Sul caso del "soldato Galan" e del Pdl veneto
Postato da admin [14/08/2009 14:21]

 

Il dibattito-scontro permanente che si svolge nel Veneto, come a livello nazionale, tra Pdl e Lega, ruota intorno alle candidature alla guida delle regioni del Nord nelle prossime elezioni  del Marzo 2010.

In particolare è l'alternativa tra guida del Veneto e/o della  Lombardia quella che sembra più caratterizzare questo durissimo confronto.

Roberto Formigoni sembra meglio attrezzato a sostenere l'urto leghista, in una Regione in cui il Pdl mantiene ancora un forte differenziale di consenso dal partito del Senatur. E, d'altronde, non sono mancati frequenti pronunciamenti del Cavaliere e dello stesso Bossi a favore del " governatore a vita".

Formigoni, inoltre, dispone di un consistente supporto politico personale, dentro e fuori del Pdl in terra lombarda e a livello nazionale, potendo contare non solo sulla realtà di Reteitalia, ma di un sistema di pesi e contrappesi tra le diverse espressioni del potere lombardo di cui il governatore ha saputo rappresentare sin qui un punto di sintesi di estremo equilibrio condiviso.

Meno solida appare la posizione di Giancarlo Galan. Non solo perché lo scontro, molte volte al limite della rissa, con la Lega è pressoché permanente, ma anche perché il governatore del Veneto, provenendo direttamente dalla scuderia della dirigenza berlusconiana, è meno attrezzato sul piano della struttura partitica.

Si aggiunga il mancato ricambio nel Veneto, a differenza di ciò che avviene in Lombardia, di una dirigenza che è sopravvissuta pressoché integra e permanente nei gangli essenziali della burocrazia regionale.

L'immagine, infine, che ne risulta a livello complessivo è quella di un potere chiuso, arroccato su alcuni uomini forti e intoccabili attorno ai quali si è costruito un sistema di alleanze e di amicizie che risulta evidente nelle decisioni che vengono assunte ai diversi livelli delle politiche economiche e delle scelte concrete sul territorio. Dalla sanità ai lavori pubblici, spartiti e suonatori sono quasi  sempre gli stessi.

 Ora la Lega si sta rivelando agli elettori veneti, in assenza, peraltro, di una dialettica vera all'interno del Pdl, dove lo scontro è fatto  più sottotraccia, ambiguo e con metodologie alquanto ipocrite, come l'unica alternativa di potere autentica allo strapotere consolidato degli aficionados galaniani.

Situazione insomma assai  diversa quella che si vive nel Veneto rispetto a quella lombarda.

In generale, sono convinto che il ricambio democratico sia sempre un buon antidoto ai rischi fisiologicamente connessi alla permanenza prolungata delle dirigenze negli stessi ruoli e con sempre più consolidato potere dei capi senza alternative. Questo vale in ogni consesso democratico e in tutte le latitudini.

Sono e saranno in ogni caso gli equilibri tra e dei poteri in Veneto come in Lombardia che determineranno alla fine le scelte.

Constato che la situazione più squilibrata oggi appare quella del Veneto.

Essa è aggravata dalla realtà di un partito bloccato dalle norme transitorie dello statuto che impediscono, di fatto, non solo scelte operate e condivise dal basso delle rappresentanze, ma la stessa dialettica democratica che, infatti,  langue e si riduce ai segnali di fumo che provengono dalle interviste di questo o quel personaggio più o meno autorevole del Pdl, perché tanto, alla fine, sarà  Berlusconi a sciogliere ogni nodo.

Il tutto reso ancor più complicato dall'avvenuta confluenza di AN con FI nel Pdl e con la rappresentanza della componente di ispirazione democristiana ridotta all'irrilevanza e all'impotenza politica.

