Prima tappa importante
Postato da admin [20/06/2021 11:10]


Prima tappa importante del progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale quella vissuta ieri a Roma. Dopo molto tempo si sono incontrati i rappresentanti dei diversi partiti dell’area DC con gli amici di Insieme e Rete Bianca, uniti attorno alle indicazioni del “manifesto Zamagni”. Promosso dalla Federazione Popolare dei DC, il tema del convegno era stimolante: La nuova visione del Centro politico, una nuova …… Camaldoli.

Il riferimento storico era all’incontro del Luglio 1943, nel quale i cattolici impegnati nella clandestinità politica formularono i fondamentali della politica economica e sociale dai quali De Gasperi-Demofilo, qualche mese dopo, deriverà le “ idee ricostruttive della DC”.

Molto approfondita la lectio tenuta dal sen Ortensio Zecchino proprio sul tema: da Sturzo in poi, con la dimostrazione di quanto degli insegnamenti sturziani  fu recepito nella DC di De Gasperi, impegnato a dialogare con gli ex  popolari, da un lato,  e con i dossettiani, dall’altro, in una non sempre facile opera di mediazione. Insegnamenti quelli di don Luigi Sturzo che, ha sostenuto Zecchino, appaiono quanto mai ancora attuali nell’odierna situazione politica italiana.

Ampio il dibattito svoltosi nel dialogo tra Giorgio Merlo e Vitaliano Gemelli, così come gli approfondimenti sui temi economici della tavola rotonda condotta dall’On Luisa Santolini, con la partecipazione in remoto del prof Ettore Gotti Tedeschi, che ha affrontato i temi strategici del nostro tempo, tra i valori dell’etica e quelli dell’economia, tra la denatalità e la crescita economica e la risposta che compete ai cattolici in Italia e nel mondo.

Tre le indicazioni, alla fine, emerse dal convegno: quella dell’On Paolo Cirino Pomicino, di rompere ogni altro indugio e procedere speditamente alla formazione del soggetto politico nuovo di centro, il partito, strumento indispensabile per la nostra ricomposizione; quella dell’on Gianfranco Rotondi, che ha annunciato la formazione del movimento “ Verde è Popolare”, per l’allargamento del centro della politica italiana; quella dell’On Lorenzo Cesa, che, confermando la su adesione al progetto di ricomposizione, propone l’apertura dell’UDC a quanti intendono partecipare all’annunciato prossimo congresso nazionale del suo partito.

L’on Gargani, in un dialogo svolto con Rotondi e Cesa, coordinato dal prof Antonino Giannone, ha annunciato la formazione, da farsi in settimana, di un comitato ristretto per concordare le regole necessarie per percorrere le tappe indispensabili per la realizzazione del progetto. Nella tavola rotonda finale, da me coordinata, ho evidenziato la netta scelta di campo operata sia dalla federazione popolare dc, che dalla stessa DC storica guidata da Renato Grassi, di alternatività alla destra nazionalista e populista, come nella migliore tradizione popolare e degasperiana, e la distinzione e la distanza da una sinistra senza identità.  Ho ribadito, altresì, l’opportunità di non premettere la scelta delle alleanze, fattore inevitabilmente divisivo, come lo fu in tutta la storia dei popolari e dei DC, ma di ricercare, intanto, l’unità sui contenuti del programma del partito. Ho anche chiarito che è inaccettabile per noi DC l’indicazione di una sorta di fusione per incorporazione di tutti nell’UDC, come proposto dall’On Cesa, il cui partito, quasi ogni giorno, si dichiara interessato a far parte della federazione della destra italiana, in netta alternativa alle indicazioni espresse da tutti gli altri amici intervenuti. Sia Lucio D’Ubaldo, Ivo Tarolli, Renato Grassi e Mario Tassone, infatti, hanno ben chiarito che debba trattarsi, in ogni caso, di un soggetto politico nuovo, ampio, plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra senza identità, impegnato a difendere e attuare integralmente la Costituzione a partire dall’art. 49 sulla democrazia interna dei partiti. Un tema ripreso dagli interventi di Pasquale Tucciariello a nome degli amici del centro studi Leone XIII della Basilicata e da Dedoni di Oristano, i quali hanno sollecitato la Federazione Popolare dei DC e tutti gli altri movimenti a superare ritardi e rinvii non più  comprensibili e sostenibili in periferia.

Forti i richiami ai temi del prevalere, nell’età della globalizzazione, della finanza sull’economia reale e sulla politica, negli interventi dell’On Paolo Cirino Pomicino, Raffaele Bonanni e Giorgio Merlo e sulla necessità di rappresentare gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, oggi largamente senza rappresentanza e molti dei quali facenti parte dei tanti renitenti al voto.

Assai interessante l’intervento di Nino Gemelli sui nuovi sistemi della comunicazione oggi in atto nella politica e tra i giovani, e la sua proposta per il sistema di comunicazione e di scelta delle candidature per il nuovo soggetto politico. L’On Gemelli, in particolare, con riferimento al simbolo da adottare si è così espresso: “ penso che dipenda dalle adesioni che si avranno a tale proposta; infatti se l’UDC volesse aderire, si potrebbe usare il simbolo dello “scudo crociato”; se l’UDC non intenderà aderire, allora si potrà adottare il simbolo che il collega Gargani ha registrato sia in Italia che in Unione Europea, a meno che non si intenda adottare il simbolo che ha ideato il collega Rotondi, che vorrebbe evidenziare la svolta ecologista del nostro raggruppamento”.

Molto applaudito, infine, l’intervento di Maria Fida Moro che, con tanta passione, ha assicurato il suo impegno a sostegno del progetto. Ora attendiamo gli sviluppi e le altre tappe: la formazione del comitato preparatorio annunciato da Gargani  e gli adempimenti statutari che competono ai diversi partiti e movimenti interessati; i tre incontri con i mondi vitali del Nord, Centro e Sud, nei quali invitare tutti gli aderenti e simpatizzanti delle diverse formazioni d’area, al fine di costruire dal basso, partendo dai bisogni e dalle attese reali della gente, il programma economico e sociale del nuovo centro della politica italiana ispirato dai valori della dottrina sociale cristiana. Solo dopo si potranno condividere le regole per la convocazione di un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro, che ieri ha percorso la sua prima tappa. Imminente banco di prova: le prossime elezioni amministrative nelle grandi città e per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria.   Una buona notizia è giunta dall’amico Vincenzo Speziali, che ha confermato l’impegno assunto con Mario Tassone e gli amici della Federazione Popolare Dc per una lista unitaria di tutta l’area in quella regione. Ci auguriamo che analoghe iniziative si possano realizzare a Roma e nelle altre città italiane interessate dal voto amministrativo d’autunno.

