Cittadini sudditi di un regime ragioneristico
Postato da admin [10/04/2013 22:50]

CITTADINI SUDDITI DI UN REGIME RAGIONiERISTICO

(ad un anno dalla riforma costituzionale,

un diverso approccio filosofico al concetto di Stato)

 

 

Luigi Einaudi definiva la "Scienza della finanza" come "la scienza delle leggi secondo le quali gli uomini provvedono al soddisfacimento di certi bisogni particolari che, per distinguerli dai bisogni ordinari privati, si chiamano pubblici".

Il motivo principe per cui gli uomini si uniscono e costruiscono, con un "contratto sociale", un'artificiale struttura a loro sovrordinata, sacrificando ad essa una parte del loro prodotto, vale a dire si subordinano ad uno stato ed alle sue leggi, è, come diceva anche L. Einaudi, il soddisfacimento di quei "bisogni" che più difficilmente sarebbe conseguibile individualmente.

Questa concezione è propria, ovviamente, delle società liberali e democratiche evolute. Non lo era, ad esempio, delle "repubbliche democratiche" sovietiche, né degli stati assolutistici del 7-800, tantomeno delle dittature del secolo scorso, laddove la subordinazione dell'individuo all'interesse dell'entità Stato era pressoché totale.

Le due ottiche si riflettono nei pensieri filosofici del "Leviatano" (1651) di Thomas Hobbes e dei "Due trattati sul governo" (1690) di John Locke, quasi contemporanei (40 anni di differenza), eppure così distanti: nel primo si descrive la convenienza di essere sudditi, affidandosi allo Stato per evitare i danni di un conflitto sociale rischioso; nel secondo, il diritto e il vantaggio di essere cittadini, associandosi sulla base del consenso fra uomini liberi, ciascuno depositario di diritti naturali incomprimibili alla vita, alla libertà, alla proprietà. In Italia, la Repubblica è nata promettendo quest'ultima cosa. Nei fatti, ha invece avverato la prima.(pin-8/10/2012)

Nelle attuali nostre società c.d. "occidentali" (usando una obsoleta terminologia) abbiamo fatto un sostanzioso passo indietro, ammettendo la subordinazione dell'individuo al bene collettivo, impersonificato dallo stato-istituzione.

La nuova visione ha permeato anche la cultura giuridica. La prevalenza del finanziario e del ragioniere (non dell'economista, si badi bene!) sul giurista si è dimostrata in vincoli giuridici. E così, poco meno di un anno fa ( era la legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1), un delegittimato ma maggioritario manipolo di parlamentari ha fatto scolpire nell'articolo 81 della nostra Carta fondamentale questo criterio, nel tentativo di elevarlo a norma fondamentale dell'ordinamento giuridico italiano:

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale.

È il famigerato "pareggio di bilancio" costituzionalizzato.

In un Paese dove l'eccessiva produzione delle regole ha determinato l'inefficacia delle regole stesse, dove la teoria anarchica è divenuta anarchia reale poiché ognuno fa ciò che vuole senza pagar fio, dove, proprio perché in un Paese senza diritto e giustizia, il potere è diventato arbitrio e al binomio diritto/dovere si è sostituito sopruso/privilegio, in un Paese siffatto, eppure la politica italiana è riuscita a costituzionalizzare e cristallizzare una regola concettualmente rigida, tanto da ricordare la concezione statuale del socialismo reale.

Abbiamo appena scritto "regola rigida", ma poi, essendo in Italia, ci si accorge che "rigida" troppo non lo è: a rigore, infatti, leggendo l'art. 1 della citata legge[1], si dovrebbe parlare più di "equilibrio" che di "pareggio", come altresì recita il titolo della stessa legge introduttiva. E la deroga è subito dietro l'angolo: la concessione del ricorso al debito, in considerazione del ciclo economico.

Ma quanto sia "rigida", in questa sede non interessa. Importa, invece, l'idea di stato che essa, a nostro modo di vedere, esprime.

Orbene, chiunque abbia studiato contabilità di stato o economia, senza essere passato dalla Bocconi o dalla Chicago University e pur senza le lettere scolpite in oro di una Costituzione, sa che il bilancio dello Stato deve essere tendenzialmente in equilibrio. E comunque, di un criterio siffatto se ne potrebbe discutere in periodi di "vacche grasse".

Fra le principali Carte costituzionali europee, solo Austria e Germania contemplano il "pareggio" di bilancio, tuttavia per la Germania è raccomandato che si debba evitare un'eccessiva pressione fiscale sui contribuenti. Per inciso, va detto che solo la Costituzione elvetica prevede aliquote massime di prelievo sul reddito[2]. Perché sia rispettata la libertà dei singoli di disporre del frutto di ciò che producono, l'equilibrio o il pareggio di bilancio dovrebbero essere contestuali ad una norma che fissi costituzionalmente il massimo possibile di prelievo fiscale sul reddito, la quale ultima diverrebbe la prima tutela del cittadino contro un'eccessiva espropriazione legale di ciò che produce.

 

Mettere il principio di pareggio in Costituzione, in questi difficili frangenti storico-economici di crisi, di recessione, di fronteggiamento dell'aggressività economica di Paesi come Cina e India, può avere un senso se visto in correlazione alla politica di rigore monti-sarkozy-merkeliana, quella del "nuovo ordine mondiale", al fine di riaffermare una ben altra concezione: la supremazia del presunto bene collettivo sul benessere dell'individuo. Il cittadino è funzionale allo Stato.

Questa visione assolutistico-ragionieristica della Cosa Pubblica pone su un piano secondario e mal concilia il principio che i nostri Padri Costituenti avevano trasfuso e sotteso nella prima parte della Carta costituzionale: lo Stato persegue e favorisce il benessere dei suoi cittadini.

Significa la dittatura dei numeri e della finanza sulla felicità dell'uomo.

Ma anche il commissariamento della politica, per governare i popoli europei con la finanza e la fredda ragioneria di stampo monetarista. D'altronde, con onestà intellettuale, Mario Monti ha da sempre ammesso di voler favorire l'ascesa di una nuova forma oligarchico-tecnica dove a decidere siano gli organismi Europei (in buona parte non eletti) e, appunto, i mercati.

Benvenuto Griziotti, quando affermava che costituiscono finanza pubblica gli atti che si attengono ai superiori principî, politici, morali e giuridici dello stato, sosteneva anche, con grande vigore, che l''imposizione debba essere illuminata da una giusta causa e dal perseguimento dei fini superiori dello stato, i quali vanno oltre le generazioni e si identificano con i criteri di giustizia e di utilità generale. La potestà finanziaria non può essere assoluta e arbitraria al punto da divenire una tirannia. (B. Griziotti, 1953).

Ebbene, questa "tirannia" si traduce, in terminologia tecnica, con "teoria della illusione finanziaria": l'inesatta sensazione che hanno i contribuenti dell'effettivo carico impositivo di determinati tributi. Il fenomeno, la cui definizione si deve all'economista Amilcare Puviani (con la sua pubblicazione "Teoria dell'illusione finanziaria" del 1903), consente a un governo l'adozione di misure di pressione fiscale che susciterebbero l'opposizione dei cittadini qualora questi fossero correttamente informati. Puviani sosteneva che i governanti, attraverso l'attività finanziaria pubblica, destinano una notevole parte delle risorse finanziarie dello Stato a vantaggio della classe dominante (che esercita il maggior potere) a insaputa delle classi popolari o dei cittadini, i quali vengono illusi con artifici ed inganni (ad esempio, che lo Stato risponde ai loro bisogni), in modo da provocare (ai cittadini) erronee valutazioni delle finalità delle scelte politiche (i cittadini vengono illusi, ad esempio, che le tasse scendono quando invece aumentano, oppure che il governo sta riducendo la spesa quando invece la sta aumentando) e di conseguenza i cittadini permetteranno ai governanti di mantenere il potere. (sintesi della teoria, tratta da Wikipedia) Il fenomeno dell'illusione finanziaria può avvenire anche collegando il prelievo fiscale effettuato a eventi che "stimolano" nella collettività sentimenti positivi, così risulteranno meno gravose le imposte pagate per far fronte a calamità naturali (terremoti, frane, nubifragi ecc.) o ad appelli di orgoglio nazionalistico innanzi a presunti baratri nelle casse dello stato, che, peraltro, continueranno a essere pagate dai contribuenti anche quando l'emergenza è cessata. Vi ricorda nulla lo slogan: «Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti. Con i servizi»?[3] O l'aumento delle accise per i terremoti 2012?

