LA NOTIZIA DEL GIORNO
Postato da admin [25/09/2012 23:00]


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Lunedì 24 Settembre 2012 - 19:34

ROMA - Renata Polverini si è dimessa. Convocata da Angelino Alfano alla Camera, la presidente della Regione Lazio ha visto a Montecitorio il Segretario del Pdl. Al termine dell'incontro, la Polverini ha deciso di lasciare l'incarico, atto conseguente alla difficile situazione politica che si è creata alla Regione Lazio dopo che ieri i consiglieri di Pd-Idv-Fds-Sel-Lista Civica-Socialisti e Verdi hanno firmato le dimissioni.


CASINI: «RESTITUIRE PAROLA AI CITTADINI»  «Domani mattina faremo una riunione , io credo che dopo il marcio che è emerso, dopo la cupola che ha fatto venire fuori uno schifo, la cosa migliore, ma è la mia opinione e potrò andare in maggioranza o minoranza è che bisogna restituire parola ai cittadini». Lo ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini al Tg3.

IL PUNTO Renata Polverini, si apprende in ambienti parlamentari del Pdl, sarebbe sempre pronta a lasciare la sua carica di presidente della regione Lazio anche se al momento i numeri le consentono di rimanere al suo posto. E di questo avrebbe parlato, si ragiona nei medesimi ambienti, con il segretario Angelino Alfano in un lungo colloquio alla Camera. Al momento, sembrerebbe che il segretario sia riuscito a prendere tempo, almeno fino al varo del piano generale dei tagli predisposto proprio dalla Polverini in queste ore. Al colloquio è stato presente, solo per alcuni minuti, anche Gianni Letta. Ieri Renata Polverini aveva incontrato il presidente del Consiglio Mario Monti per esporgli la delicata situazione. E mentre il Governatore del Lazio si confronta con Alfano, nell'Udc nazionale sarebbe allo stato prevalente l'orientamento a considerare conclusa l'esperienza del governo regionale. Se la decisione sulla necessità dell'interruzione dell'esperienza amministrativa viene considerata «moralmente indispensabile», sul campo sarebbero rimaste due ipotesi: ritiro della fiducia immediato, oppure, in un tentativo di estrema mediazione, ritiro della fiducia successivo all'approvazione di un nuovo pacchetto di tagli. La decisione finale dunque non è ancora presa. Secondo quanto si apprende, è molto probabile che domani l'Udc riunirà un apposito ufficio politico per dirimere definitivamente l'intricata vicenda.

