RIFLESSIONI DI FRANCESCO PONTELLI - sull'Italexit: a chi credere ?
Postato da admin [22/02/2017 23:55]

22.02.2017

Se sì o meno la gabbia l'euro o si sia possibile o meno uscirle la vera questione è che se noi riuscissimo perderemo quelle garanzie che ci hanno permesso di avere dei tassi bassi ed uno spread altrettanto basso grazie alla ancoraggio della valutazione generale della valuta europea che la Germania ha  offerto ai  nostri conti pubblici .

Momento in cui ci trovassimo tornare alla Lira dovremmo sommare il costo del debito più il costo dell'incertezza politica in più la mancata crescita economica che si rivelerebbero e verrebbero a sommati in un conto di interessi alle stelle che porterebbe ad una spirale inflattiva senza fine .

In un sistema economico nel quale dell'economia e forti sia sotto le con Telecom e mie debolezze evidente che l'economia debolezza e l'Italia 3rf e tra il maggiore vantaggio rispetto alla Germania e fatti la Germania che si è staccata di fungere da sicurezza e da fiduciaria per i conti italiani che sono in continuo peggioramento .


Francesco Pontelli



08.01.2017

Ancora una volta IlSole24Ore come chi scrive per questo giornale dimostra di non aver compreso quali siano le principali fonti di benessere per una economia nazionale .

Il prof. Zingales infatti discetta della posizione e delle iniziative che il nuovo presidente degli Stati Uniti sta attuando chiedendosi se la sua posizione risulti pro  Market o pro business .

Citando le sue dotte teorie afferma che Trump stia applicando una politica pro business cioè una politica che favorisca le aziende già in essere mentre una politica pro Market potrebbe garantire la nascita di nuove aziende e nuove imprese .

A testimonianza della sua tesi riporta il fatto che la politica seguita dal presidente Trump sia contraria al WTO da quale addirittura Trump ha minacciato di uscire .

Francamente trovo imbarazzante ma molto imbarazzante una posizione così infantile che non tenga conto del terzo fattore più importante che ha spinto la politica economica di Trump a disincentivare fiscalmente le aziende che delocalizzano le produzioni e ad avere politiche fiscali di vantaggio per quelle che mantengono invece alle produzioni all'interno dei confini Nazionali .

Trovo persino imbarazzante ricordare che tra la posizione proMarket o pro business ne esiste una terza molto più importante specialmente in previsione della crescita economica di una nazione e soprattutto alla tutela della domanda interna .

Questa terza posizione la potremmo definire ProJob nel senso di una politica economica che sappia tenere in considerazione il lavoro e quindi i lavoratori come espressione economica culturale e come  ricchezza del paese da tutelare assolutamente sia  normativamente che attraverso  incentivi fiscali .

Esattamente quello che sta alla base della politica che riconosce o dovrebbe riconoscere al Made in Italy una forza vincente per una ripresa economica duratura e con una conseguente aumento della domanda interna e di conseguenza ulteriore aumento del Pil.

Si rimane francamente sconcertati da questa analisi di un professore universitario pubblicate all'interno di un giornale espressione di una delle associazioni più importanti italiane .

Ulteriore conferma del declino culturale e soprattutto della mancanza di volontà di cambiare le proprie posizioni rimanendo ancorati alle ragioni che ci hanno portato a questa crisi  .

Va ricordato infarti  che tali posizioni esprimono   una filosofia speculativa delle quali le delocalizzazioni produttive ne rappresentano l'esempio più evidente .

Francesco Pontelli


22.11.2016

Goldman Sachs, Deutsche Bank o Barclays  sulla Borsa di Londra ?  o tutte e tre insieme ? su ordine di quale hedge fund? su ordine di Vanguard , di State Street o di Black Rock o di Black Stone ? o su ordine e banconote contanti a garanzia della scommessa,  di  tutti e quattro insieme? 

Venderanno allo scoperto BTP per 33 miliardi di euro come fecero nel Giugno-Settembre del  2011 per farne crollare la quotazione e cosi il Tesoro sarà costretto ad aumentare i rendimenti per collocarli ? 

Col  conseguente automatico aumento dello spread BTP/BUND, lo Stato italiano pagherà in più 120 miliardi di euro  di interessi sui titoli di Stato come nel 2011? 

Di quanto aumenterà le tasse lo Stato italiano ai suoi cittadini per pagare questi futuri prossimi centinaia di miliardi di euro in più di interessi sui titoli di Stato?  

quale Agenzia di rating controllata da vanguard  declasserà l'Italia per via dell'aumento dello spread BTP/BUND?  Standard&Poors, Moodys o ?

Morgan Stanley incasserà dallo Stato italiano un altro bel premio da 3,4 miliardi di euro su un latro derivato ,. premio che scatta in caso di downgrade del rating decretato da quale agenzia di rating controllata da hedge fund che stanno  vendendo allo scoperto BTP? 

Il Tesoro cancellerà ancora inspiegabilmente due aste di BTP come fece nel  Giugno ed Agosto del  2011, con cui invece avrebbe contrastato la vendita di BTP per 7 miliardi di euro fatta da Deutsche Bank  ?   

che lavoro fanno alla CONSOB?

quale giornale avrà ancora il coraggio di dire che l'aumento dello spread BTP/BUND è dovuto all'esito incerto o negativo del Referendum invece che a causa di  queste studiate mere strategie di borsa ?

E' questo il mondo in cui è degenerata l'UE ?  Una struttura che permette le vendite allo scoperto e che permette di piazzare derivati in alcuni suoi Stati,  così in essi  consentendo che il guadagno di pochi corrisponda esattamente come importo alla procurata perdita di molti ? 

che cosa è divenuta l'UE?  

Una struttura che fa  guadagnare una decina di hedge fund anglo americani e caucasici e 21 banche d'affari anglo -americane a caucasiche  a discapito dei cittadini di alcuni Stati  in cui  l'autorità di vigilanza è stata  progressivamente privata di ogni  potere per contrastarli ? 

che lavoro fanno alla CONSOB?