Il debito pubblico va ridotto, controllato molto meglio e ristrutturato, ma non può diventare l'ossessione dei cittadini, asserviti all'ideologia neoliberista, che il Nobel Joseph Stiglitz definisce "integralismo dei mercati". Ben presto, così, gli Stati saranno ridotti a meri esecutori del nuovo ordine ed avranno un semplice ruolo di repressione e controllo fiscale e tributario.

Senza considerare che la modifica costituzionale qui esaminata potrebbe rendere difficilmente attivabili i diritti previsti da altri articoli della Costituzione, qualora per dare attuazione ad essi lo Stato debba chiudere in deficit il proprio bilancio. Coloro che hanno pensato e poi approvato tale novità immaginano che qualsiasi intervento statale debba essere guidato da convenienza economica. Se lo sforzo pubblico prevede un saldo negativo, semplicemente non può essere affrontato. Eppure ciò non accade nemmeno nelle imprese private, che si indebitano momentaneamente per poter crescere! In economia, un bene pubblico è un bene che è difficile o impossibile produrre per trarne un profitto privato ed il libero mercato è in genere incapace di produrre un ammontare ottimale/efficiente (in senso paretiano) di beni pubblici. Questi ultimi vanno sottoposti ad un'analisi dei costi/benefici[4], ma tenendo in conto che essi sono spesso ineliminabili e imprescindibili (sebbene comprimibili). La diversa visione conduce spesso a valutare i benefici immediati (quelli prodotti dai numeri), tralasciando una più oculata valutazione delle conseguenze economiche e sociali nel medio e lungo termine.

E dire che non tutti coloro che hanno condotto a termine l'operazione "legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1", non si rendevano conto di quello che facevano (Padre, perdona loro!): "Non si parli di cose che non esistono in nessun posto al mondo. Pareggio di bilancio per Costituzione? Cioè, non è che noi nei secoli vogliamo castrarci per costituzione di ogni possibile politica economica". Questa frase non è di un estremista keynesiano, ma di un certo Pier Luigi Bersani. Poi, però, sia il leader PD che altri partiti hanno votato all'unanimità l'approvazione del d.d.l. che introduce questa anti-economica legge costituzionale.

A tal punto, affidiamo un pro-memoria a chi (se c'è) ora si accinge a governarci: quello di riscoprire le radici della civile convivenza e di porsi finalmente il dilemma, così desueto nell'attuale zeitgeist[5]: sono più importanti i conti o il benessere dell'individuo?

Concludo citando Henri-Benjamin Constant de Rebecque (Losanna, 25 ottobre 1767 - Parigi, 8 dicembre 1830): "Ogni imposta inutile è un furto che non è reso più legittimo di qualsiasi altro misfatto del genere dalla forza con cui è commesso. È un furto tanto più odioso perché viene eseguito con tutte le solennità della legge". [6]

10.3.13                                                                                              Federico Macaddino

 



[1]Art. 1: L'articolo 81 della Costituzione e' sostituito dal seguente:
«Art. 81. - Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all'indebitamento e' consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L'esercizio provvisorio del bilancio non puo' essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilita' del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale».

[2] Art. 128 (Cost. Svizzera) pone all'11.5% l'aliquota massima dell'imposta federale sul reddito delle persone fisiche e all'8.5% quella sul reddito delle persone giuridiche.

[3] Vedasi l'esposto inviato da ConfContribuenti all'AGCOM per denunciare la pubblicità ingannevole diffusa dall'Agenzia delle Entrate nella campagna contro l'evasione, al link http://www.economiaeliberta.com/2011/09/confcontribuenti-denuncia-lagenzia.html.

[4] L'analisi costi-benefici (cost-benefit analysis), in microeconomia, economia pubblica ed economia industriale, indica genericamente l'insieme delle tecniche di valutazione dei progetti di investimento basate sulla misurazione e la comparazione di tutti i costi e i benefici direttamente e indirettamente ricollegabili agli stessi. Risulta profondamente radicata nelle idee sviluppate dagli economisti nell'alveo della tradizione marginalista, ed in particolare in quella branca della corrente neoclassica marshalliana che, dopo la sistematizzazione fattane da Pigou (1920), divenne nota con il nome di economia del benessere (welfare economics). (definizione tratta da Wikipedia)

 

[5] Zeitgeist = spirito del tempo. Per usare una lingua tanto cara all'Europa ed ai suoi Governanti.

[6] Principes de politique applicables à tous les gouvernements représentatifs (1815), Lib. XI - De l'Impot, cap. 9 : "Tout impôt inutile est un vol que la force qui l'accompagne ne rend pas plus légitime que tout autre attentat de cette nature. C'est un vol d'autant plus odieux, qu'il s'exècute avec toutes les solennités de la loi"

 
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Torna attuale la cultura federale del Prof. Miglio: serve una Costituente!
Postato da admin [25/07/2011 19:55]

Torna attuale la cultura federale del Prof Miglio: serve una Costituente!

Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nell'intervista rilasciata al Giornale, domenica 24 luglio, pubblicata sotto il titolo: "Sei regioni, zero province, ecco la vera rivoluzione", ha avanzato una proposta di riforma istituzionale che dovrebbe essere appoggiata incondizionatamente da tutti i veri riformisti federalisti italiani.

Essa corrisponde a quanto, con tanta lungimiranza, scriveva Gianfranco Miglio in un non dimenticato saggio pubblicato dalle edizioni Lativa nel 2001: " l'Asino di Buridano".  Si trattava di una "nuova edizione" sponsorizzata da Regione Lombardia, all'avvio del secondo mandato presidenziale formigoniano, durante il  quale si sviluppò con grande approfondimento la  discussione sul processo federalista da attuare in Italia e che vide la Regione Lombardia tra le più impegnate interpreti.

Gianfranco Miglio, partiva da una considerazione preliminare: " come sono state "inventate" le Regioni del titolo V della Carta, e come esse non sono nate dalla consultazione dei cittadini, o dall'approfondimento  degli specialisti di geografia economica, siamo pronti a riconoscere  che queste venti circoscrizioni , tutto possono essere tranne che titolari di un autentico "potere federale" (v. pagg.77-78 de " L'asino di Buridano"- Ed. Lativa 2001).

Non possiamo che concordare con il pensiero di Miglio, dato che, ad esempio,  Regioni-Stato come la Lombardia, non sono per nulla comparabili a Regioni come il Molise o la Lucania. E, come sosteneva il professore, mantenere deboli strutture regionali, come la maggior parte delle attuali, vorrebbe dire condannarle alla condizione di permanente subordinazione-soggezione  al  potere centrale .

Molto realisticamente Miglio ipotizzava " uno Statuto per il Sud"e proponeva di "raggruppare le Regioni "a statuto ordinario" in più larghe " Comunità regionali", corrispondenti alle grandi articolazioni, in materia di costumi e di stile di vita, in cui il paese si presenta diviso, da sempre, e agli occhi di tutti" ( pagg.78 ibidem)

Miglio indicava l'unione del Sud, la " Comunità regionale " del Mezzogiorno, come la nuova forte realtà regionale che avrebbe dovuto darsi uno Statuto in grado di risolvere quel problema del carattere " personale" dell'autorità da lui analizzato nel saggio e precondizione indispensabile per l'autogoverno delle realtà meridionali.

In definitiva nella visione istituzionale del grande scienziato politico lombardo, accanto alle cinque regioni a statuto speciale, che oltre alla " loro naturale inclinazione a difendere il proprio diritto alla vita, e quindi alla loro irriducibilità, posseggono già (garantite nello Statuto) risorse finanziarie che le rendono indipendenti dalle lusinghe dell'autorità federale" (pagg. 76 ibidem) veniva indicata la formazione di altre due grandi " Comunità" praticamente equivalenti: una per l'Italia Centrale e una per i l'Italia settentrionale unificata dalla Valle del Po. Possibile variante una distinzione al Nord, fra una comunità regionale del Nord-Ovest e una Comunità regionale del Nord-Est, " per consentire ai veneti  di esplorare le possibilità di "aggancio"  alla Mitteleuropa e alla Valle del Danubio.

Insomma una geografia politica che si configurerebbe così:  tre o quattro grandi " Comunità regionali" alle quali si aggiungono le cinque regioni a statuto speciale, sotto-unità politico territoriali capaci di immaginare e gestire politiche economiche differenziate e rapportate alle condizioni e alle risorse locali.

