C'é qualcosa che non funziona e..... non é il Presidente del Consiglio
Postato da admin [04/02/2011 19:53]

L'art. 1 della Costituzione recita: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

 La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione" . 

La sovranità si esprime nel voto dei cittadini elettori i quali, nel 2008, hanno espresso una netta maggioranza a favore della coalizione  Pdl-Lega presentatasi a sostegno di Berlusconi Presidente.

Sia alla Camera che al Senato esisteva, sino alla scissione del gruppo finiano, una netta maggioranza. Questa stessa maggioranza, anche dopo la scissione, si è mantenuta consistente al Senato e sufficiente alla Camera.

Sottoposta a Montecitorio a sei prove di fiducia il governo ha raggiunto con la votazione di giovedì sul caso Ruby quota 316 che ne decreta l'autonomia.

Restano le commissioni parlamentari, formate tutte prima della scissione guidata dal presidente della Camera, nelle quali esponenti dell'ex maggioranza rimasti fedeli a Fini, votano insieme alla minoranza, col risultato che la maggioranza può governare in aula e va sotto o pareggia  in alcune commissioni, come nel caso della bicamerale sul federalismo fiscale dei comuni, con il bel risultato che governa….la minoranza.

Una Corte costituzionale frutto di precedenti equilibri politico parlamentari, così come lo stesso Presidente della Repubblica, concorrono con un ordine giudiziario privo di qualsivoglia contrappeso dopo la fine dell'istituto dell'immunità parlamentare, a determinare una situazione del tutto anomala e tale da contrastare sostanzialmente con quanto previsto dall'articolo fondativo della Costituzione.

Come si può,infatti, esercitare la sovranità popolare espressa nella maggioranza parlamentare in tale condizione?

Oggi Napolitano ha inviato al presidente del consiglio una lettera in cui rileva che " non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta dell'emanazione" del decreto sul federalismo approvato in via definitiva dal cdm nella riunione d'urgenza di giovedì notte, dopo che la bicameralina si era espressa, o meglio, non si era espressa con un voto paritario: 15 contro 15.

Quel voltagabbana di Baldassari, eletto nelle file del Pdl, rimasto fedele al suo dante causa finiano, è risultato determinante con un voto che, non solo tradisce il mandato ricevuto dai suoi  elettori, ma lo stesso  programma di governo che, con l'accettazione della candidatura nella lista, aveva dichiarato di sottoscrivere.

C'è qualcosa che non funziona e continuando di questo passo altro che 150 anni dell'unità d'Italia! Si rischia seriamente la secessione.

Una legge che finalmente pone in capo agli enti  locali il controllo della politica delle entrate accanto a quella della spesa, in sintonia con quanto indicato dalla migliore tradizione sturziana, e superando quella tragica separazione sancita dalla riforma della finanza locale del sen Visentini e del famigerato decreto Stammati, viene affossata con il voto determinante anche di alcuni vecchi amici democristiani impegnati solamente, in compagnia di quel sepolcro imbiancato di Fini, a far assumere un improbabile ruolo di leader di governo ad un imbolsito Casini, obnubilato dalla smania di grandezza. E' giunta finalmente l'ora, per dirla con Tremonti del:"vedo,pago e voto" che da anni attendevamo.

Certo, adesso quel decreto si perfezionerà con le comunicazioni del governo  alle Camere e sarà confermato dalla maggioranza che, fortunatamente, si è ricostituita più forte a Montecitorio, così come si è mantenuta al Senato. Il presidente Napolitano, così scrupoloso anche questa volta e formalmente ineccepibile, costringerà il governo ad un tempo supplementare. Quel voto della bicameralina, tuttavia, comunque lo si voglia giudicare ( parere non espresso o parere contrario) era e rimane un voto consultivo, obbligatorio ma non vincolante per le successive scelte del governo, forte di una legge delega approvata a larga maggioranza ancora nel 2009.

Ora  bisogna andare avanti con la maggioranza esistente e procedere senza indugi nell'attuazione del programma di governo.

A meno che non si voglia tornare alle urne o,peggio, qualcuno non persegua sogni impossibili al limite delle avventure, dopo che la Costituzione, almeno nel suo nucleo fondativo, da tempo è disattesa dalla costituzione materiale  consolidata e da uno squilibrio tra i poteri non più tollerabile.

Certo non saranno le storie di Rudy e le smanie di alcuni PM milanesi o le sceneggiate di Santoro e Travaglio a cambiare la storia politica di questo Paese.

Ettore Bonalberti- Venezia, 4 febbraio 2011

 

 

 

 
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