Intervista al Ministro Gianfranco Rotondi
Postato da admin [12/11/2009 12:36]

Tratto dal numero di "Moderati Europei" del Settembre 2008.

 

 

Un'intervista fatta al Ministro Gianfranco Rotondi più di un anno fa, pubblicata da "Moderati Europei"  nel settembre 2008, contiene spunti di grande attualità.

 

La ‹‹forma-partito›› del Popolo delle Libertà, il ruolo dei cattolici in politica, la posizione terzopolista dell'Udc, oggi aggiornata con il tentativo di Francesco Rutelli di ampliare il centro con ‹‹iniezioni parlamentari›› di deputati eletti in altri schieramenti, sono tutti argomenti analizzati da Gianfranco Rotondi.

 

Interessante  il commento di chiusura sulla sempiterna questione meridionale, che con la costituzione della Banca del Sud ritorna al centro dell'analisi politica del paese.

 

 

 

Onorevole Rotondi, lei ha deciso, fin da tempi non sospetti di opportunismo, di aderire al PDL. Ci sono spazi politici, di discussione e di confronto, all'interno di questo nuovo soggetto politico? ‹‹È una grande occasione che il Paese non può consentirsi di perdere. Il PdL è il crogiuolo di tante culture in cui quella democristiana rappresenta l'anima e la prospettiva››.

 

Che cos'è il PDL? Un partito, una associazione, un club, una lobby? Come si risolve nell'Italia moderna, post-industriale ed informatizzata il problema della democrazia e della partecipazione delle masse alla vita politica? ‹‹È la Dc del terzo millennio. Il PdL potrà funzionare se riuscirà ad incarnare al meglio l'operazione culturale che doveva formulare la Dc per salvarsi dal bipolarismo. Come? Sulla falsariga degli altri partiti europei, trasformarsi in un partito liberale di tradizione cristiana. Doveva raccogliere l'evoluzione della destra democratica, stabilire un rapporto con la Lega e avrebbe governato per altri trent'anni. Tutto questo, invece, l'ha fatto Berlusconi. Paradossalmente, quindi, dopo di lui tornerà la Dc: perchè nessuno in questi anni ha proposto un modello di Stato ed un metodo politico veramente innovativo. Ma non sarà la vecchia Dc: tornerà il partito democristiano che già Pinuccio Tatarella prospettava nel '94. E a quei tempi dimostrava di avere già testa e piedi ben piantati nel Ppe››. 

La situazione politica dal 1993 si è evoluta continuamente: dall'esperienza del Partito Popolare alla nascita del CDU, dal tentativo di ricomposizione nell'UDC alla costituzione della Democrazia Cristiana per le autonomie. In mezzo, molte divisioni, molte incomprensioni nel mondo ex o post democristiano. Oggi c'è la nuova idea del Partito unico dei moderati italiani, il PDL, agganciato al Partito Popolare europeo. C'è un possibile terreno di incontro per i cristiano democratici, indipendentemente dal singolo partito a cui oggi appartengono, per un progetto vero per il Paese? ‹‹È Silvio Berlusconi a volere una forte componente democratico cristiana nella maggioranza che sostiene il suo esecutivo per bilanciare l'ala conservatrice rappresentata da An. Un PdL credibile deve avere un'area Dc forte quanto la destra. Se con noi dovesse venire l'Udc ci riusciremmo subito, altrimenti il processo sarà più lungo e non so quanto convenga né agli uni né agli altri››.    

