Comunicato stampa
Postato da admin [04/06/2014 19:44]

La redazione del BLOG INSIEME pubblica il sotto riportato comunicato stampa che deve essere uno stimolante libro sulla condizione attuale dei medici.

 

COMUNICATO STAMPA

CONTINUA LA STORIA DEL MEDICO DELLA MUTUA.

 

Chi non ricorda la storia del dottor Guido Tersilli, il medico della mutua?

Il film, interpretato da Alberto Sordi, nasceva da un romanzo di Giuseppe D'Agata.

Oggi, a distanza di quasi cinquant'anni, un nuovo romanzo riprende la saga dei Tersilli e l'attualizza portando, ancora una volta sul piano del costume, il mondo della sanità.

Il titolo del romanzo è: "Si rende noto che alle ore... L'ultima notte del dottor Stefano Tersilli, medico dell'azienda ospedaliera".

Il libro è pubblicato da Ledizioni di Milano. La presentazione è stata scritta dall'on. Pierpaolo Vargiu, Presidente della XII Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei deputati.

 

 
Allegati
 Andrea Tarantini Libro
 


Comunicato stampa gruppo dell'Università e della ricerca scientifica della DC
Postato da admin [31/07/2013 22:26]

Il Gruppo dell'Università e della ricerca scientifica della Democrazia Cristiana esprime una forte preoccupazione per la modifica che la Commissione XXIV del Senato ha appena approvato con l'articolo 9bis con cui invece di recepire tout court la direttiva 2010-63-EU del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 settembre 2010, tende a modificare sostanzialmente lo spirito della stessa direttiva nel suo processo di recepimento in legge nazionale.

La direttiva europea, improntata su principi di etica condivisi, volti ad assicurare la massima protezione degli animali usati ai fini scientifici, rappresenta la sintesi di un equilibrio fra i vari Paesi dell'Europa e di rispetto delle varie sensibilità.

Sarebbe pertanto gravissimo per la salute dell'uomo e per l'economia del Paese il divieto di utilizzare animali per la ricerca fondamentale come pure vietare esperimenti e procedure che non prevedono anestesia in alcuni casi particolari quali ad esempio la neurofisiologia del comportamento su primati non umani. Inoltre le norme speciali per l'uso di animali transgenici finirebbero inevitabilmente per limitare la ricerca fondamentale relativa ai meccanimsi alla base di molte malattie e di identificare nuovi strumenti terapeutici per la cura di terribili malattie come l'Alzheimer, la SLA e varie forme di cancro.

 

Prof Giuseppe Nisticò

responsabile del gruppo di lavoro Università e ricerca scientifica dell'associazione politico culturale " Democrazia Cristiana"

 
Vai al post    Vota l'articolo:                    Media dei voti:                  Votanti: 1  Commenti: 0
 
Aggiungi un commento
 
Email (*)

Commento



(*) L'indirizzo email è obbligatorio per gli utenti non loggati nel sistema.
L'inserimento del commento comporta l'iscrizione a questo blog ed il commento verrà pubblicato solo una volta accettate le condizioni presenti nell'email di conferma spedita automaticamente dal sistema.


Quando gli ospedali erano "la casa di Dio"
Postato da admin [24/12/2011 21:16]

    Il titolo può sembrare strano. Ma non è così. Ho appena letto un libro che racconta, in modo documentato, come nella storia dell'umanità gli ospedali sono nati dalla Chiesa cattolica e dai cristiani, animati dalla parola di Gesù ("Curate infirmos", Luca 9, 2) e dal comandamento evangelico di amare il prossimo come noi stessi. Un volume interessante che si legge come un romanzo ed è autentica storia, da non dimenticare dato che c'è ancora chi non vuol riconoscere le radici cristiane dell'Europa (e le università non sono nate anch'esse dalla Chiesa?): Francesco Agnoli, "Case di Dio, ospedali degli uomini - Perché, come e dove sono nati gli ospedali - Con prefazione di Giancarlo Cesana", Fede e Cultura, Verona 2011, pagg. 121.

     Nel mondo greco-romano non esistevano gli ospedali, anche se la medicina è nata in Grecia (Ippocrate, Esculapio, Galeno). Quindi in qualche modo si curavano gli ammalati. Platone però riteneva che "sono degni di cura solo i cittadini liberi e soprattutto quelli che possono guarire sicuramente". Sono stati i cristiani ad iniziare la cura sistematica dei malati, di tutti gli ammalati, e dopo la conversione di Costantino sorgono gli ospedali sotto l'egida di monaci, suore e ordini religiosi. Ne vennero fondati a  migliaia grazie a lasciti di devoti.

     Agnoli ricorda che il primo ospedale di cui si ha notizia sicura venne fondato dalla patrizia Fabiola a Roma nel 390 dopo Cristo. Fabiola si convertì a Cristo e dedicò il resto della sua vita alle opere di carità. Ecco cosa scrive K. Haeger, storico della medicina: "Fabiola riuniva tutti gli ammalati raccolti per le strade, occupandosi personalmente degli infelici e delle vittime della fame e delle malattie". I numerosi ospedali nati nel Medioevo, in genere presso monasteri, venivano chiamati "Domus Dei", "Casa di Dio", "Hotel-Dieu" in Francia, come ancor oggi sono indicati gli ospedali maggiori. La fioritura degli ospedali e della cura dei malati nasceva dalla fede, dall'identificazione del povero e del malato con Cristo sofferente. In una storia della Medicina medievale si legge che mentre le autorità civili non s'interessavano della cura sistematica degli ammalati, "questi centri medici monastici non furono soltanto ricoveri ospedalieri, ma centri di insegnamento dove accorrevano giovani desiderosi di apprendere le nozioni mediche dei manoscritti greci e latini, gelosamente conservati in quelle abbazie e dove accorrevano tutti per farsi curare". I monaci insegnavano la medicina e distinguevano tra "Medicina soprannaturale", cioè la cura delle malattie dell'anima, e la "Medicina naturale" con la cura dei malati, lo studio e l'insegnamento della scienza medica.

