri cittadini di fede islamica al rispetto dei nostri valori costituzionali ed europei consacrati nel Trattato sull’ Unione.

Non mi soffermerò, quindi, su questi temi da tempo all’ordine del giorno, anche perché chi conosce la storia sa che già in passato la religione ha costituito un movente potentissimo per motivare gli uomini alla guerra assoluta, al pari di certe fedi politiche.

Quello che, invece, continua a rimanere sottotraccia è l’analisi del disegno sottostante a questi atti di sangue. Esiste una strategia? A cosa è diretta? A che cosa si mira seminando terrore che danneggia il turismo e le economie, in primis, degli stessi paesi musulmani coinvolti? Si mira alla destabilizzazione del medio oriente da parte, questa volta, di alcuni stati di quell’area? O di certi settori di quegli stati, la cui leadership è a base clanica?

Con il progressivo disimpegno degli Usa, nuovi attori stanno riempiendo quel vuoto. La Russia è intervenuta per non vedersi esclusa dal mediterraneo, per controbilanciare la perdita dell’Ucraina, per mitigare le sanzioni e, probabilmente, per affrontare il tema del prezzo del petrolio- di cui è grande produttrice ed esportatrice- tenuto artificialmente basso dall’ Arabia Saudita.

Ma quest’ultima, coi suoi alleati e l’iran conducono un confronto duro e diretto sia in Siria, che in Yemen, che in Iraq.

Ecco, è in questo assetto di nuovi equilibri che deve essere inquadrato L’Isis e le sue ambizioni territoriali, nonché la sua origine.

La cosa non è certo facile dal momento che in questo groviglio (dal quale gli Usa hanno preferito chiamarsi fuori, adottando l’antica politica del bilanciamento dei poteri, tesa a fare sì che nessun paese possa prevalere del tutto sull’altro, sapendo che Washington interverrebbe militarmente per riequilibrare il baricentro) ci sono grandi interessi economici di alcuni stati anche europei, nonché di Cina e Russia.

Pensiamo soltanto alla delicatezza della Turchia, allo snodo dei gasdotti che fanno transitare gas dalle aree del Caspio sino a noi, al passaggio dei Dardanelli (che con Gibilterra e Suez sono gli unici accessi verso gli altri mari), al fatto di essere area -quella turca- che confina con le frontiere europee e che è terra di interdizione nei confronti di espansionismi provenienti da est.

Di questo vorremmo sentire un po’ più parlare.

Perché, se è vero che una austerità dannosa ha ulteriormente (oltre alla crisi del 2008) prostrato le nostre aziende, determinandone, spesso, il fallimento e deprimendone il valore, non è men vero che i benvoluti “cavalieri bianchi” che se le comperano a buon prezzo finiscono con l’esercitare, poi, notevole influenza, anche sotto il profilo occupazionale, sul nostro governo e sulla nostra indipendenza politica.

Un seconda considerazione riguarda, invece, gli effetti della cd. Brexit, quando avverrà.

Abbiamo già riferito che il probabile esito di questa inaspettata decisione del popolo britannico, sarà un legame più stretto fra Parigi e Berlino che, di fatto, ricostituiranno il direttorio degli ultimi anni ed intorno al quale si costituirebbe una cooperazione rafforzata (ma non certo una unione politica) con altri stati.

Uscendo Londra dall’ Unione (ovviamente saranno rinegoziati i trattati commerciali al fine di mantenere i legali di scambio), che era stata un po’ il baluardo degli Usa, questi ultimi (o, meglio, la prossima amministrazione che uscirà l’8 novembre prossimo) dovranno trovare un altro alleato nella UE che possa portare avanti anche i loro interessi.

Roma potrebbe diventarlo sia per l’inatteso esito della brexit, sia per la collocazione geografica diventata di nuovo importante, con una Turchia non chiaramente ben collocata e con un’Africa che sta iniziando a crescere economicamente come mercato di sbocco delle nostre merci.

Ovviamente, come sempre in politica estera, Washington potrebbe riconoscere a noi alcuni vantaggi sia verso i rapporti con la UE, sia rispetto ai nostri interessi di “quadrante” e non solo mediterraneo.

Il tempo ci dirà se avremo saputo cogliere bene le nuove opportunità di contesto, al di là di inutili propagandismi o di preconcette idee.

Fabio Polettini

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
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