Povera Italia!
Postato da admin [07/10/2009 12:44]

Due fatti emblematici sono accaduti nei giorni scorsi: la terribile frana nella provincia di Messina, con oltre venti morti e diverse decine di dispersi e la manifestazione di Roma sulla libertà di informazione. Indetta formalmente dalla Federazione Nazionale della stampa, di fatto, è stata organizzata e gestita dal giornale-partito dell'"ingegnere svizzero" di Ivrea con il Corsera e dal sindacato della CGIL in compagnia delle ultime espressioni del giustizialismo d'antan.

Le urlanti  tricoteuses dipietriste unite a quel che resta del Partito democratico, un partito allo sbando e a rimorchio delle componenti più estreme della politica italiana, erano riunite tutte insieme per gridare contro il governo e il Presidente del Consiglio, appellato come "mafioso" e raffigurato in alcuni cartelli, da detenuto dietro le sbarre.

Ancora una volta, non potendo prevalere per via democratica e con il voto degli elettori, si fa appello alla piazza e si invoca il soccorso della magistratura. Ieri, quella inquirente milanese, di cui un suo esponente è oggi diventato un capo popolo senza ritegno di insultare il Presidente della Repubblica; oggi, quella rappresentata dalla Corte costituzionale di cui si attende con crescente e spasmodica curiosità il prossimo verdetto. E intanto, come un orologio svizzero,arriva la sentenza del tribunale civile di Milano che, ricompensa De Benedetti e mette a terra la Fininvest. Insomma Berlusconi a casa e vai con il governissimo…….

Meno male che in quella piazza non sono intervenuti i sindacati della CISL, UIL, UGL e i centristi dell'opposizione, l'UDC, residua riserva democratica in attesa di un PD che ritrovi, con e dopo il congresso, il ben dell'intelletto e una riacquistata capacità di giudizio autonomo, in linea con la migliore tradizione di un tempo antico, non a caso evocato da Napolitano nel suo viaggio nelle terre del Sud.

Povera Italia! Paese spaccato, ormai privo di una reale alternativa democratica e di governo ad un centro destra maggioritario, costretto a gestire l'onere dell'esecutivo senza un'opposizione in grado di dialogare, perché egemonizzata dalle forze più retrive di uno sciagurato giustizialismo senza senso.

C'è da augurarsi che i cinque giudici costituzionali ancora incerti sul Lodo Alfano possano esprimersi in piena libertà, guidati dallo stesso spirito saggio con cui il Presidente della Repubblica promulgò il lodo Alfano. Se ciò non avvenisse, cupi scenari potrebbero apparire nella vicenda politica italiana.

E tutto ciò accadeva nel momento in cui un devastante nubifragio tropicale faceva scendere quantità enormi d'acqua e di fango che, in una notte da tregenda, hanno distrutto alcuni paesi della martoriata Sicilia.

Eventi meteorici inconsueti si uniscono all'incuria e alle pesanti responsabilità degli uomini che, senza cervello, hanno costruito in aree fluviali a rischio certo; cementificato a dismisura terreni così impediti a svolgere la naturale funzione filtrante, disboscamenti irrazionali dei monti, mentre appare sempre più evidente la fragilità di ecosistemi per la cui  messa in sicurezza, a detta di Santo Guido Bertolaso, occorrerebbero non meno di 25 miliardi di euro.

Non sono bastate le conclusioni cui giunse a suo tempo la Commissione De Marchi nel 1970 e le linee guida elaborate per le Autorità di bacino dal Prof.Claudio Datei che, agli inizi egli anni'80, denunciava la situazione idraulico forestale del Paese con queste parole: " Ecco, dunque, come l'imponente domanda di spazio e di risorse rivolta al territorio fisico ne abbia modificato l'assetto idraulico: col consenso, naturalmente dei vari Enti territoriali preposti alle approvazioni, ma con scarsa o nessuna attenzione agli aspetti idraulici indotti col risultato finale, accumulandosi gli effetti di un insieme di interventi anche di non grande misura, d 'una trasformazione delle condizioni di stabilità e di deflusso anche di notevole rilievo ed, in qualche caso, con esiti disastrosi""

E neppure l'applicazione a corrente alternata della legge n.183 del 18 Maggio 1989 ha potuto mettere in sicurezza il  territorio italiano.  "Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni", per dirla con Leo Longanesi, in Italia siamo sempre e ancora qui a contare morti e distruzioni dopo che accadono fatti largamente previsti e da tempo denunciati.

Ora veramente non è più tempo di rinvii e sarà l'ennesimo banco di prova, dopo Napoli e il terremoto abruzzese, per un governo costretto a rivedere il suo programma, ahimè, in una situazione politico parlamentare che non lascia presagire nulla di buono.

Speriamo che la maggioranza politica espressa dagli italiani e l'ottimismo della volontà del capo del governo non vengano meno, nel momento in cui il Paese reclama il massimo di unità .  E' tempo, infatti, di governare e non di inseguire i sogni disperati dei contestatori abituali, richiamati in piazza con alterna  frequenza .

 

Don Chisciotte- radioformigoni, 5 ottobre 2009

 

 
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