 

     Anche nei tempi moderni gli ospedali sono nati dalla Chiesa. L'Italia si mostrò all'avanguardia, com'era sempre stato il paese di Cassiodoro, dei benedettini, della "scuola medica" di Salerno, dell'Ospedale del Santo Spirito, delle prime università e poi della chirurgia nel XIII secolo. Bologna, Padova, Roma furono per secoli, nel campo della medicina, punti di riferimento per l'Europa intera. Del resto, Agnoli riferisce che lo stesso Martin Lutero, per nulla tenero verso l'Italia "papista", nel suo viaggio a Roma afferma nei suoi "Discorsi conviviali": "(Gli ospedali in Italia) sono costruiti con edifici regali, ottimi cibi e bevande e sono alla portata di tutti… Accorrono qui delle spose onestissime, tutte velate, servono i poveri e poi tornano a casa. L'ho visto a Firenze con quanta cura sono tenuti gli ospedali. Così anche le case dei fanciulli esposti, dove i fanciulli sono alloggiati, nutriti ed istruiti in modo eccellente".

     Interessante il capitolo intitolato "Le cause teologiche della nascita degli ospedali", perché dimostra come mai gli ospedali sono nati dalla Chiesa e dai cristiani e cita tre passaggi:

     - solo nel cristianesimo Dio si è fatto uomo in Cristo, che ha rivelato la bontà e la misericordia di Dio e ci ha dato il comandamento dell'amore verso tutti gli uomini;

     - nella sua vita terrena, Gesù è stato guaritore di corpi e di anime e lui stesso sofferente, come dicevano i teologi medievali: "Christus medicus et infirmus";

     - infine, in età medievale, la Passione di Cristo, profondamente meditata, rende ancor più chiaro il dovere dei cristiani verso coloro che portano qualsiasi tipo di croce. Di qui la definizione presente negli statuti degli ordini ospedalieri: "Domini nostri pauperes", i nostri padroni sono i poveri.         

     L'ultimo capitolo del volume di Francesco Agnoli è intitolato "Fuori dell'Europa cristianizzata" e ricorda che in America Latina, in Asia e in Africa i primi ospedali  sono stati fondati dalle missioni cattoliche e protestanti e ancor oggi la sanità delle Chiese cristiane occupa un ruolo importante in non pochi paesi, dove i cristiani sono infima minoranza, l'India ad esempio e il Bangladesh, per non parlare dell'Africa nera.

Piero Gheddo 

 

 

 


E' arrivo un filtro nasale per intrappolare pollini e allergeni
Postato da admin [21/04/2011 09:56]

Buone notizie per i 12 milioni di italiani che non sopporti nano i pollini. E' infatti in arrivo un filtro nasale in grado di intrappolare pollini e allergeni, e che si rivela un'efficace arma nella prevenzione di allergie e asma. Tale filtro, ideato da Paolo Narcisio e Luigi Allegra e realizzato da HSD Europe, costa meno di un euro e sarà presto acquistabile in farmacia.

Si tratta di una nuova tecnologia sviluppata in Italia consistente in una coppia di piccoli tronchi di cono , studiati per captare le particelle contenute nell'aria che si respira,  che vanno usati insieme a un gel biocompatibile,capace a sua volta  di attrarre per carica elettrostatica gli allergeni e di invischiarli grazie alla sua elevata viscosità.

In particolare, i"filtri" nasali agiscono sia sui pollini sia sulle polveri sottili inquinanti. Ciò è particolarmente significativo se si considera che, soprattutto nelle metropoli e nelle grandi città, anche lo smog è tra le principali cause di danno respiratorio. Inoltre, l'oggetto è monouso e può essere utilizzato per otto ore.

«I risultati clinici sperimentali ottenuti con questa nuova tecnologia - ha commentato Luigi Allegra, titolare di Malattie dell'Apparato Respiratorio all'Università degli Studi di Milano - sono davvero incoraggianti e candidano a diventare un'ottima arma di prevenzione delle allergie respiratorie».

E questo non può che essere un bene. Infatti le allergie da polline interessano soprattutto l'apparato respiratorio e sono caratterizzate da una certa stagionalità e ricorrenza nel corso dell'anno, determinata dal ciclo delle piante che producono e immettono nell'ambiente i diversi tipi di polline, grandi quantitativi dei quali entrano nelle vie respiratorie. I sintomi includono:congestione e naso gocciolante, prurito e lacrimazione degli occhi, infiammazione delle mucose, tosse continua. Possono però manifestarsi anche sintomi più pesanti come quelli caratteristici dell'asma, con difficoltà respiratorie gravi. In qualche raro caso, la reazione è tale da indurre uno shock anafilattico, con possibilità di perdita di coscienza e rischio di morte.