Seguiva la descrizione analitica su come sarebbe dovuto essere riformato l'ordinamento della Repubblica federale italiana.

Dalle attuali venti regioni a otto, nove comunità territoriali in grado di condividere con l'autorità centrale la gestione della Repubblica.

Certo per perseguire una simile straordinaria innovazione, si dovrà fare i conti con una nomenclatura regionale e provinciale che da molti anni occupa il potere locale, stabilmente insediata e assai  ben retribuita.

Un'impresa impossibile, specie per un governo in scadenza di legislatura e con una maggioranza ballerina come quella attuale.

Unica via d'uscita per una tale riforma costituzionale sarebbe l'indizione di un'assemblea costituente rappresentativa delle componenti  politico culturali reali dell' Italia. Una proposta suggerita al Presidente del Consiglio dalla nostra associazione nel dicembre scorso, sino a oggi , purtroppo,  senza risposta.

Tuttavia, se si vuole veramente rinnovare in senso federale il Paese  e non parlare di un astratto libro dei sogni, bisogna inevitabilmente adottare quanto il prof Miglio prima sosteneva  e Roberto Formigoni oggi rilancia in maniera coraggiosa e con confermata autentica volontà autonomistica, degna della migliore tradizione federalista italiana: da Cattaneo a Rosmini, da Minghetti sino, appunto, allo stesso Gianfranco Miglio. E bisogna farlo con ampia convergenza politica, culturale e ideale. La strada di un nuovo patto costituzionale attraverso un'assemblea costituente è l'unica seriamente e concretamente percorribile.

 

Ettore Bonalberti, Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)

Venezia, 25 luglio 2011

 

 

 
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Veneto: il mancato federalismo costa 16,6 Mld ogni anno
Postato da admin [09/07/2011 23:58]

VENETO: IL MANCATO FEDERALISMO COSTA 16,6 MILIARDI OGNI ANNO

Dove il residuo fiscale è più elevato, il "rischio evasione" è minore

 

Nel triennio 2007-2009, la mancata attuazione del federalismo fiscale è costata al Veneto 16,6 miliardi di euro all'anno, mentre dal 2001 al 2009 il Veneto ha contribuito alla solidarietà nazionale con oltre 140 miliardi di euro. E neppure l'essere fra le realtà più virtuose d'Italia sul fronte dell'evasione fiscale ha premiato il Veneto rispetto alle Regioni del Sud che, pur denotando un alto tasso di evasione, beneficiano della perequazione nazionale. Il quadro emerge da «Federalismo, Sussidiarietà ed Evasione fiscale», ricerca promossa e realizzata da Unioncamere del Veneto e Consiglio regionale del Veneto nell'ambito dell'Osservatorio regionale sul federalismo e la finanza pubblica, col contributo della Giunta regionale del Veneto - Assessorato alle Politiche per i consumatori. Lo studio vuole offrire un contributo di idee e proposte nel dibattito sul ruolo dei governi regionali nel processo di integrazione europea.

 

Dopo le relazioni tecniche di Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere del Veneto, e Serafino Pitingaro del Centro Studi, il dibattito ha visto gli interventi di Clodovaldo Ruffato, presidente del Consiglio regionale del Veneto, Franco Manzato, assessore regionale all'Agricoltura con competenze alla Tutela dei consumatori, e Luca Antonini, professore di Diritto Costituzionale Tributario all'Università di Padova e presidente della Commissione paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale. Moderatore del dibattito Giovanni Parente de Il Sole 24 Ore.

 

La finanza pubblica continua ad essere uno dei nodi più critici del sistema Italia per la dimensione elevata del debito pubblico. L'incidenza dell'indebitamento netto della Pubblica Amministrazione sul Pil, nel 2010, è stata pari al -4,6%, valore inferiore a quello registrato l'anno precedente (-5,4%), ma oltre  il limite del 3% previsto dal trattato di Maastricht. La pressione fiscale complessiva è risultata pari al 42,6% del Pil, ma potrebbe toccare il 52% al netto dell'economia sommersa.

 

Nel 2010 le spese totali della Pubblica Amministrazione sono risultate pari al 51,2% del Pil. A livello regionale si evidenzia una distribuzione "disequilibrata" delle risorse. L'incidenza della spesa del settore pubblico sul Pil delle regioni del Sud è nettamente superiore a quella del Centro-Nord. Il totale delle risorse che ogni anno in Italia vengono trasferite dalle Regioni più ricche a quelle più povere per la perequazione nazionale è di circa 80 miliardi di euro. Dal Veneto lo Stato centrale preleva molto di più di quanto effettivamente restituisca in termini di spesa pubblica: le risorse aggiuntive prelevate dallo Stato in Veneto e destinate alla perequazione territoriale, nel triennio 2007-2009, ammontano a 16,6 miliardi di euro (3.405 euro per abitante).

 

Dal 2001, anno in cui l'Italia è diventata uno Stato federale anche se solo formalmente, al 2009 il Veneto ha contribuito alla solidarietà nazionale per oltre 140 miliardi di euro (in media 15.557 euro all'anno e 3.287 euro procapite all'anno). Per valore del residuo fiscale il Veneto si colloca al terzo posto della graduatoria delle Regioni italiane in avanzo finanziario alle spalle della Lombardia (70.041 milioni) e dell'Emilia-Romagna (18.192 milioni). In termini procapite il Veneto ha registrato un residuo fiscale pari a 3.405 euro (7.198 Lombardia; 4.203 Emilia-Romagna). Fra le Regioni che vantano un saldo fiscale positivo anche Piemonte, Lazio e Toscana. Fatta eccezione per Marche, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Umbria e Abruzzo, che registrano un residuo positivo molto contenuto, tutte le altre Regioni evidenziano un saldo negativo.

 

RESIDUO FISCALE E IMPATTO SUI CONSUMI DELLE FAMIGLIE:

Tra 1996 e 2008 l'esistenza del residuo fiscale ha impedito un ammontare di consumi reali pari a 61,4 miliardi di euro. È come se uno degli anni compresi nell'intervallo di tempo fosse stato cancellato visto che l'importo è paragonabile ad una di quelle annualità.

 

In ciascuna di queste annate il consumo addizionale oscillerebbe tra il 5,5% ed il 9,4% dei consumi effettivi, non discostandosi dalla media annua (pari al 7,3%). Il peso procapite si attesta mediamente sui  1.026 euro all'anno, ma si spinge fino a quasi 1.400 (2007)

 

Nel triennio 2006-2008 si sarebbero potuti spendere circa 6 miliardi di euro per l'edilizia e per quanto serve alle abitazioni; 2,7 miliardi per i generi alimentari; 4,9 miliardi per prodotti e servizi peculiari del sistema economico veneto come il sistema-moda, che avrebbe beneficiato di 1 miliardo di euro, e l'insieme di trasporti e attività per il tempo libero, in gran parte finalizzati al turismo, per i quali si sarebbero spesi circa 3,9 miliardi.

 

RESIDUO FISCALE E "RISCHIO EVASIONE":

Secondo le ultime stime dell'Istat, in Italia il valore dell'economia sommersa vale tra i 255 e i 275 miliardi di euro, rispettivamente pari al 16,3% e al 17,5% del Pil. Il fenomeno dell'evasione fiscale non si distribuisce in maniera omogenea sul territorio nazionale.

 

Le regioni dove è maggiore l'evasione fiscale ricevono dal sistema pubblico le risorse finanziarie più significative. Le politiche di contrasto all'evasione fiscale rappresentano uno degli elementi più innovativi della riforma federale in corso di attuazione. I decreti delegati attribuiscono un ruolo di prima importanza a Regioni ed Enti locali nell'emersione del sommerso, garantendo loro quote significative del maggior gettito fiscale.

 

Secondo Equitalia, tra il 2005 e il 2010 gli incassi da ruolo sono più che raddoppiati passando da 3,8 a 8,9 miliardi di euro (+129%). A livello territoriale, l'evasione fiscale sembra essere minore in Trentino-Alto Adige (99 euro per abitante) e Veneto (118 euro), mentre i maggiori importi si registrano nel Lazio (218 euro procapite), Toscana (193 euro) e Lombardia (190 euro). Fatta eccezione per la Puglia, le altre Regioni del Mezzogiorno occupano la parte superiore della graduatoria. Anche i dati dell'Agenzia delle Entrate confermano che il fenomeno dell'evasione fiscale non si distribuisce in maniera omogenea sul territorio nazionale: la percentuale di imposte evase arriva addirittura al 66% in alcune aree del Sud.

