Lettera aperta al Segretario Nazionale On. Angelino Alfano
Postato da admin [27/07/2012 18:51]

LETTERA APERTA

AL SEGRETARIO Nazionale ON. ANGELINO ALFANO

IL NUOVO PDL CHE VOGLIAMO

(Prof.Pierluigi Pollini)

 

Caro Segretario,

                    il nuovo e delicatissimo capitolo della crisi economica italiana ed europea che si apre davanti a noi, l'appoggio sempre critico e costruttivo al Governo Monti, l'esito delle ultime consultazioni amministrative e la crisi sistemica della politica nel nostro paese costringono il PDL ad un  forte riorientamento e rilancio della sua identità e della sua proposta culturale e politica per l'Italia.

Quattro ci sembrano gli elementi fondamentali che, articolandosi fra loro, costituiscono il corpo e l'anima di un partito nazionale come il PDL di Alfano.

Tali elementi hanno la peculiarità di essere intimamente connessi.

In poche parole simul stabunt e simul cadent. Quali sono?

 

A.        Il primo è l'identità culturale del soggetto politico, del PDL, i principi ispiratori, i valori forti e condivisi che animano la visione dell'uomo e della società, la visione della politica e una adeguata e originale interpretazione della storia contemporanea.

A1.      Per difendere l'identità e la cultura del nostro popolo, oggi minacciate, e per modernizzare veramente il paese c'è bisogno più che mai di un grande partito popolare di ispirazione cristiana e di cultura liberaldemocratica.

A2.      L'evolversi della società e della storia pone nuove questioni e nuove sfide e gli antichi valori hanno bisogno di essere riformulati criticamente per continuare a svolgere il loro ruolo di orientamento e di guida. Emergono inoltre periodicamente movimenti, forze sociali e culturali, nuovi problemi che ci costringono a riformulare i nostri valori, ad impegnarci in un dialogo con nuovi interlocutori e se necessario ad ingaggiare una lotta per difendere così ciò in cui crediamo.

A3.      Ma come ha detto una volta giustamente Schuessell, l'ex Cancelliere austriaco del PPE,: «spesso per conservare quello che vale è necessario cambiare molte cose».

La conservazione dei valori quali per esempio, la difesa della vita dalla nascita fino alla morte naturale, la difesa della famiglia fondata (come dice anche la Costituzione italiana) sul matrimonio fra un uomo ed una donna e la difesa dei diritti della famiglia riguardo al tema centrale dell'educazione, impone spesso coraggiose iniziative di riforma sociale e di valorizzazione dell'autonomia sussidiaria della società civile davanti alla invadenza dello stato.

A4.      La persona viene prima della società civile e la società civile prima dello stato.

Fra stato e mercato sta (ed è decisiva) la famiglia e la società civile. Qui si colloca una nuova visione del protagonismo del Terzo Settore.

A5.      Legato a questo è il problema di una nuova alleanza da concludere fra mercato e solidarietà. È possibile individuare un percorso che riconcili la libertà del mercato con la solidarietà verso i deboli e gli umili?

A6.      Il PDL, il vero partito della Nazione, in ogni caso è e sarà un grande partito, popolare, democratico, interclassista, di ispirazione cristiana e liberaldemocratica, alternativo alla vecchia e alla nuova sinistra e al nichilismo dell'antipolitica, alleato con le forze locali omogenee e saldamente collocato all'interno della cultura dei moderati e dei riformisti e dovrà riunire le forze che in Italia fanno riferimento al Partito Popolare Europeo,

B.        Il secondo elemento che concorre a definire il nuovo PDL è il programma. Si potrebbe addirittura definire il PDL partito programma perché forse in pochi altri partiti è presente con la stessa forza questa unità tra forma partito e programma, fra teoria e prassi.

B1.      Per il nuovo PDL è necessaria allora una nuova cultura dell'equilibrio possibile tra valori non negoziabili e interessi sociali, fra mercato, imprenditorialità e solidarietà, fra difesa dell'identità, del "progetto nazionale" e processo di globalizzazione, fra federalismo solidale e unità della nazione, fra le nazioni e l'Europa.

B2.      Il nostro paese soffre allora, di un deficit di liberalismo e non di un deficit di comunismo e di statalismo. Soffre cioè della mancanza di riforme liberali che ci consentano di recuperare il ritardo accumulato rispetto a paesi che non si sono mai fatti illusioni sugli effetti benefici di improbabili sintesi di comunismo e democrazia occidentale.

Abbiamo bisogno allora di rilanciare con forza le categorie fondamentali dell'economia sociale di mercato in un dialogo fra pensiero liberale e dottrina sociale cattolica, che è stata e può ancora essere fattore straordinario di sviluppo e di crescita.

