La nuova Provincia e la democrazia negata
Postato da admin [26/09/2014 23:36]

Dopo gli appelli  rivolti ai partiti , ai sindaci e ai consiglieri elettori per la nuova provincia, da parte di autorevoli esponenti del mondo economico e finanziario vicentino, di operare con unità e in unità di intenti, pur con la stonatura di un presidente della Camera di Commercio che  parla  affermando che "ora la politica non  c'entra più", dichiarazione per lo meno sorprendente in un paese  che si dichiara  democratico, pare  che la soluzione  sia  avvenuta proprio come  veniva  richiesto. Però, e spesso vi sono i "però", pur apparendo essere una voce stonata del coro, penso che  questo assemblaggio di così tante parti politiche diverse attorno ad un nome e non ad un programma che sia stato prima approvato e poi consegnato ad un leader, assomigli molto ad un  grande pasticcio  destinato, come quello accaduto in città di Vicenza  22 anni or sono e che nulla di buono abbia recato alla città se non  una legislatura singhiozzante, quella del 1990 al 1995 , seguita da un terremoto istituzionale  purtroppo, per lui, gravato soprattutto sulle spalle del buon Marino Quaresimin. Si dice sempre che la storia è maestra di vita. A me sembra che sia piuttosto un archivio dove si pongono le pagine delle cronache, che il tempo trasforma in storia, ma che ben pochi si azzardano di rispolverarle e rileggerle per trarne insegnamento. Il Ministro Giannini e i suoi collaboratori hanno scritto un libro chiamato "La buona scuola". La nuova provincia poteva  essere l'occasione per  scrivere una pagina di buona politica. Certamente anche con spirito unitario, ma non per salvare la sedia a qualcuno e tanto meno per alimentare l'ego di qualche altro. Ma per il bene  della cosa pubblica, questa è la missione della buona politica, che significa  cercare il bene delle persone. Nulla di questo è avvenuto. I media locali hanno, coscienziosamente e lodevolmente registrato l'affanno di questi giorni  di trattative mezze carbonare e più spinte a calcoli personalistici che  a definire linee programmatiche di comune interesse. Tutto l'impianto di questa nuova provincia italiana è  ambiguo. Se non servivano, e io sono del parere che ve ne fossero non poche di eccellenti e utili al proprio territorio e queste meritavano di proseguire nella  loro onesta fatica , andavano cancellate. Se servivano non potevano essere ridotte a semplice  contenitore di un qualche cosa  di indefinito, ancora , alla vigilia della loro  entrata in funzione, da precisare e impostare. Perfino la formula della elezione degli organismi  affidata a un voto di secondo livello e tradotta in una  circolare ministeriale che è un  trattato di incomunicabilità,  non  coincide  con  un impegno assunto  dal Governo di fare bene e presto. Ma tornando alle cose vicentine da quello che  si legge e da quello che raccontano alcuni bene informati, o meglio  presunti bene informati, se ne deduce che le idee, politiche, chiare, pare proprio che nessuno degli attori  le abbia. Magari  le hanno su altri  sentieri, ma non certo quelli della politica saggia e rispettosa  della sostanza della democrazia, che è sopratutto rispetto del bene comune e del rapporto/confronto tra i vari indirizzi politico-amministrativi. Non bastano le interviste colme di bei propositi (promesse) per convincere quei cittadini  che  sono attenti alle cose  della amministrazione pubblica, che  quello che   non si è fatto nella propria casa amministrativa, in diversi anni, venga fatto  nella nuova casa, e che, al contrario, non si persevera nel  fare rumore e combinar pasticci.

Una unità  esclusivamente formale, priva di un convincimento ideale ( parola che  a tanti oggi non piace ma che è l'essenza  della democrazia) porta  a formule più vicina al centralismo democratico, triste memoria del passato,  che  al rispetto dello spirito della nostra Magna Carta. Se questo quasi unanimismo  si formalizzerà con il voto,  dovrà essere riconosciuto ai così detti  dissidenti, a qualsiasi partito o movimento appartengano, al M5S  e alla Lega e anche quelli di Forza Italia che non si sono piegati a scelte personalistiche , il fatto di porsi  in posizione di contrasto a questo disegno,  garantisce  almeno sul terreno formale, la sopravvivenza   del concetto di democrazia.

Il processo di unità durevole e proficua, in politica, non si forma  per l'appello dei maggiorenti, pur importante  e significativo, ma per il convincimento  del popolo che, in una  democrazia ha lo strumento del voto per esprimere la sua volontà, seppur  delegato a soggetti terzi. Ma questi hanno il dovere morale di  rispettare il mandato  ricevuto. Non di ritenerlo proprietà privata.

Mario  Giulianati

Vicenza  25 settembre 2014

 

 

Pubblicato  dal 27/09/2014   su  www.ladomenicadivicenza.it

 

 

 


 
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