Elisabetta Paladini

 

(newnotizie.it) - Nel 2020 il 45% degli italiani sarà allergico. La frequenza delle malattie allergiche è più che raddoppiata negli ultimi 15 anni, soprattutto nei Paesi con uno stile di vita occidentale dove il "migliore stile di vita", comporta meno infezioni, cibi sterili, aumento del tempo trascorso in ambienti chiusi. Si stima che in Italia entro il 2020 potrebbe essere allergico il 45% della popolazione. «Per ora abbiamo sperimentato questa tecnologia in una ventina di pazienti, da tempo allergici alla parietaria - riferisce Gennaro D'Amato, primario della Divisione di Malattie respiratorie e allergiche dell'Ospedale Cardarelli di Napoli. Metà dei pazienti con allergia più severa ha utilizzato i piccoli tronchi di cono in sinergia alle cure tradizionali (antistaminici e cortisonici), mentre l'altra metà, con allergia più lieve, ha fatto affidamento essenzialmente sui "mini-imbuti", ricorrendo agli antistaminici durante il picco pollinico. I risultati che abbiamo raccolto sono molto incoraggianti: l'utilizzo di questi dispositivi ha infatti diminuito i sintomi nasali in misura consistente».

 

 


Cancro: Smartphone lo scopre nel 100% dei casi nel giro di un ora
Postato da admin [07/03/2011 19:47]

Cancro: Smartphone lo scopre nel 100% dei casi nel giro di un'ora
Ancora una frontiera della nuova medicina conquistata dagli smartphone. Dopo l'utilizzo delle nuove generazioni di telefonini per l'elaborazione delle analisi del sangue, la più recente e innovativa applicazione consente addirittura l'individuazione di marcatori che riescono a individuare la presenza del cancro.

Il sistema, messo a punto da un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, consente di rilevare precocemente i tumori, analizzando alcune migliaia di cellule e risparmiando ai pazienti le biopsie attualmente in uso. Il dispositivo è gestito attraverso una semplice applicazione smartphone. Al centro dello strumento c'è un chip per una micro risonanza magnetica nucleare (microNMR), una versione ridotta della tecnologia utilizzata per lo scanner della risonanza magnetica (MRI). Il chip  utilizza nanoparticelle magnetiche per misurare i livelli di proteine e individuare marcatori che indicano la presenza di cancro. I medici possono vedere la lettura del chip sullo schermo del telefono. I risultati delle prove condotte su un campione di 50 pazienti sono incoraggianti: combinando le letture dei quattro marcatori proteici sono stati in grado di rilevare correttamente il cancro nel 96 per cento dei casi. Un secondo studio ha raggiunto il 100 per cento di precisione, mentre gli attuali metodi di rilevazione del cancro raggiungono una precisione di "appena" l'84 per cento.

Il dispositivo smartphone è anche più veloce rispetto ai metodi attuali, fornendo i risultati in meno di un'ora rispetto all'attesa standard di tre giorni. Ci vorranno ancora altri studi prima che l'applicazione possa essere diffusa nell'utilizzo clinico: le proteine marker in questione, infatti, non sono sempre presenti nelle cellule tumorali, il che sui grandi numeri potrebbe portare a diagnosi errate. Inoltre, le proteine sono di breve durata, quindi le cellule devono essere analizzate obbligatoriamente subito dopo la loro estrazione.

 


Il problema dei malati è sempre la solitudine
Postato da admin [24/11/2010 19:48]

Da "IL GAZZETTINO" di martedì 23 novembre 2010 pag. 19
Il problema dei malati è sempre la solitudine» Giovanni Poles, esperto in cure palliative: «Solo tre su seimila hanno chiesto la fine». La sua indagine è costruita sul dialogo e sul rapporto instaurato con circa seimila pazienti. E il risultato è davvero distante da ciò che emerge nel sondaggio di questa settimana. Perché solo tre persone, nella sua attività professionale, hanno alluso alla parola 'eutanasia'. E le richieste, poi, sono venute meno nel momento in cui le famiglie dei malati sono diventate più presenti nelle loro vite. Perché il loro problema era la solitudine. Sarebbe, dunque, l'esperienza per Giovanni Poles, oncologo ed esperto in cure palliative, a fornire il dato più aderente alla realtà quando si esprime un'opinione sulla 'dolce morte'. Una discrepanza nelle conclusioni che presume una mancanza di informazioni? "Ho l'impressione che oggi ci sia molta più confusione rispetto a qualche anno fa. Complici i media che non aiutano ad approfondire i percorsi medici con cui è possibile accompagnare il malato terminale alla fine della propria esistenza. Sto parlando di cure palliative. Di un approccio che rappresenta una risposta concreta contro i dolori fisici. Oggi, infatti, la scienza consente - e con successo - di alleviare la sofferenza; senza trascurare gli aspetti psicologici dei malati, offrendo inoltre un prezioso sostegno anche alle loro famiglie. Si tratta, quindi, di un progetto molto importante e impegnativo; curare, in questo caso non significa guarire il paziente, ma prendersi cura della persona sofferente e del microcosmo di relazioni che ruota intorno a lui". Intanto a Nordest si nota un incremento di pareri favorevoli sull'eutanasia.  "E ancor più da quando si è cominciato a trattare la questione della direttiva anticipata. Il problema è che quando i media affrontano tale argomento, spesso non si tratta di disquisizioni ed approfondimenti equilibrati, ma piuttosto di esposizioni categoriche". E spesso non si parla di cure palliative. "Esattamente. In realtà tale metodologia nel nostro Paese è stata adottata sin dagli anni Ottanta. E dagli anni Novanta è entrata a tutti gli effetti nelle nostre strutture ospedaliere. Tra l'altro, poi, è di quest'anno la legge (38/2010) con la quale in Italia vengono inquadrati i criteri e le reti necessarie al fine di dare il maggior beneficio sul fronte delle cure palliative ai pazienti terminali. Mentre in Veneto la legge regionale n. 7 del 2009 ha addirittura anticipato quella nazionale ed è entrata ancor più nel merito della questione". I giovani compatti nel sostenere la 'dolce morte'. "Mentre tra gli ultrasessantenni il disaccordo aumenta. Non ci sono dubbi sul fatto che sia l'esperienza a determinare un punto di vista equilibrato. Sono certo che la più diffusa opinione delle nuove generazioni sia dovuta alla 'lontananza' dalla questione 'fine dell'esistenza'; e molto più vicina invece ai media che, ripeto, sono troppo categorici nella trattazione e nella traduzione della situazione in cui si trovano i malati terminali. Così tra accanimento terapeutico ed eutanasia si perdono di vista le cure palliative. Si smarrisce l'opportunità di approfondire un itinerario di accompagnamento del malato, sostenuto sia fisicamente che psicologicamente. Ed è proprio con questi supporti che viene a mancare la richiesta dolorosa di 'farla finita'. Voglio ripetere che nella mia esperienza solo tre malati su seimila hanno parlato di eutanasia; e che il pensiero si è dissolto nel momento in cui è stato intercettato il vero dolore che non era quello fisico, bensì il sentirsi abbandonati dalla propria famiglia". Cambieranno gli approcci in futuro? "Se cambierà il modo di tradurre la realtà da parte dei media. Se si assisterà ad una corretta diffusione dei percorsi che la medicina contemporanea propone per prendersi cura di chi si avvicina alla conclusione della propria esistenza. Con serenità e con dignità".