Certamente questa è  un'ipotesi possibile e soprattutto molto vicina all'agire  del mondo finanziario

Tuttavia non va dimenticato come lo spread sia aumentato sia rapporto al bund  tedesco ma soprattutto rispetto alla Spagna Portogallo e Grecia il che dimostra come in prospettiva la nostra credibilità e sostenibilità del sistema economico come il debito pubblico stia venendo meno e non da oggi ma già negli ultimi due anni .

All'interno quindi di una valutazione sostanzialmente negativa dell'azione di governo che il mondo economico dimostra attraverso la richiesta di maggiori interessi già da due anni rispetto ai paesi sopracitati risulta evidente che un ulteriore fattore di incertezza come referendum al di là del suo risultato non possa che determinare azioni speculative al ribasso eventualmente al rialzo a seconda della valutazioni politiche del risultato del referendum .

Fermo restando la mia totale lontananza dalle dinamiche del mondo finanziario che stanno distruggendo inesorabilmente il mondo industriale l'unico generatore di vera ricchezza rimane la certezza assoluta che la dove si insinua il mondo finanziario e col suo fare speculativo è perché la politica ha fallito in questo caso ha fallito miseramente .

Francesco Pontelli



16.11.2016

La miopia legislativa non conosce limiti.
Aldilà dell'aspetto etico in cui una persona non possa disporre liberamente dei propri denari che fino a prova contraria risultano guadagnati onestamente  senza doverne rispondere ad uno stato etico ( anteprima dello stato socialista )  il paradosso di questa nuova trovata    emerge evidente .

In Germania le vendite di casseforti da abitazioni sono aumentate del 400% perché Guistamente le persone non versano più tutte le risorse economiche sul c/c  per un senso di estrema sfiducia nei confronti del sistema bancario .

In Italia con questa novità    assisteremo ad una esplosione del " nero " che viaggerà in un circuito parallelo al sistema bancario .
E pensare che i geni che hanno pensato tale invasivo ed intollerabile intromissione nella vita di ciascun consumatore  questi geni ripeto pensavano di combattere  così l'evasione fiscale .

Mi chiedo quale possa essere il limite che i cittadini italiani possano tollerare nella indegna intromissione di uno stato etico che pone gli interessi di sistema a quelli dei componenti dello stato stesso.

Il declino culturale parte dalla convinzione che lo stato ma soprattutto gli interessi di chi in nome suo opera risultino superiori a quelli dei singoli cittadini .

Francesco Pontelli



27.10.2016

Quindi. ..i termini della nuova manovra definita persino " elettorale " ma certo non pensata per rilanciare la nostra economia.
In quanto prevede :

1. Aumento Iva 3%
Per le aliquote al 10%

2. Aumento Iva 3%
Per aliquote al 22% più uno
+0,9% .

A questo si aggiunga il tasso di crescita del debito pubblico che risulta oltre il triplo del tasso di crescita del Pil.

Il tutto tra il 2027/18...

E qualcuno parla di nuova  strategia di  ripresa economica.

Questa manovra chiude irrimediabilmente ogni possibilità di crescita nel prossimo biennio .
Nel quale va ricordato gli effetti distribuivi del Q.E. cominceranno a venire meno e quindi gli scenari internazionali permettono di prevedere nuove tensioni relative ai debiti sovrani  con innalzamento dello spread ( tensione già palpabile ora ) .

Nel frattempo  domanda interna di beni che risulta da vent'anni sotto pressione troverà un altro motivo e  momento di declino.

Irresponsabili e incompetenti risultano le classi politiche e dirigenti coadiuvate da quelle accademiche le quali irresponsabilmente per l'ottenimento di un obbiettivo politica immediato ( referendum ) scaricano gli effetti di manovre economiche senza copertura sugli anni a venire.


Il principio della irresponsabilità che ha creato e nutrito il debito pubblico ( ed ancora oggi lo aumenta ) rimane l'elemento distintivo di questa ignobile classe politica.

Francesco Pontelli


18.10.2016

Pagina 29 del corriere della sera 18 ottobre.

Questa è l'immagine di un sistema bancario decisamente sull'orlo del default.

Si parla in generale del sistema bancario che abbia la necessità di tagliare 3000 dipendenti per i quali sarebbero stanziati 100 milioni come una sorta di ammortizzatore sociale  aggiuntivo .

Mentre per i 300 della Natuzzi ( la cui proroga della cis richiederebbe lo 0,3% di quanto stanziato per i lavoratori del sistema bancario ) si suonano le campane a morto.

A questi si aggiungano i 3000 dipendenti della MpS ( la banca giustiziata dal sistema politico e giudicata da Renzi " salvata " a febbraio ) .

Queste risultano le cifre di un sistema economico di fatto fallito che presenta un indice patrimoniale ( CET ) del 7,70 quando la Bce indica in minimo a 10,50 .

In più il tutto al netto delle esposizioni in derivati ( introdotti in Italia da Unicredit e Profumo ) dei quali ancora oggi non si riesce a comprenderne l'entità.

Il sistema bancario sta assorbendo la maggior parte delle risorse nazionali ed internazionali ( Q.E.) ma siamo esattamente al punto di partenza del novembre 2011 con l'aggravante del collasso del sistema bancario italiano.

Nessuno pensa che sia una opzione il collasso del sistema bancario in quanto ancora collante e tessuto connettivo del sistema economico.
Quando però  la necrosi del tessuto a supporto del sistema rappresenta  la causa della crisi allora risulta necessario un cambiamento radicale della gestione della crisi.

Una crisi che dovrebbe come " conditio sine qua non " l'azzeramento della classe dirigente che ha creato tale situazione .
Per radicale si intende infatti molto più di quanto non sia avvenuto , solo per dare un esempio , nel caso di Veneto Banca o della stessa MpS che ha richiamato alla guida dell'istituto una professionalità già compromessa con le passate gestioni .

