Noi votiamo la Kanzlerin
Postato da admin [01/10/2009 09:29]

"Noi votiamo la Kanzlerin": così dichiaravano i cartelloni elettorali alla vigilia del voto in Germania. E così è stato. La Germania ha votato, affidando il proprio futuro ad una rinnovata coalizione tra democristiani e liberali. Una coalizione storica, che ha guidato spesso la Germania in momenti di trasformazione e rinnovamento.

I giornali italiani hanno prontamente sfoggiato titoli quali "svolta a destra", oppure "vittoria della destra". Nulla di più sbagliato. Hanno interpretato il voto tedesco pensando alla politica italiana.

In Germania non esiste la destra. E fino a pochi giorni fa, neppure la sinistra. Sono invece sempre esistiti, sostituendosi nella responsabilità di governo, il centro ed il centrosinistra. Il centro ha una grande anima schiettamente cristiana che abbraccia cattolici e protestanti in un unico progetto politico, ed una piccola ma agguerrita coscienza liberale che difende le libertà civili ed economiche. Il centrosinistra invece è nato operaio e sociale, per poi diventare sempre più democratico, internazionale ed ecologista. Una svolta a destra non è possibile: la destra non esiste. Piuttosto, con queste elezioni è nato qualcosa di veramente nuovo per il panorama politico tedesco: la sinistra.   

Ma procediamo con ordine, la virtù dei nostri vicini d'oltralpe. Cosa è successo davvero  in Germania? Fondamentalmente, tre cose.

I liberaldemocratici hanno ottenuto un successo incredibile, storico, pari al 14,9%. Mai hanno raccolto tanto consenso, neppure sotto la guida di Dietrich Genscher. Solo nel 1962 i liberali seppero ottenere il 12,8% dei voti. Ma tradizionalmente i liberali consideravano un risultato superiore al 9% un successo, e spesso si dovettero accontentare solo del 5%-7% . Adesso i liberali debbono dimostrare di essere all'altezza della fiducia accordata. La capacità di criticare con precisione ed ironia gli sprechi del governo deve tradursi in capacità di amministrare meglio, con efficienza ed agilità. Guido Westerwelle dovrà tenere a freno il suo sarcasmo corrosivo e mettere il suo talento oratorio al servizio del compito di ministro degli esteri. Questa è una grande opportunità. La Germania è importante, anche grazie alle generosità degli aiuti internazionali. Un ministro capace di promuove con convinzione l'etica ed i benefici concreti del mercato sociale tedesco, riuscirà a moltiplicare l'impatto di questi aiuti nella trasformazione dei paesi in via di sviluppo.

L'altra novità è il successo della "Linke", letteralmente la sinistra. Nato dall'unione tra la personalità vulcanica di Oskar Lafontaine con l'organizzazione degli ex-comunisti della DDR , questo nuovo partito ha raccolto il 11,9% dei consensi. Ma soprattutto ha rotto gli equilibri della politica tedesca ed introdotto un concetto inedito, quello di una sinistra con posizioni nettamente critiche nel confronto del libero mercato, della globalizzazione e dello sviluppo economico. Questo partito, che chiede l'uscita della Germania  dalla NATO, ha saputo uscire dal ghetto della Germania dell'est, per raccogliere consensi in tutto il paese. Sarà un cambiamento duraturo? Oppure è soltanto frustrazione nei confronti del centrosinistra? I socialdemocratici hanno pagato il prezzo di troppi anni al governo. Il partito deve ritrovare il profilo, l'aggressività e l'agilità che solo all'opposizione si riescono ad apprendere. La partita tra socialdemocratici e la sinistra è aperta, e sarà decisiva: il centrosinistra con una tradizione moderata cederà il passo ad una sinistra rabbiosa? Oppure riuscirà a recuperare il terreno perduto ed ancorare la Germania al bipolarismo responsabile tra centro e centrosinistra?  I socialdemocratici hanno dalla loro parte una lunga tradizione, una profonda cultura politica e soprattutto nuove generazioni di politici pronte ad impegnarsi per il paese. Devono trovare il coraggio per affrontare i grandi temi di domani, per tornare ad essere un partito riformatore ed innovativo.