 

Ettore Bonalberti

Roma, 20 Giugno 2021

 

 

 

 


Prima il programma
Postato da admin [09/04/2021 21:54]


Articolo conseguente al primo "Il nostro impegno politico "

 

Giorgio Merlo nei suoi interessanti interventi sul progetto di costruzione del soggetto politico nuovo di centro, nel suo ultimo articolo su “Il Domani d’Italia” (Cattolici e “centro”. Ora serve una “costituente”), propone un’assemblea costituente per superare la frammentazione politica esistente nell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Ho scritto all’autore che è del tutto condivisibile l’idea del superamento della diaspora di un’area nella quale “ tutti vogliono coordinare, ma nessuno vuol essere coordinato”, pensando all’assemblea costituente come lo strumento utile per tale progetto. Tuttavia, per non fallire nell’impresa, a me sembra sia indispensabile partire prima dal programma con cui ci si dovrà necessariamente confrontare, come sostengo con la mia recente indicazione della Camaldoli di programma 2021. E continuavo nella mia replica a Merlo: un'assemblea costituente che si indicesse come propone, mi pare, anche INSIEME, il partito guidato da Giancarlo Infante, senza un accordo sul programma, finirebbe col dividerci prima ancora di cominciare sul tema delle alleanze, che, tra l'altro, saranno condizionate se non del tutto imposte, ahimè, dalla legge elettorale che, alla fine, sarà scelta. In questa fase di ricomposizione della nostra area serve affermare che il centro di ispirazione DC e popolare dovrà essere: " alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità". Trovata l'intesa sul programma, ossia sulla mediazione realistica e storicamente attualizzata tra gli interessi e i valori che si intendono rappresentare, va da sé che ci si potrà alleare con chi, trovando consonanza col nostro programma, intende difendere e attuare integralmente la Costituzione, che è il programma più avanzato possibile, soprattutto per rispondere, come direbbe Giorgio La Pira " alle attese della povera gente" e non solo,  ma anche a  quelle del terzo stato produttivo architrave del sistema democratico.

Nel mio precedente articolo “ Il nostro impegno politico” ho evidenziato le priorità che emergono nell’Italia del dopo pandemia: la ricostruzione della sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio e, prima di ogni altra cosa: la ripresa economica e dell’occupazione. Per ciascuna di queste emergenze ho abbozzato alcune idee da discutere e approfondire nella nostra Camaldoli 2021.

Certamente, mentre saremo sicuramente uniti sul piano dei valori, si tratterà di condividere le politiche economiche coerenti con i principi di riferimento della dottrina sociale cristiana, così come espressi nelle  ultime encicliche sociali: Laudato SI e Fratelli tutti.

Anche noi, come fecero i padri fondatori della DC nel 1943 ( prima il codice di Camaldoli, poi le idee ricostruttive della DC, di Demofilo/ De Gasperi), prima dovremo ritrovarci uniti sul programma di ispirazione democratica e popolare per il Paese e dopo, solo dopo, ci ritroveremo in un’assemblea costituente per la ricomposizione politica della nostra area. La Federazione Popolare DC è pronta per attivare questa tappa preliminare insieme agli amici raccolti attorno al manifesto Zamagni: Insieme, Costruire insieme, Rete bianca.

Dopo questa tappa programmatica ci sarà il primo impegno elettorale con le elezioni amministrative di autunno, nelle quali sarebbe auspicabile la presentazione di liste unitarie sotto lo stesso nome e simbolo di candidati dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Entro l’anno, infine, l’assemblea costituente, da indire con regole condivise per prepararci alla scadenza elettorale che potrebbe cadere subito dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E noi a quella data dovremo essere pronti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Aprile 2021

 

 

 


IL NOSTRO IMPEGNO POLITICO
Postato da admin [07/04/2021 21:18]


945.000 posti di lavoro in  meno rispetto al 2020, così rileva l’ISTAT ieri, dopo 12 mesi dall’inizio della pandemia. Su quasi un milione di posti persi, 218 mila si riferiscono a dipendenti stabili (i cassaintegrati fanno di parte di questa cifra), 372 mila a dipendenti precari, mentre gli altri 355 mila sono lavoratori autonomi. Come ho commentato a caldo ieri, la pandemia colpisce soprattutto i più fragili tra i diversamente tutelati e il terzo stato produttivo. Grave la situazione dei bilanci comunali che, a fatica, potranno essere redatti alla fine dell’anno, mentre si tagliano pesantemente gli interventi di natura sociale proprio nel momento in cui la loro domanda è in crescita esponenziale. Ieri si sono svolte in diverse città molte manifestazioni di protesta di commercianti, ambulanti e ristoratori che sono fermi da oltre un anno e non ne possono più. Non vogliono le “ridicole elemosine” dei ristori che, peraltro, tardano ancora, ma chiedono soltanto di poter lavorare. Sembra emergere un dato grave espresso in uno striscione: “ il tempo della pazienza è finito”. E’ il “terzo stato produttivo” con i giovani e le donne i più colpiti dalla pandemia rispetto alla “casta”, ai “diversamente tutelati” e al “quarto non stato”, per utilizzare le categorie della mia “teoria dei quattro stati” in cui euristicamente suddivido la realtà sociale italiana. . Se continua così corriamo davvero il rischio di passare dalla crisi alla rivolta sociale. Ciò può accadere se la crisi del terzo stato produttivo, ossia l’architrave che tiene in piedi il sistema, sia dal punto di vista produttivo che fiscale, raggiunge il punto nel quale implode senza possibilità di ripresa.

Questa è la grave situazione che il governo Draghi si trova a dover affrontare e non a caso il superamento della pandemia (piano vaccinazioni) e la gestione dei fondi del recovery plan, sono i due obiettivi strategici assegnati “al governo senza formula politica” e, di fatto, delle larghe intese. I problemi da risolvere con estrema urgenza riguardano: la ricostruzione della sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio.

Quanto alla sanità pubblica, i limiti e le contraddizioni emerse nella gestione della crisi pandemica e le conflittualità permanenti sperimentate tra decisioni del governo centrale e dei  presidenti di alcune regioni ( i cosiddetti “ governatori”) rendono indispensabile rivedere quell’insensata modifica del Titolo V della Costituzione, che ha determinato l’introduzione di alcune materie “concorrenti”, come la sanità, fattore di continua conflittualità, oggetto frequente di esami e sentenze in sede di Corte Costituzionale dei contenziosi tra lo Stato e le Regioni. La materia della sanità, poi, essendo quella che incide per quasi l’80% sulle risorse dei bilanci regionali, è evidente che sia quella nella quale si eserciti uno dei più forti interessi dei “governatori”. Nel post pandemia questo tema dovrà essere affrontato insieme a quello più generale dell’assetto regionale che, come scrivo da anni, non può più reggere la realtà di venti regioni, alcune delle quali a statuto speciale, espressione di situazioni post belliche assolutamente diverse da quelle attuali del Paese. Credo che un riordino nel senso di una Repubblica federale dotata di un forte potere centrale e il coordinamento di cinque, sei macro regioni, sia il modello su cui, come indicato a suo tempo dal prof Miglio, dalla  Fondazione Agnelli e da diversi DdL depositati in Parlamento, anche la DC e i Popolari dovranno esprimersi.