Da anni ormai tanto in ambito politico che economico e professionale si induce nel cambiamento delle regole come soluzione alle crisi di ogni tipologia. Quando invece aldilà delle regole il vero problema rimane la classe politica e dirigente inadeguata comenumeri dimostrano impietosamente .

I numeri non mentono :
Le persone si .

Francesco Pontelli



11.10.2016

I numeri nascosti del sistema bancario.

Come sia possibile che 200 miliardi di npl mettano in ginocchio l'intero sistema bancario italiano  o manca qualcosa?

Due punti da chiarire.

1. Nella valutazione dell'indice patrimoniale la bce ha escluso il valore dei derivati. ( ora è 7,70 mentre la Bce richiede 10,5) .

2. Solo Veneto Banca ha bruciato 20 ( venti miliardi ) dalla piccola Montebelluna  in provincia di Treviso.

Come si possa credere che il problema siano 200 mld di npl e non tutto il volume di derivati ( dei quali nessuno fa alcuna menzione a differenza per esempio di Deutsche Bank i cui derivati risultano 5 volte il Pil tedesco ).

A questo valore sconosciuto del peso dei derivati nei patrimoni degli istituti bancari si deve aggiungere il decrescente valore medio del settore immobiliare.
Fonti autorevoli confermano che ancora oggi le stime degli immobili italiani siano superiori di circa il 25/30% rispetto alla situazione economica nazionale.
La loro svalutazione determina in un " sol colpo " il passaggio dei bilanci delle banche da una situazione di criticità ad una di default .

In questo senso allora la combinazione terribile tra le garanzie bancarie ( 2/3 delle garanzie bancarie sono basate sul settore immobiliare ) con valori in costante decrescita unita all'incertezza del volume e del peso specifico dei derivati questo determina il mix tossico del sistema bancario.

Ancora a distanza di oltre otto anni non si è ancora alzato il velo sul sistema bancario italiano prossimo ad una crisi epocale se non vedrà iniezione straordinarie di finanze pubbliche .

Si continua a navigare a vista senza strategie di contenimento della crisi economica e bancaria figuriamoci di sviluppo economico.

Anche questo risulta  un terribile aspetto della crisi culturale della quale
la crisi economica ne manifesta solo un aspetto.

Francesco Pontelli



13.09.2016

Quantitative easing. ... buona scuola. .. accesso al credito.

A primo acchito cosa mai potrebbero avere fenomeni economici o di gestione della pubblica amministrazione o della economia reale  in comune?

Partiamo dai risultati per poi tornare alle cause e quindi ai fattori comuni.

Dopo oltre mille ( 1.000 ) miliardi di iniezione di liquidità d a parte della Bce l'economia europea rimanere in moderata crescita  mentre l'Italia è mestamente tornata alla crescita zero.
Invece la Germania presenta un saldo commerciale superiore di oltre 120 miliardi rispetto alla Cina . Giustamente ora in considerazione di questi risultati ( legati all'export di auto prodotti chimici e sistemi industriali ) lo stato tedesco distribuirà sotto forma di aumento di salari e pensioni in una sorta di dividendo azionario.

Tornando alla Bce finora nessuno ha mai messo in dubbio l'efficacia del Q.E : perché?

Passando ( per restare in sintonia ) al sistema creditizio tutti i rilevamenti dimostrano come il credito alle imprese sia ancora in calo nonostante il Q.E dovrebbe invece assicurare liquidità senza limiti.
Poi succede di leggere sul Il Corriere della Sera le dichiarazioni del presidente della Bocconi nelle quali afferma che il sistema bancario italiano nuoti in un mare di liquidità ma che a mancare siano le idee da finanziare.
Perché il presidente afferma una verità palesemente errata e su quali basi?

Infine la buona scuola.
Ieri è cominciato l'anno scolastico e  tutte le regioni presentano il medesimo problema relativo alle cattedre scoperte e mancanza di assegnazione degli incarichi?

Tre situazioni ( le prime due vicine ma senza apparente relazione diretta la terza riguardante la pubblica amministrazione quindi lontana )  le quali innanzitutto presentano il medesimo fallimento in rapporto ai traguardi dichiarati all'inizio della loro applicazione.

Ma allora torniamo alla domanda iniziale.
Perché?

Il fallimento del quantitative esaing rappresenta il classico errore di applicazione di una teoria economica ( aumento la liquidità quindi l'inflazione ) .
Alla base di tale teoria  risibile in tempi di economia 4.0 ( termine che il mondo accademico ama ma che risulta assolutamente privo di contenuti ) esiste l'applicazione di in algoritmo che spinge la Bce a continuare lungo la medesima strada .

Per quanto riguarda l'accesso al credito per le imprese il presidente della Bocconi ignora che risulta ancora in diminuzione ( -0,1% ) e che se anche gli istituti bancari fossero pieni di liquidità il finanziamento di qualsiasi iniziativa imprenditoriale dipenda non da una valutazione professionale della sostenibilità economica dell'idea ma dal rientrare o meno nell'algoritmo che sovrintende l'accesso al credito.

La buona scuola infine rappresenta il classico esempio di persone  incapaci che consci forse dei propri limiti culturali sperano di aggirare la propria inadeguatezza con il ricorso all'algoritmo come strumento terzo quindi  oggettolivo e non soggetto alle influenze umane .

Tre esempi che portano tutti al fattore comune iniziale ( ho usato il termine plurale per disorientare un po' ) .

In tutti i settori umani si sono introdotti una serie di algoritmi che dovrebbero regalare la perfezione delle previsioni economiche e sociali .
La loro adozione cieca nasce da due fattori fondamentali.

Il primo .
La classe politica e dirigente  ormai in tutto il paese ma anche in Europa ( parlo per le economie che conosco ) viene selezionata in base alla appartenenza a partiti politici o gruppi di interessi .
La evidente incapacità viene nascosta dalla applicazione miope in ogni settore umano di in algoritmo che toglie la discrezionalità umana .