Infine, fatto del tutto trascurato dalla nostra stampa ma non per questo meno importante, il consenso dei democristiani in Baviera, organizzati nel partito locale CSU, è crollato: dal 49% a soli 42,6%, quando sono ancora vivi nella memoria gli anni in cui si superava il 50% con tranquillità e perfino il risultato storico del 61% nel 2003! Senza questo tracollo in Baviera, l'unione democristiana di CSU e CDU avrebbe sicuramente tenuto il proprio consenso oltre il 34%. Le difficoltà di questo partito locale nascono da un grave deficit di democrazia al suo interno. I partiti politici tedeschi hanno strutture formali, statuti e meccanismi democratici per la scelta dei vertici. In Baviera, anni di prosperità economica e di ampio consenso tra gli elettori hanno rinsecchito il dibattito interno del partito e reso opache le decisioni in merito alle persone ed agli indirizzi politici. Defezioni, sterili rivolte e scandali personali sono stati il risultato. Ed oggi la punizione degli elettori. La CSU deve riscoprire le proprie radici popolari, e la disciplina di un partito che dal il giusto peso ai suoi iscritti.

In breve, in Germania c'è stata una vittoria del centro ed una sconfitta del centrosinistra. Decisivi per la vittoria del centro sono stati i liberali, premiati per un'opposizione intelligente e per una riconosciuta competenza in materia economica. La sconfitta del centrosinistra ha dato spazio ai verdi, ma soprattutto ad una vera e propria sinistra, mai prima così presente sulla scena politica. Caso unico è invece il crollo di fiducia nella CSU. E questo nonostante l'opera brillante di Karl Theodor Guttenberg, astro nascente della CSU . 

Alla fine, per noi è importante una saggia gestione dell'economia tedesca. L'Italia nel 2008 ha esportato in Germania beni per circa 48 miliardi di Euro, pari al 12,8% del nostro export complessivo. L'impatto sul PIL, considerando anche l'indotto, è decisivo. Senza considerare gli introiti generati dal turismo: i tedeschi sono e rimangono tra i più fedeli ed appassionati estimatori del bel paese.  Insomma, la Germania è il nostro migliore cliente, ed è nel nostro interesse che continui a crescere e prosperare al centro dell'Europa.

 Un governo "nero-giallo" è probabilmente quanto di meglio potessimo sperare per l'economia, quella tedesca come pure la nostra. In questi giorni democristiani e liberali sono impegnati nella formazione del governo. Un passaggio obbligato è la stesura del "contratto di coalizione" che fissa gli obiettivi condivisi da entrambi i partiti e definisce il programma di governo. Nonostante il nome, non è un vero contratto con strumenti di sanzione, ma piuttosto una dettagliata dichiarazione d'intenti. È comunque uno strumento importante, che crea un vincolo concreto tra i partiti e trasparenza con gli elettori. Angela Merkel dovrà soddisfare molte richieste dei liberali, usciti trionfanti dalle elezioni. Ma questa sarà per lei un'ottima scusa per attribuire alla forza dei liberali proprio quelle riforme che lei stessa avrebbe voluto iniziare, ma per le quali non ha potuto raccogliere sufficienti consensi durante la grande coalizione con i socialdemocratici.  Ancora una volta, la Kanzlerin Merkel si trova nella situazione di poter lavorare nel suo modo preferito: silenziosamente, da dietro le quinte. 

Michael Cortelletti

 

 

 

 
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Postato da [01/10/2009 09:29]
Finalmente qualcuno spiega chiaramente i fatti in Germania. Grazie Giorgio
 
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