 


Vale ancora il giuramento di Ippocrate ?
Postato da admin [04/10/2010 07:53]

Vale ancora il Giuramento di Ippocrate? (Ag.Zenit, 3 ottobre 2010) 

di Cristina Rolando*

 

 

ROMA, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- Ogni volta che si dibatte del ruolo del medico nei confronti delle pazienti che vogliono abortire o dei malati che vorrebbero morire, c'è sempre qualcuno che ricorda il Giuramento di Ippocrate, un "giuramento" che pare risalga al 400 a.C. e che viene sottoscritto da medici, odontoiatri e veterinari prima di iniziare la professione.

Ma cosa è scritto in questo Giuramento?

"Affermo con giuramento per Apollo medico e per Esculapio, per Igiea e per Panacea - e ne siano testimoni tutti gli Dei e le Dee -, che per quanto me lo consentiranno le mie forze e il mio pensiero, adempirò questo mio giuramento che prometto qui per iscritto.

Considererò come padre colui che mi iniziò e mi fu maestro in quest'arte, e con gratitudine lo assisterò e gli fornirò quanto possa occorrergli per il nutrimento e per le necessità della vita; considererò come miei fratelli i suoi figli e, se essi vorranno apprendere quest'arte, insegnerò loro senza compenso e senza obbligazioni scritte, e farò partecipi delle mie lezioni e spiegazioni di tutta intiera questa disciplina tanto i miei figli quanto quelli del mio maestro, e così i discepoli che abbiano giurato di volersi dedicare a questa professione, e nessun altro al di fuori di essi.

Prescriverò agli infermi la dieta opportuna che loro convenga per quanto mi sarà permesso dalle mie cognizioni, e li difenderò da ogni cosa ingiusta e dannosa. Giammai, mosso dalle premurose insistenze di alcuno, propinerò medicamenti letali né commetterò mai cose di questo genere.

Per lo stesso motivo mai ad alcuna donna suggerirò prescrizioni che possano farla abortire,ma serberò casta e pura da ogni delitto sia la mia vita sia la mia arte. Non opererò i malati di calcoli lasciando tale compito agli esperti di quell'arte. In qualsiasi casa entrato, baderò soltanto alla salute degli infermi, rifuggendo ogni sospetto di ingiustizia e di usata corruzione, e soprattutto dal desiderio di illecite relazioni con donne o con uomini sia liberi che servi. Tutto quello che durante la cura ed anche all'infuori di essa avrò  visto e avrò ascoltato sulla vita comune delle persone e che non dovrà essere divulgato, tacerò come cosa sacra. Che io possa, se avrò con ogni scrupolo osservato questo mio giuramento senza mai trasgredirlo, vivere a lungo e felicemente nella piena stima di tutti, e raccogliere copiosi frutti della mia arte. Che se invece lo violerò e sarò quindi spergiuro, possa capitarmi tutto il contrario". 

