Il Card. Bagnasco: l'inverno demografico incide sulla democrazia
Postato da admin [31/08/2010 08:01]

L'Arcivescovo di Genova per la solennitÓ della Madonna della Guardia

ROMA, lunedý, 30 agosto 2010 (ZENIT.org).- L'inverno demografico incide sulla giusta dialettica democratica che deve esistere in ogni societÓ. ╚ quanto ha detto il 29 agosto il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nel giorno della solennitÓ della Madonna della Guardia.

Nel presiedere la Santa Messa nel pi¨ importante santuario mariano della Liguria, situato sulla vetta del monte Figogna, il porporato ha riflettuto sulla bellezza della fedeltÓ dell'amore e sulla famiglia come "grembo della vita".

Parlando del fatto che l'Italia non gode di buona salute sul piano della natalitÓ, nonostante i segnali di ripresa legati non solamente agli immigrati, il porporato ha affermato "che l'equilibrio demografico non solo Ŕ necessario alla sopravvivenza fisica di una comunitÓ - che senza bambini non ha futuro! - ma Ŕ anche condizione per quella alleanza tra generazioni che Ŕ essenziale per una normale dialettica democratica".

"Anche per questo la Chiesa da molto tempo va dicendo che, in Occidente, dietro ad una bassa demografia sta una catastrofe culturale grave", ha evidenziato.

"La scarsitÓ di bambini - ha spiegato - significa non solo un futuro autunnale, ma giÓ ora crea squilibri tra le generazioni, causa una povertÓ educativa non solo perchÚ noi adulti siamo sottratti al compito di educare, ma anche perchÚ non siamo pi¨ educati noi stessi".

"I ragazzi e i giovani, infatti, ci costringono a metterci in discussione - ha continuato -; ci provocano a uscire da noi che, per etÓ e acciacchi, tendiamo a ripiegarci sui nostri bisogni immediati. Non sono solamente i genitori che, avendo dei figli, devono cambiare prospettive e stili, devono pensare e organizzarsi in rapporto ai figli nelle diverse etÓ".

"Una societÓ senza bambini e ragazzi, cosý come una societÓ senza anziani, sarebbe gravemente mutilata, non potrebbe funzionare", ha affermato il porporato.

Per questo, ha proseguito poi, "trascurare la famiglia, ad esempio nelle sue esigenze economiche", in parte alla base della scarsa natalitÓ, significa "sgretolare la societÓ stessa".

Tuttavia, ha precisato, la questione dei figli richiede anche un cambiamento culturale: "Se guardiamo alla sacra immagine della Madonna con il Bambino non facciamo fatica a immaginare la vita di Nazaret: essi vivono nella assoluta semplicitÓ delle cose, nella gioiosa fatica del lavoro quotidiano, in casa e nella bottega del falegname; vivono la vita del villaggio, i rapporti con i vicini di casa, la partecipazione al culto, la presenza di Dio".

"Tutto fa pensare ad una adesione profonda e positiva alla vita come un dono che ci Ŕ dato e che non Ŕ una nostra proprietÓ assoluta - ha detto il Presidente della CEI -. Fa intravvedere la consapevolezza di essere dentro ad una storia di generazioni, ad una tradizione che non coarta ma aiuta. Sentiamo, in una parola, il soffio della speranza".

Al contrario, nel "clima suadente" che si respira oggi le coppie e la famiglie sembrano franare davanti "agli urti della vita e dei rapporti". "Le fatiche di ogni giorno sembrano noiose e senza senso, quindi insopportabili. Il futuro perde valore e smalto, il presente si enfatizza per ci˛ che promette di soddisfazione immediata".

Spesso, ha aggiunto, "s'intende la fedeltÓ come qualcosa di ripetitivo, noioso, privo di brivido".

Eppure la fedeltÓ "Ŕ la condizione della crescita. Nella vita di coppia e di famiglia, infatti, l'amore si trasforma col tempo: dall'effervescenza iniziale si muta in qualcosa di pi¨ profondo e radicato, fortificato dalle gioie e dalle fatiche".

"In questa crescita, la ripetizione quotidiana di tanti piccoli o grandi doveri, di tante azioni che sembrano grigie, Ŕ come la pioggia tranquilla e continua che bagna la terra e la feconda - ha aggiunto -. Non sono le tempeste delle grandi passioni e dei trasporti impetuosi che fanno crescere o misurano la sostanza dell'amore, ma la fedeltÓ quotidiana e umile nel segno dell'amore".

Ma ecco che la famiglia e il matrimonio oltre ad essere il "grembo della vita", luogo della "fedeltÓ incondizionata", si fanno anche "scuola di umanitÓ e di fede".

E' in famiglia, infatti, ha sottolineato il Cardinale Bagnasco nell'omelia tenuta nel pomeriggio dello stesso giorno sempre nel santuario della Madonna della Guardia, che si impara ad amare venendo amati, si impara ad avere fiducia in se stessi; si scopre "la bellezza delle diverse etÓ" "nella pazienza sapiente dei giorni e degli anni".

In famiglia, ha continuato, si toccano con mano "i valori dell'accoglienza, della solidarietÓ non episodica, della presa in carica amorevole, del farsi dono umile e affidabile, del poter contare su qualcuno e di sapere che altri contano su di noi, della potenza miracolosa del perdono dato e ricevuto, della capacitÓ di resistere".

Ma nella famiglia c'Ŕ anche "la preghiera fatta insieme ogni giorno, la partecipazione alla Messa domenicale, le festivitÓ liturgiche con le loro tradizioni, i pellegrinaggi ai Santuari, le immagini sacre in casa".

"Ogni parola, ogni valutazione che i genitori esprimono su eventi lieti o tristi, propri o altrui, Ŕ una lezione di fede, Ŕ un momento di quella scuola che lascerÓ il segno nel cuore", ha affermato.

"L'esperienza dice che nulla del bene che Ŕ stato seminato va perduto: tutto prima o poi germoglia. I tempi di Dio non sono i nostri. Diamogli spazio e fiducia. E poi c'Ŕ Lei, la Grande Madre di Dio e nostra".

"Pu˛ una madre distogliere lo sguardo dai figli? Sappiamo che non Ŕ possibile, e questo ci basta per guardare avanti con fiducia", ha infine concluso.

 

 


 
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