Sulla digitalizzazione del Paese, una delle priorità indicate dall’EU Next Generation fund,  con urgenza va risolto e superato il collo di bottiglia della banda larga e si impongono decise politiche di sostegno alle categorie più deboli per quanto attiene il cosiddetto digital divide; ossia il divario tra chi ha accesso e chi non lo ha ad Internet, per ragioni economico sociali e culturali. Le recenti scelte fatte dal ministro Brunetta col bando per le nuove assunzioni di giovani specializzati nelle materie informatiche possono garantire un miglioramento dell’attività della PA, mentre si dovranno favorire anche le aziende private al Sud come al Nord, soprattutto quelle più piccole  e medie, per aiutarle nel salto di qualità indispensabile per reggere il confronto sempre più difficile a livello dei mercati europei e internazionali. La conversione energetica per noi DC e Popolari, alla luce di quanto indicatoci dalla dottrina sociale della Chiesa con l’enciclica “ Laudato Si” di Papa Francesco, deve costituire uno dei capisaldi della nostra politica economica. Ciò comporterà l’esigenza di adottare politiche economiche fondate sul rispetto del NOMA (Non Overlapping Magisteria), ponendo l’etica a fondamento delle scelte della politica, garantendo il primato alla stessa nel definire gli orientamenti strategici ai quali subordinare l’economia reale e la finanza, superando l’attuale situazione del turbo capitalismo finanziario che ha finito col subordinare alla finanza l’economia reale e a ridurre la politica a un ruolo ancillare alla logica prevalente del profitto dei grandi poteri finanziari internazionali.

Sull’edilizia scolastica come sulla sicurezza idrogeologica del territorio, DC e Popolari dovranno rovesciare l’aforisma di Leo Longanesi secondo cui: “ L’Italia e un paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, avviando finalmente un piano urgente per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, con il loro adattamento alle nuove esigenze poste dalla pandemia, e un piano straordinario per la sicurezza idrogeologica, dal quale potranno derivare occasioni importanti per l’occupazione di giovani e meno giovani esperti nelle diverse discipline competenti nella materia. Alla base di tale programma, prioritaria in maniera assoluta è, in ogni caso, la ripresa dell’economia e quindi dell’occupazione, se vogliamo evitare che queste prime avvisaglie di malcontento sociale sfocino nella rivolta senza controllo.Ce la farà Draghi? Non possiamo che augurarcelo, mentre tutti noi, DC e Popolari dobbiamo compiere ogni sforzo per ricomporre politicamente l’area dei cattolici democratici e cristiano sociali italiani.

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Aprile 2021

 

 

 

 


Che ne è del Paradiso? Riflessioni sull'aldiqua
Postato da admin [19/03/2021 00:32]

Paradiso dal sanscrito paradesha o "paese supremo", più tardi pairidaeza (creare attorno), paradeisos (greco). Senofonte indicava con questo termine il famoso giardino "paradiso" imperiale persiano. I tre principali termini, ebraico pardes, persiano pairidaeza e greco paradeisos, contengono infatti l'idea fondamentale di un parco o giardino. L'accezione attuale di "paradiso" deriva dal significato della parola greca paradeisos usata nella Bibbia dei Settanta per indicare il giardino dell'Eden generalmente collocato tra il fiume Tigri ed il fiume Eufrate. Dante Alighieri lo ha definitivamente collocato come "i Cieli" o comunque luogo di piacere e felicit¨¤ finale. Il concetto di paradiso o di luogo felice appartiene a tutte le culture umane ed in tutte é luogo di provenienza e luogo di arrivo: Hermadri (montagna d'oro), e monte Meru (dimora degli dei) nei Testi vedici, lo splendente giardino di Shamash epopea di Gilgamesh, i Campi Elisi nei Misteri di Delfi e di Eleusi, la città celestiale nelle Edda scandinave, la Terra di Asar dei miti Mesopotamici, la Città dei Sette Petali di Visnù, Agarttha con la sua capitale .Shamballah ed altre decine e decine di luoghi felici appartenenti a tutte le tradizioni umane. Da millenni, nella cultura umana, il "Paradiso" é escaton o luogo finale di destinazione dell'uomo. Questa grande tradizione culturale e spirituale, oggi, come si trasformata? Nella sua recente omelia mons. Giampaolo Crepaldi Arcivescovo di Trieste esamina con assoluta precisione le ultime interpretazioni di quello che comunemente viene definito "il reale". L'Arcivescovo con lucida riflessione osserva che: "La persona viene ridotta ai suoi geni o ai suoi neuroni, l'amore ridotto a chimica, la famiglia viene ridotta a un accordo, i diritti vengono ridotti a desideri, la democrazia viene ridotta a procedura, la religione viene ridotta a mito, la procreazione viene ridotta a produzione in laboratorio, il sapere viene ridotto a scienza e la scienza a esperimento, i valori vengono ridotti a scelte, le culture ad opinioni, la verità a sensazione, l'autenticit¨¤ viene ridotta a coerenza con la propria autoaffermazione¡±. In questo agghiacciante tritacarne che ¨¨ il riduzionismo di oggi, in questa volont¨¤ di minimalismo esasperato sembra ci sia finito anche il Paradiso. ¡°Dopo un ricorso presentato da una cittadina italiana la Corte europea dei diritti dell¡¯uomo (sic! e sigh!) ha stabilito che la presenza dei crocefissi nelle aule ¨¨ una violazione alla libert¨¤: cinquemila euro il risarcimento per danni morali.¡± Dunque l¡¯Europa, nata e sviluppatasi sul Cristianesimo, ora lo nega cinicamente, illudendosi che la libert¨¤ esista fuori di esso. Cancellando la Croce cancella anche la Resurrezione e la base stessa del concetto di Paradiso. Togliendola dalle scuole vuole toglierla dalla cultura abbandonandola alla superstizione. All¡¯interno di questa assurda sprezzante confusa babele la nostra Chiesa ed i suoi rappresentanti locali non brillano certo per coraggio e resistenza all¡¯abbattersi di questa sciagurata visione del mondo. Purtroppo non predicano pi¨´ la Buona Novella. Sono ormai anni che si assiste alle prediche settimanali e non si sente pi¨´ parlare del Paradiso. A volte ci si chiede se i paludati Celebranti ancora credano, loro stessi, nel Paradiso. E se ci credono sarebbe bello sapere in quale tipologia di Paradiso oggi, loro, credono. Sarebbe bene, inoltre, che non ce ne facessero mistero. Far dissolvere purgatorio ed inferno potrebbe essere consolante per tutti, ormai non c¡¯¨¨ pi¨´ colpa per cui non c¡¯¨¨ pi¨´ necessit¨¤ di punizione. E questo pu¨° farci comodo. Oggi c¡¯¨¨ solo legalit¨¤ o illegalit¨¤ e qui il discorso diventa variabile e articolato, interpretabile e complicato poich¨¦ ¨¨ sufficiente fare una legge per rendere legale ci¨° che ¨¨ illegale. Niente a che vedere con giusto ingiusto, morale immorale, etico non etico. Per¨° far evaporare quasi in silenzio anche il Paradiso (la buona novella) porta a trasformare il nostro vivere quotidiano in un¡¯oscura inquietante melassa dove esiste solo piacere e dolore: mondo esclusivamente dionisiaco. Nel minimalismo imperante anche Apollo, l¡¯essere apollineo, ora ¨¨ divenuto vittima eccellente. In questo nostro mondo si parla solo dei diritti e quasi niente dei doveri, bailamme dove viene continuamente confusa la felicit¨¤ con il piacere, il bene con il male, la generosit¨¤ con la convenienza, il sogno con l¡¯inganno, la religione con il sociale, le patate con i fagioli, l¡¯essere con l¡¯avere. Purtroppo alle prediche della Messa della Domenica si parla poco anche della morte e del dopo, come se dovessimo rimanere eternamente vivi e la morte fosse un fenomeno che accade ad altri, non a noi. Cos¡¯¨¨ allora il dopo? Non viene pi¨´ letto n¨¦ ricordato San Paolo nella sua Seconda lettera ai Corinzi: ¡°Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e ud¨¬ parole indicibili che non ¨¨ lecito ad alcuno pronunziare¡±.  E San Matteo: "Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'¨¨ stato preparato fin dalla fondazione del mondo¡±. Questa la tragedia: ci hanno fatti orfani dei Cieli. Senza terra di speranza da raggiungere stiamo diventando i manichini della morte, solo scheletri con addosso la carne, pasto abbondante, molto abbondante, per i vermi. Afflitti dal disordine mentale di un materialismo becero e bigotto ci stiamo scordando da dove veniamo e dove siamo diretti; purtroppo ed in pi¨´ nessuno ce lo ricorda pi¨´. Sembra proprio che la parte ricca pasciuta grassa e sprecona dell¡¯umanit¨¤ abbia gi¨¤ creduto di trovare il suo paradiso, qui, in quest¡¯inferno.


