Lettera a tutti gli amici del popolarismo e del pensiero democratico - cristiano
Postato da admin [05/07/2013 22:44]

Ai costituenti l'"Associazione Democrazia Cristiana"

Ai partecipanti al 19° Congresso della Democrazia Cristiana

A tutti gli amici del popolarismo e del pensiero democratico - cristiano

 

LORO SEDI

Roma, 5.VII.'13

 

Gentile amiche e cari amici,

 

l'onda lunga di motivazione alta e consapevole, apertasi lo scorso novembre con la celebrazione del 19° Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana, avrebbe meritato, e ci aveva fatto sperare, una "esplosione" rapida e ricca di visibilità che, nel corso di questi sette mesi, è venuta riducendosi e acquietandosi.

Rallentamento e affievolimento dovuti non a nostra né a vostra debolezza o inettitudine ma, alla inattesa e virulenta aggressione subita da questa nostra impresa ad opera di numerosi e pervicaci interessi ostili: all'idea del risorgere di una politica per l'Italia alta e armonica per valori e competenze, capace di togliere peso e potere, all'attuale economia senza trasparenza, all'attuale gestione senza responsabilità, all'attuale politica senza anima.

Aggressione e ostilità che si sono tradotte in iniziative giudiziarie ancora oggi in fase di svolgimento. Non ne abbiamo atteso passivamente la risoluzione, né ci siamo intimoriti: abbiamo invece deciso di reagire lucidamente e senza precipitazione.

Il punto di arrivo di tale iniziativa è rappresentato dalla giornata del 26 giugno appena trascorso, nella quale è stata costituita ufficialmente, con solenne atto notarile, l'"Associazione Democrazia Cristiana", che degli ideali e degli obiettivi dichiarati dal 19° Congresso assume pienamente il testimone mentre, in parallelo, continua la nostra azione sul piano giudiziario.

Consapevole e ulteriormente rinsaldata, la nostra azione di democratici cristiani riprende il suo cammino e va nella direzione decisa dal congresso, offrendo agli italiani una proposta di largo e profondo orizzonte per il futuro del nostro Paese.

 

L'economia italiana vive un periodo follemente dominato dalla finanza invece che dall'impresa e dal lavoro. E' una economia, si dice, di libero, anzi liberissimo, mercato: così libero che tutti, oggi, in Italia, possono "fare affari": comprare e vendere imprese, comprare e vendere lavoro, comprare e vendere titoli, venire in Italia a cercare lavoro o andare a trovarlo all'estero, chiedere alle banche finanziamenti e riceverli oppure non riceverli ……… contando su una legislazione inadeguata per provvisorietà e scoordinamento strategico.

Mai stata, in Italia, tanta "libertà", tanta concorrenza, mai stata tanta competitività. Ma selvaggia. "Vinca il migliore, e, alla lunga, vedrete, circolerà tanta ricchezza e si creeranno tante opportunità per tutti". Così si dice da venti anni. Disastrosamente. Politica, finanza e persino università, in parte preponderante, si sono di fatto alleate in questo "fronte della libertà".

 

Ebbene, l'Associazione Democrazia Cristiana non è fatta per chi ama un tale concetto di economia: il pensiero democratico cristiano crede in una economia profondamente diversa, al cui centro non sono finanza e profitto ma impresa e lavoro. Difende l'imprenditore capace di creare ricchezza effettiva e non lo speculatore che produce variazioni di borsa e ricchezza fittizia. Vuole che la comunità civile, attraverso lo Stato che la rappresenta e ne gestisce la ricchezza, entri a sua volta con "libertà" nel mercato regolato da leggi che garantiscano efficienza ma anche etica e preminenza del bene comune, come del resto la nostra Costituzione esplicitamente prevede.

Il lavoro, poi, è finito, nell'attuale sedicente "economia di libero mercato", per essere considerato non il cuore dell'economia ma un semplice fattore produttivo fra gli altri. Un elemento da utilizzare, arbitrariamente, come strumento congiunturale per una competitività drogata in cui mobilità, cassa integrazione e licenziamento seguono le esigenze del profitto di breve periodo, a spese di una collettività cui peraltro si continua a chiedere di "socializzare le perdite".

L'Associazione Democrazia Cristiana non è fatta per chi ama un tale "mercato" del lavoro: ma per chi considera il lavoro diritto e dovere primo e assoluto della persona umana, dono biblico alla vocazione altissima dell'uomo, tradotto nella Costituzione italiana in termini esplicitamente vincolanti, e organizzato in impresa come comunità di cointeressati.