 

Al fine di realizzare una comparazione fra le Regioni d'Italia, è stato elaborato un indice che misura le differenze tra i livelli di reddito espressi e il grado di benessere riscontrato sulla base di sette voci indicative (consumi alimentari, consumo energia elettrica, consumo carburante, autovetture oltre 2.000 cc di cilindrata, autovetture circolanti per 100 abitanti, variazione % dei depositi bancari nel triennio, quota % di abitazioni di pregio).

 

Un indice positivo segnala realtà locali in cui l'andamento dei consumi è mediamente inferiore o in linea con quello del reddito. Un indice negativo individua invece situazioni caratterizzate da propensione al consumo e tenore di vita mediamente superiore al reddito medio.

 

I territori che presentano un residuo fiscale negativo manifestano uno standard di consumi superiore al reddito disponibile.

 

In un raffronto europeo, la Germania appare il Paese in cui vi è il minore "rischio" di evasione fiscale, seguito da Austria e Francia. L'Italia si posiziona al quarto posto, grazie al fatto che le Regioni del Nord (al di sopra della media UE) compensano i risultati non eccezionali del Sud.

 

Il Veneto presenta tassi di evasione fiscale tra i più bassi del Paese e dell'Unione europea, che si spiega con la presenza di un diffuso capitale sociale nel territorio. I dati mostrano che esiste una forte correlazione tra sviluppo del capitale sociale e crescita economica: laddove mancano senso civico, rispetto delle regole, comportamenti collaborativi e attenzione alle persone anche lo sviluppo economico stenta a decollare.

 

«L'obiettivo del federalismo si raggiunge meglio con una forte responsabilizzazione degli enti regionali che parte dal loro ruolo nella governance europea - commenta Gian Angelo Bellati, direttore Unioncamere del Veneto -. Ciò ci porta a dire che l'Europa, grazie alle innovazioni sulla sussidiarietà introdotte dal tratto di Lisbona, è un alleato per raggiungere l'obiettivo. Ma, in vista della futura politica di coesione 2014-2020, occorre che essa disponga dei dati statistici delle regioni europee e che abbia chiaro come il Pil oggi non rappresenti più il metodo di misurazione corretto per capire chi ha bisogno di essere aiutato dalla perequazione/coesione; esso infatti é distorto dall'evasione fiscale, molto diversa fra regioni italiane ed europee. Si potrebbe infatti cosi arrivare all'assurdo che chi più evade più ha diritto di ottenere dalla solidarietà altrui».

 

Per informazioni:

Ufficio Stampa Unioncamere del Veneto - Eurosportello

Giacomo Garbisa

Tel.: 041 0999305 - Cell.: 349 8625001

ufficio.stampa@ven.camcom.it

 

 
Allegati
 Nota su Federalismo, Sussidiarietà ed Evasione fiscale
 


Federalismo demaniale, il primo decreto attuativo
Postato da admin [03/05/2011 07:35]

 

La white list dei beni da trasferire agli enti locali - pagina pubblicata il 2 maggio 2011

 

Il ministero dell'Economia e delle finanze ha predisposto l'elenco dei beni che possono essere trasferiti agli enti territoriali nell'ambito del processo relativo al federalismo demaniale.

I beni appartenenti al patrimonio dello Stato e gestiti dall'Agenzia del demanio sono stati individuati al termine di una apposita istruttoria e sono allegati ad una Decreto del presidente del Consiglio che dovrà essere sottoposto all'esame della Conferenza Unificata Stato-Regioni-Province e comuni al fine di siglare un'intesa sul provvedimento.

L'elenco dei beni individuati  singolarmente  o  per gruppi è corredato da adeguati elementi  informativi, anche relativi allo stato giuridico, alla consistenza, al valore  del bene, alle entrate corrispondenti e ai relativi costi di  gestione  e acquistano efficacia dalla data della pubblicazione dei  decreti  del Presidente del Consiglio dei Ministri nella Gazzetta Ufficiale.

Il decreto è stato predisposto ai sensi degli articoli 3 e 5 del decreto legislativo 28 maggio 2010 n.85.

 

Per saperne di più clicca sul sito qui sotto riportato da dove potrai leggere l'elenco dei beni che possono essere trasferiti agli enti locali:          

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/federalismo_demaniale/whitelistdemaniale20aprile2011.pdf

Per sapere la lista dei beni trasferibili ai Comuni clicca sul sito qui sotto riportato:

http://www.federalismodemaniale.anci.it/index.cfm?menu=beniDemaniali

Per sapere sui beni esclusi dal processo di federalismo demaniale clicca sul sito qui sotto riportato:

http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/ulteriori%20elenchi%20dei%20beni%20esclusi%20DIFESA%20E%20PORTI.pdf

 

 

 

 


Federalismo: forte boom della spesa regionale
Postato da admin [04/04/2011 21:12]

Negli ultimi 10 anni la spesa regionale è cresciuta mediamente del 75%. Nelle realtà a Statuto speciale addirittura dell'89%. Le Regioni più "spendaccione" sono state l'Umbria (+143,7%), l'Emilia Romagna (+140,3%) e la Sicilia (+125,7%).

Secondo un'analisi della CGIA di Mestre, tra il 2000 e il 2009 la spesa delle Regioni italiane è aumentata del 75,1%. L'inflazione, sempre nello stesso periodo, ha registrato un incremento molto più contenuto: +22,1%. In termini assoluti, invece, le uscite complessive delle nostre Regioni  sono  passate da 119,3 mld di euro a 209  mld di €. Se distinguiamo le Regioni a Statuto Ordinario da quelle a Statuto Speciale, osserviamo che la spesa delle prime è aumentata del 70,6%, quella delle seconde dell'89%. A livello regionale il maggior aumento di spesa si è registrato in Umbria (+143,7%), seguono l'Emila Romagna (+140,3%) e la Sicilia (+125,7%).   Appena fuori dal podio troviamo la Basilicata (+115,2%), il Piemonte (+91,8%) e la Toscana (+84,6%). La Provincia Autonoma di Trento (+43,2%), il Veneto (+40,9%) e la Campania (+40,3%) sono state, invece, le tre realtà territoriali più parsimoniose.

In termini di spesa pro capite, spetta alla Valle d'Aosta il primato delle uscite riferite al 2009 (13.182 euro), sul secondo gradino del podio troviamo la Provincia di Bolzano (10.013 euro) e sul terzo quella di Trento (8.465 euro).

"Intendiamoci - sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - maggior spesa non sempre è sinonimo di spreco o di una cattiva gestione della finanza pubblica. Chi, soprattutto al Centronord, ha investito in questi ultimi 10 anni in maniera importante sulla sanità e sull'assistenza sociale, oggi può contare su  livelli di qualità e di quantità dei servizi offerti ai propri cittadini che sono tra i più elevati d'Europa.   Detto questo, non possiamo nascondere che alcune Regioni, tipo quelle a Statuto Speciale, presentano livelli di spesa che solo in parte sono coperte dalle entrate proprie. Ciò vuol dire che la specificità di alcuni territori è garantita dallo sforzo fiscale fatto dai contribuenti delle realtà a Statuto ordinario:  un meccanismo, quest'ultimo, che va progressivamente eliminato per il bene di tutti".  

L'analisi della CGIA si chiude con uno sguardo sulla dinamica registrata negli ultimi 10 anni dalle singole funzioni di spesa.  La voce che ha subito l' incremento più sostenuto è stata quella dell'Assistenza sociale (+185,8%), seguono gli oneri non attribuibili (*), l'istruzione e la formazione (+86,9%) e la sanità (+74,3%). In termini assoluti, oltre la metà dell'aumento della spesa totale è attribuibile alla sanità . Infatti, su un aumento di spesa complessivo pari a 89,6 mld di euro, 45,9 mld sono in capo alla sanità.

________________________________________________________________________

(*) +112,6%. Questa voce include gli oneri finanziari (ammortamenti, interessi), fondi di riserva, spese non classificabili).