Il secondo e forse il più inquietante .
Tornando al Q.E. o al settore dell'accesso al credito la valutazione degli effetti del primo o della sostenibilità economica di una idea nel secondo presuppongono capacità di analisi e studio che in un essere umano . Questi  dipendono dalla preparazione ma soprattutto presentano all'istituto che li utilizzasse un costo da sostenere.

Per una banca o una istituzione finanziaria risulta sicuramente più economico applicare un algoritmo invece di pagare e formare personale in grado di esprimere studi e analisi .

Tre casi per considerare come la nostra deriva tecnicistica che questi esempi in modo inequivocabile dimostrano rappresenti un pericolo reale innanzitutto per il pericoloso impatto occupazionale ma al tempo stesso per la nullità dei risultati ottenuti grazie alla semplice applicazione di formule matematiche .

In una economia evoluta e soprattutto con mercati ormai saturi la figura centrale viene sempre rappresentata dal consumatore finale il  cui comportamento per quanto prevedibile da un algoritmo rappresenta sempre una alta percentuale di imprevedibilità .

Ed anche solo  per immaginare tale incertezza dei comportamenti umani   solo lo studio e la conoscenza inseriti nella comprensione della vita quotidiana possono rappresentare una via per giungere a qualche conclusione.

L'algoritmo viceversa considerati i fallimenti lasciamoli a chi non abbia cultura volontà e capacità di comprendere.

Francesco Pontelli



07.09.2016

Scrissi. .....
Qualche tempo fa che avevo atteso qualche settimana per valutare le conseguenze della uscita della Gran Bretagna dall'unione europea.

Parlai della fortunata sintesi di tre fattori.

1. Già nel 2015 Cameron aveva stanziato 200 milioni di sterline per inventare il reshoring produttivo che avrebbe riportato in GB quote di produzione all'interno del perimetro inglese con ampie ricadute positive occupazionali e quindi di pil.

2. A questa scelta strategica della quale va riconosciuto il merito al primo ministro dimissionario si aggiunge la svalutazione della sterlina che per ora rende più competitivo il sistema industriale ed economico della GB.

3. L'importanza di questo fattore risulta collegato al punto 2. Il debito pubblico inglese è 89, 88% quindi la sterlina non svaluta per mancanza di acquirenti dei titoli del proprio debito ma per incertezza degli operatori relativamente alle conseguenze della Brexit.

Questo determina per ora un sintesi favorevole di questi tre fattori ai quali dovrà seguire una forte politica di incentivazione ed investimento nei sistemi produttivi ed industriali .

Ma questo sia di monito per i nostalgici del ritorno alla lira .
Per due motivi.

1. La GB a non è mai entrata nell'Euro quindi la valenza finanziaria dell'uscita risulta minore rispetto ad una possibile uscita dell'Italia .

2. L'Italia ha il debito pubblico al 132,7 % circa 2247,8 miliardi di euro.
Provate a convertirli in lire e poi andate a Francoforte a negoziare i termini del rinnovo dei titoli in scadenza ( ogni due settimane circa ) . Immaginate che gli interessi e i costi del rinnovo dei titoli sarà in crescita o in diminuzione? ?

Solo questo dimostra come la favola drl ritorno alla lira sia un argomento da bar privo di ogni supporto economico .

Francesco Pontell


05.09.2016

Da due anni si susseguono le promesse. ..
Più investimenti minori tasse. ...

La verità è che nonostante quasi 1000 miliardi di Q.E il credito alle imprese è ancora in diminuzione dello 0,3% dimostrando ancora una volta che sia rivolto esclusivamente alla sostenibilità del sistema bancario ormai decotto e del debito sovrano ormai fuori ogni controllo ( 200 milioni al giorno di nuovo debito pubblico 254 miliardi dal novembre 2001 ) .

Per contro la spesa pubblica è aumentata come ho sempre affermato ed ora conferma anche il prof. Perotti dimessosi dal ruolo di consulente per la regolazione della spesa pubblica del governo.

Grave che in questo valzer di vane promesse si inserisca confindustria il cui ruolo dovrebbe essere ben diverso da quello di appoggio ad un governo ormai agli sgoccioli.

Lasciato ai margini dalla nomenclatura economica ecco la mia piccola rivincita di chi lavora e studia le strategie economiche per il rilancio del nostro paese che ancora oggi al netto di questa classe politica e dirigente ha intatte le potenzialità per crescere in un mercato mondiale che guarda all'Italia come il paese della cultura che si esprime con l'80% dei monumenti di importanza mondiale sul nostro territorio.

Contemporaneamente la stessa cultura viene espressa con i nostri prodotti ( punto di riferimento mondiale ) espressione di una  filiera unica al mondo .

Ma comincia a affiorare la stanchezza per la sordità e miopia a questi valori unici che la mancanza di cultura ( sia di formazione che di apertura mentale ) .


Francesco Pontelli


 

25.08.2016

L'ultima follia europea.


L'introduzione del bail-in nel gennaio 2016  ha di fatto cambiato la  natura per i correntisti sopra i €100.000  da contratto di servizio ad uno di sottoscrizione di rischio.

Questa nuova disciplina di fatto modifica il   rapporto fiduciario tra cliente ed istituto bancario nel quale il primo è costretto ad analizzare anche i vari coefficienti patrimoniali per assicurarsi di non dover far fronte ad  eventuali perdite dell'istituto stesso.

A lungo e in più occasioni mi sono espresso durante tutto 2015 contro questa nuova disciplina che vede finalmente a distanza di 7-8 mesi dalla sua introduzione  nel 2016 anche il presidente dell'Abi prendere atto dei problemi  tale nuova disciplina introduce. 
Per semplice carità di patria evito ogni commento sulla assoluta ignoranza di tutti i parlamentari italiani europei che tale disciplina hanno votato.

Non sazi di tale risultato i tecnocrati dell'Unione Europea mai fronteggiati da  persone competenti  stanno pensando di introdurre il medesimo principio del bail-in anche per quanto riguarda la gestione dei debiti pubblici dei vari stati europei.