 

La medesima logica di "libero, anzi liberissimo mercato" in questi ultimi venti anni ha sostenuto che, per dare a tutti un lavoro, occorre che i giovani studino ingegnandosi a scegliere le scuole che vogliono, anch'esse ormai sempre più competitive e sempre più lontane dalla missione formativa.

Anche con la scuola si possono fare profitti. Ma il messaggio dell'Associazione Democrazia Cristiana non è fatto per chi concepisce in tal modo la missione dello Stato rispetto ai sistemi formativi. La scuola è libera: lo dice la nostra Costituzione. Costituzione che proprio noi, cattolici e democratici cristiani, abbiamo scritto e voluto: la scuola "è libera", e tanto davvero vogliamo. Ma non vogliamo affatto che lo Stato dimentichi l'altro precetto, anch'esso voluto e scritto da noi cattolici democratici cristiani: lo Stato ha il dovere di garantire che tutti gli italiani abbiano effettivamente il diritto di raggiungere i più alti livelli di istruzione, compresa quella universitaria.  Obiettivo incompatibile con la logica dei numeri chiusi e con quella dei costi di mercato. Il confronto fra sistemi formativi deve essere affidato alla qualità dell'offerta formativa proposta ai giovani per la crescita della loro personalità e professionalità: questo compito lo Stato non può delegarlo al libero mercato.

 

Tutto ciò è necessario affinchè i grandi valori di libertà non siano, ancora una volta, confusi con la libertà di lasciare che i forti schiaccino i deboli e i ricchi depredino i poveri: ma siano ricchezza di opportunità autenticamente diffuse a tutti, affinchè effettivo sia il diritto di ciascuna persona a vivere la dignità di cittadinanza e la solidarietà sociale, da un lato svolgendo con diligenza i propri doveri e dall'altro esigendo con serenità i propri diritti.

Non è democratico - cristiano, e non è costituzionale, che un cittadino italiano con la residenza in Piemonte si veda negare le prestazioni sanitarie garantite ad un altro cittadino italiano residente in Veneto. Questo è il tradimento oggi perpetrato, nei confronti della Costituzione italiana e dello spirito sano delle autonomie, da una concezione drammaticamente burlesca del federalismo. Come potrà mai attuare il federalismo chi non è stato capace di vivere con efficienza e partecipazione le autonomie?

 

Gentile amiche e cari amici, l'Associazione Democrazia Cristiana, per la sua rinnovata scommessa sull'Italia, non porta con sé né slogan tonanti, né scheletri negli armadi, né santuari propiziatori. Vuole avere con sé, semplicemente ma potentemente, il passato gigantesco dei nostri padri, di Sturzo, De Gasperi, La Pira, Dossetti, Mattei, Moro, Fanfani, Vanoni e di tanti altri, che nei primi quarant'anni della Repubblica fecero l'Italia grandissima, prospera e solidale. Oggi riprendiamo il cammino proprio da dove lo avevamo interrotto, sulla linea dell'insegnamento di quei padri e da quello che fu il periodo meno felice di quella fase della nostra storia, soprattutto dopo la scomparsa di Aldo Moro.

Due pegni diamo oggi agli italiani mentre questo cammino riprende. Il primo, costituito dalle proposte contenute nella relazione e nel dibattito  del 19° Congresso della Democrazia Cristiana, e qui sinteticamente richiamate. Il secondo, è l'invito, a tutti gli italiani che decideranno di "entrare in casa nostra" che è anche casa loro, a controllare e vigilare fin da subito che i nostri stessi comportamenti personali, nell'esperienza democratica e partecipativa che oggi inizia, sia la prima testimonianza della credibilità che garantiamo agli italiani sulla nostra proposta di rinnovamento della politica.

Auspichiamo che in ogni comune d'Italia ci sia fin da oggi chi - giovani e anziani, ragazze e ragazzi, semplici lavoratori e quadri dirigenti - voglia incarnare la nuova sfida civile e politica abbracciando questi ideali.

Vostro,

 

                                                                                            Gianni Fontana

 

 

Fontana Galli e associati

Roma 00187 - Piazza Mignanelli, 3

Tel. +39.06.69203411 - Fax +39.06.69203412

www.fgalex.it

 

 
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