B3.      I tempi sono cambiati ma le finalità ed i valori restano gli stessi: difendere la persona umana, impedire che essa si riduca ad essere solo un ingranaggio del mercato o, peggio, che venga dilaniata dai meccanismi di mercato. Con i tempi devono però cambiare anche gli strumenti ed i meccanismi politici attraverso i quali i valori vengono realizzati.

B4.      Vogliamo politiche sociali coraggiose a sostegno di chi è nel bisogno per dargli la possibilità di partecipare ad una società più prospera e più libera. Non vi è contraddizione fra sviluppo e solidarietà. Non è possibile finanziare le nuove e coraggiose politiche di solidarietà che vogliamo portare nell'azione di governo se non si rimette in movimento il meccanismo dello sviluppo e della produzione di ricchezza. Questa è la condizione prima se vogliamo dare agli italiani pensioni migliori, migliore assistenza sanitaria, più sostegno agli umili e agli emarginati. Crediamo che in questo campo, per gestire meglio le risorse e per dare un servizio migliore, sia decisivo il ruolo del cosiddetto Terzo settore, del mercato sociale e del volontariato.

B5.      Il mercato libero, però come presuppone la libertà, così presuppone un soggetto umano libero, capace di progettare il futuro, capace di controllare le sue passioni e quindi di sacrificare il godimento presente, capace insomma di investire energia, tempo, beni e risparmi in un progetto volto a garantire il futuro.

Questo  è un primo elemento che è necessario anche per una economia sana.

B6.      Quanto più crollano le strutture familiari sotto il peso dell'edonismo consumistico, in presenza per di più di un inedito "inverno demografico", tanto più si riduce anche la capacità di produrre uomini che sanno assumere queste responsabilità.

B7.      Detto in atri termini, il problema del relativismo etico-culturale è oggi il problema della famiglia, è il problema della dissoluzione della famiglia come luogo primario di formazione dell'identità.

B8.      La personalità virtuosa, responsabile e libera, per cui l'esserci è un bene ed un dono, cresce invece e si sviluppa nella famiglia stabile che deve essere posta come interlocutore  centrale  di tutte le politiche sociali.

B9.      Politiche che assumono la famiglia come interlocutore funzionano meglio e garantiscono un uso migliore delle risorse impiegate. Esse rafforzano anche il legame fra le generazioni e più in generale il ruolo della famiglia nella nostra società.

B10.    Va difesa inoltre, la libertà di scelta delle donne, non nell'ottica passiva della rinuncia, ma nell'ottica positiva di chi sceglie di avere una famiglia e dei figli, di chi sceglie di lavorare, di chi sceglie di vivere la propria vita di donna come moglie, madre e lavoratrice.

B11.    Sostenere il reddito delle famiglie significa sia introdurre, sul versante del fisco, il "quoziente familiare" o il "fattore famiglia" sia realizzare tempi di lavoro flessibili per le donne in modo che non siano espulse dal mercato del lavoro per curare la famiglia, oppure, viceversa, non siano costrette a rinunciare ad avere una famiglia per tenere il passo sul mercato del lavoro.

B12.    Uno stato sociale il quale assume come interlocutore soltanto l'individuo, che non assume come interlocutore la famiglia, ma anzi collabora alla crisi della famiglia togliendole funzioni e responsabilità, è uno stato sociale che va verso la propria autodistruzione, va verso un aumento irragionevole dei costi che sarà sempre più insopportabile.

B13.    Noi dobbiamo lavorare per realizzare, nel tempo, il Piano Famiglia proposto dal governo Berlusconi, riformare lo stato sociale assumendo come interlocutori le famiglie, le comunità intermedie, il volontariato, l'associazionismo e la cooperazione sociale nell'ottica anche della scoperta e della valorizzazione di un vero "profitto della solidarietà".

In altri termini l'orizzonte che dobbiamo contribuire a disegnare è quello del Welfare Society dopo la crisi e forse il tramonto del vecchio Welfare State

B14.    Vogliamo combattere la droga che fa male, che uccide, che è illegale. Vogliamo sostenere i giovani che cercano di uscire dalla droga, riconoscere il ruolo delle comunità che li aiutano, riempire il vuoto educativo di valori e di affetti veri che li spinge a drogarsi. Vogliamo combattere l'abuso di alcol fra i giovani regolamentandone la somministrazione per ridurre in modo significativo le "stragi del sabato sera".

