Non é solo questione di palanche
Postato da admin [22/08/2011 14:30]

 La ripresa della crisi o, meglio, la continuità della crisi iniziata nel 2008  ha evidenziato in modo strutturale il problema economico, che è considerato l'unico vero problema, tanto che, si dice, risolto questo ci sarà la ripresa e ci si avvierà ad una nuova prosperità. In fondo si tratta di trovare delle palanche mediante accorgimenti precisi da un lato e dall'altro nelle tasche di chi, si suppone, ne abbia.. Così presentata la soluzione della crisi, appare anche relativamente facile a risolversi.  E' vero che crisi non è solo strutturale, per utilizzare il linguaggio di Marx, ma anche sovrastrutturale, ossia crisi delle identità di coscienza ( morale, legge, famiglia,  ecc. ecc.), ma, sempre secondo il pensatore di Treviri, basterà risolvere le questioni economiche e tutto sarà risolto. Infatti, è la struttura che determina la sovrastruttura e quindi….  Occorrono denari e per ottenerli ogni mezzo deve essere utilizzato,  pur dovendosi tener conto in ogni caso  che nessuno vuole rinunciare a ciò di cui godeva.  In Italia  i piccoli comuni, le provincie, i consorzi, le fondazioni, gli Istituti non sono disponibili, ma nemmeno i singoli cittadini intendono perdere il conquistato: pago io o paghi tu? E' meglio che paghi tu! Ma nessuno sa chi effettivamente dovrà pagare. Le misure varate dal governo sono misure di facciata,  vi dovrebbero essere una tassa, come nell'Ottocento per il pareggio di bilancio,  sul macinato. Tutti pagherebbero a lacrime e sangue. Ma questo non serve ai politici, dato che il loro interesse non è il bene civile, ma solo ed unicamente la rielezione. Ecco quindi affiorare uno scontro civile, dove si investono, con analisi affrettate e spesso generiche, coloro che si ritiene detengano privilegi, si suscita l' avversione a questo o a quello, si promuove l'invidia sociale. Tutto afferma che si deve risolvere l'economia, ossia la struttura  affinché la sovrastruttura non abbia a patire. In fondo vogliamo vivere come siamo vissuti senza avere problemi, che paghi chi può pagare, ma non io. E' questo il ritornello che ormai si sente da ogni parte.

Se così fosse, forse con un cambiamento repentino, alla rivoluzione d'ottobre, si risolverebbe il problema, ma nessuno è nemmeno disponibile alla rivoluzione, i giovani  londinesi attestano che non è il problema politico che li interessa. Il vero guaio è che si considera l'economia come l'unica realtà dell'uomo, poi ogni singolo fa  e farà quello che vuole senza adesione coerente alla società di appartenenza. Ognuno rivendica il proprio volere come diritto e non intende rinunciarvi.  

 La crisi in realtà ha denunciato che  quello che è in crisi è la visione/ immagine dell'uomo che abbiamo. Non vi è identità né unità. Ci si dice "scientifici", ma poi non si utilizzano né le categorie, né i metodi delle scienze. Non si sa a che cosa dirigere il nostro pensiero, è diventato talmente volubile, che ogni soffio d'aria  viene considerato un grande pensiero al quale dedicare almeno un saggio, dettato dall'intellettuale di turno. Non vi sono principi ai quali riferirsi. l'uomo è ormai solo un essere biologico dotato di propri e singola  diritti che nessuno può violare. Così non vi  possono essere riflessioni a priori sul bene, ma è bene quanto di bene io dico essere bene, ovvero il bene coincide con il mio volere. Di conseguenza non vi sono doveri, né valori (doveri eretti a misura dell'agire). Non vi è più una politica tesa al bene comune, ma solo alla consorteria e alle lobby, e non  parliamo del diritto dove  si è persa la nozione di giustizia, ossia l'azione penale, civile, amministrativa deve  essere chiara e precisa. Resta solo il problema dell'utile economico, l'unico per cui valga la pena di impegnarsi. Vogliamo il denaro di chi lo ha e non per migliorare il vivere sociale, ma solo perché si possa continuare ad avere quello che si ha o meglio quello che si è perduto e si teme di perdere.

   Il coraggio di fronte a questa crisi, non si dimostra con i provvedimenti economici, fatti con la preoccupazione elettorale o a salvaguardia  del proprio posto,  e nemmeno con l'invidia sociale o con le analisi affrettate. Bisogna prendere il toro per le corna, ossia metterci tutti in discussione e non solo nell'ambito economico. In fondo il riduzionismo di Marx e dei suoi figli è sempre stato quello, l'uomo è ciò che mangia, tutto il resto non conta è sovrastruttura. Orbene proviamo a ribaltare questo concetto, caro anche a certo liberalismo. Forse sono i problemi sovrastrutturali che determinano la struttura Bisogna mettere in discussione l'immagine dell'uomo che abbiamo prodotto in questi ultimi decenni, ma temo che anche i giovani siano vecchi, ossia incapaci di mettersi in una prospettiva più ampia di quello che mangiano e soprattutto bevono.

Italo Francesco Baldo

 

 
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