LE NUOVE PROVINCE
Postato da admin [02/11/2012 23:52]


Pubblichiamo l'articolo del quotidiano La Stampa (www.stampa.it) che illustra le variazioni e le problematiche sul riordino delle Province da 86 a 51 (Dl 31.10.2012).

 

Le novità dal 2014. A novembre si voterà per le amministrazioni. I presidenti: forzature territoriali

 

Il Governo ha ridotto drasticamente il numero delle Province italiane, portandole - nelle Regioni a statuto ordinario - da 86 a 51, comprese le 10 città metropolitane. Dopo il decreto legge di riordino approvato oggi a Palazzo Chigi, l'esecutivo si è detto soddisfatto, tant'è che al termine della riunione del Cdm, i ministri Patroni Griffi e Cancellieri hanno sottolineato che la «riforma si ispira ai modelli europei, dove ci sono tre livelli di governo». Inoltre, hanno ribadito, il decreto consente, in pieno spirito di spending review, di razionalizzare le competenze, in particolare in materie specifiche per le Province, come la gestione delle strade e delle scuole. 

 

Per il riordino delle Province delle Regioni a statuto speciale «vedremo in futuro - ha aggiunto Patroni Griffi - visto che la legge sulla spending review concede a questi enti 6 mesi in più di tempo, a parte la Sardegna, che è già passata da 8 a 4 e la Sicilia, che in questo momento è impegnata su altro». 

 

GIUNTE PROVINCE - Dal primo gennaio prossimo saranno soppresse e il Presidente potrà delegare l'esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri provinciali. 

 

CITTÀ METROPOLITANE - Dal primo gennaio 2014 diventeranno operative (si tratta di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) e andranno a sostituire le Province nei maggiori "poli urbani" realizzando così, sottolinea il governo, «il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e tuttavia rimasto finora incompiuto». 

 

COMMISSARI AD ACTA - Per rendere effettiva la riorganizzazione delle Province, senza altri interventi legislativi, il governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati e adempimenti preparatori «garantiti dall'eventuale intervento sostitutivo di commissari ad acta». 

 

DIVIETO DI CUMULO DEGLI STIPENDI - Il decreto prevede il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi provinciali e comunali. Contestualmente viene confermata l'abolizione degli Assessorati. Gli organi politici dovranno avere, inoltre, sede esclusivamente nelle città capoluogo. 

 

NUOVE PROVINCE ATTIVE DAL 2014 - L'effettivo riordino delle Province entrerà in vigore dal 1 gennaio 2014; a novembre 2013 dovranno tenersi le elezioni per decidere i nuovi vertici (che, come nuovo ente di secondo livello, secondo quanti previsto dal decreto Salva-Italia, potranno esprimere un consiglio provinciale e il presidente della Provincia, con la relativa soppressione della Giunta). 

 

RICORSI - Sui ricorsi - ce n'è ad esempio uno pendente in Consulta, il 6 novembre prossimo, sollevato dalle Regioni in tema di sistema elettorale per le nuove Province - Patroni Griffi ha ribadito la volontà del governo di andare avanti «con il nostro timing perché crediamo nella legittimità degli atti». 

 

L'IRA DEI TERRITORI  

L'approvazione del decreto legge di riordino delle Province provoca un fuoco di fila di accuse e polemiche dai territori, che giudicano il provvedimento, al di là delle inevitabili rivalità territoriali, con toni decisamente negativi. Il tutto contro la volontà dell'esecutivo, ben espressa l'8 agosto scorso con il decreto 95, che fissava la necessità di riorganizzare gli enti «al fine di contribuire al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica imposti dagli obblighi europei necessari al raggiungimento del pareggio di bilancio». L'Unione delle Province d'Italia (Upi) è decisamente critica. Il presidente Giuseppe Castiglione critica le «forzature fatte su alcuni territori», disapprovando la decisione di voler cancellare le giunte dal prossimo gennaio. Quasi polemico il suo vice Antonio Saitta, secondo il quale «la volontà di voler cancellare l'elezione da parte dei cittadini degli organi di governo delle Province risponde alla stessa impostazione autoritaria e a nessun altra logica».  

 

I FRONTI CALDI: VARESE, PRATO, TERAMO, AVELLINO E IL PIEMONTE  

Fa appello direttamente alle origini lombarde del premier Mario Monti il presidente della Provincia di Varese (annessa a Como e Lecco) Dario Galli: «Rileviamo con grande delusione che il varesino Mario Monti non riesce a cogliere l'assurdità di accorpare una provincia di quasi un milione di abitanti come la nostra di Varese, senza tenere minimamente conto delle sue peculiarità», spiega l'amministratore del Carroccio. Contro l'accorpamento di Prato, Pistoia e Firenze lancia i suoi strali Filippo Bernocchi, assessore del Comune di Prato e membro dell'ufficio di presidenza Anci. «Non ha alcun senso logico, istituzionale o economico - spiega - immaginare una Città metropolitana (Firenze) con un'estensione così ampia» e contro questo scenario sollecita il governo a «rivedere la propria posizione in Parlamento». Originale, rimanendo in Toscana, la protesta del sindaco di Prato, Roberto Cenni, che ha concesso un'intervista presentandosi seduto, nella piazza del Comune, sul wc di un bagno di proprietà del Municipio per protestare contro la decisione di far rientrare Prato nella Città metropolitana di Firenze. 

Il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, critica l'accorpamento con l'Aquila, osservando che, pur non essendoci «nessuna pregiudiziale nei confronti dei fratelli aquilani, non c'è dubbio che con questo decreto il territorio provinciale perderà numerosi presidi istituzionali e la città di Teramo lo status di capoluogo». Al coro di proteste si accoda da Perugia (che insieme a Terni costituirà l'unica Provincia dell'Umbria) il presidente della Provincia e di Upi Umbria, Marco Vinicio Guasticchi, che parla di «solita politica dei "pannicelli caldi"», aggiungendo che «sulle Province si va giù con l'accetta e non si pensa al destino dei dipendenti e alle ripercussioni sulla vita dei cittadini in termini di servizi primari e situazioni alternative». Di norma «devastante» parla Cosimo Sibilia, presidente della provincia di Avellino (accorpata a Benevento). «Altro che risparmi, in questo modo si creano solo problemi. Non solo: alla Provincia di Avellino - denuncia l'amministratore campano - è stato confermato il taglio di 5,5 milioni di euro sul bilancio corrente, con conseguenze notevoli sull'erogazione dei servizi». 

Al coro degli indignati si è aggiunto infine anche il governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota: «purtroppo quello che avevo detto ai presidenti di Provincia e ai sindaci si è puntualmente verificato», ha detto l'esponente leghista. «Che senso ha parlare di riordino dopo aver raso al suolo le Province? Metto in guardia i piccoli Comuni - ha avvertito - perché a breve sarà il loro turno». 

 

 


 
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