Galan fa bene a rivendicare la sua legittima, ancorché inusuale per la storia della stessa nostra regione, aspirazione al quarto mandato, facendo leva sul dato incontrovertibile di una riconosciuta capacità del fare. Una capacità declinata con le realizzazioni del passante di Mestre, del rigassificatore di Rovigo, dell'avanzamento nei lavori del MOSE. Insomma  quelle concrete faccende su cui il prestigiatore prof Paolo Costa proporrebbe di costruire una possibile nuova maggioranza Pdl-PD in barba alla Lega.

Gli è che senza l'appoggio della Lega, pensare ad alleanze di nuovo conio nel Veneto moderato, vorrebbe solo dire prenotarsi al suicidio politico. A meno che, nei retro pensieri del governatore veneto, non ci sia la velleitaria aspirazione ad assumere nel nord il ruolo di Miccichè col suo partito del Sud. In quel caso in discussione sarebbe la stessa tenuta del Pdl nel Veneto. Un evento nemmeno troppo nascosto nella replica di Galan alle interviste agostane di quelli da lui definiti "incauti piromani", che hanno provocato "questo incendio estivo nelle praterie o nei boschi della politica veneta, o forse anche nazionale"

 

Meglio sarebbe se nel Pdl si cominciasse a discutere democraticamente, anche se gli organi previsti dallo statuto, di fatto, si riducono ai coordinatori, missi dominici romani  che rappresentano, al di là del rispetto della formuletta magica del 70/30, assai poco delle realtà territoriali locali, provinciali e regionale.

Ecco perché continuiamo a richiedere elezioni primarie per la scelta dei candidati alle prossime elezioni regionali e, perché no, anche per la scelta del candidato del  Pdl alla guida della regione.

Penso che Galan ne avrebbe tutto da guadagnare e se, concorrenti interni, occulti o palesi avessero voglia di confrontarsi, si facessero avanti a misurarsi con gli iscritti e gli aderenti al Pdl del Veneto.

Dopo e solo dopo un confronto serio con la Lega, che non potrà non tener conto degli equilibri complessivi delle diverse realtà regionali, si potrà fare e decidere insieme le migliori soluzioni che saranno, in ogni caso, frutto di un compromesso condiviso.

Velleitaria appare, invece, la tattica, come quella avviata sulle pagine del " Corsera" in questi giorni d'agosto, di ricorrere alla voce di garruli  usignoli che cinguettano suadenti verso il PD, quando meglio per tutti sarebbe definire al più presto un serio accordo con la Lega.

Ma questo richiederebbe la realtà di un Pdl che, con molta probabilità, non ci sarà dato modo di sperimentare nel tempo breve, anche se, ne siamo certi, questa situazione di cesarismo impotente non potrà durare senza implodere dopo le prime sconfitte.

La situazione del Pdl nel Veneto è particolarmente inquietante.

Se Forza Italia, all'origine, era riuscita a far prevalere la componente di ispirazione liberal radicale dei Galan e Migliorini e socialista della Sartori, con la fine ingloriosa di quella democristiana tenacemente difesa  da Giorgio Carollo, con l'ingresso nel Pdl di AN e l'applicazione coatta della formula 70/30, si è creata una paradossale situazione nella quale il partito che raccoglie la maggior parte dei voti moderati dei veneti, in larga parte già democristiani, è oggi  egemonizzato dalle componenti culturali storicamente marginali della cultura politica del Veneto.

Una situazione paradossale  che non potrà durare se non si troverà quel giusto riequilibrio in cui la componente di ispirazione cattolica e democristiana possa essere degnamente rappresentata a tutti i livelli. Tema che vale non solo per il Veneto, ma anche in campo nazionale, se, finalmente, qualcuno avesse il coraggio di raccogliere la sfida  che con assai più netta determinazione viene portata avanti ogni giorno da Gianfranco Fini in prospettiva post  berlusconiana.

In caso contrario, non basterà più il carisma del Cavaliere e nuovi scenari si  apriranno nel Veneto come in altre parti dell'Italia.

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Agosto 2009

 

 
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