Malessere diffuso e atti di guerra
Postato da admin [08/01/2015 21:32]

Malessere diffuso e  atti di guerra

 

Da tempo denunciamo una situazione di anomia, espressione di un malessere sociale diffuso a livello internazionale, dove prevale il turbo capitalismo finanziario;  europeo, per la crisi di una struttura istituzionale costruita malamente e vittima di regolamenti comunitari illegittimi, ahimè sin qui non sottoposti agli indispensabili correttivi, e in Italia, in particolare, per i dati inquietanti di ciò che sociologicamente indichiamo come il disagio sociale.

 

Se a tutto questo si aggiunge quanto accaduto ieri a Parigi con l'attacco di un gruppo organizzato  di estremisti islamici alla redazione del giornale satirico "Charlie Hebdot" con la  tragica scia dei 12 morti,  un autentico atto di guerra contro le libertà occidentali, la situazione assume tinte assai fosche.

 

Alla vigilia delle prossime elezioni in Grecia, squassata da una crisi economico sociale al limite della tenuta di sistema, a quella delle prossime elezioni presidenziali francesi, annunciate dalle fantasiose ipotesi del libro dello scrittore francese Michel Houellebecq di una deriva islamica della Francia nel 2022 e dalla programmata imminente giornata di protesta anti islamica a Parigi, considerando anche ciò che sta covando in seno alla società tedesca con i movimenti nazionalistici e anti immigratori  in rapida ascesa, il quadro complessivo di ciò che accade e può succedere in Europa desta molte e fondate preoccupazioni.

 

Siamo in presenza di un'Europa vecchia, stanca e sfiduciata, con tassi di natalità incapaci di garantire il ricambio generazionale é sottoposta all'onda d'urto irrefrenabile di milioni di giovani, affamati, prolifici, provenienti dall'Africa e dall'estremo oriente, con tassi di immigrazione dalle complicate situazioni di integrazione sociale, come quelle che si stanno sperimentando in Francia, Gran Bretagna, Svezia e nella stessa Germania.

Ricorderemo alcuni dati tratti da un'indagine del dr Netri evidenziati nel sito di Ticino on line (www.tio.ch): in Europa ci sono circa 20 milioni di musulmani, contando anche i milioni di musulmani nativi dei Balcani. Le maggiori concentrazioni sono in Francia 5 milioni, in Germania 4 milioni e in Gran Bretagna 2 milioni.
In Inghilterra predominano i pakistani e i bengalesi; in Francia, Belgio e Spagna sono più numerosi gli arabi; in Germania i turchi; ma in tutti i paesi europei, l'islam è fondamentalmente un miscuglio di persone provenienti da tutto il mondo musulmano.
La forte concentrazione di queste popolazioni potrebbe finire per moltiplicare la loro influenza. Oggi a Londra vivono 1 milione di musulmani, ossia un ottavo della popolazione.
Ad Amsterdam, i musulmani costituiscono più di un terzo dei credenti, superando i cattolici nonché tutte le varie confessioni protestanti messe insieme.

I musulmani dominano o mirano a dominare alcune importanti città europee, tra cui, per esempio, Amsterdam e Rotterdam in Olanda; Strasburgo e Marsiglia (e molti sobborghi parigini) in Francia; Duisburg, Colonia e i quartieri berlinesi di Kreuzberg e Neukölln in Germania; Blackburn, Bradford, Dewsbury, Leicester, East London e la periferia di Manchester in Inghilterra.
Questi luoghi, dato che l'immigrazione non si ferma e il potere elettorale e la consapevolezza politica dei musulmani aumentano, hanno un carattere sempre più marcatamente musulmano.

E la difficile integrazione, non riducibile all'auspicato e ragionevole meticciato culturale,  dovrebbe avvenire in un'Europa sempre più laicista, atea, che vive senza drammi la chiusura di migliaia di chiese, soprattutto cattoliche e protestanti, con punte elevatissime in Danimarca, Inghilterra, Olanda; un'Europa che, con la strage di Parigi, è sottoposta a questo autentico atto di guerra foriero di altre possibili manifestazioni di analoga violenza.

 

Per le nostre generazioni nate all'indomani della seconda guerra mondiale, cresciute nella costanza di decenni di pace, disancorate progressivamente dai valori fondanti dell'etica, nella nuova società della globalizzazione caratterizzata dal prevalere del pensiero nichilista e del relativismo morale, si tratta di sperimentare una fase totalmente nuova e diversa, lontanissima dai parametri ideologici su cui avevamo costruito le nostre certezze e le nostre speranze. Una situazione tanto più grave considerata la circostanza del permanere delle guerre in atto tra Siria, Irak, Libia e in molte altre parti del continente africano e all'interno della stessa Europa, dove continua l'irrisolto conflitto  russo.-ucraino, con flebili indicazioni e risposte da parte dell'impotente e  divaricata politica europea.

 

A tutto ciò va aggiunto il quadro sociale della realtà italiana, più volte descritto euristicamente in quella che ho definito la teoria dei quattro stati (la casta; i diversamente tutelati; il terzo stato produttivo; il quarto non Stato) che dagli ultimi dati statistici è così caratterizzata:

secondo i dati del Centro studi di Unimpresa, nel complesso l'area del disagio sociale tocca 9,21 milioni di persone nel terzo trimestre 2014 e ai 3 milioni di disoccupati, Unimpresa aggiunge i lavoratori con contratti a tempo determinato, sia part time (677 mila) che a tempo pieno (1,74 milioni), poi i lavoratori autonomi part time (813 mila) i collaboratori ( 375 mila) e quelli con contratti a tempo indeterminato part time ( 2,5 milioni). Sono circa 6,2 milioni di persone con incerte prospettive di futuro per il proprio lavoro.

 

Con un tasso di disoccupazione salito al 13,4 % contro l'11,5% dell'eurozona  e al 10% dell'UE e con quello della fascia giovanile di età compresa tra i 15 e i 24 anni al 43,9 % (dati ISTAT) la situazione è giunta al limite della sostenibilità e dell'equilibrio sociale.

 

A Roma, intanto, in Parlamento si discute di Italicum e di riforma del Senato, mentre la voce di noi popolari è sempre più indistinta, flebile e colpevolmente divisa.

 

Non è iniziato sotto i migliori auspici questo nuovo anno e servirebbe un forte riscatto delle coscienze e la messa in campo delle migliori energie morali, culturali e politiche.

 

Un impegno al quale vorremmo fornire ancora una volta il nostro modesto contributo.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Gennaio 2014

 

 

 


 
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