Commento al convegno di Belluno di Aldo Mariconda
Postato da admin [08/11/2009 12:55]

Sono appena reduce dal convegno di Belluno, che ho molto apprezzato per la serietà dell'approccio a temi che non si ha più il piacere si vedere approfonditi nell'attuale dibattito politico italiano.
E' evidente come non esista più democrazia nei partiti italiani, dato e non concesso che le primarie per l'elezione del Segretario del PD lo siano se non accompagnate da altre iniziative che configurino un sistema democratico nella vita del partito. Ha comunque ragione Paolo Feltrin quando ha parlato di necessaria condizione per una democrazia interna o la reintroduzione della preferenza nella scheda elettorale o l'elezione primaria per la scelta dei candidati. Così come ha ancora ragione Feltrin nell'affermare che, se occorre più democrazia nei partiti - e non la determinazione delle liste elettorali fatta a tavolino dai capi partito - non è possibile avere i paraocchi per sognare il passato.

La democrazia va certamente ripensata. Io vorrei aggiungere due considerazioni:

Una su democrazia e partecipazione

L'altra sulla globalizzazione che è lo scenario in cui ci muoviamo e siamo condizionati.

Sul primo punto, vorrei ribadire che siamo e dobbiamo rimanere una democrazia rappresentativa. Il governo e il parlamento sono, in base alla Costituzione repubblicana, organismi rappresentativi dal popolo che ha diritto di voto, mentre il partito è uno strumento - ex Art. 49 - espressione del diritto d'associazione dei cittadini /per concorrere con metodo democratico a determinare la vita politica nazionale./
Il problema è di confini e di limiti: una cosa è lo strumento elettorale e l'approfondimento dei problemi, altro è il prevalere sugli organi costituzionalmente eletti. Vi sono stati tanti abusi nella storia della nostra repubblica e si è parlato tanto di partitocrazia.

Per fare qualche esempio concreto:

  * Al Comune di Venezia, prima del 1993 che segna la prima elezione  del Sindaco col nuovo e   attuale sistema direttamente dal popolo. Sindaco e  assessori di fatto avevano lo strano diritto di poter assumere in Comune ciascuno una quota di persone, in funzione del loro poter politico acquisito in base ai risultati elettorali del loro potere politico acquisito in base ai risultati elettorali  del partito rappresentato. Risultato: quando nel 1993 sono stato eletto in Consiglio comunale, vi era uno stuolo di uscieri e personale generico, privo di /skills /professionali, che di fatto era un costo per il Comune e quindi per la collettività.

Se questo ha portato al Nord qualche sovradimensionamento di organici, nel Sud ha creato i disastri di Catania, di Napoli, della Calabria, ecc., ecc., e non solo con i famosi forestali.


  * E' diverso discutere temi d'indirizzo politico e fornire un orientamento e approfondimento, dalla lottizzazione di ruoli a capo delle aziende partecipate e/o nei consigli delle stesse, dove il Sindaco deve esprimere un indirizzo e scegliersi gli uomini adatti ad implementarlo senza essere vincolato da criteri di tipo lottizzante. Così come è diverso nominare, a livello regione, un direttore ASL dal pretendere di condizionare la scelta dei primari ospedalieri.


In sostanza, il partito deve autodeterminare la sua area di competenza, senza lasciarsi tentare dall'intervento a 360°, come deve fissare o semplicemente come prassi virtuosa oppure con legge dello Stato una distinzione netta tra ruoli politici o di nomina politica, e ruoli diversi, tecnici o non. Quando cambia il Presidente degli Stati Uniti vi è una rivoluzione nei ruoli più vari, persino tra i Rettori universitari, ma è chiara e definita la competenza del Presidente. In Italia si è spesso invertita in passato questa funzione, con l'intervento dei politici e dei partiti su ruoli bassi e insignificanti,  se non solo sul terreno del consenso.


L'altro discorso riguarda la globalizzazione dei mercati e dell'economia seguita alla caduta del Muro di Berlino, oramai di 20 anni fa. Essa ha marcato, come si usava dire negli U.S., il  passaggio dal capitalismo al turbo-capitalismo. Tutti i tempi decisionali si sono accorciati, per rimanere competitivi.
Ricordo come già negli anni '70 Bruno Visentini, che era stato nella Costituente, soleva osservare come a suo avviso la Costituzione fosse stata troppo il frutto della naturale reazione al regime fascista. Il risultato è stato lo spezzettamento della capacità di decidere, la lentezza dei processi decisionali, la maggiore facilità di bloccare una decisione invece di prenderla. Qui ci sono di mezzo i partiti, ma anche il sistema bicamerale, la relativa debolezza del Presidente del Consiglio, la configurazione data alla Giustizia, la moltiplicazione delle competenze e degli organi, e così via.

Il problema è di rendersi conto che il /*decision making* /è un processo che deve rispettare la democrazia, ma anche essere */on time/*, in una realtà globalizzata dove da quasi 20 anni a questa parte l'Italia, non solo per questo, ha visto declinare sia la sua posizione competitiva e quella reddituale a livello di PIL pro-capite, specie nei confronti con gli altri Paesi EU.

Bisogna in sostanza che non ci limitiamo a ragionare solo con l'orizzonte di casa nostra. Si parla di declino relativo dell'Europa, e certamente ve ne sono le basi di fronte a paesi emergenti, a cominciare da Cina e India, ma /est modus in rebus/! A prescindere dalla crisi economica attuale e prima di questa, altri paesi europei si sono adeguati prima, non sono quelli scandinavi, Gran Bretagna e Olanda, ma anche Francia, Germania e Spagna. Non possiamo consolarci guardando alla nostra crisi congiunturale un po' meno peggio di quella degli altri. Abbiamo problemi strutturali a medio termine che, se non ci decideremo ad affrontare e risolvere, continueranno a farci perdere posizioni nelle graduatorie internazionali sulla competitività e il reddito.


Aldo Mariconda

 
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