 

Alle scorse elezioni politiche l'UDC di Casini e Cesa ha sostanzialmente rivendicato l'autonomia dei cattolici in politica, sostenendo il "né di qua né di là". Sostanzialmente un ragionamento in negativo, quasi non rimanga agli eredi dell'esperienza politica di Sturzo e De Gasperi che definirsi solo delimitando, alla Eugenio Montale, "ciò che non siamo e ciò che non vogliamo". E' il segno dei tempi oppure vi è una alternativa percorribile? ‹‹L'Udc si sta incamminando verso una costituente che replica una suggestione che dura da quindici anni. Il Patto per l'Italia, il Ppi, Democrazia europea, Cdu, Udr, Udeur, Rinnovamento italiano di Dini, tutte sigle che hanno tentato di ricostituire la Democrazia Cristiana non riuscendoci. Il governo attuale ha invece un picco di consenso mai visto in precedenza e una forza politica che ne e' il perno che raccoglie da sola il 40% dei consensi. Il Pdl già prende tutti i voti che prima andavano alla Dc: fuori resta qualche preferenza all'Udc e quasi nessuno più al Pd. Se si recupera il rapporto con l'Udc, e diamo vita gradualmente ad un 'Ppe italiano', possiamo andare nel solco della continuità. Poi, gli amici di Alleanza nazionale possono rappresentare quello che sono oggi i conservatori nel Ppe: una forza, cioè, che si integra con la tradizione democristiana, ma non la mortifica né ne soffre il complesso. Nessuno si illuda che possa funzionare un terzo polo centrista, così come non hanno funzionato una sinistra ed una destra fuori dagli schieramenti. Storace e Bertinotti hanno ancora i cerotti. L'Udc invece si e' 'salvata' perchè aveva un certo 'avviamento commerciale'. Oggi non so che risultati porterebbe a casa››.

 

C'è una storica questione meridionale nel nostro Paese ma vi è anche una più recente, anche se non meno intricata, questione settentrionale che nel Veneto viene vissuta in modo particolarmente forte. È possibile, e in quali condizioni, ricostruire condizioni di unità nel nostro Paese? ‹‹Col federalismo, che costruirà una nuova prospettiva del nostro Paese. Il federalismo non divide l'Italia, ma costruisce una unità più profonda. Le regioni del nord saltino Roma e trattino direttamente con le regioni del sud una strategia di rilancio del Mezzogiorno. Se il sud non decolla il nord scoppia o deve trasferire metà del suo sistema nei paesi dell'est. Partendo dal federalismo fiscale, faremo capire come il governo ha intenzione di realizzare un federalismo solidale. E' una piattaforma su cui bisognerà approdare al più alto consenso possibile nel Paese››.

 

Oggi il Veneto ha tre Ministri; non ritiene però che per 15 anni il nord est sia stato quasi completamente assente nei governi succedutesi nel Paese? Come mai secondo Lei questa condizione di terra fortemente produttiva e nel contempo scarsamente rappresentata nel governo centrale? ‹‹Il Veneto è stato sempre una regione d'avanguardia del nostro Paese, e se c'è stata la lacuna di non avere rappresentanze alte nelle istituzioni non è stato penalizzante per una regione che ha raggiunto sempre i suoi obiettivi pur senza propri rappresentanti nei governi. Ora abbiamo riparato al danno con tre 'pesi da novanta', tre ministri di altissimo spessore politico, istituzionale, professionale››.

 

Se dovesse usare una sola frase per definire la Politica, che frase utilizzerebbe? ‹‹Mi permetto di mutuare una frase di un padre nobile della nostra Repubblica e della Dc, Alcide De Gasperi: 'Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione'.

Insomma, contro la politica si può anche stare, senza no››.

 

 
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Riflessione di Stefano Ceola PDL Schio (VI)
Postato da admin [01/08/2009 14:24]


Dovendo proporre delle riflessioni sul futuro del centrodestra non posso che partire da quel 18 novembre 2007, quando Silvio Berlusconi, guidato da quella che lui stesso ama definire "lucida follia", è salito sul predellino ed ha annunciato la nascita di quello che di lì a poco sarebbe diventato il Popolo della libertà. Un azzardo, un'idea pazza per i più, rivelatasi ancora una volta vincente non tanto dal punto di vista del trionfo elettorale, bensì per aver dato agli italiani, creando un maxirecipiente contrapposto all'allora neonato PD, la possibilità di scegliere tra il multipolarismo e un bipolarismo che gli stessi elettori hanno dimostrato di volere fortemente.

