L'astensionismo favorisce l'ndrangheta
Postato da admin [22/10/2012 11:57]

MILANOITALIA - L'astensionismo favorisce l'ndrangheta

Sabato, 20 ottobre 2012 - 09:00:00

di Massimo Gargiulo

Dai sondaggi politico elettorali degli ultimi giorni risulterebbe che più o meno il 50% degli elettori italiani dichiara ad oggi di non avere un'opinione su quale partito votare o di volersi astenere dal voto alle prossime elezioni politiche nazionali. Il che vuol dire che almeno 23 milioni di elettori, sui poco più di 47 milioni di elettori italiani aventi diritto al voto, dimostra un grande disorientamento e una profonda sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Si tratta del dato peggiore della nostra storia repubblicana. Anche se poi, al momento del voto, è certo che molti di questi ci ripenseranno, il rischio di un forte astensionismo, magari attraverso l'annullamento della scheda elettorale o il voto a liste di protesta, è più che mai fondato.

Come sappiamo molto dipenderà dalla capacità dei partiti vecchi e nuovi di recuperare in tempo utile, almeno in parte, la fiducia degli italiani. Tuttavia la crisi che ancora attanaglia la nostra economia, e che risulta sempre meno sostenibile per le fasce deboli della popolazione e per il nostro sistema produttivo, non induce in cauti motivi di ottimismo. In più i partiti, da parte loro, non sembrano in grado di promuovere un loro effettivo rinnovamento e tanto meno una radicale riforma della politica e delle istituzioni. In questo contesto il "rischio n'drangheta" è destinato ad aumentare.

Non c'è bisogno di avere alle spalle una lunga conoscenza delle dinamiche politiche per sapere come sia esistito da sempre, anche nella città di Milano e nella Lombardia, un mercato della politica che non si esercita soltanto nel momento elettorale con il voto di scambio o la compravendita dei voti di lista e delle preferenze, ma anche nella competizione interna dei partiti, nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste elettorali e, in taluni episodi che non hanno riguardato la nostra regione, nelle stesse primarie del centro-sinistra. Del resto, e questo è soltanto un esempio, quando vi sono interi fabbricati di edilizia popolare sotto il controllo della malavita, che ne gestisce le occupazioni abusive, come non immaginare che anche i comportamenti di voto di coloro che le abitano rispondano a logiche che nulla hanno a che vedere con l'idea che abbiamo di democrazia ?

Ebbene il rischio che desidero qui evidenziare è quello di come la combinazione tra "partiti leggeri", sempre meno insediati nella società e nel territorio, e crescente astensionismo possa offrire maggiori possibilità per la n'drangheta e la criminalità in genere per infiltrare le istituzioni. So che questi argomenti vengono utilizzati da chi sostiene l'adozione di sistemi elettorali fondati su collegi uninominali al posto di quelli con le preferenze, tuttavia anche i primi non sono immuni, anche nella nostra regione, dal voto di scambio e dal mercato dei voti.

Che fare dunque? Io credo che un ruolo importante possano svolgerlo i corpi intermedi della società e il mondo associativo. Sono convinto che le associazioni imprenditoriali, sindacali, professionali, culturali, del volontariato, in primis del mondo cattolico, debbano aiutare i partiti nel loro faticoso processo di rinnovamento offrendo loro, ma rifuggendo dalla logica della cooptazione, quadri dirigenti e candidati con l'impegno a sostenerli nelle competizioni elettorali. A questo deve aggiungersi la loro disponibilità, per la loro conoscenza del territorio tramite le loro articolazioni locali, per esprimere preventivamente pareri circa l'idoneità, dal punto di vista della legalità, degli aspiranti candidati. Assieme al calo dei votanti, infatti, assistiamo - tranne che per quelle rivolte ai leader più popolari o conosciuti attraverso i media - ad un progressivo calo delle preferenze espresse.

Spesso con una manciata di voti di preferenze si entra in un Consiglio Comunale e, così procedendo, si entrerà anche nei Consigli Regionali o in Parlamento o comunque se ne potrà condizionare parte degli eletti. Tra i più esposti, come è naturale, i movimenti nascenti e pertanto non organizzati con aspettative di grandi "boom" elettorali. Teniamo presente che la vicenda dei 4.000 voti di preferenza manovrati per assicurare l'elezione a Consigliere Regionale nella Provincia di Milano ad un candidato che in caso contrario ne sarebbe risultato escluso, non costituiscono, a ben vedere, un problema insormontabile per una realtà organizzata criminale che abbia radici sul territorio. Pertanto la vera carta vincente contro la criminalità organizzata e contro gli abusi e l'illegalità è quella di una effettiva partecipazione alla politica non soltanto al momento del voto, ma anche nella scelta della "classe" dirigente e delle candidature; da qui anche la necessità di procedere per via normativa alla disciplina dei partiti in base all'articolo 49 della Costituzione italiana.

 

 
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