Per riprendere la parola
Postato da admin [26/08/2011 08:29]

La recente nota pubblicata sul blog dei circoli veneti di " Insieme" (www.insiemeweb.net) di Daniele Malerba, psicoterapeuta cattolico veneziano, mi ha stimolato a riflettere su quanto da lui sinteticamente rappresentato nel titolo del suo intervento: Cattolici senza parole.

Malerba esprime lo stesso sentimento che, ad un livello più direttamente connesso al campo della politica vissuta sul terreno partitico, aveva condotto il sottoscritto con alcuni amici veneti a costruire nel 2008 i circoli " Insieme" e, un anno dopo, con il convegno di Lonato (Novembre 2009), ALEF (Associazione dei Liberi e Forti) e nel Luglio di quest'anno FEDELIF ( Federazione dei Liberi e Forti verso il PPE).

Noi come lui  vivevamo e viviamo la difficile situazione morale, culturale, economica e politica in cui versa l'Italia e larga parte del mondo, con il prevalere di quel demone del relativismo culturale e morale e del nichilismo, che sembrano dominare le coscienze individuali e collettive, in una stagione caratterizzata dall'eclissi del sacro.

Ancor di più quelli della mia generazione, la prima della storia repubblicana italiana, che entrarono giovanissimi, agli inizi degli anni'60, nella Democrazia Cristiana, dopo le esperienze nei movimenti di ispirazione cattolica parrocchiali, e sociali (ACI, ACLI,CISL,Coldiretti, ecc) e vissero la lunga stagione dell'egemonia-dominio democristiano, con tutte le sue luci e le sue ombre, sino alla tragica fine di quel partito nel 1992-93.

Una generazione la nostra, quella dei sessantenni, che giunta alle soglie del potere si trovò nel mezzo del naufragio democristiano, troppo carica di pesanti responsabilità collettive, per la maggior parte delle quali, molti di noi eravamo assolutamente estranei e  innocenti,  per essere annoverata tra le risorse di cui gli "homines novi" avrebbero potuto e/o  dovuto tenere nel giusto conto.

Si era spezzata una lunga catena che aveva tenuto insieme gli uomini della prima sino alla terza generazione democristiana e con la nostra a cavallo, tra la terza e la quarta, troppo giovani per subentrare ai vecchi notabili e gerontocrati DC, e troppo vecchia e dall'immagine usurata, ancorché senza colpe, per il " nuovo che avanzava"….

Ecco perché, mentre gli " Homines novi" raccattavano le terze e quarte file degli ex DC, come truppa di rincalzo, ottime per ricercare il consenso, quanto del tutto incapaci di assumere ruoli di direzione politica, molti di noi, dovettero rifugiarsi nel proprio impiego, nelle professioni, quando non vennero ridotti a condizioni di miserevole subalternità politica e di emarginazione persino nei luoghi di lavoro. Una rivoluzione passiva impietosa di cui un giorno qualcuno dovrà pure ricostruire la storia.

Quanto all'impegno politico, di fronte all'emergere di un'enorme confusione, tanto sul versante della sinistra che in quello della destra guidata dal Cavaliere, subentrò il disimpegno, l'abbandono, o, come nel mio caso, il rifugio nell'anonimato politico culturale, che, non a caso, ho vissuto  per tre lustri sotto lo pseudonimo a me assai caro di "don Chisciotte".

Era un modo per non abbandonare del tutto il dibattito politico, senza ricoprire alcun ruolo istituzionale o di partito. Così, tanto per non disperdere il gusto della partecipazione, almeno ideale, alla politica, in un ruolo del tutto ininfluente  sul piano pratico e operativo.

E sono stati tre lustri in cui l'espressione dei cattolici impegnati in politica si ridusse all'irrilevanza, salvo alcuni casi isolati ed emblematici ( penso a Roberto Formigoni e al suo movimento in Lombardia e poi diffuso nel Paese) e, come ben denuncia Malerba, alla perdita da parte dei cattolici della stessa parola.