 

A più di un anno e mezzo dal predellino il maxirecipiente è però rimasto tale; ci sono le vittorie elettorali, c'è stato un grandioso congresso, ma ahi noi, fatte salve alcune rare eccezioni non c'è ancora il partito. Forza Italia e AN stentano a fondersi ed il più delle volte accolgono, in particolare nelle piccole realtà locali, malvolentieri i rappresentanti della moltitudine di micropartiti che formano il PdL. Insomma. Solo Silvio Berlusconi è in grado di tenere insieme i pezzi di un partito che stenta a diventare tale.

 

Ed è da qui che vorrei partire per una prima riflessione: Berlusconi croce e delizia del PdL, indispensabile per la sua esistenza ma paradossalmente "impedimento" per il suo consolidamento. Senza il carisma e la forza aggregativa del Cavaliere il partito, allo stato attuale, si scioglierebbe come neve al sole. Tuttavia se Berlusconi stesso non permetterà che il partito imbocchi una svolta di democratizzazione, difficilmente resisterà alla guerra di successione che scaturirà al momento del suo passaggio ad altri ruoli istituzionali. Il problema della successione nasce dall'impossibilità di individuare all'interno del partito un elemento carismaticamente legittimato al pari dell'attuale leader. La scelta dovrà quindi avvenire per via democratica, aprendo però innumerevoli problematiche legate al rispetto degli equilibri interni di potere.

 

Ritengo pertanto pressoché impossibile, allo stato attuale delle cose, poter definire con ragionevole certezza lo scenario post-berlusconiano ma, mi sento di dire che se PdL ci sarà, i suoi equilibri dovranno essere stabiliti per mezzo di strumenti partecipativi pena la disgregazione del partito stesso. La seconda riflessione la intitolerei  "caccia al voto moderato". L'analisi deve per forza di cose iniziare utilizzando un modello di bipartitismo puro dove gli unici voti disponibili per entrambi gli schieramenti sono quelli dei moderati che non si identificano appieno in nessuno dei due blocchi: quell'elettorato che fino ai primi anni 90 era rappresentato dai cattolici.

 

Se il PdL saprà rispondere adeguatamente alle domande dei moderati in fuga da un PD fortemente in rotta verso sinistra, potrà, avvicinarsi a quella maggioranza assoluta dei consensi auspicata da Silvio Berlusconi. A questo punto bisogna però capire chi siano questi moderati: sono ancora i cattolici? Impossibile rispondere senza aver prima effettuato una semplice suddivisione territoriale nord-sud. Mi sento infatti di affermare che al sud regge ancora il voto cattolico che và a braccetto con i discreti consensi ancora ottenuti dall'UDC, mentre diversa e più complessa è la situazione al nord dove l'ex voto bianco si è evoluto in voto identitario-territoriale, nato da quei moderati che affondano le proprie radici nella cultura cattolica ma che badano più al pragmatismo di una Lega che nella sua anima folkloristico-populista, unita ad una presenza sul territorio straordinariamente capillare, risulta molto più vicina ai bisogni del cittadino.

 

In conclusione le grandi sfide del Pdl sono tre: la sopravvivenza alla successione del suo leader, la sua svolta democratica e l'avvicinamento di quel voto moderato che nelle sue diverse forme è ancora l'ago della bilancia. Se saprà affrontare e vincere queste grandi sfide il Popolo della libertà può diventare il più grande partito della storia del paese.

 

Stefano Ceola - vice capogruppo in Comune di Schio

 
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Intervista a Paolo Cirino Pomicino
Postato da admin [18/07/2009 00:25]


RUBRICA   a cura della rivista Moderati Europei           "CAMERA CON VISTA PDL"

 

***

INTERVISTA PAOLO CIRINO POMICINO

 

 

di Luigi Marcadella

 

 

Onorevole Pomicino, lei è un "democristiano doc": ha vissuto da protagonista gli anni Ottanta della Prima repubblica, ma ha osservato e messo lo zampino anche nella cosiddetta Seconda repubblica (1994-2008). Con la nascita del Popolo delle Libertà e la seppur travagliata partenza del Partito Democratico si è aperta la Terza Repubblica?