Dinamica della spesa per Regione

Valori in milioni di euro (bilanci di previsione)

 

2000

2009

 

Var. ass.
2009-
2000

Var. %
2009-
2000

 

Spesa 2009
euro
procapite

 

 

 

 

 

 

 

 

Umbria

1.310

3.193

 

+1.883

+143,7

 

3.571

Emilia Romagna

7.310

17.567

 

+10.257

+140,3

 

4.050

Sicilia

13.131

29.635

 

+16.504

+125,7

 

5.883

Basilicata

1.646

3.544

 

+1.898

+115,2

 

6.001

Piemonte

6.373

12.221

 

+5.848

+91,8

 

2.757

Toscana

5.678

10.480

 

+4.802

+84,6

 

2.826

Puglia

5.320

9.817

 

+4.497

+84,5

 

2.406

Friuli-Venezia Giulia

3.879

7.006

 

+3.127

+80,6

 

5.692

Lazio

11.720

20.377

 

+8.657

+73,9

 

3.621

Calabria

5.938

9.597

 

+3.659

+61,6

 

4.778

Lombardia

13.279

21.362

 

+8.083

+60,9

 

2.193

Sardegna

4.741

7.541

 

+2.800

+59,1

 

4.513

Liguria

3.461

5.407

 

+1.946

+56,2

 

3.348

Abruzzo

2.928

4.560

 

+1.632

+55,7

 

3.417

Valle d'Aosta

1.089

1.675

 

+586

+53,8

 

13.182

P.A. Bolzano

3.328

4.995

 

+1.667

+50,1

 

10.013

Molise

907

1.343

 

+436

+48,1

 

4.186

Marche

2.694

3.976

 

+1.282

+47,6

 

2.533

P.A. Trento

3.073

4.400

 

+1.327

+43,2

 

8.465

Veneto

9.257

13.040

 

+3.783

+40,9

 

2.669

Campania

12.336

17.313

 

+4.977

+40,3

 

2.978

 

 

 

 

 

 

 

 

Regioni Ordinarie

90.157

153.797

 

+63.640

+70,6

 

3.018

Regioni Speciali

29.240

55.252

 

+26.012

+89,0

 

6.081

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE REGIONI

119.398

209.048

 

+89.650

+75,1

 

3.482

 

 

 

 

 

 

 

 

Inflazione nel periodo

 

 

 

 

+22,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Issirfa-Cnr

 

 

Dinamica della spesa delle Regioni per funzione

Valori in milioni di euro (bilanci di previsione)

 

2000

2009

 

Var. ass.
2009-
2000

Var. %
2009-
2000

Amministrazione generale

3.418

5.319

 

+1.901

+55,6

Istruzione e formazione

3.041

5.545

 

+2.504

+82,3

Assistenza sociale

1.473

4.402

 

+2.929

+198,9

Sanità

52.521

91.169

 

+38.648

+73,6

Sviluppo economico

5.237

6.099

 

+862

+16,5

Trasporti

6.627

10.205

 

+3.578

+54,0

Territorio

4.407

6.338

 

+1.931

+43,8

Edilizia abitativa

2.592

2.254

 

-338

-13,0

Oneri non attribuibili

10.841

22.466

 

+11.625

+107,2

Regioni a statuto ordinario

90.157

153.797

 

+63.640

+70,6

Amministrazione generale

3.814

7.199

 

+3.385

+88,8

Istruzione e formazione

2.007

3.893

 

+1.886

+94,0

Assistenza sociale

873

2.303

 

+1.430

+163,8

Sanità

9.243

16.506

 

+7.263

+78,6

Sviluppo economico

2.508

4.012

 

+1.504

+60,0

Trasporti

1.131

2.097

 

+966

+85,4

Territorio

1.009

1.518

 

+509

+50,5

Edilizia abitativa

859

572

 

-287

-33,4

Oneri non attribuibili

7.797

17.155

 

+9.358

+120,0

Regioni a statuto speciale

29.240

55.252

 

+26.012

+89,0

Amministrazione generale

7.232

12.520

 

+5.288

+73,1

Istruzione e formazione

5.048

9.436

 

+4.388

+86,9

Assistenza sociale

2.346

6.705

 

+4.359

+185,8

Sanità

61.765

107.676

 

+45.911

+74,3

Sviluppo economico

7.745

10.106

 

+2.361

+30,5

Trasporti

7.758

12.302

 

+4.544

+58,6

Territorio

5.416

7.855

 

+2.439

+45,0

Edilizia abitativa

3.451

2.825

 

-626

-18,1

Oneri non attribuibili

18.638

39.621

 

+20.983

+112,6

Totale Regioni

119.398

209.048

 

+89.650

+75,1

 

 

 

 

 

 

Inflazione nel periodo

 

 

 

 

+22,1

 

 

 

 

 

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Issirfa-Cnr

 

 

 

 

Le prime tre funzioni di spesa nelle Regioni a statuto ordinario. Anno 2009 (bilanci di previsione)

PIEMONTE

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

LOMBARDIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.855

8.221

67,3

 

Sanità

1.510

14.714

68,9

Trasporti

158

701

5,7

 

Assistenza sociale

164

1.597

7,5

Amministrazione generale

119

528

4,3

 

Trasporti

144

1.407

6,6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VENETO

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

LIGURIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.537

7.509

57,6

 

Sanità

2.171

3.507

64,9

Territorio

196

960

7,4

 

Trasporti

163

263

4,9

Trasporti

190

926

7,1

 

Istruzione e formazione

135

218

4,0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EMILIA ROMAGNA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

TOSCANA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

2.067

8.966

51,0

 

Sanità

1.697

6.292

60,0

Trasporti

233

1.010

5,7

 

Trasporti

223

826

7,9

Sviluppo economico

136

590

3,4

 

Edilizia abitativa

105

391

3,7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UMBRIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

MARCHE

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.982

1.772

55,5

 

Sanità

1.760

2.762

69,5

Territorio

340

304

9,5

 

Amministrazione generale

119

186

4,7

Trasporti

338

302

9,5

 

Trasporti

100

157

3,9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LAZIO

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

ABRUZZO

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

2.364

13.303

65,3

 

Sanità

1.794

2.395

52,5

Trasporti

309

1.740

8,5

 

Amministrazione generale

108

144

3,2

Sviluppo economico

186

1.047

5,1

 

Trasporti

107

143

3,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOLISE

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

CAMPANIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

2.163

694

51,7

 

Sanità

1.610

9.360

54,1

Amministrazione generale

293

94

7,0

 

Trasporti

174

1.011

5,8

Trasporti

252

81

6,0

 

Sviluppo economico

163

950

5,5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PUGLIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

BASILICATA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.618

6.602

67,3

 

Sanità

1.901

1.123

31,7

Trasporti

127

517

5,3

 

Territorio

1.255

741

20,9

Istruzione e formazione

85

348

3,5

 

Sviluppo economico

671

396

11,2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CALABRIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

REGIONI ORDINARIE

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.966

3.949

41,1

 

Sanità

1.789

91.169

59,3

Territorio

594

1.194

12,4

 

Trasporti

200

10.205

6,6

Sviluppo economico

444

891

9,3

 

Territorio

124

6.338

4,1

Nota: non si è tenuto conto della funzione residuale "Oneri non attribuibili"

Elaborazione Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Issirfa-Cnr

 

 

 

Le prime tre funzioni di spesa nelle Regioni a statuto speciale. Anno 2009 (bilanci di previsione)

VALLE D'AOSTA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

P.A. BOLZANO

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Amministrazione generale

3.187

405

24,2

 

Amministrazione generale

2.584

1.289

25,8

Sanità

2.125

270

16,1

 

Sanità

2.558

1.276

25,5

Sviluppo economico

1.401

178

10,6

 

Sviluppo economico

842

420

8,4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.A. TRENTO

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

FRIULI-VENEZIA GIULIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.922

999

22,7

 

Sanità

1.913

2.355

33,6

Amministrazione generale

1.545

803

18,3

 

Amministrazione generale

1.384

1.704

24,3

Istruzione e formazione

947

492

11,2

 

Sviluppo economico

340

419

6,0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SICILIA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

SARDEGNA

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.671

8.419

28,4

 

Sanità

1.907

3.187

42,3

Amministrazione generale

481

2.424

8,2

 

Sviluppo economico

423

707

9,4

Sviluppo economico

382

1.922

6,5

 

Istruzione e formazione

412

689

9,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

REGIONI SPECIALI

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

 

TOTALE REGIONI

euro
procapite

milioni
di euro

in % sul
totale

Sanità

1.817

16.506

29,9

 

Sanità

1.793

107.676

51,5

Amministrazione generale

792

7.199

13,0

 