(mario guadalupi)



 

 


Dichiarazioni alla stampa del Presidente Mattarella
Postato da admin [02/02/2021 22:13]


 


Ora o mai più
Postato da admin [20/01/2021 11:48]

 Nella situazione politica, istituzionale, economica e sociale del Paese, aggravata da una pandemia che non sembra dare tregua, Matteo Renzi ha scelto la strada di una crisi che ci auguriamo possa essere superata, almeno nei suoi pericolosissimi effetti immediati. Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo intervento alla Camera, ha offerto la legge elettorale proporzionale, che costituisce la precondizione indispensabile per la rinascita di un centro politico ampio e plurale che è l’obiettivo che, anche come Federazione Popolare dei DC, ci proponiamo. Il nostro progetto ha molte affinità con quello che gli amici raccolti attorno al “Manifesto Zamagni”: Insieme, Rete Bianca e altri movimenti e associazioni stanno perseguendo; ossia la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana. Un progetto che ha già visto alcune importanti riconciliazioni tra partiti, movimenti, associazioni e gruppi tanto nella Federazione Popolare DC che tra gli amici del Manifesto Zamagni. L’esigenza di ricostruire un centro politico ampio e plurale, democratico, popolare, riformista e europeista, ispirato dai valori dell’umanesimo cristiano, alternativo alla sinistra e alla destra sovranista e populista, impegnato nella difesa e integrale attuazione della Costituzione e a inverare nella città dell’uomo gli orientamenti della dottrina sociale della Chiesa, è presente in entrambi i due raggruppamenti di cui sopra. Anche Gianfranco Rotondi, con l’iniziativa assunta a St Vincent nel Novembre scorso, ha evidenziato l’opportunità di avviare un progetto di ricomposizione dell’area cattolica, popolare, liberale e riformista, sui valori e i principi dell’enciclica “Laudato SI” di Papa Francesco. Nel momento in cui scrivo si sta svolgendo al Senato il dibattito sull’apertura della crisi, dopo che ieri il Presidente Conte aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei voti della Camera dei Deputati, tra i quali quello dell’On Polverini di Forza Italia; prima e probabilmente non ultima dissociazione di alcuni parlamentari dal partito del Cavaliere. E’ stata quella di ieri un’occasione assai utile nella quale avevo sperato che gli amici dell’UDC esprimessero la loro autonomia di giudizio rispetto a un centro destra a trazione salviniana e della Meloni, lontano mille miglia dalle scelte di quel partito inserito, con Forza Italia, a pieno tiolo nel PPE. L’amico Hermann Teusch, della CSU bavarese, membro della Federazione Popolare DC, aveva anche lui sollecitato un voto di fiducia a Conte, sottolineando che era ed è anche questa l’aspettativa degli amici CDU e CSU tedeschi che, con la Merkel e la Van der Layen hanno favorito l’apertura di credito all’Italia con i fondi della next generation EU e non comprendono la rottura irresponsabile provocata dal senatore di Scandicci. Ieri, però, per l’UDC, assumendo il ruolo di dominus, il sen De Poli, ha confermato la ferma determinazione di quel partito nel rimanere nel centro destra; conferma ribadita stamane dalla sen. Binetti a poche ore dal voto. Se così sarà, l’UDC perderà l’occasione storica di favorire quel progetto di ricostruzione di un gruppo parlamentare di centro democratico, popolare, liberale e riformista, cui ha fatto cenno Conte nel suo intervento. Un progetto che anche l’On Bruno Tabacci ha sostenuto ieri, con un discorso nel quale, molto opportunamente, ha ricordato la ricorrenza del 18 Gennaio, data di nascita del Partito Popolare Italiano. Se, com’è assai probabile, oggi al Senato, Conte non otterrà la maggioranza assoluta, ma la maggioranza relativa, meglio se sostenuta da qualche cifra efficace, si aprirà una trattativa per la formazione del nuovo governo. Sarà importante vedere se il progetto di un gruppo parlamentare di centro ampio e plurale nascerà in Parlamento, ma ancor di più lo sarà avviare un immediato percorso di ricomposizione della nostra area politico culturale tra la Federazione Popolare dei DC e gli amici di Rete Bianca e Insieme e con tutti coloro interessati a riportare in campo il cattolicesimo politico. Essenziale sarà non anteporre questioni pregiudiziali di schieramento, inevitabilmente divisivi, consapevoli che un centro democratico ampio e plurale, come quello indicato, potrà nascere solo se autonomo e indipendente. Certo la precondizione sarà l’adozione di una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con sbarramento e sfiducia costruttiva. Di qui la necessità di favorire l’adozione di questa legge come indicato da Conte. Rimanesse il rosatellum, il nostro progetto non potrebbe decollare, poiché, in una scelta obbligata bipolare, la nostra area sarebbe immediatamente lacerata tra l’opzione di destra e quella di sinistra, con ampi margini di astensione come è avvenuto dopo la suicida scelta del maggioritario al tempo del referendum Segni…. Prima è indispensabile organizzare insieme una Camaldoli 2021 per condividere con le migliori espressioni dell’intellighenzia cattolica italiana, il programma dei DC e Popolari per l’Italia. Un programma per la piena attuazione della carta costituzionale e con politiche economiche in grado di corrispondere agli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. A seguire, una grande assemblea costituente nazionale del soggetto politico nuovo, dalla quale emergerà una classe dirigente di giovani competenti, dotati di grande passione civile e impegnati ad assumere il codice etico del decalogo sturziano alla base dei loro comportamenti politici e amministrativi. Avanti, dunque, da “Liberi e Forti” con quanti sono disponibili per questo formidabile impegno.