Leggendo il testo, possono individuarsi i caratteri ontologici fondamentali della professione medica. In primis, la necessità - per chi già la esercita e a fortiori per chi si accinge ad intraprenderla - di proferire il giuramento al cospetto della divinità, trattandosi di attività sacra; infatti, gli dèi sono invocati non in funzione di ausilioma a testimonianza del carattere solenne conferito alla promessa. Ed è proprio questa valenza a rendere ragione della comunanza di vita e di intenti tra adepti, nonché del loro reciproco rapporto con i docenti. La medicina dunque non si configura, sic et simpliciter, come una professione affine ad altre per elementi formali o strutturali, ma rappresenta un'arte suggellata da un vincolo sacro. Trasmettere questi insegnamenti significa, in altri termini, indicare un modo di essere e uno stile di vita, suggellando, al contempo, un debito di gratitudine che non si estingue con la morte del maestro ma che si tramanda naturaliter anche ai discepoli. Questa concezione della medicina rende ragione del fatto che non può essere ridotta tout court a "professione"ma deve, invece, essere elevata a vocazione; una vocazione che coinvolge tutta la persona semel per semper, proprio in funzione dell'impegno irrevocabile insito nel Giuramento stesso ("…se sarò traditore e spergiuro…"). Ora, stante la veridicità di tali premesse, occorre chiedersi se il concetto di medicina come arte, contenuto nel Corpus Ippocraticum, sia un qualcosa di anacronistico e perciò collocabile in un contesto socio/culturale particolare quale era quello Ippocratico o se, piuttosto, deve trattarsi di un principio guida anche per il medico della post-modernità. Per risolvere la vexata quaestio occorre precisare il valore e il significato della prudenza nell'agire medico. L'esercizio di questa virtù si rivela così essenziale da ritenersi conditio sine qua non per la medicina affinché raggiunga lo scopo che le è proprio: la guarigione del soggetto malato. In definitiva, le proposizioni essere arte o realizzarsi tramite le virtù e il significato ad esse sotteso, non sono per la scienza medica "opzioni" alternative ma, al contrario, si rivelano entrambe essenziali: o la medicina è arte e chiama in causa l'esercizio delle virtù o non è affatto medicina, né in epoca Ippocratica né ai giorni nostri. Ma non è tutto. Anche un altro principio si rivela costitutivo del valore etico della scienza medica: il carattere sacrale, vocazionale della stessa ("…sacra e pura manterrò la mia vita e la mia arte…"). La negligenza, l'imprudenza e l'imperizia; il disinteresse umano per il paziente; la c..d. sindrome del burnout, riferita alla capacità stressogena della professione; il facile entusiasmo degli studenti in medicina, disilluso già durante il corso di studi o comunque nei primi anni di pratica, sono tutti indici facilmente riconducibili a motivazioni soggettive assenti o inadeguate. Ecco allora che vivificare il carattere vocazionale della professione significa, di fatto, non solo recuperare la genesi motivazionale della stessa, ma anche contribuire a garantire le capacità umane del medico rendendolo, al contempo, maggiormente tollerante ai fattori di stress. Sono le doti personali di ascolto e comprensione verso il malato, unitamente a quelle medico scientifiche proprie del tecnico, a determinare il valore del professionista.

In definitiva, dall'analisi etico-filosofica del Corpus emerge uno stretto parallelismo tra la vita (del medico) e l'arte (de medico); "…sacra e pura manterrò la mia vita e la mia arte…"; e questa simmetria tra il modo di essere della persona e la modalità di esercizio della professione definisce un aspetto della bioetica odierna, ispirata al paradigma delle virtù. L'etica delle virtù, infatti, ponendosi come obiettivo la formazione della persona (chi voglio diventare?), il raggiungimento della sua pienezza ultima e la realizzazione di una vita riuscita, non contempla - né potrebbe farlo! - una discontinuità tra vita personale e professionale. Alla luce di quanto sopra esposto, la medicina come arte e vocazione, la virtù del medico, l'etica delle virtù si rivelano elementi costitutivi del Giuramento Ippocratico.

Ma non solo. Sono elevati a concetti-guida, indispensabili al professionista di oggi e a quello di domani per conoscere, fare propria e poter insegnare l'etica medica. In particolare, in riferimento all'attività di docenza, fondata ed orientata dalle virtù, la modalità che ne costituisce l'essenza è l'approccio che il docente ha verso il malato (c.d. etica al letto del paziente).

Infine, un'ultima considerazione. Il Corpus annovera alcune prescrizioni morali che sono espressione della c.d. "Bioetica dei principi" (che cosa dobbiamo fare?). Si legge, infatti:

«… Giammai, mosso dalle premurose insistenze di alcuno, propinerò medicamenti letali né commetterò mai cose di questo genere. Per lo stesso motivo mai ad alcuna donna suggerirò prescrizioni che possano farla abortire […] In qualsiasi casa entrato, baderò soltanto alla salute degli infermi, rifuggendo ogni sospetto di ingiustizia e di corruzione, e soprattutto dal desiderio di illecite relazioni con donne […] Tutto quello che durante la cura e anche all'infuori di essa avrò visto ed avrò ascoltato sulla vita comune delle persone e che non dovrà essere divulgato tacerò come cosa sacra […]».

La difesa della vita fisica, il primum non nocere, il rispetto della riservatezza professionale, l'autonomia del paziente, sono principi fondamentali che mostrano una evidente significatività sociale e morale, rendendo assolutamente superflua ogni altra dissertazione nel merito.

 

* Cristina Rolando è avvocato e docente. Fa parte del Comitato editoriale della Rivista "Iustitia", edita dalla Casa Editrice Giuffrè, ed è docente di Istituzioni di Diritto Privato presso la Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma.

Ha pubblicato numerosi saggi e volumi, tra cui "Alimenti e mantenimento nel diritto di famiglia. Tutela civile, penale, internazionale" (Giuffrè 2008) e "Bioetica e persona. Quale rapporto?" (Edizioni Art 2009).

 

 


Buona la prima
Postato da admin [01/04/2010 23:35]

"Per quel che ci riguarda non daremo mai l'autorizzazione al poter acquistare o utilizzare questa pillola nei nostri ospedali. La mia attività amministrativa sarà volta ad evitare assolutamente che venga diffusa".

A dirlo è il neo governatore del Veneto ed esponente della Lega, Luca Zaia, a proposito della pillola abortiva Ru486.

