Nel Pdl qualcosa si muove e il PD vira a sinistra
Postato da admin [03/09/2011 12:23]

Ancora aperta la  complessa partita per l'approvazione della manovra finanziaria, con scelte continuamente mutanti di un governo dimostratosi incerto e pasticcione, cosa  accade e potrà accadere alla fine della lunga transizione verso la Terza Repubblica ?

Stretti tra mille corporazioni di ogni arte e mestiere, qualunque scelta di rigore si proponga si trova sempre una parte interessata a gridare, con buona pace del buon Jean Baptiste Colbert, ministro delle finanze del Re Sole, per il quale: " l'arte della tassazione consiste nello spennare l'oca in modo da ottenere il massimo delle penne con il minimo di proteste".

 

Ci ha provato anche il povero Tremonti e lo stesso Cavaliere, ma le oche italiche, già spennate alla bisogna, specie tra i percettori di reddito fisso, sembrano indisponibili a ulteriori sacrifici, nemmeno quello di rinunciare alle tre sacrosante festività laiche del 25 aprile, Primo maggio e 2 giugno. E con uno Stato incapace di tagliare alla radice i suoi esorbitanti costi che, in molti casi, si rivelano autentici inutili sprechi.

Alla fine, anche stavolta "la quadra" si troverà, mentre non cessa il tormentone di Bersani e del puntiglioso Casini sulla necessità di un nuovo governo senza legittimazione democratica popolare, purché Berlusconi ceda il passo.

Meno insistente il vecchio ritornello di elezioni anticipate, dato che con l'affaire Penati- area Falck e autostrada Serravalle in corso, e il terrore del "porcellum", sia Bersani che Casini sembrano puntare piuttosto  al più classico dei ribaltoni parlamentari che abbia come base di accordo:  il cambio della legge elettorale e reciproche promesse future per Palazzo Chigi e il Quirinale.

In attesa di osservare ciò che accadrà nei prossimi giorni in Parlamento, cerchiamo di capire cosa sta accadendo dentro il Pdl.

Il primo impegno assunto dal nuovo segretario, Angiolino Alfano, è stato quello di azzerare tutti gli  incarichi dei coordinatori sino ad ora nominati dall'alto e in base all'obsoleta regola del congresso del 2009: 70% a FI e 30% ad AN, per procedere  con i nuovi iscritti alla nomina, con regolari congressi, dei segretari locali e provinciali e, forse, anche di quelli regionali.

Il secondo obiettivo: impegnarsi  per la costituente del nuovo centro italiano. Un percorso che dovrebbe sfociare, anche con il cambiamento del nome del partito, ha sostenuto Formigoni nella recente riunione di Reteitalia a Rimini, nella nascita della sezione italiana del PPE.

Quanto al primo obiettivo: è stato posticipata la data di iscrizione al partito con termine ultimo fissato al 15 ottobre. Gli iscritti, si è impegnato Alfano, potranno partecipare alle votazioni che saranno indette in tutte le realtà locali e provinciali per la nomina dei segretari ( non più coordinatori) con voto democratico. E tutto ciò dovrebbe avvenire entro l'autunno.

Trattasi di una novità di assoluto rilievo in un partito sin qui monocratico e senza regole di autentica partecipazione democratica e per la selezione della classe dirigente, rispetto alla quale, non mancheremo di prestare la dovuta attenzione e il giusto interesse con tutti gli amici impegnati a rafforzare la componente di ispirazione democratico cristiana all'interno del Pdl.

Assai più consistente, tuttavia, resta il nostro interesse per la costituente del nuovo centro, per la nascita della quale dovranno concorrere anche gli amici dell'UDC e di quanti, ex popolari nel PD, hanno consapevolezza che la loro partita in quel luogo è finita con l'inevitabile deriva a sinistra che il partito di Bersani e della Rosy Bindi hanno assunto e dovranno ancor di più assumere. La continua rincorsa a Vendola e a Di Pietro, e alle stucchevoli proclamazioni di scioperi generali della CGIL sta lì a dimostrarlo.

Anche settori non indifferenti della Lega, ragionando attorno a ciò che sarà, in tempi non troppo lunghi, il dopo Bossi, potrebbero essere interessati al processo per la costituente di centro.

Mancano meno di due anni al termine della legislatura, ed è pendente un referendum ( la seconda sciagura, stavolta di Di Pietro, dopo quella di Segni del 1992) il cui unico effetto positivo sarà quello di costringere il Parlamento a varare una modifica dell'attuale legge elettorale.

Da sempre difensori della proporzionale alla tedesca con sbarramento al 5% e dell'istituto della sfiducia costruttiva, siamo sicuri che non passerà quello che era stato anche l'obiettivo di Casini e Follini alla fine della legislatura nel 1998. Quella legislatura si concluse, ahinoi, con il compromesso del pasticciato "porcellum", di cui loro stessi hanno non poche e dirette responsabilità. Credo sia più probabile che la modifica al "porcellum"  si limiterà all'introduzione delle preferenze, quelle stesse demonizzate, e non ne mancavano anche giuste ragioni, all'epoca del referendum Segni, oggi ritornate in auge, dopo la stagione dei cooptati e nominati in molti casi, senz'arte né parte, se non quella di fedeli esecutori degli ordini dei capi.

Insomma, è mia seria convinzione che il bipolarismo, in versione più o meno in salute, sarà anche il terreno su cui si giocherà la prossima partita elettorale.

Ecco perché, con buona pace di Marini e amici ex DC nel PD, prevedo che quel partito sia destinato, per la leadership  interna, alla sfida, già avviata: Bindi-Renzi, mentre  sul piano elettorale  tenterà di riaggregare le sparse forze di sinistra, caratterizzandosi per  il polo alternativo ad un centro-destra che, mi auguro, sarà finalmente ricomposto nella sezione italiana del PPE.

Terzi poli da Fini, Della Vedova, Rutelli a Casini in questo scenario non hanno spazio, mentre tutti loro dovrebbero seriamente misurarsi e concorrere alla costruzione della nuova costituente di centro che, Alfano e Formigoni, hanno indicato come la meta verso cui tende lo stesso Pdl alla vigilia del prossimo confronto elettorale.

Ettore Bonalberti,  coordinatore per il Nord Italia di FEDELIF (Federazione dei Liberi e Forti) verso il PPE.

Venezia, 4 settembre 2011

 
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