Venezia, 19 Gennaio 2021

Ettore Bonalberti Presidente ALEF ( www.alefpopolaritaliani.it) Direttivo Federazione Popolare DC

 


Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica
Postato da admin [01/01/2021 21:28]


 


Quando la razionalità esclude l'emotività - Umberto Gallimberti
Postato da admin [01/01/2021 21:10]


 


GRAFICI SLL'IMMIGRAZONE
Postato da admin [21/10/2020 21:56]


 


Commento finale a SAINT VICENT
Postato da admin [10/10/2020 08:05]


 


Commento finale a St Vincent 2020

Se l’obiettivo era quello indicato dall’amico Rotondi di " un percorso che inizia e non si propone di dar vita a un partito, piuttosto a un’area trasversale capace di contendere coi sovranisti e la sinistra alle prossime elezioni politiche “, l’incontro di St Vincent 2020 ha raggiunto il suo scopo. Come nella migliore tradizione degli incontri di Forze Nuove, la corrente della sinistra sociale della DC guidata da Carlo Donat Cattin, St Vincent anche in questa edizione organizzata dalla Fondazione Fiorentino Sullo-Democrazia Cristiana, resa più complicata dalla pandemia in atto ( ottima l’organizzazione per la sicurezza nello svolgimento dei lavori) ha offerto l’opportunità di intervenire a tutti i partiti presenti in Parlamento per discutere il tema: “Laudato SI, la Politica cristiana dal bianco al verde”. Che il tema dell’ambiente, dei cambiamenti climatici, delle decisioni assunte dall’Unione europea con il recovery fund per sostenere progetti di green economy siano tra quelli prioritari dell’agenda politica è ben noto; meno prevedibile che gli orientamenti pastorali dell’enciclica pontificia potessero diventare il riferimento per la nuova stagione politica del Paese. E’ servita l’intelligenza e l’intuizione politica di Gianfranco Rotondi, anche lui un “ DC non pentito”, per raccogliere attorno a questo messaggio gli esponenti dei diversi partiti e l’interesse del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e di Silvio Berlusconi, programmati come partecipanti al convegno, alla fine, presenti con l’invio di due documenti di generica, seppur affettuosa, adesione ai propositi della Fondazione e il riconoscimento del ruolo svolto da Rotondi e dal cattolicesimo politico nella vicenda nazionale. Chi si attendeva indicazioni operative concrete per l’avvio del progetto di un nuovo centro ampio e plurale sulla base della convergenza tra la cultura cattolico democratica e quella ambientalista diffusa tra diverse realtà partitiche, non può che costatare le difficoltà per realizzare tale progetto. Una difficoltà emersa già dalle diverse valutazioni espresse nel merito tra i due esponenti più autorevoli dei Verdi: l’On Bonelli, intervenuto nella giornata di apertura, e l’On Pecoraro Scanio presente negli ultimi due giorni a St Vincent. Da “osservatore partecipante” l'impressione finale che ho colto a St Vincent è la verifica della scomposizione oggettiva in atto in tutti i gruppi e partiti, mentre sul progetto di ricomposizione mi è parso cogliere contraddizioni, timidezze e comprensibili difese d'ufficio delle vecchie appartenenze. Né dalla Gelmini, né da Brunetta, tanto per citare alcuni fra gli esponenti più in vista di Forza Italia, sicuramente in linea con il messaggio riduttivo del Cavaliere, sono venute disponibilità al cambiamento, al di là di quella ovvia al dialogo, e solo il sen Schifani, anche in base alle recenti delusioni elettorali siciliane, ha rivolto alcune critiche all’attuale posizione di Forza Italia all’interno del centro-destra. Incomprensibile, poi, la netta indicazione della sen. Prestigiacomo per la legge elettorale maggioritaria e per il bipolarismo. Una scelta che condannerebbe Forza Italia al ruolo, già in atto da tempo, di retroguardia sino all'irrilevanza all’interno del centro destra a trazione del duo Salvini-Meloni. Una scelta, infine, nettamente alternativa ai propositi del progetto del convegno. Insomma, se Rotondi attendeva il semaforo verde dagli amici del suo partito, al massimo ha visto accendersi una luce gialla, in attesa di fatti nuovi e diversi. A me pare che ciò che realisticamente potrebbe sortire dal confronto apertosi è la formazione di un inter gruppo parlamentare, di cui ha dato l’annuncio l’On Cesa nel suo intervento, impegnato a portare avanti proposte e progetti coerenti con la green economy e con le indicazioni più generali da tutti condivise espresse dalla Laudato SI. Tutto ciò è molto interessante per una migliore sintonia dei partiti dell’opposizione in sede parlamentare, ma ben poca o nulla cosa quanto all’avvio di un progetto di ricomposizione al centro come ci si augurava potesse sortire dal convegno autunnale di St Vincent. L’altra attesa, specie da parte di noi “ DC non pentiti”, era quella di verificare se da St Vincent potesse uscire qualche fatto nuovo per la ricomposizione dell’area politico culturale cattolico democratica e cristiano sociale, senza la quale la traduzione politica nella “città dell’uomo” degli orientamenti pastorali delle due ultime encicliche pontificie, “dal bianco al verde” rischia d’ implodere in una reazione, priva di un catalizzatore, senza prospettive. Insieme al lavoro quanto mai opportuno e utile sul piano parlamentare, infatti, occorre procedere senza ulteriori indugi a federare nell'unità possibile quanto si sta da varie parti faticosamente tentando di ricomporre all'interno della nostra area L’assenza di Buttiglione dalla tavola rotonda finale, mi auguro non sia stata dovuta all’ennesimo voltafaccia del Cavaliere, analogo a quelli che il politico filosofo ha ricordato nell’intervista di Tommaso Labate sul Corsera ( “ Berlusconi mi tradì più di una volta”), nella convinzione che anche stavolta, Berlusconi confermasse, come anche a me è parso dalla lettura del suo messaggio a Rotondi e al convegno, il suo costante atteggiamento di perpetuazione di un regno, il suo partito, in realtà, oramai giunto alla consunzione. Se si eccettua la partecipazione dell’amico On Mario Tassone, che è intervenuto a nome della Federazione Popolare dei DC, e quella del sottoscritto, con la presentazione del libro sulla lunga stagione della diaspora democristiana (1993-2020)-DEMODISSEA, questo tema è risultato del tutto assente, anche per la mancata tavola rotonda che avevo auspicato potesse essere organizzata tra i diversi esponenti dei tentativi in atto di tale ricomposizione. Quelli degli amici raccolti attorno al manifesto Zamagni, che hanno il 4 ottobre dato vita al partito INSIEME, quelli della Federazione Popolare dei DC che il 20 Ottobre prossimo si organizzeranno in partito e gli amici del Popolo della Famiglia. Unica nota molto positiva, la presenza di Don Gianni Fusco, “assistente spirituale” degli amici di “ Insieme”, intervenuto in una delle tavole rotonde e diacono celebrante alla Messa di Domenica 11 ottobre, nella Chiesa arcipretale di St Vincent. E’ questo, mi auguro, il segnale di un’attenzione nuova da parte della CEI e della gerarchia cattolica assolutamente nuovo e importante. La mancata opportunità di un confronto tutto interno alla nostra area, tuttavia, è solo rinviata, dato che, come ho già scritto nelle note sui primi due giorni di St Vincent, se si vuol far decollare la politica cristiana, come Rotondi si propone, “la politica cristiana dal bianco al verde”, non basta, anche se utile e opportuno, l’avvio di un inter gruppo parlamentare, ma parallelamente si deve prima dire basta al suicidio della diaspora post DC; porre fine alle residue assurde divisioni e procedere senza indugi all’avvio del soggetto politico nuovo ampio e plurale nel quale, però, sarà essenziale (sistema elettorale proporzionale permettendo) la presenza di una forte e compatta realtà cattolico democratica e cristiano sociale.