Amministrazione generale

209

12.520

6,0

Sviluppo economico

442

4.012

7,3

 

Trasporti

205

12.302

5,9

Nota: non si è tenuto conto della funzione residuale "Oneri non attribuibili"

Elaborazione Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Issirfa-Cnr

 

 

 

Classificazione funzioni

Amministrazione generale

Personale (tranne quello sanità e formazione), sicurezza, spese di funzionamento

Istruzione e formazione

Formazione professionale, contributi all'assistenza scolastica, manutenzione strutture

Assistenza sociale

Prestazioni sociali a favore di anziani, disoccupati, maternità. Contributi asili nido

Sanità

Assistenza medica, finanziamento ASL, veterinaria

Sviluppo economico

Contributi per industria, artigianato, commercio. Finanziamenti agricoltura e turismo

Trasporti

Trasferimenti alle aziende di trasporto pubblico locale. Infrastrutture

Territorio

Difesa del suolo e assetto idrogeologico, opere idrauliche, ambiente

Edilizia abitativa

Contributi per l'edilizia abitativa, acquisto aree per costruzione alloggi

Oneri non attribuibili

Oneri finanziari (ammortamenti, interessi), fondi di riserva, spese non classificabili

 

 

 

 


IRPEF alle regioni: bottino da 16,6 miliardi.
Postato da admin [27/03/2011 22:48]

Pressione pro capite maggiore in Lazio, Lombardia e Liguria

 

Oltre sedici miliardi e mezzo di euro. E' il bottino del federalismo fiscale che potrebbero incassare nel giro di quattro anni le Regioni dal gettito Irpef con lo sblocco delle aliquote. Con un incremento per contribuente su scala nazionale pari a 355 euro. Lo rivela uno studio della CGIA di Mestre che ha analizzato le ricadute sul territorio in termini di maggior gettito.

"A beneficiarne potrebbero essere soprattutto Lombardia, Veneto e Lazio dove è maggiore il differenziale tra quanto incassato nel 2010 e quanto potrebbe arrivare nel 2015 - spiega Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - Se invece guardiamo all'incremento per contribuente a guidare il ranking è la Lombardia dove per la pressione aumenterà di 422 euro a testa".

La simulazione effettuata dall'Ufficio studi della CGIA considera lo sblocco delle aliquote Irpef dal 2013 sui tutti i redditi (massimo 1,4%); per i redditi superiori ai 15mila euro, l'aliquota potrà a salire sino al 2%,  e dal 2015 al 3%.

Il via libera al decreto sul federalismo regionale potrebbe portare nelle casse dei Governatori italiani una cifra in progressivo aumento a partire dallo sblocco delle aliquote fissato al 2013: se nel 2010 i bilanci delle Regioni hanno contabilizzato 7 miliardi e 155 milioni, nel 2013 potrebbero incassarne 8,647 per passare agli 11,645 del 2014 e ad un massimo di 16 miliardi e 640 milioni nel 2015. (Vedi Tabella 1 e 2).

In termini assoluti la parte del leone spetta a Lombardia (da 1 miliardo 607 milioni del 2010 a 4 miliardi e 32 milioni del 2015 pari a un più 2 miliardi e 425 milioni) seguita dal Lazio (da1,043 a 2,047 con più 1,004 miliardi) e dall'Emilia Romagna (da 820 milioni a 1,711 miliardi con più 890 milioni). Diversamente, in Molise e Basilicata, l'incremento di gettito in valore assoluto al 2015 non supererà rispettivamente i 32 milioni di euro e i 78 milioni.

(Tabelle 3 e 4) nel 2015 il gettito dell'addizionale regionale Irpef per contribuente, nel Lazio, potrebbe arrivare a  710 euro; a seguire la Lombardia con 702 euro per contribuente e la Liguria con 637 euro. Chiudono la graduatoria dell'Irpef regionale la Puglia con 501 euro, la Basilicata con 486 euro e la Calabria con 481 euro, ampliamente al di sotto del valore medio nazionale (622 euro per contribuente).  

Gli incrementi maggiori, tra il 2010 e il 2015, potrebbero riguardare Lombardia, Veneto e Toscana rispettivamente con un più 422 euro,  più 420 euro e più 402 euro per contribuente; gli aumenti minori potrebbero riscontrarsi in Abruzzo, Molise e Calabria.

Nota: le Regioni in cui al 2013 l'incremento è pari a zero sono quelle dove l'aliquota Irpef è già oggi al livello massimo.

 

 

 

Federalismo regionale: stima maggior gettito dell'addizionale regionale Irpef

 

 

nell'ipotesi di aumento massimo dell'aliquota

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Regioni

gettito addizionale regionale Irpef

(in milioni di euro)

 

 

 

 

2010

2013

2014

2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piemonte

762

837

1.132

1.623

 

 

 

Lombardia

1.607

2.043

2.789

4.032

 

 

 

Liguria

277

320

432

620

 

 

 

Veneto

530

882

1.189

1.702

 

 

 

Emilia Romagna

820

881

1.192

1.711

 

 

 

Toscana

436

678

911

1.300

 

 

 

Umbria

112

148

196

278

 

 

 

Marche

186

252

334

470

 

 

 

Lazio*

1.043

1.043

1.419

2.047

 

 

 

Abruzzo

183

183

241

338

 

 

 

Molise*

40

40

52

72

 

 

 

Campania*

610

610

805

1.130

 

 

 

Puglia

303

463

604

839

 

 

 

Basilicata

43

67

88

121

 

 

 

Calabria*

202

202

260

356

 

 

 

Totale RSO

7.155

8.647

11.645

16.640

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Regioni

incremento massimo di gettito

rispetto al 2010 (mln euro)

 

 

 

2013

2014

2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piemonte

+75

+370

+861

 

 

 

 

Lombardia

+436

+1.182

+2.425

 

 

 

 

Liguria

+42

+155

+342

 

 

 

 

Veneto

+352

+659

+1.172

 

 

 

 

Emilia Romagna

+61

+372

+890

 

 

 

 

Toscana

+242

+476

+865

 

 

 

 

Umbria

+35

+84

+166

 

 

 

 

Marche

+66

+148

+284

 

 

 

 

Lazio*

+0

+377

+1.004

 

 

 

 

Abruzzo

+0

+58

+155

 

 

 

 

Molise*

+0

+12

+32

 

 

 

 

Campania*

+0

+195

+520

 

 

 

 

Puglia

+160

+301

+536

 

 

 

 

Basilicata

+24

+44

+78

 

 

 

 

Calabria*

+0

+58

+155

 

 

 

 

Totale RSO

+1.492

+4.490

+9.485

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rank relativo

all'anno 2015

gettito addizionale regionale Irpef

per contribuente (in euro)

 

 

2010

2013

2014

2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lazio*

361

361

492

710

 

 

 

Lombardia

280

356

486

702

 

 

 

Liguria

285

329

444

637

 

 

 

Emilia Romagna

303

325

440

631

 

 

 

Piemonte

292

321

434

622

 

 

 

Veneto

190

316

426

610

 

 

 

Toscana

203

315

424

605

 

 

 

Umbria

227

298

397

561

 

 

 

Campania*

295

295

389

547

 

 

 

Marche

216

292

388

546

 

 

 

Abruzzo

284

284

375

526

 

 

 

Molise*

281

281

367

510

 

 

 

Puglia

181

276

360

501

 

 

 

Basilicata

174

271

352

486

 

 

 

Calabria*

272

272

351

481

 

 

 

Totale RSO

268

323

436

622

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rank relativo

all'anno 2015

incremento massimo di gettito per

contribuente rispetto al 2010 (in euro)

 

2013

2014

2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

+76

+206

+422

 

 

 

 

Veneto

+126

+236

+420

 

 

 

 

Toscana

+113

+221

+402

 

 

 

 

Liguria

+43

+159

+352

 

 

 

 

Lazio*

+0

+131

+348

 

 

 

 

Umbria

+72

+170

+335

 

 

 

 

Marche

+76

+172

+330

 

 

 

 

Piemonte

+29

+142

+330

 

 

 

 

Emilia Romagna

+22

+137

+329

 

 

 

 

Puglia

+95

+179

+320

 

 

 

 

Basilicata

+97

+177

+311

 

 

 

 

Campania*

+0

+94

+251

 

 

 

 

Abruzzo

+0

+91

+242

 

 

 

 

Molise*

+0

+86

+230

 

 

 

 

Calabria*

+0

+78

+209

 

 

 