In pratica si intende inserire la figura di un istituto Terzo il quale esprima un giudizio sulla solvibilità del debito sovrano e introdurre un concetto di corresponsabilità per quanto riguarda il rimborso del  debito stesso da parte di creditori quindi di sottoscrittori dei titoli pubblici. Esattamente una modifica molto simile a quella intridotta dal bail in nel gennaio 2016.

Un modo molto elegante per riproporre il consolidamento anche parziale di un debito pubblico che nello specifico andrebbe a colpire i sottoscrittori del debito stesso senza introdurre nessuna responsabilità da parte di chi quel   debito lo abbia emesso .

Tale follia probabilmente parte dalla volontà della Germania di porre fine al quantitative easing così come viene utilizzato ora a supporto   da parte della Bce per i paesi a forte debito pubblico che utilizzano questi fondi europei.

Se anche dovesse passare una minima parte di questo progetto si porrebbero le basi per una crisi finanziaria dei paesi a forte debito pubblico senza eguali al cui confronto quella greca o quella legata alla crisi del 2008/ 2009 farebbe sorridere.

I titoli un debito sovrano hanno la peculiare caratteristica di mantenere il valore nominale al quale questi facciano riferimento e di poter essere utilizzati addirittura come garanzia ed infatti  tutti gli istituti bancari li inseriscono nel proprio patrimonio .

Recentemente infatti la stessa Germania aveva cercato di introdurre nella disciplina europea l'obbligo per gli istituti bancari nazionali di non oltrepassare il 20% del patrimonio la quota di sottoscrizione di tali titoli del debito pubblico.

Nel momento in cui dovesse malauguratamente essere introdotta tale disciplina del bail-in anche per i debiti sovrani la tempesta finanziaria  che si scatenerebbe risulterebbe senza precedenti.

I tassi per i paesi con alto  debito pubblico come l'Italia che rinnova ogni settimana o al massimo due settimane tranche di  titoli del debito si troverebbe una componente finanziaria la quale non sarebbe assicurata nemmeno sul valore nominale del titolo stesso.

Tutti gli operatori finanziari tradizionali ovviamente non vedendosi garantito nemmeno il valore nominale si rivolgerebbero verso nuovi fonti di investimento . Oppure lo Stato italiano dovrebbe per forza aumentare gli interessi per rendere appetibile il nostro titolo del debito pubblico compatibilmente con il rischio della non rimborsabilità completa del valore nominale. 

Molto probabilmente i nostri titoli potrebbero diventare oggetto delle attenzioni di fondi speculativi i quali giocando sugli alti tassi di interesse e sulla possibile declinazione dei titoli stessi in NPL potrebbero venire  cartolarizzati attraverso società veicolo e destinati al mercato dei derivati .

I nostri istituti bancari dovrebbero trasformare i valori patrimoniali che i titoli del debito pubblico rappresentano in capitali a rischio peggiorando ancora di più il CET ( che indica il rapporto tra patrimonio ed attività di investimento).
A puro titolo di cronaca ricordo che attualmente il CET dei nostri istituti bancari presenta  un valore di 7,70% a fronte dell'indicazione della Bce che lo vorrebbe al 10, 50% .
L'introduzione di  questa nuova disciplina relativa al debito pubblico lo farebbe precipitare a valori insostenibili .

Ogni operatore finanziario sia esso un privato che un istituto bancario oppure un fondo privato parte dalla consapevolezza che  nessun paese neppure quelli che hanno una percentuale del debito sul Pil tra il 70 è il 85%  sia in grado di  in nessun modo rimborsare integralmente il debito stesso.

Come l'ultima stagione economica successiva al  Quantitative Easing dimostra molto spesso i titoli del debito pubblico rappresentano i beni rifugio che vengono sottoscritti anche se con interessi negativi : fermo restando ovviamente la differenza degli  interessi riconosciuti in base alla valutazione del rapporto tra il valore del debito di un paese  e la sua  crescita economica ( la Germania ) ed un altro invece incompleto stallo economico come quello italiano nel quale il rapporto continua a crescere .

Nel momento in cui a queste valutazioni da parte degli operatori finanziari si aggiungerà anche un altro parametro legato alla possibilità di dover rispondere anche solo ad  una parte del debito in rapporto alla quota sottoscritta in altre parole la mancanza di certezza del rimborso del valore nominale alla scadenza del titolo del debito  si creerebbero  le condizioni per un un'incertezza finanziaria della quale ovviamente forse ne beneficebbero  i paesi più solidi finanziariamente ma di certo ne  pagherebbero il conto i Paesi più esposti come l'Italia sotto il profilo il debito pubblico .

Prendendo spunto dalla tempistica con la quale le autorità politiche italiane assieme al  mondo degli economisti ed accademici   e degli stessi presidenti degli istituti bancari si sono resi conto del disastro del bail-in applicato al rapporto tra istituti bancari e singoli e privati cittadini  correntisti vedremo ora quanto tempo sarà necessario perché qualcuno si accorga di questa nuova follia europea che di fatto metterà fine all'Unione stessa .

Francesco Pontelli



25.08.2015

Come sempre. .. se non addirittura peggio.

Quale regione di fronte alla crisi reagisce con lo sviluppo di nuove infrastrutture commerciali? La regione Veneto. 

Raddoppio della "nave de vero" nuovi spazi commerciali all'ex mercato ortofrutticolo all'Umberto I e all'Aev del Terraglio con evidenti ripercussioni negative per la distribuzione cittadina e aumento del traffico veicolare. Si aggiunga poi l'iperlando sempre a Mestre ( diventata da anni lo sfogatoio di appetito immobiliari e edilizi ) .

A questo si aggiunga la scelta del comune di approvare  le fioriture di alberghi nella terraferma con nuovi seimila posti letto.

Che sia la d estra o la  sinistra rimane sempre il settore immobiliare la merce di scambio tra  politica e affari.
Intanto solo a Padova probabilmente il Plaza hotel chiuderà e i disoccupati in pochi anni risultano triplicati raggiungendo il preoccupante numero di 39.000. Ma questo non preoccupa nessuno del mondo politico veneto ( ammesso che lo sappiano) .