B15.    Siamo convinti che la riforma della scuola italiana rappresenti una scommessa fondamentale per il futuro del nostro Paese, per cui lotteremo per la qualità di tutta la scuola italiana e per l'approvazione di una vera legge di parità, che riconosca alla famiglia la libertà di scelta del progetto educativo e formativo per i propri figli.

B16.    Vogliamo costruire un'Italia in cui il merito sia riconosciuto, chi ha la voglia e la capacità di costruire non venga impacciato da sistemi di controllo burocratico inefficienti e talvolta corrotti, i più deboli vengano aiutati a mettere in valore le loro capacità ed a partecipare come membri attivi alla vita della società.

B17.    Crediamo che l'investimento maggiore sulla scuola, sulla università, sulla ricerca scientifica, sulla formazione professionale sia la condizione fondamentale e imprescindibile per assicurare il futuro del Paese. Crediamo in un sistema formativo che insegni i saperi ed i mestieri di domani, in dialogo con il mondo dell'impresa e del lavoro. Parole come impegno, disciplina, sforzo, merito devono tornare ad avere un senso per i nostri studenti.

B18. Occorre una nuova politica dell'ambiente, dopo il fallimento clamoroso di quella ideologica della sinistra, capace di interpretare le autentiche esigenze dei cittadini, di sburocratizzare gli interventi e capace di coniugare ambiente, sicurezza e sviluppo sostenibile.

 

C.        Il terzo elemento è dato dalla organizzazione democratica del PDL sia al centro che in periferia. Su questo punto molto è stato fatto con i Congressi democratici in un centinaio di Province italiane. Ma il lavoro da fare è ancora tanto.

C1.      Sarà vitale per  il PDL la celebrazione dei congressi ad ogni livello e il rinnovamento e il rilancio dell'idea stessa di moderno partito democratico; abbiamo tutti constatato in questi mesi che cʹè bisogno di un partito nuovo, degli aderenti e degli eletti, trasparente, che garantisca lʹapplicazione reale delle regole, che consenta un corretto confronto democratico, in cui la linea sia decisa in un libero dibattito e la classe dirigente selezionata con saggezza e lungimiranza e con una competizione aperta e leale. 

C2.      Abbiamo bisogno di un partito che faccia ciò che quasi tutti i partiti non hanno mai fatto: la formazione e che si rivolga in modo convincente alle donne ed ai giovani, con un'equa ripartizione delle risorse tra il centro e la periferia.

 

D.        Il quarto elemento che non può mai svincolarsi dal nesso con gli altri tre è dato dalla linea politica, dalle alleanze, dal progetto strategico/tattico per meglio concorrere alla costruzione del bene comune e al governo del paese.

D1.      E' urgente però che il PDL apra un cantiere di riflessione sistematica e critica sull'esperienza di questi ultimi anni (gli stati generali dei moderati e dei riformisti italiani nel PDL) per inaugurare una reale, concreta, efficiente, riorganizzazione politica e programmatica capace di riformare e modernizzare il paese.

D2.      Il Pdl 2.0 non può non riconfermare, sul terreno sistemico, senza se e senza ma, la forte domanda presente nel paese e confermata da tutte le ultime elezioni, di un autentico sistema bipolare europeo dell'alternanza.

D3.      L'idea di alleanze tra alcuni pochi partiti, fortemente omogenee sia sul piano innanzitutto culturale, sia su quello politico-programmatico, che governano dopo aver ottenuto la fiducia del popolo e che si alternano alla guida del paese, è un'idea non più sradicabile dall'immaginario collettivo.

D4.      Un autentico sistema bipolare dell'alternanza, nasce proprio dalla rivolta contro il sistema consociativo e mira a rendere impossibile il centro inteso come "politica dei due forni" e, come le ultime elezioni regionali attestano, fa quasi sparire il centro inteso come mero luogo geometrico della politica.

D5.      In Europa ed in Italia il tentativo di costruire un nuovo centro democratico cristiano a sinistra, é fallito clamorosamente. Il suicidio, di gramsciana memoria, dei democristiani nel Partito Democratico ne è la conferma più eclatante. Il centro europeo sa di essere alternativo alla sinistra, non subordinato alla destra e dovrà essere di identità democratico cristiana e liberal-democratica.

D6.      Nel PDL e attorno al PDL vi è allora, lo spazio non indifferente per mettere in campo una vera riorganizzazione culturale e politica dei moderati, degli innovatori, dei riformatori e dei popolari liberali che sappia esplicare nell'azione politica una "prudente sollecitudine per il bene comune" e  inaugurare, nel paese, una nuova ed inedita stagione di "buona politica ".

                        Prof. Pierluigi Pollini

Docente di Filosofia della Politica Università di Teramo -Vice Coordinatore Regionale PDL Emilia-Romagna

 
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