Ettore Bonalberti Venezia, 12 Ottobre 2020  

 

 

 


 


TUTTI AL CENTRO
Postato da admin [06/10/2020 18:42]


 

Grande è il movimento al centro e, soprattutto, nella nostra area politica di riferimento. Si è mosso per primo il movimento raccolto attorno al “Manifesto  Zamagni” che ieri, 4 ottobre, si è costituito in partito, assumendo il nome di INSIEME, corrispondente a quanto, da socio fondatore, suggerii al gruppo guidato da Tarolli, “Costruire Insieme”, ricordando l’associazione politico culturale veneta, INSIEME, nata nel 2008 a Venezia, il cui sito: www.insiemeweb.net è da me diretto. Ho augurato un sincero benvenuto a questo partito, considerato che: “tutto ciò che va nella direzione della ricomposizione dell'area politica cattolico democratica e cristiano sociale va salutato positivamente”.

 

Seguirà tra pochi giorni il convegno di St Vincent (9-10-11 Ottobre) dove Gianfranco Rotondi, commentando l’avvio di INSIEME, ha dichiarato:” Cercheremo di dialogare, ma il nostro progetto a Saint Vincent, venerdì prossimo, si darà un orizzonte più ampio del segmento neo dc che fin qui abbiamo rappresentato. Serve una nuova iniziativa politica capace di dare compimento alle domande che il Santo Padre pone a laici e cattolici". Quello che partirà da Saint Vincent "è un percorso che inizia e non si propone di dar vita a un partito, piuttosto a un’area trasversale capace di contendere coi sovranisti e la sinistra alle prossime elezioni politiche - prosegue Rotondi - Se il tentativo nascerà’ e crescerà, naturalmente Zamagni sarà un interlocutore ma allo stato non sappiamo che accoglienza avranno le nostre ipotesi".

 

La preoccupazione espressa dall’amico Lucio D’Ubaldo su Il Domani d’Italia (www.ildomaniditalia.eu - “ Il Centro, tra Conte e Zamagni”)  per l’annunciata partecipazione a St Vincent del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, foriera “dell’ennesima invenzione di un partito personale” espressione del peggior trasformismo politico rispetto a quello stesso depretisiano avviato nel 1861, mi sembra eccessiva. Considero da qualche tempo Conte una risorsa e non una criticità e tanto più emergerà il collegamento della sua formazione culturale e sensibilità politica alla nostra, ogni passo compiuto nel segno della collaborazione io credo sarà positivo.

 

Il 20 Ottobre, terzo tassello, è convocata l’assemblea generale della Federazione Popolare dei DC, coordinata dall’On Giuseppe Gargani, per decidere la sua trasformazione in partito, nel quale confluiranno i soci delle oltre quaranta associazioni, movimenti e gruppi che hanno condiviso il patto federativo.

 

All’interno di Rete Bianca (una delle parti raccolte attorno al manifesto Zamagni),poi,va ricordata l’esperienza di “Base Italia”, evocatrice di quella che fu per decenni la corrente di sinistra politica della DC, mentre continua, dopo quasi dieci anni, l’impegno dei “DC non pentiti”, sotto la guida di Renato Grassi nel tentativo di ricostruzione politica della DC (www.democraziacristiana.cloud), partito “mai sciolto giuridicamente”. Un percorso ricco di passione e, ahimè, lastricato di infelici e sciagurate controversie giudiziarie che hanno attraversato tutta la lunga stagione della diaspora DC, da me ampiamente analizzata nel recente libro: DEMODISSEA.

 

Giustamente Giorgio Merlo, nel suo ultimo editoriale su “ Il Domani d’Italia” (“ Cattolici, serve un federatore”)(www.ildomaniditalia.eu), scrivendo che finalmente qualcosa si muove nell’area politica cattolica, auspica l’avvento di un “federatore”, capace di condurre all’unità questo vasto fermento presente al centro. Ovviamente la conditio sine qua non perché il progetto possa avanzare è l’adozione per le prossime elezioni politiche di una legge elettorale proporzionale, senza la quale, permanendo il “rosatellum” o un’altra legge maggioritaria, nessuna unione al centro sarebbe possibile. Va, in ogni caso, tenuto presente il ruolo frenante, se non distruttivo, di quella stupida italica regola aurea per la quale: tutti vogliono coordinare, ma nessuno vuol essere coordinato. Personalmente, democristiano da sempre e che resterà tale sino alla fine, vedo con molto interesse il progetto di una più vasta unione al centro ipotizzata da Rotondi, e mi auguro che, dopo St Vincent, si possa avviare un dialogo per federare le diverse iniziative e, soprattutto, che qualcosa di nuovo si muova anche a livello parlamentare dove, come ha scritto anche la sen. Paola Binetti è in atto “ un grande fermento”. Si tratta di concorrere tutti insieme a ricomporre in un grande mosaico i diversi tasselli che si stanno organizzando in quest’autunno ricco di interessanti cantieri politico culturali. E’ importante rammentare che la nuova leadership cattolico democratica e cristiano sociale del soggetto politico nuovo di centro in costruzione, non si potrà decidere dall’alto (metodo top down), ma seguendo un corretta procedura bottom up, dal basso verso l’alto; dopo che, anche grazie alla spinta di un gruppo parlamentare coeso in fieri, partendo dalle realtà territoriali locali, si potrà organizzare una grande assemblea costituente di un vasto movimento ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano capace di rappresentare, come nella migliore storia della DC, e con una rinnovata classe dirigente, gli interessi del terzo stato produttivo e delle classi popolari, oggi prive di una rappresentanza politica e largamente rifugiatesi nell’astensionismo e nel rifiuto dei riti del tristissimo teatrino di questa ormai esausta terza repubblica.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Ottobre 2020

 

 


Postato da admin [10/09/2020 17:52]


Perché l'ASSOCIAZIONE INSIEME Vota NO al referendum del 21 Settembre:

 

1)   perché “ la sovranità appartiene al popolo”, che la esercita se la legge glielo consente e questa deforma costituzionale toglie la rappresentanza a molti elettori;

2)   perché questa “deforma costituzionale” abroga l’art.48 della Costituzione ( “ sono elettori tutti i cittadini. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”;

3)   perché la deforma costituzionale targata M5S è espressione di un partito etero guidato in netto conflitto con l’art.49 della Costituzione ( “ tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

In definitiva: votiamo NO contro la deforma costituzionale grillina, come nel 2016 il Comitato dei Popolari per il NO votarono contro la “deforma costituzionale” renziana ispirata da JP Morgan per la quale  la nostra Costituzione sarebbe “ troppo socialista”. 

Votiamo NO  a difesa della Carta lasciataci in eredità dai nostri padri costituenti.

 


Umberto Galimberti, la parola ai giovani
Postato da admin [02/09/2020 18:22]


 


Discorso del Presidente della Repubblica
Postato da admin [28/03/2020 01:13]


 


Coronavirus, Tremonti smaschera l'Europa: "Ecco perché e come ci umilia"
Postato da admin [16/03/2020 12:43]

Altro che manna dal cielo, la flessibilità concessa da Bruxelles all'Italia è una mossa che umilia tanto l'Unione Europea quanto il nostro Paese.

È questa l'idea che si è fatto Giulio Tremonti in merito alle polemiche degli ultimi giorni sulla gestione economica dell'emergenza provocata dal nuovo coronavirus.

Nel corso di una lunga intervista rilasciata al quotidiano La Verità, l'ex ministro ha subito sottolineato un aspetto da prendere in considerazione: il fatto che l'Europa abbia sì competenze esclusive su alcune materie ma che ne abbia tante altre concorrenti con quelle dei singoli Paesi membri. Il catalogo è lungo e comprende anche la sanità, un tema di particolare importanza in questi giorni delicatissimi.