 

Totale RSO

+56

+168

+355

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(*) per le Regioni in extradeficit sanitario non si è tenuto conto del maggior gettito derivante

 

dall'incremento automatico dell'aliquota all'1,7%. Pertanto l'aliquota considerata è l'1,4%

 

 

anno 2013: aliquota massima all'1,4% per tutti

 

 

 

 

 

anno 2014: aliquota massima all'1,4% per i redditi fino a 15.000 euro; da 15.000 euro aliquota massima al 2%

anno 2015: aliquota massima all'1,4% per i redditi fino a 15.000 euro; da 15.000 euro aliquota massima al 3%

Elaborazione Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Dipartimento delle Finanze e bilanci regionali di previsione

 

 


Lombardia e Veneto premiate dal federalismo
Postato da admin [24/03/2011 20:11]

 

La CGIA di Mestre ha sommato gli effetti del federalismo municipale e di quello regionale

 

Sommando gli effetti dei decreti sul federalismo municipale e regionale, a guadagnarci, almeno per il momento, sono la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna. Lo dicono i risultati di una proiezione della CGIA di Mestre, che ha calcolato la differenza tra le imposte che saranno lasciate ai Comuni e i trasferimenti statali che, invece, saranno soppressi dai due decreti: in pratica le realtà territoriali del Centro Nord dovrebbero avere più soldi in tasca, quelli del Sud invece meno.

 

Secondo i  dati, le Autonomie territoriali della Lombardia - almeno per ora - sono le maggiori beneficiarie di questa operazione: le maggiori risorse saranno di +98 euro rispetto all'attuale sistema di finanziamento: seguono Veneto, con +79 euro, Emilia Romagna, con +69 euro, Lazio con +49 €, Liguria con +33 €, Piemonte con +28 € e Toscana con +27 €.

 

Di segno negativo, invece, il risultato che emerge per gran parte del centro e per tutto il Sud. Le più penalizzate -  sempre momentaneamente - risultano essere le Amministrazioni territoriali lucane, con -285 euro pro capite rispetto al quadro attuale. Male anche per Molise, con -241 euro, Calabria con -191 euro e di seguito tutte le altre realtà del Sud. Oltre a queste, ci rimette anche l'Umbria con -78 € pro-capite e le Marche -8 € pro capite.

 

"Un risultato - sottolinea il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - molto parziale visto che con l'istituzione degli specifici Fondi perequativi, così come previsto dai decreti sul federalismo municipale e regionale,  una parte di queste disparità territoriali dovrà essere eliminata".

 

"Una cosa però è certa: per le casse dello Stato centrale - conclude Bortolussi - l'operazione è a somma zero. A fronte di un taglio dei trasferimenti ai Comuni, Province e Regioni di 18,289 mld di euro, altrettanti 18,289 mld di euro ne saranno devoluti. Nella legge delega, infatti, il legislatore ha chiaramente espresso l'intenzione che tale operazione fosse a costo zero per l'Erario. A livello territoriale, però, alcuni potrebbero guadagnarci e altri invece rimetterci, anche se i Fondi perequativi avranno il compito di smussare queste disparità".

 

 

Nota:

i trasferimenti soppressi sono:

 (a)Comuni: trasferimenti statali (al netto tagli DL 78/2010); Province: trasferimenti statali correnti e addizionale provinciale energia elettrica (al netto tagli DL 78/2010);

Regioni: trasferimenti statali correnti e compartecipazione accisa benzina (al lordo tagli DL 78/2010)

 

 

 

 

 

 

i nuovi tributi devoluti alle Regioni ed agli Enti locali sono:

(b) Irpef su redditi fondiari; 21,7% della cedolare secca; 30% delle imposte di registro, ipotecaria, catastale; imposte bollo e registro sulle locazioni; compartecipazione IVA

(c) incremento della compartecipazione provinciale Irpef (maggiore aliquota stimata all'1,22%)

 

 

 

 

 

 

(d) aumento dell'aliquota base dell'addizionale regionale Irpef (stimata allo 0,9%), compensata da una riduzione delle aliquote dell'Irpef nazionale

 

 

(e) tributi da assegnare come stabilito dal decreto sul federalismo municipale e dal decreto sul federalismo regionale e provinciale

 

 

 

(f) risorse da compensare parzialmente o integralmente attraverso specifici Fondi perequativi previsti dalla riforma (f=e-a)

 

 

 

 

CHI CI GUADAGNA (euro procapite)

 

 

 

 

 

 

prima dell'istituzione degli specifici Fondi perequativi previsti dalla riforma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale
trasferimenti
statali
da sopprimere
a Comuni,
Province
e Regioni

Totale
nuovi
tributi da
assegnare
a Comuni,
Province
e Regioni

Differenza
da compensare
coi Fondi
perequativi

 

 

 

 

 

 

a

b

b-a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

312

410

+98

 

 

 

 

 

Veneto

303

381

+79

 

 

 

 

 

Emilia Romagna

375

444

+69

 

 

 

 

 

Lazio

347

396

+49

 

 

 

 

 

Liguria

446

479

+33

 

 

 

 

 

Piemonte

365

392

+28

 

 

 

 

 

Toscana

384

411

+27

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHI CI PERDE (euro procapite)

 

 

 

 

 

 

 

prima dell'istituzione degli specifici Fondi perequativi previsti dalla riforma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale
trasferimenti
statali
da sopprimere
a Comuni,
Province
e Regioni

Totale
nuovi
tributi da
assegnare
a Comuni,
Province
e Regioni

Differenza
da compensare
coi Fondi
perequativi

 

 

 

 

 

 

a

b

b-a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marche

344

337

-8

 

 

 

 

 

Umbria

399

321

-78

 

 

 

 

 

Abruzzo

360

282

-79

 

 

 

 

 

Puglia

329

247

-82

 

 

 

 

 

Campania

409

227

-182

 

 

 

 

 

Calabria

394

203

-191

 

 

 

 

 

Molise

492

251

-241

 

 

 

 

 

Basilicata

496

210

-285

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(a) trasferimenti statali che verranno soppressi

 

 

 

 

 

 

(b) tributi da assegnare come stabilito dal decreto sul federalismo municipale e dal decreto sul federalismo regionale e provinciale

Elaborazioni Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Corte dei Conti, COPAFF, Ministero dell'Economia, Ragioneria Generale dello Stato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verso il federalismo: sostituzione dei trasferimenti statali a Comuni, Province e Regioni con nuove entrate tributarie (prima dei Fondi perequativi)

Stime (valori in euro procapite)

 

 

Totale
trasferimenti
statali da
sopprimere
a Comuni,
Province
e Regioni

 

Stima nuovi tributi da assegnare

 

Differenza
da compensare
coi Fondi
perequativi

 

 

 

ai Comuni

alle Province

alle Regioni

TOTALE

 

 

 

a

b

c

d

e

f

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piemonte

365

 

236

34

122

392

 

+28

 

 

 

Lombardia

312

 

238

37

135

410

 

+98

 

 

 

Veneto

303

 

234

32

116

381

 

+79

 

 

 

Liguria

446

 

319

35

125

479

 

+33

 

 

 

Emilia Romagna

375

 

278

36

130

444

 

+69

 

 

 

Toscana

384

 

263

32

116

411

 

+27

 

 

 

Umbria

399

 

190

27

104

321

 

-78

 

 

 

Marche

344

 

208

24

104

337

 

-8

 

 

 

Lazio

347

 

245

35

116

396

 

+49

 

 

 

Abruzzo

360

 

173

22

86

282

 

-79

 

 

 

Molise

492

 

153

19

79

251

 

-241

 

 

 

Campania

409

 

144

17

66

227

 

-182

 

 

 

Puglia

329

 

159

16

72

247

 

-82

 

 

 

Basilicata

496

 

121

17

72

210

 

-285

 

 

 

Calabria

394

 

126

14

62

203

 

-191

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

357

 

219

29

108

357

 

0

 

 

 

TOTALE (in milioni di euro)

18.289

 

11.243

1.495

5.551

18.289

 

0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(a) Comuni: trasferimenti statali (al netto tagli DL 78/2010); Province: trasferimenti statali correnti e addizionale provinciale energia elettrica (al netto tagli DL 78/2010);

Regioni: trasferimenti statali correnti e compartecipazione accisa benzina (al lordo tagli DL 78/2010)

 

 

 

 

 

(b) Irpef su redditi fondiari; 21,7% della cedolare secca; 30% delle imposte di registro, ipotecaria, catastale; imposte bollo e registro sulle locazioni; compartecipazione IVA

(c) incremento della compartecipazione provinciale Irpef (maggiore aliquota stimata all'1,22%)

 

 

 

 

 

 

(d) aumento dell'aliquota base dell'addizionale regionale Irpef (stimata allo 0,9%), compensata da una riduzione delle aliquote dell'Irpef nazionale

 

 

(e) tributi da assegnare come stabilito dal decreto sul federalismo municipale e dal decreto sul federalismo regionale e provinciale

 

 

 

(f) risorse da compensare parzialmente o integralmente attraverso specifici Fondi perequativi previsti dalla riforma (f=e-a)

 

 

 

Elaborazioni Ufficio Studi CGIA Mestre su dati Corte dei Conti, COPAFF, Ministero dell'Economia, Ragioneria Generale dello Stato

 

 

 

 

 


Federalismo municipale definitivo
Postato da admin [09/03/2011 19:38]

In data 04 agosto 2010 il Consiglio dei Ministri aveva emanato in via preliminare il quarto D.Lgs che riguardava l'autonomia impositiva dei comuni, che passa sotto il nome di Federalismo municipale.