Regione e comune invece pensano come sempre da trent'anni a costruire nella desertificazione economica per giustificare la propria elezione. 


Tutto cambia perché nulla cambi. 

Francesco Pontelli



21.08.2016


Senza appello.

Terzultimi nella classifica dei paesi più virtuosi in rapporto alla corruzione siamo terzultimi. Una bocciatura per la classe politica e dirigente senza appello.

In un paese anzi nel mitico nordest d'Italia la politica voleva inserirsi in ogni anfratto della vita della nostra regione determinando persino chi dovesse vincere il festival del cinema del lido ( corriere della sera 20 agosto ) .

In un paese che non legge i giornali ma ascolta solo il telegiornale della Rai tutto questo passa senza colpo ferire.

In un paese normale la classe dirigente e  politica citata in queste vergognose questioni etiche chiederebbe scusa invece di replicare relativamente ai fatti con " la  non rilevanza penale dei fatti".

La classifica dell'Ocse dimostra ancora una volta quale sia il declino economico e culturale del nostro paese nel quale l'assuefazione a tali vergognosi episodi impedisce ogni minima reazione.

Terzultimi nella classifica Ocse .
Ma forse vinceremo la medaglia d'oro con la nazionale di pallavolo.
Ma sempre terzultimi resteremo.

Francesco Pontelli



16.08.2016

Relazione causa effetto. 

Sembra incredibile ma per Draghi questo dev'essere uno smacco senza limiti. 

Dopo due anni di quantitative easing e risultati nulli in quanto siamo ancora in deflazione ecco che la agoniata inflazione ( un traguardo che considero assolutamente sbagliato in quanto tende semplicemente all'equilibrio finanziario del debito pubblico e non certo allo sviluppo economico ) fa la sua comparsa in Gran Bretagna. 

È bastato un referendum ed una brexit per ottenere quello che Draghi non è riuscito ad ottenere con 800 miliardi di Q.E.

Mortificante per  gli stessi economisti europei e per tutti i centri studi delle varie associazioni di categoria italiani .

Ribadisco l'obbiettivo della semplice inflazione lo considero sbagliato oltre che fuorviante ed espressione dello scarso spessore culturale. 

Certo che ora la GB ottiene questo parametro che nelle menti elementari potrebbe diventare un volano di ripresa e nuovo equilibrio finanziario alla Bce penseranno alle loro azioni e al risultato ottenuto? 

Non credo anche perché sono convinto che non capiranno neppure il senso sarcastico di questo mio intervento. 

Francesco Pontelli



09.08.2016

Bloomberg (@business) ha twittato alle 11:36 p. on lun, ago 08, 2016:

The Fed is losing control of global monetary conditions https://t.co/eziGotQ3zjhttps://t.co/4teQXWk5l6

(https://twitter.com/business/status/762764563477565440?s=02)


 questo il commento di Francesco Pontelli

Se......

Se per bloomberg la Fed sta perdendo il controllo della politica monetaria si aprono scenari diversi e forse inquietanti.

Un controllo da parte dell’ attuale seconda ora ,ma fino a due anni fa la prima economia del mondo, rappresenta certamente un’ influenza delle politiche monetarie e quindi anche dell'incidenza che queste possono avere sullo sviluppo economico di una economia come quella degli Usa.

Un fattore importante e condizionante dell’economia globale certo, ma anche un fattore di controllo e tutto sommato abbastanza prevedibile nella sua attuazione di atti politici ed economici perché sempre naturalmente a favore della economia statunitense.

Ma se la perdita della propria centralità non risulta a favore della Bce, ma dipende falla presenza  semplicemente di soggetti  con livelli di disponibilità finanziaria tali da influenzare l'andamento delle valute semplicemente giocando su una ondata ribassista sia della economia degli usa come della Ue, allora il problema è molto più serio.

Questi mostri finanziari ( il fondo pensioni della Norvegia ha 900 miliardi di dotazione  per esempio ) possono anzi devono investire in ondate ribassista/ rialziste  delle economie occidentali con il fine di creare marginalità altrimenti impossibile ormai con il denaro a costo zero.

Il paradosso di qualunque sia la scelta è che tali investimenti sono talmente importanti da creare loro stessi un’ ondata rialzista/ribassista intascata semplicemente dal volume finanziario impiegato.

In questo contesto fortemente condizionato dalla ricerca di marginalità, gli stati come le loro istituzioni finanziarie, diventano quasi spettatori di una scenario economico/finanziario fortemente speculativo.

La Fed come la Bce in fondo scontano colpe proprie e della politica legate in sostanza alla ricerca di una sostenibilità dei diversi debiti pubblici che per certi paesi come l'Italia ormai rappresentano il vero problema . In fondo la perdita della capacità di incidere sulla politica monetaria e qui economica rappresenta la fine di un percorso che vede molti attori e nessun responsabile.

Francesco Pontelli





04.08.2016

Sedici mesi. ..


Sono stati necessari quasi 16 mesi per arrivare alla conclusione da parte del governo della nocività per il sistema bancario italiano e per il rapporto fiduciario con la propria clientela  che l'introduzione del bail-in avrebbe provocato.


Mentre quasi 15 risultano i mesi passati per arrivare  alla dichiarazione del presidente dell'Abi Patuelli , che rappresenta  i soggetti imprenditoriali “ vittime “ di tale normativa ,  alla fine per dichiarare addirittura incostituzionale lo stesso bail-in.

Nel caso non fosse chiaro il primo termine di paragone è indicato nel marzo 2015 
quando gentilmente ospitato dal Il Gazzettino parlai della pericolosità del bail-in 
soprattutto in un'ottica di crisi finanziaria ed economica.

Da allora non il governo non i ministri economici non gli stessi istituti bancari  
(e tanto meno i loro rappresentanti ) e  figuriamoci gli economisti 
ed il mondo accademico insieme hanno avviato una qualche azione politica 
durante tutto  il 2015 al fine di modificare o addirittura bloccare la normativa relativa al bail-in avendone compreso la pericolosità in sede europea anche attraverso l’azione dei nostri parlamentari europei .

