La tattica del cerino
Postato da admin [16/11/2010 00:38]

L'offerta avanzata da Berlusconi venerdì era allettante: riconoscimento della terza gamba finiana nella coalizione di centro-destra e disponibilità a ricontrattare le condizioni e i termini dell'alleanza, non solo per completare la legislatura, ma pure per la partecipazione concordata alla successiva tornata elettorale.

Troppo ambiziosa per potere essere immediatamente raccolta da un Fini che, da molto tempo,  ha assunto una posizione sempre più netta di contestazione nei confronti della coalizione di governo e, in primis, dello stesso Berlusconi e della Lega.

Era l'ultimo tentativo escogitato dal Cavaliere per saggiare sino in fondo il grado di tenuta della poliedrica e assai scombussolata squadra messa insieme dal presidente della Camera, già lacerata dalle divisioni tra i falchi alla Bocchino, Briguglio e Granata e le colombe alla Ronchi, Moffa, Consolo e Nania.

Si aspettava il pronunciamento di Fini a Bastia Umbra  (Perugia), un palcoscenico più adatto alle uscite propagandistiche per tenere la truppa in tensione, che alle riflessioni e all'indicazione di gesti e proposte  in grado di offrire soluzioni alla crisi politica venutasi a creare con la rottura della maggioranza uscita dalle elezioni del 2008.

E' una situazione kafkiana quella in cui si ritrova il Paese. Immersi in una crisi internazionale monetaria, finanziaria ed economica, dai pesanti riflessi sul piano politico e sociale, l'Italia, che pure ha saputo affrontare in sicurezza l'onda d'urto dello tsunami scatenatosi tra la fine del 2008 e che continua a mantenere alta la sua tensione, sino a oggi e per molto tempo ancora, ha perduto l'unica certezza che le derivava da un parlamento espressione della più ampia maggioranza mai verificatasi prima nella storia repubblicana.

Errori di valutazione interni al Pdl e oggettive scelte di prospettiva divaricanti da parte di Fini e dei suoi, hanno determinato una situazione nella quale, il rischio di una crisi politica senza alternative o, peggio, la cui soluzione venisse affidata a governi tecnici, potrebbe mettere  a serio rischio la stessa unità nazionale.

Era questo il trilemma che si presentava a Gianfranco Fini nella prima assemblea del FLI di Bastia Umbra : dire sì  alla proposta di un nuovo patto di legislatura all'interno della maggioranza in cui era stato eletto  deputato e presidente della camera, oppure  togliere la spina al governo Berlusconi e favorire e compartecipare ad un nuovo governo degli sconfitti o, infine, correre il  rischio di elezioni anticipate.

Tutti si dichiarano pronti in caso di necessità a questa evenienza, anche se nessuno, veramente in cuor suo intende affrontare a cuor leggero il verdetto popolare. Oltretutto diversi parlamentari sanno il rischio che corrono per la loro pensione. E, si sa,  anche loro "tengono famiglia". 

Anche a sinistra la situazione è assai confusa nella polemica aperta tra rottamatori giovanilisti e i fedeli di Bersani. Il segretario del  PD  chiama alla dimostrazione di piazza dell'11 dicembre, mentre Vendola risponde che non parteciperà, preferendo sfilare da solo a fianco della CGIL qualche settimana dopo. Insomma anche a sinistra  è in atto una bella battaglia per una leadership tutta da definire.

Gianfranco Fini nel prologo del  suo convegno aveva annunciato trionfalmente che non  si poneva limiti e traguardi alla propria iniziativa politica (" nessun obiettivo ci è precluso"  e alla stampa tedesca aveva dichiarato che " nel 2013  potrà assumere il  ruolo di "premier se gli italiani o vorranno") . Sentiti gli interventi ci è sembrata, in realtà, un'assemblea di modesti attori, replicanti una stanca recita di una destra con la testa assai più rivolta  verso il passato che al futuro della libertà.

Fini ha concluso il suo intervento chiedendo una svolta, e, di fatto, le dimissioni di Berlusconi. I ministri e sottosegretari  finiani  hanno rimesso il loro mandato nelle mani di Fini, fatto unico e lacerante nella storia istituzionale dell'Italia, causata  da quel doppio ruolo del presidente della Camera assolutamente improprio e inaccettabile. Una maniera di aprire la crisi nelle mani del presidente della Camera contemporaneamente capo partito.

Si tratta  ora di vedere se quegli stessi esponenti di governo  lo faranno anche in quelle legittime di Berlusconi.

 Si ipotizza anche un eventuale allargamento del governo a Casini, anticamera delle sceneggiate passate del 2004-2006. Tuttavia il tempo è assai stretto e alla prima caduta del governo in Parlamento il "trilemma" dovrà essere sciolto.

 

Senza un rinnovato patto di legislatura  tra i  vincitori delle passate elezioni non resta che la strada coerente del voto anticipato. Scorciatoie parlamentari diverse creerebbero  un rischio troppo grave per l'unità nazionale.  Già dal Veneto, dopo la crisi dell'alluvione, si dichiara di non versare le tasse alla tesoreria dello Stato ma a quella regionale. Lo facessero anche il Piemonte e la Lombardia e l'Italia salterebbe per aria. A ben considerare meglio, molto meglio a questo punto, a crisi parlamentare eventualmente aperta, sarebbe proporre  al corpo elettorale un rinnovato equilibrio politico che solo il voto espressivo della sovranità popolare potrà sancire.

 

Don Chisciotte,  radioformigoni, 8 Novembre 2010

 

 

 

 

 


 
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