A suo giudizio, "c'è tutto il sistema sanitario a disposizione delle donne, ma soprattutto quello dei servizi sociali", e l'avvio di questo percorso "non deve essere necessariamente l'abbandono di una vita umana".

Noi, che non avevamo apprezzato il silenzio incantatore del capolista alle nostre reiterate richieste di sottoscrizione del documento del Forum delle famiglie inviatogli tempestivamente, in coerenza con quanto avevano fatto gli On. Cota e Formigoni, non possiamo che apprezzare quanto dichiarato dal neo governatore veneto.

Se il buon giorno si vede dal mattino  dovremmo essere certi che Zaia non verrà meno nella difesa dei valori non negoziabili, raccogliendo l'unanime volontà degli elettori cattolici veneti.

Naturalmente saremo, come sempre, attenti e vigilanti nel valutare le scelte che la prossima giunta regionale che si sta per costruire andrà compiendo nella sua attività di governo.

 

Ettore Bonalberti

Presidente di ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)

Venezia, 1 Aprile 2010

 
Vai al post    Vota l'articolo:                    Media dei voti:                  Votanti: 3  Commenti: 1
 
Aggiungi un commento
 
Email (*)

Commento



(*) L'indirizzo email è obbligatorio per gli utenti non loggati nel sistema.
L'inserimento del commento comporta l'iscrizione a questo blog ed il commento verrà pubblicato solo una volta accettate le condizioni presenti nell'email di conferma spedita automaticamente dal sistema.


Sistema e-Health
Postato da admin [29/01/2010 20:00]

Il sistema e-Health (Sanità elettronica) è considerato vitale per i Pazienti e per i bisogni di assistenza sanitaria della società, sempre più globalizzata, perché come raccomanda l'Unione Europea: facilita la comunicazione; semplifica la diagnostica e la terapia; consente l'assistenza sanitaria a distanza a casa del Paziente.

Il sistema e-Health(in pratica il nuovo sistema di cambiamento della Sanità, attraverso l'utilizzo delle innovazioni tecnologiche: IT e digitali) è in crescita non solo in Europa (nei Paesi più industrializzati), ma anche in Africa e in Medio Oriente

"e-Health is a medical tool for social change".

In pratica il sistema e-Health è un supporto, uno strumento della Medicina per il cambiamento socio- assistenziale.

Ma perché in Italia, specie in alcune Regioni, siamo ancora tanto indietro nelle applicazioni, specie per l'assistenza sanitaria domiciliare integrata? Si risparmierebbero milioni di euro! Daremmo un migliore servizio agli anziani, specie ai pazienti fragili.

"The aim is Health, not e-Health",

in pratica, l'obiettivo é la Sanità, la Salute e non la semplice realizzazione del sistema e-Health, che rimane un mezzo, uno strumento per raggiungere quell'obiettivo.

Ing. Antonino Giannone - Esperto di Management&Innovazione

 
Vai al post    Vota l'articolo:                    Media dei voti:                  Votanti: 3  Commenti: 0
 
Aggiungi un commento
 
Email (*)

Commento



(*) L'indirizzo email è obbligatorio per gli utenti non loggati nel sistema.
L'inserimento del commento comporta l'iscrizione a questo blog ed il commento verrà pubblicato solo una volta accettate le condizioni presenti nell'email di conferma spedita automaticamente dal sistema.


A proposito di pillola assassina ("kill pill")
Postato da admin [03/08/2009 10:10]

Dalla biblica sanzione: "partorirai nel dolore" alla tecnologica promessa: "abortirai senza dolore".

E' questo in sostanza il messaggio proveniente dalla decisione  dell'AIFA ( Associazione Italiana del  Farmaco) che con 4 voti a favore e 1 contro ha spianato la strada all'utilizzo della pillola RU-486 per l'aborto chimico, quella che viene definita pillola assassina, "kill pill".

Un'agenzia di tecnocrati e di burocrati, come già in precedenza qualche sentenza creativa di magistrati in cerca di innovazioni giuridiche, ha così reso possibile tutto ciò in netto contrasto con quanto, solo alcuni giorni prima, il Parlamento, con voto ad ampia maggioranza, aveva stabilito a favore della difesa della vita.

Ora non ci sono più limiti e, di fatto, ha vinto l'idea radicale dell'aborto libero quale suprema espressione di autonoma libertà della donna.

Non importano le 29 vittime accertate dal 1988 e le ben note conseguenze, talora drammatiche, per le donne che si accingono a compiere questa scelta in estrema solitudine. L'industria farmaceutica da un lato e il generale decadimento dei valori, dall'altro, in assenza di un pronunciamento legislativo, hanno permesso che si perpetrasse questo ennesimo decisivo attacco al diritto alla vita.

Bene ha fatto l'amico Romano Colozzi, assessore al bilancio della regione Lombardia, a esprimere l'unico voto contrario in sede AIFA, in coerenza con le sue convinzioni morali e della cultura cattolica di cui è autorevole esponente politico.

Tiepido e incoerente si è dimostrato il governo, in cui solo le voci forti del sottosegretario Eugenia Roccella e un po' più flebili, seppur pronunciate,  del ministro Sacconi, hanno fatto da contrappunto ad una decisione amministrativa destinata ad incidere profondamente nel costume delle donne italiane.

Per il resto, un generale silenzio, squarciato solo dalle solitarie battaglie dell'ateo devoto, Giuliano Ferrara su "Il Foglio", del presidente emerito, Francesco Cossiga, e le prese di posizione nette del Vaticano e del quotidiano dei cattolici, "Avvenire".