Addirittura il mio intervento venne deriso dai dirigenti delle banche i quali affermavano 
che non avevo compreso le dinamiche del bail-in e che mai si sarebbe potuto arrivare 
al quadro normativo come lo avevo indicato  .

Personalmente aldilà delle incompetenze come delle negligenze o della semplice ignoranza che questi esponenti dei vari  istituti governativi ed istituzionali hanno dimostrato trovo francamente insultante che a distanza di 15 mesi si arrivi  ad una conclusione che appariva chiara già un anno e mezzo addietro .

Questo risveglio dal torpore istituzionale  è uno degli indicatori del nostro declino culturale che sta portando il nostro paese verso la deriva  economico culturale ed istituzionale.

Esattamente come avvenne per la mancata azione a favore del Made in Italy durante il semestre di presidenza italiana la stessa miopia economica e soprattutto la mancanza di una visione a medio e lungo termine hanno determinato l'azione o meglio 
l'attesa da parte del governo  ottimamente supportato  dal mondo accademico e dagli economisti nel loro complesso.

In un momento in cui la crisi economica non accenna minimamente a mollare la presa ma anzi stiamo passando da una previsione per il 2016 del  Pil da  1,8% 
ad uno molto più modesto di 0,8% che probabilmente diventerà 0,6% a fine anno 
ci troviamo a dover fronteggiare una crisi del sistema industriale affiancato ad una crisi degli istituti bancari nel loro complesso criticando da parte del governo le normative entrate in vigore il primo gennaio 2016 : il bail-in appunto.

Perché una cosa deve essere chiara.

Qualora qualcuno pensasse che la crisi degli istituti bancari tipo Banca Etruria Veneto Banca o  Mps  rappresenti un aspetto secondario di un sistema sano va ricordato che due giorni fa sono uscite e pubblicate le valutazioni degli indici patrimoniali del sistema bancario italiano nel suo complesso : il CET 1.

Questo indica il rapporto tra patrimonio versato e attività a rischio e la BCE ha indicato questo valore per l'Italia al 10,5% 
in considerazione anche ovviamente del sistema economico italiano come delle specifiche peculiarità e pericolosità stesse oltre ovviamente alla crescita economica praticamente ferma .

Inutile dire che il nostro sistema bancario nazionale presenta un valore di 7,70% ben al di sotto della soglia minima indicata dalla Bce che si trasformerà in una necessaria ricapitalizzazione dell'intero sistema bancario o meglio della necessità di una decisa  immissione di nuovi capitali nel  sistema bancario e quindi un nuovo drenaggio di risorse finanziarie pubbliche quantomeno a garanzia delle ricapitalizzazioni che ovviamente  verranno drenate all'economia reale e soprattutto cambieranno ancora una volta la funzione istituzionale della CdP.

Tutto questo sta avvenendo nella più totale ed assoluta indifferenza del Parlamento europeo del governo italiano del mondo accademico degli economisti tutti speranzosi nella prossima ripresa economica che una volta doveva risultare guidata dagli Stati Uniti ed ora francamente non riescono neppure indicare un paese che potesse fungere da traino per la nostra economia "export oriented ".

Quindi un sistema bancario che non riesce a svolgere La propria funzione di fornitore di mezzi finanziari  per lo Sviluppo Economico ma che si rivela lui stesso un predatore di risorse finanziarie a causa di gestioni dissennate e soprattutto a causa della copertura legislativa e normativa che questo governo come quelli passati hanno sempre fornito. 
( prova ne sia il valore di titoli del debito pubblico italiano che gli istituti hanno sempre acquistato ).

Se qualcuno aggrottasse le sopracciglia ricordo che questa latitanza del governo con la complicità del mondo accademico come degli economisti risulta legata certamente ad una incapacità ed una mancanza di visione a medio lungo termine che altro non è che l'espressione del nostro declino culturale .

Al tempo stesso dipende anche dalla volontà di riuscire a posticipare il più possibile 
questi tipi di problemi per ottenere nell'immediato delle deroghe all'aumento della spesa pubblica come del debito pubblico nell’ambito Europeo.

In altre parole la misera gestione del consenso che si ottiene anche aumentando 
la spesa pubblica come il debito ha prevalso ancora una volta sulle azioni finalizzate al rilancio della nostra economia industriale per la quale azioni a sostegno del made in Italy come la modificazione del bail-in ci sarebbero rilevate molto importanti .

il declino del nostro paese ha molte cause e ragioni ma risultano tutte quant l'espressione di un declino culturale di una classe politica e dirigente ormai arrivata a fine corsa in quanto incapace di comprendere le nuove dinamiche che mondo globale ha inserito .

Francesco  Pontelli


26.07.2016

Nel 2080....

Cioè domani nel 2080 i 121 milioni di immigrati un Europa cambieranno completamente l'equilibrio demografico / religioso ma soprattutto valoriale della nostra regione europea.

Se un milione di svedesi venisse in Italia o il fenomeno si manifestasse in senso contrario le due società accoglienti si arricchirebbero di conoscenze e nuovi visioni importate e proposte  dai nuovi abitanti ed assimilate dalla società ospitante. 

Perché rimane la compatibilità tra culture del nord come del sud che si basano sulla condivisione di valore etica e rispetto condivisi in Svezia come in Italia.

Ma se chi viene in Europa non intende integrarsi ( per fortuna la minoranza ) e tanto meno condividere valori che non riconosce come tali quale sarà lo scenario futuro?

È certamente vero che risulta necessario un investimento culturale ma nell'affermazione dei nostri valori irrinunciabili ai quali le popolazioni che entrano in Europa devono adattarsi .

Ribadire i nostri valori e non annullarli per compiacere chi non riconosce la nostra società  secolarizzata .

Solo questo è l'investimento culturale da operare consci che il fenomeno dell'immigrazione non si può eliminare ma gestire.

Francesco Pontelli


21.07.2016



Economia e Fiscalità.