A questo proposito l'Europa, ha puntualizzato Tremonti, non dovrebbe essere ridotta a una “dialettica tra competenze sovrane degli Stati e competenze esclusive dell'Unione”. Questo perché “la struttura costituzionale europea è molto più vasta e articolata, ci sono anche le competenze intermedie, che seppure concorrenti non sono meno competenze di quelle esclusive, cambia solo la forma politica e tecnica nella quale possono ma anche devono essere esercitate”.

Tremonti ha quindi puntato il dito contro un diffuso “sovranismo sanitario”, reso possibile per via dell'assenza di coordinamento dell'Europa che pure è scritto nel Trattato ed è necessario per il bene comune”. E per coordinamento si intende “indicare le cose da fare ma sanzionare e reprimere le cose da non fare”. In altre parole, ogni Paese ha agito in modo diverso per far fronte all'epidemia – poi divenuta pandemia – di Covid-19.

Tra contraddizioni e concessioni

Sarebbe stato necessario e sufficiente – ha aggiunto il presidente di Aspen Institute - leggere il titolo XIV del Trattato europeo: monitoraggio dei fenomeni, analisi dell' azione dei singoli Stati, evitare che essi, nella loro azione, violassero i principi dell' Unione, esercitare quello che un tempo era il suo vero potere, cioè il soft power. Se anche non avesse il potere di imporre ai singoli Stati standard sanitari, come minimo aveva il dovere di omogeneizzare le informazioni, non tollerando tecniche informative anarchiche asimmetriche come quelle attuate, diverse da Paese a Paese”.

Tornando all'economia, Tremonti è cauto nell'elogiare i famosi 25 miliardi offerti da Bruxelles: “Per quanto è noto sono 25 miliardi destinati ai 27 Stati dell'Unione e tra l' altro tratti dal bilancio dell'Unione e quindi pagati di tasca nostra”.

Per quanto riguarda la concessione all'Italia di far salire il deficit fino al 3%, per l'ex ministro ha poco senso parlare di “concessione” visto che i trattati europei e la nostra Costituzione sono chiarissimi: gli scostamenti di bilancio causati da eventi eccezionali “sono possibili e basta”.

Parlare di flessibilità che ci sarebbe concessa dall'Europa anche su spese di questa seconda classe – ha concluso Tremonti - è svelare nel rapporto con l' Europa la sindrome del portiere di notte. È una sindrome che umilia tanto un governo nazionale quanto l' Europa stessa che invece dovrebbe avere la sua base storica e politica nella logica della solidarietà, non sulla rigidità dei parametri manipolati nell'interesse delle banche, come è stato nel caso della Grecia e contro l' Italia”.

Fonte: il Giornale.it - economia 16.03.2020

 


Cosa stanno facendo gli altri paesi europei
Postato da admin [13/03/2020 18:51]


Negli ultimi giorni la diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) è peggiorata un po’ in tutta Europa, dopo che per settimane la situazione sembrava meno grave rispetto a quella in Italia. Diversi paesi hanno adottato misure restrittive di vario grado e severità. I governi nazionali lo hanno fatto perlopiù in ordine sparso, nonostante l’Unione Europea stia cercando piuttosto vanamente di coordinare le misure prese: si va dal Regno Unito, che al momento non ha sospeso praticamente nessuna attività, alla Spagna e alla Francia, che stanno progressivamente chiudendo tutto.

Fonte: ilPost.it 13 marzo 2020

 


Nuova stretta sul contrasto al coronavirus
Postato da admin [11/03/2020 22:19]


 


Umberto Gallimberti sul Coronavirus
Postato da admin [01/03/2020 11:37]


 


RINASCE IL CENTRO POLITICO
Postato da admin [19/02/2020 20:29]


Da: Centro Studi Leonardo da Vinci

Via della Colonna Antonina 36, Roma

Tel 06.6794253

 

COMUNICATO STAMPA

 

GLI ONOREVOLI GARGANI, CESA, GRASSI, ROTONDI, TASSONE HANNO PARTECIPATO ALLA RIUNIONE DEL 13 FEBBRAIO DELLA FEDERAZIONE DEI DEMOCRATICI CRISTIANI CHE HA APPROVATO ALL’UNANIMITÀ IL SEGUENTE COMUNICATO:

 

“RINASCE IL CENTRO POLITICO FINE DELLA DIASPORA”

I Partiti e le Associazioni che hanno sottoscritto l’Atto Costitutivo della  “Federazione Popolare dei Democratici Cristiani” si sono riuniti a Roma il per dar vita in maniera concreta ed effettiva ad una fase costituente, consapevoli di essere punto di riferimento culturale e politico per tutti quelli che si ispirano ai valori del popolarismo, italiano ed europeo, e all’umanesimo cristiano. Questa assunzione di comune responsabilità pone fine alla diaspora politica che è seguita alla crisi dei partiti degli anni ‘90 e garantisce un impegno unitario e rinnovato.
A tal fine la Federazione decide di adottare un logo e un simbolo comuni che sarà presentato alla stampa nei prossimi giorni, per essere utilizzato nelle prossime competizioni elettorali ed essere individuato unitariamente in una lista unica con proposte che costituiscono la sintesi delle varie espressioni presenti anche in periferia.
È stato detto e constatato che negli ultimi anni le “estreme“ hanno consenso ma non sono in grado di governare e il “centro“ che ha vocazione di governo è debole, e ha quindi bisogno di essere rafforzato e allargato.  Per questo l’ impegno della federazione è quello di rafforzare questa area centrale invitando tutti quelli che si riconoscono nella  comune linea politica a mettere da parte il personalismo che ha avvilito la politica e far prevalere la collegialità che rappresenta forza culturale e organizzativa.
 È urgente questo nostro impegno perché la crisi sociale come conseguenza anche della crisi economica sta alterando le fondamenta della democrazia e indebolendo l’unità politica e istituzionale del nostro paese, e quindi la cultura popolare rappresenta l’unico argine contro il populismo e l’estremismo di qualunque tendenza

 Per poter caratterizzare e rappresentare ancor più la nostra funzione siamo in attesa di una legge elettorale proporzionale che rispetti il pluralismo e ristabilisca il principio costituzionale della “rappresentanza” e favorisca la crescita di una nuova classe dirigente.

 

 



 


Per l'unità dei Popolari
Postato da admin [19/01/2020 07:36]



E’ stata una giornata di grande impegno politico culturale quella svolta ieri, sabato 18 gennaio 2020,  in occasione del 101 esimo anniversario dell’”appello ai liberi e forti” di Sturzo .In una sala stracolma di rappresentanti di partiti, associazioni, movimenti e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, Lillo Mannino, accolto calorosamente dall’assemblea, reduce da una sentenza definitivamente assolutoria dopo oltre vent’anni vissuti dolorosamente, ha svolto una magistrale lectio storico politica sul pensiero di Sturzo e sullo sviluppo dell’idea popolare e democratico cristiana dal 1919 sino alla fine politica della DC (1994). Una fine, frutto dei nostri errori e di una ben calcolata strategia internazionale, la cui regia fu definita nell’incontro sul panfilo  “Britannia”, dove si stabilì “la saga dei vincitori e vinti” nel nostro Paese.