BAGNASCO INDIGNATO Contro il «malaffare» per il bene del Paese, per combattere l'antipolitica e opporre solidarietà a povertà, precariato, sfaldamento sociale. Anche grazie a una «leva di laici maturi» capaci di operare anche in ambienti «ostili» grazie a una formazione che sia pure spirituale e non mediocre. Così il cardinale Angelo Bagnasco traccia l'impegno dei credenti, laici e Chiesa, nella attuale situazione italiana, aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Cei. Nella parte più politica della sua «prolusione» il porporato sottolinea che anche «dalle Regioni sta emergendo un reticolo di corruttele e scandali», ed è «motivo di rafforzata indignazione che la classe politica continua a sottovalutare» il fatto che «immoralità e malaffare siano al centro e alla periferia». E rivolge un «appello» a ogni componente sociale a «stringere i ranghi per amore del Paese» e perchè «il bene generale prevalga su qualunque altro interesse». Per il presidente dei vescovi italiani, - mentre il governo Monti, «votato dal Parlamento», continua a fare la sua parte per mettere il Paese «al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose», «la politica deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese», e non sottovalutando «il sentimento ostile che va covando nella cittadinanza» proprio contro la politica. Le elezioni, ricorda, sono «un vincolo democraticamente insuperabile». Il porporato si augura inoltre che la legislatura non finisca con un «nulla di fatto» nonostante «il proficuo lavoro svolto a difesa della vita umana e della sua inderogabile dignità», visto che la formulazione proposta per il fine-vita «esclude ogni accanimento ma anche ogni forma, palese o larvata, di eutanasia e promuove quel 'prendersi curà che va ben oltre il doveroso 'curarè». Difendere la dignità della vita, precisa, è anche difendere quella dei migranti, e trovare «soluzioni» umanitarie per il fenomeno delle «carrette del mare». Bagnasco critica inoltre il fatto che in tempo di crisi anzichè difendere la famiglia, «si preferisce parlare d'altro» e critica la impostazione di chi chiede diritti per le coppie di fatto. «È paradossale - commenta - voler regolare pubblicisticamente un rapporto quando gli interessati si sottraggono in genere allo schema istituzionale già a disposizione»: «ci si vuole assicurare gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio, senza l'aggravio dei suoi doveri». Una ampia parte della prolusione è dedicata all'anno pastorale che si apre, molto ricco grazie all'Anno della fede proclamato dal Papa a 50 anni dal Concilio e al sinodo sulla nuova evangelizzazione. Contro i «fantasmi antireligiosi» e le «fobie anticattoliche» il presidente dei vescovi invita a varcare quest'Anno «con letizia ed entusiasmo contagiosi», sia per l'impegno a sostenere laici non mediocri, sia perchè «non è vero che Dio è in esilio e la gente rifiuta il sacro», sia perchè, sul piano sia ecclesiale che sociale, «un sano anticonformismo ci salva dalla stagnazione e può attrezzarci per il cambiamento». No al conformismo, sì ai «testimoni, tra i quali Bagnasco mette il cardinale Martini, don Pino Puglisi e don Peppino Diana. E rimarca: »non è vero che la Chiesa è moribonda«, la Chiesa »è unita«, attorno al Papa. Un Papa che esce »ancora più amato« »dal laccio di tradimenti impensabili o malevoli interpretazioni«, grazie alla sua »mitezza e disarmante affabilità«.
DECISIVA L'UDC Il terremoto politico seguito allo scandalo della gestione dei fondi del Pdl alla Regione Lazio registra la scossa più violenta degli ultimi giorni, con la governatrice Renata Polverini che in serata vede il premier Mario Monti, i consiglieri di quasi tutta l'opposizione, a cominciare dal Pd, che si dimettono, e il sindaco di Roma Gianni Alemanno che chiede di «azzerare» il centrodestra e di rifondarlo su comportamenti e valori.
In serata, i 14 consiglieri del Pd hanno firmato le loro dimissioni irrevocabili. Scelta adottata anche dai cinque consiglieri dell'Idv e dai due di Sel, da Federazione della Sinistra e Lista Civica dei Cittadini.
L'obiettivo dei consiglieri del centrosinistra è di arrivare allo scioglimento del consiglio regionale e di marcare un netta discontinuità con il 'sistema Fiorito'. Un obiettivo, però, che l'opposizione, senza l'apporto dell'Udc - che ieri ha rinnovato il sostegno alla Polverini - non può centrare almeno stando ai numeri. Per provocare lo scioglimento del Consiglio, infatti, dovrebbero dimettersi 36 consiglieri su 70 e l'opposizione è arrivata finora a quota 28. Ma è proprio la posizione dei centristi, tiepida a livello nazionale, che potrebbe essere alla fine decisiva per le scelte della governatrice.
La fibrillazione sale e il 'caso Laziò scuote nel profondo il centrodestra. Un'altra scossa arriva dal sindaco Gianni Alemanno che va dritto al cuore della 'questione morale' aperta dallo scandalo che ha travolto il Pdl regionale. «Dobbiamo guardarci in faccia - dice - e aprire un dibattito serio, non dilatorio. Credo serva un azzeramento totale all'interno del centrodestra. Dobbiamo rifondare una realtà che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, o di riferimenti politici ma anche di comportamenti che rendono credibili questi valori di fondo come persone, famiglia, nazione e merito. Non possiamo continuare a vivere di espedienti».

STORACE: "POLVERINI PULITA, OPPOSIZIONE IMPAZZITA" «Qui l'opposizione chiede a Polverini, che non è nemmeno indagata, di dimettersi: ma hanno fatto così in Lombardia dove c'è Penati, in Emilia dove c'è Errani o in Puglia dove c'è Vendola? Chi vogliamo prendere in giro? Uno parla di guerriglia istituzionale, un altro di compravendita, questo vuol dire che sono impazziti e c'è una deriva estremista dell'opposizione, perchè qui non ci sono tangenti ma una presidente pulita, onesta e determinata». La situazione preoccupa anche noi - ha sottolineato - siamo sempre in riunione anche se non lo pubblicizziamo ma, dopo averci ragionato a lungo, abbiamo concluso che alla Polverini non si può rimproverare nulla. E poi, io andrei da Montino e gli chiederei: se Polverini gli avesse chiesto il bilancio del Pd, lui glielo avrebbe dato?«.

 

 


 
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