 

Da anni anzi da troppi anni governi ed  economisti  assieme al mondo  politico e dei media cercano di trovare la soluzione  o meglio un equilibrio tra spesa pubblica e benefic in termini di servizi  per la popolazione unita al contrasto all'evasione fiscale.


 Quest'ultima poi ha rappresentato la giustificazione per ogni disastro finanziario che ci vede ora con 2241 ( nuovo record assoluto) miliardi di debito pubblico .


 Le tesi esposte risultano sempre le stesse ed confortate  spesso da  argomentazioni infantili.


 Da una parte i sostenitori della maggiore spesa pubblica sostenuta da una forte lotta all'evasione ( chissà perché un caffè senza scontrino risulti maggiormente grave rispetto alle delocalizzazione fiscali ) che dovrebbe assicurare le risorse aggiuntive.


 Gli effetti di questa tesi sono ormai sotto gli occhi anche del più distratto cittadino. 

La risultante di questa spesa risulta  una pubblica amministrazione che eroga pessimi servizi e soprattutto non utili ai cittadini ne alle imprese che combattono la sfida del mercato globale  .


Evidente conseguenza della vera intenzione di dotare la P.A. di una maggiore dote finanziaria risulta dalla volontà di creare all'interno della stessa P.A.  società di gestione al fine di aumentare posti di lavoro e CdA che si traducono in consenso elettorale. 


La risultante comunque rimane la stessa : bassi servizi erogati  ( che implicano che il cittadino come le imprese si rivolgano a privati per otenere un servizio che dovrebbe essere garantito dal pagamento delle tasse ) ed in tempi biblici.



Al fine di evitare di parlare di principi teorici  senza alcun  riferimento  con la realtà economica 
si pensi ai quattro anni che una azienda del veronese ha dovuto  attendere per poter raddoppiare il proprio stabilimento ed procedere all'assunzione di oltre cento nuovi occupati ( solo quest'ultima " conseguenza"  avrebbe dovuto rendere assolutamente più veloci i tempi per le autorizzazioni ).


 Una vicenda analoga a quella di un'altra leader nel mondo della surgelazione alimentare  che attende sempre da quattro anni i permessi per un nuovo sito produttivo 

e conseguentemente la  creazione  di quasi un centinaio di nuovi  posti di lavoro.


 

La seconda tesi altrettanto esposta con argomentazioni infantili afferma che  un sistema economico con una minore tassazione ed quindi un minore monte tasse ( anche attraverso la flat tax * ) rappresenta la soluzione di tutti i problemi.

In questo sistema si afferma che il mercato come entità autonoma porterà nuovo sviluppo e benessere diffuso e garantirà equità e distribuzione di ricchezza e benessere .


 I primi , quindi , sostenitori di Keynes ancora oggi al fine di fornire nuovo ossigeno ad una ripresa economica che dopo otto anni tarda a ripartire mentre  secondi che anche nella deregulation intravedono la spinta alla crescita.


 Questi due grafici invece smentiscono entrambi.


Nel primo sono presenti le città con la maggiore pressione fiscale  legata alla tassazione 

aggiuntiva locale.


Il secondo le regioni con la maggiore fedeltà fiscale. 


Il semplice incrocio dei dati dimostra ( ovviamente in termini generali ma tali da indicare una tendenza ) che ad una Migliore gestione della spesa pubblica corrisponda una minore tassazione locale e contemporaneamente anche una minore evasione fiscale.


 In altre parole laddove il sistema istituzionale si è dimostrato all'altezza delle aspettative dei cittadini e delle imprese l'evasione risulta inferiore ed anche il ricorso ad una tassazione locale maggiore  viene meno.


Quindi non sarà Keynes o il liberismo sfrenato a decretare il successo economico o  ad offrire orizzonti di sviluppo per il futuro ma la sola Buona Amministrazione che avrà il compito di mettersi lei in relazione con i bisogni di cittadini ed imprese in un mercato in  continua evoluzione.


 Tornando alla realtà economica (perchè di dotte teorie assieme a esponenti della " intelligentia  economica " siamo veramente in eccesso di offerta ) si ricorda come in soli quattro i la Loacker di Bolzano  leader nel mercato dei dolci ha ottenuto la possibilità di un raddoppio del proprio stabilimento in provincia di Bolzano a pochi chilometri dal confine.


 Questo determina nell'immediato  una crescita dell'occupazione in loco unita ad una ricaduta positiva economica per tutto l'indotto assieme ad  un aumento del prodotto interno economico locale.


La buona amministrazione  quindi non dipende solo ed esclusivamente dalle risorse economiche ma soprattutto dal fattore umano .


Una volta quando si valutava il valore di una azienda veniva considerato anche il fattore  definito "  brand lovality"  indicato come  l'attaccamento delle maestranze nella loro accezione più ampia alla azienda ed ai prodotti espressione dell'azienda stessa. 


 Mi sembra che a Verona come in buona parte del nostro territorio nella pubblica amministrazione questo termine risulti sconosciuto.


 

Francesco Pontelli


 * chissà se i proponenti della flat tax conoscono  il principio sul quale si basa il mondo dell'economia nel suo complesso e non solo fiscale e cioè il "principio dell'utilità marginale decrescente del denaro" . 


 




18/07/2016


Che ci sia una volontà di sfruttamento delle debolezze sistemiche posso sicuramente crederlo. 

 

Al tempo stesso trovo francamente miope pensare che una classe dirigente possa credere di mantenere il proprio livello di agio e quindi delle proprie ricchezze riducendo in schiavitù finanziaria il popolo .

 

La lezione delle decime che ha visto il regnante poi sollevato dal popolo affamato dovrebbe insegnare qualcosa. 

 

Questo implica che una classe dirigente anche " oppressiva : tuttavia la immagino che sia in grado di avere una visione di medio e lungo termine. 

 

Affamare il popolo non rappresenta certamente la garanzia di mantenimento del proprio tenore di vita. 

 

Francesco Pontelli

 


 
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