E così, un Paese che vive una condizione di pesantissima denatalità sceglie la strada dell'assolutizzazione della libertà dell'aborto, di fatto rendendo praticamente nulli gli stessi limiti applicativi della Legge 194.

Ci attendiamo un colpo di reni del governo e del Parlamento affinché non si introduca una stravagante prassi nel Paese, in cui lo stato di diritto venga stabilito non dagli organi proposti dalla volontà popolare, ma da sedi tecnico amministrative deputate ad applicare le norme e non a introdurne surrettiziamente senza e contro la volontà del popolo sovrano.

Associazione Insieme- 2 agosto 2009

 

 

 

 

 
Vai al post    Vota l'articolo:                    Media dei voti:                  Votanti: 1  Commenti: 2
 
Aggiungi un commento
 
Email (*)

Commento



(*) L'indirizzo email è obbligatorio per gli utenti non loggati nel sistema.
L'inserimento del commento comporta l'iscrizione a questo blog ed il commento verrà pubblicato solo una volta accettate le condizioni presenti nell'email di conferma spedita automaticamente dal sistema.


Convegno nazionale "Mangiar sano, mangiar bene in ospedale"


 

 

 


Poesia di una adolescente malata terminale

Alessandro Cicognani è  il direttore del dipartimento di pediatria del Sant' Orsola. Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro. Vuole vedere quante persone la leggeranno. La poesia dice abbastanza. Per favore falla girare. Ve la giro così come me l'hanno inviata.... E' stata spedita da un medico. Accertati di leggere anche ciò che è scritto nelle frasi finali dopo la poesia.

 

DANZA LENTA

 

Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?

 

O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla ?

O osservato il sole allo

svanire della notte?

 

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Percorri ogni giorno in volo ?

Quando dici "Come stai?"

ascolti la risposta?

 

Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa ?

 

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Hai mai detto a tuo figlio,

"lo faremo domani?"

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere ?

 

Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire "Ciao" ?

 

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.

 

Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, come un regalo mai aperto . . .

gettato via.

 

La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica.

 

Inoltra questa email. Le e-mails vengono conteggiate.

 

VI PREGO SPEDITE QUESTA E-MAIL  A TUTTI QUELLI CHE CONOSCETE e magari anche a quelli che non conoscete. E' la richiesta si una ragazzina speciale che presto lascerà questo mondo a causa del cancro.

A questa ragazzina rimangono pochi mesi di vita e come ultimo desiderio ha voluto mandare una lettera per dire a tutti di vivere la propria vita pienamente, dal momento che lei non potrà farlo.

Se spedisci questa e mail al maggior numero di persone possibili, potrai dare a Lei ed alla sua famiglia una piccola speranza perché per ogni nome a cui verrà inviata The American Cancer Society donerà 1 cent per pagare le sue cure ed il piano di tentativo di guarigione.

Un ragazzo l'ha mandata a 500 persone! ma basta che noi tutti lo facciamo ad almeno a 5 o 6 persone.

Non ti si chiedono soldi ma solo un po' del tuo tempo.

 

Prof. Alessandro Cicognani

Direttore Unità operativa di Pediatria,

Università degli Studi di Bologna,

Policlinico S.Orsola-Malpighi,

Via Massarenti 11, 40138 Bologna

Tel. studio: +39 051 6364814

Fax: +39 051 390070

 

 

 

 


Sanità e Federalismo
Postato da admin [17/12/2008 21:57]

Il Governo della nostra Regione mostra da tempo una forte coesione unitaria per il raggiungimento dei diversi obiettivi di una riorganizzazione federalista dello Stato. Una scelta che coinvolge tutti i settori di azione politica.

Il federalismo è, quindi, una scelta non più rinviabile e potrà valorizzare anche le autonome capacità della nostra sanità, fermo restando che la Regione del Veneto ha da tempo attivato una serie di iniziative orientate in questo senso, al fine di mantenere e sviluppare ulteriormente l'alto livello qualitativo che caratterizza i servizi sanitari, socio sanitari e sociali e le prestazioni erogate.

È utile sottolineare che quando si parla di spesa sanitaria bisogna ricordare che il primo tentativo di superare il finanziamento delle inefficienze risale all'accordo (primo patto della salute) siglato dal governo Berlusconi l'8 agosto 2001 (nel 2006 il governo Prodi interviene firmando un secondo patto della salute di concerto con le Regioni).

L'accordo, il patto per la salute, è incentrato sui cosiddetti piani di rientro che consentono di impegnare le Regioni, che si trovano in condizioni di grave disavanzo, a percorsi di ragionevole rientro. Percorsi concordati ed accettati preventivamente.

In buona sostanza lo Stato non potrà più erogare il finanziamento aggiuntivo nel momento in cui non è rispettato il percorso di rientro. Inoltre, si potrà incrementare la pressione fiscale fino ad una certa soglia oppure, quando l'intervento ad hoc non è sufficiente, procedere al commissariamento della sanità regionale.

Considerato che la spesa sanitaria corrisponde a circa l'80 per cento della spesa corrente è evidente che esiste un collegamento molto stretto tra la piena attuazione del patto sulla salute, dei piani di rientro (che ne sono una componente sostanziale) e il federalismo fiscale.