Ora il dilemma, come mi ha ricordato l'amico Gianni Conti, con cui condivido da diversi anni la direzione della bella rivista " Il governo delle idee", che si pone a molti di noi è il seguente: stare dentro o stare fuori? Intendo: dentro qualcuno degli attuali partiti o restare al di fuori in un solipsistico atteggiamento di distacco, incapace di produrre effetti se non la progressiva totale disaffezione verso quella, la politica, che pure rimane " la più alta forma della carità" ( Paolo VI) ?

Ecco,  con gli amici di Insieme, di Alef e ora con quelli di FEDELIF, noi vorremmo uscire da questo dilemma, ponendoci un traguardo che abbiamo così definito: ricongiungere quanti si riconoscono nei gli ideali sturziani e degasperiani declinati secondo gli orientamenti pastorali della Caritas in veritate e della dottrina sociale della Chiesa, e concorrere con quanti, cattolici e laici, sono interessati alla costruzione della sezione italiana del Partito Popolare Europeo.

Alcuni vecchi e autorevoli amici, come l'On Guido Bodrato, ci hanno obiettato, in sintonia con l'amico Pierluigi Castagnetti, che il PPE è oggi una realtà ben lontana da quella immaginata dai padri fondatori dell'Europa ( De Gasperi-Adenauer e Schuman) e che fu per molto tempo la casa comune dei Democratici cristiani europei.

E' vero, oggi il PPE è un contenitore di assai più vasti confini e con presenze conservatrici assai diverse e distanti dalla nostra  ispirazione ideale.

Gli è che, però, esso rimane oggi l'unico raggruppamento parlamentare europeo e l'unico partito sovranazionale in cui più coerentemente e sistematicamente vengono sostenuti e difesi quei valori non negoziabili che stanno alla base della nostra cultura cristiana: difesa della vita, famiglia naturale fondata sull'unione di un uomo e di una donna, libertà educativa e pluralismo scolastico.

Ad esso, oltre alle frange degli estremismi deprecabili alla Borghezio, si contrappone l'altro schieramento di diversa e alternativa ispirazione costituito dal raggruppamento socialdemocratico in cui confluiscono varie e diverse formazioni politiche nazionali riconducibili alla vecchia matrice marxista.

Il tentativo di una terza forza liberal democratica nella quale hanno trovato equivoco riparo anche alcuni nostri vecchi amici ex DC, non mi pare abbia dato, almeno sin qui, riscontri efficaci ed efficienti anche in termini di coerenza nella difesa di quei "valori non negoziabili" che stanno o dovrebbero stare alla base delle nostre scelte di cattolici  impegnati in politica.

Altri, non meno autorevoli amici ex DC e non solo, come anche appare nella nota di Malerba,  ci accusano che, scelta la strada della formazione della sezione italiana del PPE, è inevitabile fare i conti con il Pdl del Cavaliere, considerato il responsabile del male italiano, finendo con l'accreditarci tra gli " ipocriti e opportunisti" di cui appunto recita il Nostro.

Ed allora è proprio sulla situazione della realtà politica e partitica italiana che dovremo discutere e la discussione andrebbe aperta a quanti, dentro e fuori degli attuali schieramenti, intendono concorrere alla costruzione di un nuovo assetto politico in cui la funzione e il ruolo dei cattolici non potrà essere più ridotta all'irrilevanza di questi tre lustri, ma ritrovare lo spazio politico , culturale e morale che la situazione reclama.

FEDELIF ha questa ambizione, unita alla volontà di tutto il comitato promotore di facilitare la consegna del testimone politico ad una nuova generazione di cattolici motivati e impegnati, come da tempo sollecita la Chiesa universale  di Papa Benedetto XVI e  la CEI con il suo Presidente, card Bagnasco, a mettersi degasperianamente alla stanga insieme ad altri, laici, interessati a portare la barca italiana fuori dalle  secche interne e  dalle tempeste internazionali in cui rischia di naufragare.

Una nuova Camaldoli, nella quale incontrarci  e riflettere tutti insieme per questa nuova esaltante ripartenza, sarà la tappa indispensabile verso cui bisognerà da subito e con molto impegno lavorare.

Ettore Bonalberti-coordinatore per il Noerd Italia di FEDELIF (Federazione dei Liberi e Forti verso il PPE)

Venezia, 25 agosto 2011 

 
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