Successivamente il provvedimento è stato esaminato da ben sei Commissioni parlamentari con voto favorevole a maggioranza e con voto paritario dalla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale. Il provvedimento, non avendo ottenuto la maggioranza in quest'ultima commissione, ha dovuto essere presentato dal Ministro Calderoli alla Camera dei deputati  e al Senato della Repubblica, per l'approvazione definitiva, ai sensi dell'art. 2 della legge n. 42/2009. Il Senato esamina il testo nelle giornate del 22 e 23 febbraio 2011, approvandolo; analogo esame, anch'esso concluso con approvazione della Camera dei deputati nelle giornate del 1 e 2 marzo 2011. A seguito della votazione favorevole in entrambi i rami del parlamento,  il Consiglio dei Ministri in data 3 marzo 2011 approva il decreto definitivo sul federalismo municipale.

Il decreto legislativo prevede una tempistica articolata in due fasi: una prima, transitoria, già in vigore dall'anno 2011 e una seconda, a regime, a partire dal 2014.

Con l'approvazione definitiva di questo decreto l'autonomia dei comuni  verrà assicurata da una serie di imposte che si potranno leggere nella scheda n. 9 .

 

Seguiranno una serie di schede che illustreranno l'iter del federalismo fiscale fino alla sua attuazione (vedi allegati).

Scheda N. 2 Il primo D. Lgs. 17.12.2009 emanato dal Governo in via preliminare - Federalismo demaniale (clicca sull'allegato qui sotto)

Scheda N. 3 - Commissioni per l'attuazione del federalismo fiscale (clicca sull'allegato qui sotto)

Scheda N. 4 - Il secondo D. Lgs. 20.05.2010 approvazione definitivamente dal Governo - Federalismo demaniale definitivo (clicca sull'allegato qui sotto riportato)

Scheda N. 5 - Il terzo D.Lgs. 22.07.2010 emanato dal Governo in via preliminare - Federalismo: determinazione costi standard comuni, città metropolitane e province (clicca sull'allegato qui sotto riportato)

Scheda N. 6 - Il quarto D. Lgs. 04.08.2010 emanato dal Governo in via preliminare - Federalismo municipale (clicca sull'allegato qui sotto riportato)

Scheda N. 7 - Il quinto D. Lgs. 07.10.2010 emanato dal Governo in via preliminare - Federalismo regionale e provinciale - fondo perequativo - costi standar di sanità (clicca sull'allegato qui sotto riportato)

Scheda N. 8 - Il sesto D. Lgs. 18.11.2010 emanato dal Governo in via definitiva - Determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province (clicca sull'allegato qui sotto riportato).

Scheda N. 9 - il settimo D. Lgs. 03.03.2011 emanato dal Governo in via definitiva - Federalismo municipale definitivo

A cura di Giorgio Zabeo

 
Allegati
 Scheda N. 2
 Scheda N. 3
 Scheda N. 4
 Scheda N. 5
 Scheda N. 6
 Scheda N. 7
 Scheda N. 8
 Scheda N. 9
 


FEDERALISMO Municipale: Comuni del Nord più ricchi con l'IVA sui consumi
Postato da admin [18/02/2011 19:59]

COMUNI DEL NORD PIU' RICCHI CON L'IVA SUI CONSUMI

A quelli della provincia di Milano andranno rispettivamente 209 euro

 

 

L'Iva da distribuire ai Comuni sarà legata ai consumi. E' questo uno dei pochi punti fermi che abbiamo,  dopo la lettura del nuovo testo sul federalismo municipale che verrà presentato nei prossimi giorni dal ministro Calderoli.

 

Alla luce di questa novità, la CGIA di Mestre ha cercato di quantificare quanti soldi finiranno nelle casse comunali con l'applicazione di questo nuovo testo legislativo.

 

L'unica certezza che attualmente conosciamo, è che l'Erario devolverà ai Comuni un gettito Iva derivante dai consumi pari a circa  3 mld € (precisamente 2,889 mld). Sapendo che il gettito a livello nazionale è di 59 mld di €, la CGIA ha ipotizzato che la compartecipazione avrà un'aliquota del 4,9%. Applicando questa aliquota al valore provinciale stimato dell'imposta sui consumi, emerge che i Comuni maggiormente premiati saranno quelli della Provincia di Milano, con 209 euro pro capite, quelli della provincia di Roma, con 132 euro pro capite e quelli della provincia di Verona, con 96 euro procapite.

 

A livello di macro area, invece, il Nord farà la parte del leone. Su 2,88 mld di euro devoluti, 1,7 mld andrà alle realtà settentrionali, 716 milioni di € al Centro e 463 milioni al Sud.

 

"E' chiaro - commenta Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - che tendenzialmente verranno premiate le realtà territoriali che presentano i più elevati livelli di reddito e una forte  concentrazione di attività economiche e produttive. Infatti, su un totale di 2,9 mld di euro che saranno devoluti a titolo di compartecipazione Iva ai Comuni, ben 1,7 mld €, pari al 59% del totale, finirà a quelli del Nord. Tuttavia va ricordato che con la definizione del Fondo sperimentale di riequilibrio, queste disparità di trattamento dovranno essere attenuate".

 

Federalismo municipale

 

 

 

 

Stima possibile ripartizione compartecipazione IVA basata

sui consumi finali

 

Analisi realizzata su dati 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comuni della

Provincia

in milioni

di euro

in euro

procapite

 

 

 

 

 

 

 

 

Milano

815,55

209

 

 

 

Roma

537,44

132

 

 

 

Verona

85,77

96

 

 

 

Pescara

29,41

93

 

 

 

Bologna

59,35

62

 

 

 

Chieti

23,67

60

 

 

 

Potenza

22,59

58

 

 

 

Torino

131,83

58

 

 

 

Brescia

62,41

52

 

 

 

Teramo

15,71

51

 

 

 

Padova

45,14

50

 

 

 

Bergamo

50,69

48

 

 

 

Bari

73,34

46

 

 

 

Isernia

3,62

41

 

 

 

Genova

35,81

41

 

 

 

Treviso

35,21

40

 

 

 

Como

23,23

40

 

 

 

Piacenza

11,23

40

 

 

 

Reggio Emilia

20,21

40

 

 

 

Lecco

13,08

39

 

 

 

Alessandria

17,06

39

 

 

 

Venezia

32,91

39

 

 

 

Napoli

119,46

39

 

 

 

Vicenza

31,77

37

 

 

 

Biella

6,99

37

 

 

 

Ravenna

14,07

37

 

 

 

Taranto

21,44

37

 

 

 

Modena

24,75

37

 

 

 

Avellino

16,02

36

 

 

 

Rimini

10,86

36

 

 

 

Mantova

14,69

36

 

 

 

Varese

30,34

35

 

 

 

Lucca

13,58

35

 

 

 

Parma

14,38

34

 

 

 

Lecce

26,25

32

 

 

 

Lodi

7,06

32

 

 

 

Firenze

31,23

32

 

 

 

Terni

7,32

32

 

 

 

Cuneo

18,16

31

 

 

 

Asti

6,44

30

 

 

 

Novara

10,66

29

 

 

 

L'Aquila

9,04

29

 

 

 

Campobasso

6,77

29

 

 

 

Prato

7,16