‹‹Assolutamente no! La confusione ad oggi regna sovrana. Il Partito Democratico è allo sbando e il Popolo della Libertà senza Berlusconi imploderebbe. Un orizzonte cupo per il Paese››.       

 

"A pensar male si fa peccato ma ci si indovina…" insegna il Senatore Andreotti. I maligni dicono che se la Consulta respingerà il "lodo Alfano" il governo Berlusconi potrebbe vacillare sotto i colpi di inchieste giudiziar-politiche. Chiacchere da spiaggia o c'è un fondamento?

‹‹Meglio evitare dietrologie quando è in gioco la Corte Costituzionale››.         

 

Il Popolo delle Libertà trova la sua "costituzione vivente" in Silvio Berlusconi. L'idea di un grande partito di centro destra in realtà covava da tempo: cattolici e laici assieme, conservatori nei valori e riformisti nelle grandi questioni da risolvere per il paese. In sintesi un partito laico ma difensore dei valori cardine per i cattolici. Lo notava qualche tempo fa anche l'Osservatore Romano. Una visione troppo positiva per lo stato dell'arte del Pdl?           

‹‹Assolutamente sì. Il Pdl era e resta, ancora per poco, un'opportunità ma ogni mese che passa il rischio che diventi un'occasione perduta è sempre più grande. Uno dei motivi è l'emarginazione progressiva dei democratici cristiani e della loro cultura politica. Il Pdl senza i D.C. sarà cosa profondamente diversa da quella che dovrebbe essere. Sarà diverso naturalmente dai partiti democristiani che governano il centro Europa (Germania, Austria, Olanda, Belgio), dal partito popolare spagnolo che pure nacque proprio come partito di centro-destra e finanche dal partito gollista di Sarkozy››.   

 

Cosa manca al PDL oggi?

 

‹‹L'elemento che manca è innanzitutto la cultura democratica. Confondendo il presidenzialismo con l'autoritarismo e con la cooptazione della classe dirigente e di fatto stenta a diventare partito rimanendo così una lista elettorale con il rapporto 70% Forza Italia -30% Alleanza Nazionale››.          

Interessanti sono le posizioni di Gianfranco Fini. Posizioni di ‹‹disciplina istituzionale›› ma anche sulla laicità, sulla bioetica, sulla sicurezza. Il suo ruolo istituzionale, il suo personale percorso politico, lo portano spesso a fare dei distinguo "di peso".


‹‹Resta valido ciò che ho detto. Posizioni culturalmente corrette e positive se non si innervano in una organizzazione democratica non danno risultati politici. E finora non sembra che questo sia avvenuto. Purtroppo››.    

 

Da tempo seguo le strategie di Pierferdinando Casini. Lo immaginavo come leader predestinato del centro-destra. Ora sembra virare al centro-sinistra. Possibilità di riavvicinarlo?         

 

‹‹Il modello dell'Udc è quello del Pdl in miniatura. Il leaderismo proprietario ha avvelenato i pozzi della democrazia da ogni parte. È questa la crisi in cui versa il Paese››.


Quale Ministro l'ha convinta di più finora e quello più in ombra.

 

‹‹Non faccio gossip politico››. 

Chi vincerà il congresso del Partito Democratico?

 

‹‹Bersani››.


                                                                         ***
Paolo Cirino Pomicino (
Napoli, 3 settembre1939) storico esponente della Democrazia Cristiana, di rito andreottiano, è stato ministro della Funzione Pubblica (1988-1989) e ministro del Bilancio (1989-1992).

Laureato in medicina e chirurgia, specialista in malattie nervose e mentali, è stato consigliere e assessore del Comune di Napoli, deputato alla Camera (dal 1976 al 1994). Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto alla Camera dei deputati nella lista formata dalla DC-Autonomie di Gianfranco Rotondi insieme al Nuovo PSI.

Attualmente collabora con diversi quotidiani, tra cui Libero e il Giornale, con lo pseudonimo di Geronimo.

 

 
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