Inoltre, la spesa sanitaria, per le caratteristiche che presenta, ci consente di definire che la sanità è l'ambito che più di ogni altro deciderà, a seconda di come le diverse Regioni sapranno governarlo, se il federalismo fiscale sarà l'inizio della fine o, invece, l'inizio di una stagione virtuosa per una responsabile conduzione della finanza pubblica.

Anche di recente il Ministro della Salute, Maurizio Sacconi, è stato molto chiaro in proposito: è necessario assumere a riferimento costi standard, identificati con i costi praticati dalle regioni più virtuose. Il modello che il Paese deve prendere a riferimento è quello della Lombardia e del Veneto.

Questa scelta è diretta conseguenza del fatto che in queste Regioni, che hanno una composizione demografica che rappresenta la media del Paese, il livello di efficienza è alto e il rapporto tra pubblico e privato si pone in una relazione di complementarietà.

Secondo il Ministro è auspicabile adottare questo costo standard come benchmark dei percorsi di rientro nel prossimo patto sulla salute. Questo percorso sarebbe coerente con la ratio del federalismo fiscale che vuole parità di opportunità per tutte le regioni, qualunque sia la loro capienza fiscale, per l'erogazione di livelli essenziali dei servizi. I servizi non devono essere costruiti astrattamente, ma si devono prendere a modello quelli delle Regioni dove la sanità funziona. In questa maniera sarà possibile ancorare il riparto dei finanziamenti ad un dato molto concreto: l'applicazione di questo modello, una volta entrata a regime, produrrà un risparmio su scala nazionale di ben 4,3 miliardi di euro rispetto alla spesa attuale. Per queste ragioni il nostro modello di riferimento è quello lombardo-veneto e non quello tosco-emiliano che, a fronte di una spesa facile, non garantisce livelli di efficienza. Scegliere l'Emilia e la Toscana come parametro di riferimento significa provocare aumenti ingiustificati della spesa a fronte di prestazioni non ottimali.

È certo che per perseguire un risparmio di oltre 4miliardi di euro si dovranno attuare politiche coraggiose, tanto più necessarie in considerazione della crisi economica che stiamo fronteggiando.

Il Ministro ha chiare le azioni riformiste da intraprendere quando afferma che gli ospedali obsoleti, "marginali", rappresentano un pericolo per la salute stessa, perché non dispongono della soglia dimensionale necessaria a concentrare in essi quegli investimenti tecnologici e in capitale umano e quella qualità totale che dobbiamo garantire per la risposta ai malati acuti. La chiusura degli ospedali territoriali marginali, in Veneto e Lombardia, fu la premessa per la costruzione della medicina del territorio, che è la ragione fondamentale del successo dei modelli virtuosi che abbiamo nel nostro Paese. Certamente sono esempi di successo quei plessi ospedalieri nei quali si concentra l'eccellenza tecnologica, professionale, globale dei servizi offerti, ma il vero motivo di successo è nella capacità che la medicina del territorio ha dimostrato di rafforzare l'autosufficienza della persona prevenendo il formarsi dello stato di bisogno, quantomeno dello stato di bisogno acuto. La medicina del territorio, se è intrecciata virtuosamente con il volontariato, riconosce la funzione della famiglia e abbassa la pressione sulla stessa rete ospedaliera. Ciò tanto più se riusciremo ulteriormente a rivalutare le funzioni dei medici di medicina generale, per i quali la convenzione in atto è un passaggio straordinariamente importante per richiamarli ad una funzione h24, che gli consenta di essere la più robusta componente della medicina del territorio e, quindi, di ridurre la pressione oggettiva sugli ospedali, in conseguenza della riduzione della dimensione del bisogno acuto.

In conclusione, da una Regione virtuosa come è la nostra, non possiamo che salutare con entusiasmo scelte coraggiose che impongano comportamenti più responsabili. Basta ricordare la situazione delle regioni Lazio, Campania e Sicilia, dove c'è il 78% del debito complessivo accumulato, per capire quanto la situazione sia grave e quanto sia urgente imporre una responsabilizzazione a livello istituzionale.

Differenze di velocità tra Nord e Sud, spesso vere e proprie spaccature, che, confermate anche da una recente rilevazione dell'Istat sui livelli dei servizi socio-sanitari, si potranno rendere meno acute solo attraverso scelte politiche coraggiose, prima fra tutte il federalismo.

 

Roberta Leprotti

esperta in comunicazione e politiche del lavoro

 
Vai al post    Vota l'articolo:                    Media dei voti:                  Votanti: 4  Commenti: 1
 
Aggiungi un commento
 
Email (*)

Commento



(*) L'indirizzo email è obbligatorio per gli utenti non loggati nel sistema.
L'inserimento del commento comporta l'iscrizione a questo blog ed il commento verrà pubblicato solo una volta accettate le condizioni presenti nell'email di conferma spedita automaticamente dal sistema.


 
Email:
Password:
 
            
Vuoi commentare gli articoli? Inserisci la tua email e richiedi la tua password premendo sul tasto "registrati"
 
 
    
Alcuni movimenti politici e associazioni stanno tentando di ricomporre su basi innovative l'area dei democratici cristiani e dei popolari, Ritieni la cosa positiva?
 
SI
NO
 
       












Partners
 
 
 
 
 


Dir.Resp.: Ettore Bonalberti - Coordinatore Blog: Giorgio Zabeo
Redazione e amministrazione: C.so del Popolo, 29 - 30172 Mestre (Venezia) - tel. e fax 041/978232 - Email: info@insiemeweb.net
©2008 Associazione Insieme - powered by Enforma Solutions - based on en-press engine - Privacy Policy