G-20 di ieri a Parigi
Postato da admin [21/02/2011 23:46]


La redazione del BLOG INSIEME vi invita a leggere la nota del sole 24ore, qui sotto riportata,  perchè fotografa quanto è avvenuto ieri a Parigi alla conferenza del G-20 sui provvedimenti che i Paese membri dovranno prendere per non cadere in una crisi finanziaria ed economina come quella del 2008, che abbiamo vissuto e continueremo a soportarne le conseguenze ancora per molto tempo. 

(ilsole24ore.com) - PARIGI. Con qualche concessione soprattutto lessicale alla Cina, rimasta, dopo una notte insonne di negoziati, l'isolato oppositore di un accordo, il G-20 ha fatto ieri «il primo passo» per affrontare gli squilibri economici globali.
I ministri finanziari e i governatori del G-20 hanno fissato gli indicatori che verranno tenuti sotto i riflettori per prevenire future crisi come quella che ha investito l'economia mondiale e i mercati finanziari negli ultimi tre anni. La delegazione di Pechino ha evitato che fossero incluse nell'elenco le riserve valutarie ufficiali, che nel caso cinese hanno ormai raggiunto l'enorme cifra di 2.800 miliardi di dollari, e ottenuto che il riferimento al tasso di cambio fosse meno diretto che nelle intenzioni della vigilia. Il che non ha impedito al segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Tim Geithner, e a diversi altri partecipanti alla riunione di ribadire che «il cambio dello yuan resta notevolmente sottovalutato».

Gli indicatori degli squilibri economici includeranno elementi di politica economica interna, come il debito pubblico e i deficit di bilancio, controbilanciati dal tasso di risparmio e dal debito privato, ed elementi che evidenziano gli «squilibri esterni», come la bilancia commerciale e i flussi di reddito da investimenti e i trasferimenti, «tenendo conto la politica del cambio, monetaria e fiscale». Questa formulazione è stata scelta per ovviare all'obiezione di Pechino all'inserimento della «bilancia delle partite correnti», che di fatto è la somma dei componenti indicati nel comunicato e che per la Cina è in forte attivo, seppure in fase di contrazione. Attraverso le partite correnti, ha osservato peraltro il governatore della Banca del Canada, Mark Carney, si tengono monitorate anche le riserve.

Gli indicatori, ha detto il ministro francese Christine Lagarde, «verranno usati per testare le politiche economiche e determinare fino a che punto siano favorevoli per tutti i paesi e non solo a fini interni». In altre parole, in un mondo interdipendente, ogni paese deve fare le proprie scelte di politica economica tenendo conto anche delle conseguenze per il resto dell'economia mondiale: e i partner della Cina sono convinti che questa abbia approfittato della sottovalutazione del cambio, anche attraverso massicci interventi sui mercati e quindi accumulazione di riserve, per spingere il proprio export ai danni della crescita altrove. Non solo nelle potenze tradizionali dell'economia mondiale, ma anche gli altri paesi emergenti. Che infatti, alla fine, hanno lasciato sola la Cina nell'opposizione a un'intesa.

All'individuazione degli indicatori dovrà seguire, entro la prossima riunione del G-20 ad aprile, l'elaborazione da parte del Fondo monetario di linee guida di riferimento sulla base dei quali valutare i singoli paesi ed entro il 2011 un «piano d'azione» che, secondo lo slogan del G-20, dovrebbe portare a una crescita «forte, sostenibile e bilanciata». «Sarà un processo lungo», ha ammesso Geithner, per coordinare meglio le politiche economiche. Altri ministri osservano che potrebbe volerci più di un anno per dare efficacia al nuovo sistema, che comunque non avrà carattere vincolante. «Sono indicatori, non target», ha specificato Lagarde. Del resto, anche da parte della Germania (uno dei paesi che più si sono adoperati, insieme a Canada e India, per un compromesso), c'era una netta avversione a quantificare gli indicatori in modo preciso.

Lagarde ha ammesso un confronto «franco, a volte teso», fra i partner, ma non c'è dubbio che la riunione rappresenti una buona partenza per la presidenza francese del G-20 e anche una riaffermazione della legittimazione del gruppo, che rappresenta l'85% dell'economia mondiale e che riunisce i principali paesi avanzati ed emergenti.
La Francia ha dovuto per ora ridimensionare le sue ambizioni su un tema che ha scaldato la retorica del presidente Nicolas Sarkozy, quello della volatilità dei prezzi delle materie prime. Da parte dei ministri e dei governatori c'è il riconoscimento che questo è fonte di preoccupazione sia per i paesi produttori sia per quelli consumatori. Ma per il momento nessun indice puntato sulla speculazione: solo il compito assegnato ai "deputies" di studiare quali sono le cause della volatilità. L'impatto più grave, dicono i venti, è quello sulla sicurezza alimentare: al primo posto, per risolverla, il G-20 conta su più investimenti nell'agricoltura nei paesi in via di sviluppo; quindi maggior trasparenza e informazione sui dati di mercato; e infine anche più vigilanza e la lotta agli abusi sui mercati dei derivati.
Freno tirato anche su eventuali limiti ai controlli sui movimenti di capitale, che diversi paesi emergenti hanno utilizzato per arginare il flusso di "denaro caldo" che rischia di destabilizzarne le politiche economiche. E infine, solo un accenno all'uso di "fonti innovative" per finanziare l'adattamento ai cambiamenti climatici. Tutti sappiamo che non ci sono oggi le risorse nei bilanci, ha ammesso la Lagarde, ma la tassa sulle transazioni finanziarie fortemente voluta da Sarkozy ha scarsissime probabilità di passare, almeno nel G-20.
E infine appoggio a Egitto e Tunisia per sostenerne le riforme. Anche qui la Cina, insieme in questo caso all'Arabia saudita, ha ottenuto un'omissione: il riferimento alla transizione alla democrazia, che Pechino e Riad vedono come il fumo negli occhi.

 


 
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