Quelle facce di tola ......
Postato da admin [26/01/2011 19:55]

Passi per il solito Tonino da Montenero di Bisaccia che ogni giorno continua a sproloquiare su Berlusconi senza il quale, questo ex poliziotto e ex magistrato non sarebbe mai politicamente nato, ma ciò che più  risulta insopportabile sono quelle "facce di tola", come si dice a Venezia, di Casini e Fini.

Il duo comico della commedia dell'arte emiliana, a parti alterne interpreti delle maschere modenesi di Fagiolino e Sandrone, non fanno passare giorno senza inventarsi nuovo formule politiche che, come vanno perseguendo senza successo dal 2004 in poi, hanno un solo obiettivo: cacciare il tiranno Berlusconi di cui ambiscono ereditare la leadership dei moderati.

Il nostro bel Pier ci aveva provato prima con il fedifrago Follini con il bel risultato sotto gli occhi di tutti: il suo vecchio delegato nazionale al tempo del giovanile della DC è finito tra i seguaci di Bersani e company nel partito di D'Alema, Veltroni e della Bindi.

Ha continuato  nella sua politica ondivaga bruciandosi l'unica vera chance che lo poteva portare alla naturale successione del Cavaliere: restare all'interno del Pdl. Ha preferito salvare la sua piccola corrente sino a impedire la ricostituzione di quella vasta area di ispirazione democratico cristiana che sarebbe la vera ancora di salvezza  per il partito dei moderati dopo Berlusconi.

E, invece, perduta persino la componente prevalente della sua consistenza elettorale, grazie alla quale ha  potuto sopravvivere politicamente, ossia quella siciliana di Mannino e del povero Cuffaro, si ritrova a tentare di costruire un improbabile nuovo centro con Rutelli e quella "gran faccia di tola" di Gianfranco Fini.

Perduta ogni credibilità morale con le vicende della casa di Montecarlo e dei favoritismi in Rai per casa Tulliani,  questa autentica espressione del peggior Sandrone della commedia dell'arte, si erge a paladino della moralità e della coerenza politica, in stretto connubio con una parte della magistratura che nei suoi confronti è ben lungi dall'utilizzare tutte quelle energie a dismisura messe in campo da oltre quindici anni contro Berlusconi.

Non si cura di compiere l'unico atto di coerenza politica  che dovrebbe assumere: dimettersi da un ruolo superpartes, quale quello di presidente della Camera, che non è più in grado di garantire.

Facesse il capo partito, come di fatto svolge  a tempo pieno da quando era un giovane aspirante giornalista presentato a Ciarrapico dal vecchio Almirante, e che siano finalmente gli elettori a giudicarlo insieme a quel caravanserraglio del nuovo raggruppamento centrista e la smetta di sputar sentenze da un pulpito privo di qualsivoglia credibilità morale, politica e culturale.

Con Casini e Fini in compagnia di Rutelli ci hanno provato a far fuori Berlusconi con l'ultimo voto di fiducia alla Camera e hanno fallito; come, sin qui, sono falliti tutti i vari tentativi compiuti dall'interno della Casa della libertà negli anni scorsi.

Ci hanno riprovato alcuni giorni fa a dividere la Lega dal Pdl, ancora senza successo.

Ci riproveranno ancora oggi con il voto di sfiducia verso il ministro Bondi, episodio infame di una politica impazzita, mentre attendono al varco il  governo sul parere obbligatorio ma non vincolante della commissione parlamentare sui decreti finali del federalismo fiscale.

Infine, e soprattutto, attendono fiduciosi, la scelta che farà il GIP di Milano sul rinvio a giudizio del premier per la tragicomica vicenda della bella Rudi.

Insomma ancora una volta, visto che non ci riescono con il voto si spera nell'aiutino della magistratura milanese.

Povera Italia se gli equilibri democratici del Paese sono legati alle inchieste di Ilda la rossa milanese e alle capriole di questi saltimbanchi parlamentari.

Con l'aria irrespirabile che tira e senza il prevalere della ragione sarebbe meglio, molto meglio, e quanto prima  tornare a votare.

Don Chisciotte-Venezia, 26 gennaio 2011

 

 

 

 

 

 

 
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