 

Oggi la situazione, come ha ricordato l’amico sen  Maurizio Eufemi con la sua nota uscita all’inizio dei lavori alla sala Alessandrina di lungotevere in Sassia a Roma, è caratterizzata da alcuni aspetti simili a quelli presenti al tempo di Sturzo nel 1919. Allora l’Italia era alle prese con i problemi di assetto interno con la crisi del giolittismo, che aveva esaurito la fase del trasformismo parlamentare su cui si era retto per anni, e con le conseguenze drammatiche del conflitto mondiale. Oggi siamo al culmine del più vasto trasformismo parlamentare che ha caratterizzato la stagione decadente della seconda repubblica, nella quale i partiti e i movimenti presenti a livello parlamentare sono espressione della più arida incultura politica. Regna l’incompetenza e l’improvvisazione che hanno finito col delegittimare la politica, lasciando ampio spazio alla deriva nazionalista e populista a trazione salviniana  e della destra di Fratelli d’Italia.

 

Ecco perché Mannino ha terminato il suo intervento facendo appello ai firmatari del patto federativo popolare dei DC  e a tutti i popolari affinché non si perda l’occasione che abbiamo davanti a noi, specie dopo la sentenza della corte costituzionale di rigetto del referendum richiesto dalla Lega, e la scelta  espressa della maggioranza di governo per il sistema elettorale proporzionale simil tedesco.

 

Invito raccolto immediatamente da Gianfranco Rotondi e da Lorenzo Cesa, reduci dall’accordo appena siglato per le regionali d’Abruzzo, uniti nella scelta condivisa e sottoscritta nel patto federativo per dar vita a un nuovo soggetto politico, ispirato ai valori del popolarismo, alternativo alla deriva nazionalista e populista e alla sinistra radicale.

 

“Il partito del popolo italiano”, è ciò che ha indicato Rotondi per il nuovo soggetto politico, inserito a pieno titolo nel PPE, che assume il simbolo storico della DC, lo scudo crociato e si propone come luogo della partecipazione politica dei ceti medi e delle classi popolari rimasti sin qui privi di rappresentanza, disgustati della politica urlata e renitente al voto per la quasi metà dell’elettorato italiano.

 

Certo, come hanno detto Renato Grassi, segretario nazionale della DC e da Mario Tassone, segretario nazionale del NCDU, non sarà solo un patto duale a risolvere il caso della diaspora apertasi dal 1994, anche se esso costituisce certamente una condizione necessaria, ma, appunto, non sufficiente. Serve la più ampia partecipazione aperta a quanti si riconoscono negli obietti del patto federativo.

 

Ora si tratta, di ragionare con lo sguardo rivolto in avanti, preoccupati non delle possibilità di sopravvivenza personali di qualcuno, quanto della capacità di offrire una nuova speranza al popolo italiano.

 

A chi temeva che anche dall’incontro della Federazione popolare dei  DC scaturisse l’ennesimo tentativo da aggiungere a quelli sorti consecutivamente negli ultimi vent’anni, tutti destinati al fallimento, dobbiamo assicurare che ora lo sguardo è rivolto al futuro, convinti come siamo che serva riportare in campo la nostra cultura cattolico democratico e cristiano sociale, non per un nostalgico pensiero retro, regressivo e inefficace politicamente, quanto per concorrere a costruire un grande progetto: quello di una politica al servizio e per la partecipazione di una “comunità” fondata sulla solidarietà organica tra persone, gruppi e classi sociali. Si tratta di inverare nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali delle ultime encicliche sociali di Papa san Giovanni Paolo II (Centesimus Annus),  di Benedetto XVI (Caritas in veritate) e di Papa Francesco (Evangelii Gaudium e Laudato SI); gli unici documenti che hanno saputo leggere “ i tempi nuovi” che stiamo vivendo e offrire preziose indicazioni, che spetta ora a noi cattolici impegnati in politica rendere operativi sul piano istituzionale. Sono le encicliche che hanno affrontato le questioni rilevanti del nostro tempo:

 

  1. la questione antropologica e demografica particolarmente grave in Italia;

  2. la questione ambientale;

  3.  la realtà nuova, complessa della globalizzazione, che per noi italiani si traduce soprattutto nel tema della sovranità monetaria e della sovranità popolare e il nostro modo di restare nell’Unione europea, caratterizzata dal dominio della finanza sull’economia reale e sulla politica ridotta a un ruolo subordinato e ancillare (rovesciamento del NOMA - Non Overlapping Magisteria,  come l’ha definito il prof  Zamagni).

 

Per fare questo, però, serve l’unità più ampia possibile e, soprattutto, un partito. Serve, insomma, la ricomposizione dell’area politica dei cattolici democratici e dei cristiano sociali. Mettiamo, intanto, subito in rete tutti i nostri siti web per preparare i comitati locali e regionali della Federazione e prepariamo l’assemblea costituente in cui decideremo insieme: nome, simbolo, programma e sceglieremo la nuova classe dirigente del partito.

 

Come un albero antico, possiamo cambiare le foglie conservando però le radici e possiamo avanzare le nostre proposte a misura dei nuovi bisogni delle classi popolari e dei ceti medi, conservando la fedeltà ai nostri principi.

 

E’ un invito che rivolgiamo anche agli amici della “Rete bianca” e a quanti hanno sottoscritto “il manifesto Zamagni”.  Seguiamo da osservatori partecipanti il serio dibattito che si è aperto su “il domani d’Italia” e desideriamo ricordare che é unanime tra di noi il giudizio di alternatività alla deriva nazionalista e sovranista della destra italiana, così come anche da noi sono condivise le indicazioni progettuali offerte dal manifesto Zamagni. Con franchezza evidenziamo che se sono comprensibili, proprio date le premesse, le scelte da voi assunte per le prossime elezioni emiliane e calabresi, del tutto sconcertante, a nostro parere, ci sembra quella di un dibattito che si svolge a senso unico e ripercorre senza soluzione di continuità la già consumata strada di una corrente popolare interna al PD, di cui, semmai, ci si preoccupa solo del suo possibile sbandamento a sinistra.

 

Cari amici, col voto della Consulta è finita la lunga stagione del maggioritario, che riduceva i cattolici e popolari a un ruolo ancillare nella destra o nella sinistra dei partiti e si torna al proporzionale, stella polare della nostra cultura politica: il tempo del mattarellum, porcellum, italicum, rosatellum, è finito. Ora, come nel 1919 lo fu per Sturzo con risultati straordinari imprevisti, dobbiamo ragionare secondo le regole del sistema proporzionale, con lo sbarramento al 5% e ci auguriamo con le preferenze. Non vi sembra una condizione più che sufficiente per mettere insieme tutte le nostre energie e sensibilità, per condividere insieme, sulla base dei nostri comuni principi  ispiratori e la strategica scelta di campo, una proposta politica programmatica all’altezza dei bisogni della società italiana ed europea? Il nuovo partito politico di cattolici, aperto alla partecipazione di altre culture compatibili, non sarà mai monolitico, come non lo furono, né il PPI sturziano, né la DC degasperiana, fanfaniana,   morotea e fino alla fine dello scontro del “preambolo”. Oggi è il tempo per il ritorno in campo della nostra cultura politica. Dopo e solo dopo aver costruito il partito, si porrà la questione delle alleanze, fermi nella nostra alternatività alla destra e alla sinistra radicale.

 

Ettore Bonalberti

Direzione nazionale DC

Comitato provvisorio della Federazione popolare dei DC

Roma, 19 Gennaio 2020

 

 

 

 


 
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