Nuovo patto costituzionale o il caos
Postato da admin [17/12/2011 20:17]

Il voto di fiducia alla Camera sul decreto "salva Italia" ha fatto emergere  un fatto nuovo e incontrovertibile: il progressivo sfarinamento dei poli così come si erano andati costruendo, con fasi e sviluppi alterni, negli anni della seconda repubblica (1994-2011).

Pdl,PD, Terzo polo, con non pochi distinguo interni palesi o sotto traccia, tengono in piedi un governo nato dall'impotenza delle forze politiche, all'interno di una crisi economico finanziaria internazionale e italiana tra le più gravi della storia, e sperimentano il logoramento, se non ancora la fine, del rapporto organico con gli antichi alleati: la Lega per il Pdl e l'IdV di Di Pietro per il PD.

L'obiettivo perseguito di isolare le ali di un bipolarismo malato sembra si stia realizzando. Si tratta di capire con quali conseguenze e verso quali sbocchi politici.

Intanto la crisi non sta mettendo in discussione solo le antiche alleanze,  fenomeni di preoccupante erosione si stanno verificando all'interno dei partiti, più evidenti nel Pdl.

Conclusa, per getto della spugna,  la lunga leadership del Cavaliere, nei giorni scorsi abbiamo assistito all'uscita dell'On Stefania Craxi dal partito e il suo passaggio nel gruppo misto, interessata a costruire un nuovo movimento per l'unità dei riformisti, mentre si annuncia il prossimo passaggio di Letizia Moratti dal Pdl al FlI di Gianfranco Fini.

Sono due episodi che  rendono palese lo stato di crisi del blocco sociale e politico culturale su cui si era costruita l'egemonia-dominio berlusconiana a Milano,  dove la perdita della guida dell'amministrazione di Palazzo Marinoa, è stata la conclusione politico amministrativa inevitabile  di tale crisi.

Ancora una volta l'establishment di una certa borghesia milanese dei salotti buoni, ben rappresentata dal Corriere della sera e dal quotidiano  La Repubblica, come già con il vecchio Albertini in funzione antigiolittiana agli inizi del secolo scorso, è riuscito nel tentativo di mettere in crisi il governo centrale del Paese, dopo aver riconquistato a pieno titolo ed evidente diretta rappresentazione l'amministrazione milanese.

A Roma i banchieri e gli economisti della Bocconi, quasi tutti soci dell' esclusivo "clubino" milanese, a Milano Pisapia con gli amici degli amici.

Negli anni '20 la folle politica condotta dal direttore del Corsera contro lo statista di Dronero sappiamo come andò a finire, dopo le dimissioni di Giolitti e la crisi del governo Facta, la marcia su Roma  e l'avvento del fascismo. Ora siamo, invece,  in una fase confusa e di disaggregazione delle forze politiche, in balia di un governo di tecnici dal quale, per adesso, ci arrivano solo certezze di lacrime e sangue e nemmeno per tutti;  forse, per i soliti noti.

Non crediamo siano  possibili soluzioni di tipo autoritario come nel 1919-22, anche se non possiamo nascondere di trovarci in una tragicomica situazione di sospensione della democrazia, con un parlamento nel quale le forze politiche dell'impotenza sono costrette a sostenere provvedimenti in larga parte espressione dei tributi che l'Italia è chiamata a pagare al duo Merkel - Sarkozy.

Il recente compromesso di Bruxelles se non un fallimento vero e proprio, come  sostiene il sen Monti, se non sarà modificato al prossimo giro, per l'Italia si prefigura una situazione drammatica con il rischio di dover svendere la golden share dei   gioielli di famiglia: ENI, ENEL e Finmeccanica.

E' forse il tempo di guardare oltre il binomio franco-tedesco e valutare con più attenzione possibili offerte anglo americane.

Sul fronte interno è ormai tempo di considerare come tutto l'impianto costituzionale su cui si è retto sin qui il Paese sia da cambiare, mentre il disagio  crescente e che si acuirà nelle prossime settimane e mesi, sotto il peso dei sacrifici che soprattutto le classi popolari saranno costrette a subire, potrebbe facilmente sfociare in un ribellismo sociale sul quale potrebbero soffiare sul fuoco proprio le componenti che si sono sfilate dal gioco delle ambiguità su cui regge il governo dei tecnici.

O una forte discontinuità alla ricerca di un nuovo patto costituzionale, che passa attraverso una fase costituente da preparare con un 'assemblea votata con metodo proporzionale in grado di riscrivere in breve tempo la nuova carta,  oppure, con istituzioni ingessate e la sospensione delle normali procedure democratiche, il rischio di un caos politico diventa altamente probabile.

 

Ettore Bonalberti-Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti) coordinatore per il Nord Italia di FEDELIF verso il PPE

Venezia - 17 dicembre 2011

 
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Postato da [17/12/2011 20:17]
Caro Ettore, condivido il paragone con il 1920 e credo che, oggi, il problema principale sia quello di capire: siamo ridotti così per tre ragioni. 1. Il trentennale modello liberista (il risanamento dei conti pubblici e i bassi salari conducono allo sviluppo) è fallito: superato da quello della finanza internazionale che vuole sviluppo ma con i conti in ordine. Qui si continua a parlare di "lacrime e sangue" dandosi la zappa sui piedi; forse apposta, così si potrà svendere il patrimonio pubblico: CI STIAMO? 2. Il modello basato sulle esportazioni competitive e il premio per il produttore più disonesto (la cosiddetta globalizzazione) ci sta distruggendo: ci sono molte alternative che, però, richiedono supporto internazionale (anche Obama dorme...o peggio!, no di peggio c'è solo l'Europa!!), ma anche a livello nazionale si possono tentare strade alternative (accordi strutturali con la Cina, patto strategico con la Russia per puntare sull'asse Adriatico-Siberia, monete complementari, ecc.): VOGLIAMO AFFONDARE CON LA UE, SE E' STUPIDA? 3. La pretesa di rendimenti dalle attività puramente finanziarie stabilmente superiori a quelli delle attività reali ci ha trascinati in un vortice di derivati, di abbandono del buon senso, di perdita del senso della vita e del lavoro: VOGLIAMO LIMITARCI A RIVENDICARE LA NOSTRA INDISPONIBILITA' DI CATTOLICI AL COMMERCIO DEI VALORI O CAPIRE FINALMENTE CHE SOLO IL RIPRISTINO DELL'AUTORITA' DEGLI STATI E DEI POPOLI PUO' ARGINARE L'ECCESSIVA LIBERTA' DEI POTERI FINANZIARI? Nino Galloni
 
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