Scuola, perchè ancora non viene garantito il diritto di scelta ?
Postato da admin [15/11/2014 18:13]

SCUOLA, PERCHE' ANCORA NON VIENE GARANTITO IL DIRITTO DI SCELTA?

 

Nel piano "La Buona Scuola" manca ogni riferimento alla libertà di scelta della scuola da parte delle famiglie e alla necessità di introdurre soluzioni che permettano a tutte le famiglie e a tutti gli studenti di scegliere il percorso scolastico ritenuto più adeguato senza discriminazioni di carattere economico.

Se l'offerta formativa è unica, quella statale, nessuno è davvero libero di scegliere e qualcuno/molti continuano a essere discriminati. Infatti, pur riconoscendo la libertà di scelta educativa, il governo non l'ha mai concretamente garantita. E' un diritto della famiglia e il Governo deve garantire i diritti che riconosce. Inoltre le scuole non statali, accogliendo quasi il 12% degli studenti italiani, svolgono un servizio pubblico, e vanno quindi riconosciute parte essenziale del sistema nazionale di istruzione.

Ormai in tutta Europa vige una reale parità scolastica, condizione necessaria per una vera autonomia e quindi per una piena realizzazione della libertà di scelta della scuola. Al contrario, nel piano del governo non è considerata se non marginalmente. E' evidente che continua a prevalere la logica del monopolio statale, continuando a mancare riferimenti alla sussidiarietà e alla concreta possibilità di attuare strumenti per permettere anche in Italia una vera liberta di scelta educativa della scuola da parte delle famiglie.

 

E' UNA GRAVE INGIUSTIZIA SIA PER LE FAMIGLIE, GLI STUDENTI, I CITTADINI E L'INTERO SISTEMA SCOLASTICO, QUINDI PER TUTTA LA SOCIETA'.

 

Il mancato finanziamento dello stato alla scuola paritaria mette a dura prova la sua stessa sopravvivenza con effetti drammatici da diversi punti di vista sull'intero sistema scolastico.

Non possiamo quindi non affermare che

 

Non si realizzerà MAI una buona scuola in Italia se nel Piano del Governo non si definiranno concretamente gli strumenti per superare gli ostacoli economici posti alla liberta di scelta educativa e ad una reale parità scolastica tra servizio statale e non statale.

 

Non si tratta di spendere di più ma di investire meglio le risorse disponibili.  Occorre che lo Stato passi da "gestore" di scuole a "controllore" della qualità e della conformità alle leggi vigenti. Agli istituti scolastici va attribuita autonomia economica, con il trasferimento di risorse definite in base ai costi standard, va riconosciuta flessibilità' organizzativa, la possibilità di procedere al reclutamento diretto del personale, va affidata ampia autonomia didattica e progettuale.

 

Nel documento "la Buona Scuola" mancano anche espliciti riferimenti alla famiglia come protagonista dell'educazione e si trova un solo accenno alle scuole paritarie. La libertà di scelta dei genitori può essere, invece, un'importante forza motrice dell'innovazione del sistema nazionale di istruzione.

 

Per questo è necessario che:

- i genitori possano scegliere liberamente ed a pari condizioni economiche, fra le scuole del sistema nazionale di istruzione, statali o paritarie;

- nei confronti dei genitori che scelgono la scuola paritaria, lo Stato intervenga mediante soluzioni opportune ed eventualmente diversificate: dal buono scuola/dote/quota capitaria alle varie forme di detrazione/deduzione fiscale delle rette oppure, meglio ancora, attraverso la combinazione di tali strumenti;

- siano estese anche alle scuole paritarie le iniziative promozionali (progetti, innovazione tecnologica .....) oggi riservate alle sole scuole statali;

- alle scuole paritarie, in ragione del servizio pubblico svolto, venga riconosciuto un regime fiscale agevolato.

Nell'ottica di una piena e necessaria attenzione all'intero sistema nazionale di istruzione, riteniamo indispensabile individuare soluzioni concertate affinché questo non crei un grave disservizio, che finirebbe per danneggiare non solo le stesse scuole paritarie, ma pure le tante famiglie che le hanno scelte e, in ultima analisi, lo Stato stesso.

 


L'onda di Civil Life - Marsilio Editori
Postato da admin [21/11/2010 19:57]

L'onda di Civil Life -  l'innovazione didattica della cittadinanza attiva - Marsilio Editore

 

La pubblicazione si propone di presentare alla vasta e variegata platea degli studenti e delle loro famiglie, dei professionisti operanti nel mondo della scuola, dei numerosi soggetti impegnati nell'ambito sociale e culturale  che si occupano di educazione, mondo giovanile e cittadinanza attiva, l'esperienza innovativa realizzata attraverso il Progetto Civil Life, promosso dal Consiglio regionale del Veneto: un'iniziativa originale, documentata da   sette saggi che si soffermano su alcuni dei passaggi cruciali per l'evoluzione dei linguaggi, degli strumenti e delle metodologie che debbono essere adottati da un  sistema scolastico  che voglia misurarsi con le sfide di un inedito sviluppo sociale, economico e culturale.

I temi-chiave affrontati sono il rilancio dell'Educazione Civica nella scuola italiana, l'irruzione delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione nella didattica, il disagio giovanile che si  manifesta  nei processi di socializzazione, le difficoltà del sistema scolastico a fare i conti  con la crescente domanda di rinnovamento degli strumenti e dei  linguaggi  con cui un  corpo docente disorientato  gestisce tradizionalmente l'offerta formativa: e tutto ciò dentro una fase o  di  razionalizzazione  delle risorse dedicate all'istruzione e di un'annunciata riforma federalista centrata sull'autonomia scolastica.

Questo è anche il contesto nel quale è decollato nel 2007 il Progetto Civil Life, che è  diventato oramai un Laboratorio Didattico in cui si affrontano i temi e le sfide dell'innovazione: attraverso la creazione e la divulgazione di tool multimediali, dai videogiochi ai cartoni animati, la realizzazione di Bandi-concorsi  rivolti alle scuole impegnate in programmi di ricerca-azione nei quali gli studenti diventano protagonisti di una nuova didattica, la sperimentazione della valenza pedagogica del dialogo intergenerazionale.

Il risultato è davvero incoraggiante: oltre cinquanta scuole coinvolte, migliaia di alunni, scolari ed allievi che partecipano a programmi di educazione alla cittadinanza attiva adottando e praticando il linguaggio multimediale; ne sono una testimonianza efficace le immagini  pubblicate nella ricca Appendice.

Con l'onda di Civil Life la scuola "comunità educante"  recupera la sua vocazione e la sua funzione  di soggetto decisivo  per la crescita sociale e civile del territorio.

 

http://www.marsilioeditori.it/catalogo/libro/3170843-londa-di-civil-life

 

 
Allegati
 Copertina del libro
 


XXIV concorso scolastico indetto dal Movimento per la Vita
Postato da admin [20/09/2010 07:50]

Pubblichiamo la lettera concorso inviata a tutti i Presidi degli Istituti Medi Superiori della Provincia di Venezia dal Movimento per la Vita di Mestre-Venezia
 

 

Ai Sigg. Presidi degli Istituti Medi Superiori

della Provincia di Venezia


Loro Sedi


Oggetto: XXIV concorso scolastico "LA FAMIGLIA FONDAMENTO DELLA

SOCIETA' IN EUROPA E NEL MONDO"

 .

Egregio Sig. Preside,


il Movimento per la Vita Italiano propone agli studenti della scuola media superiore ed agli universitari il concorso da sempre sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, che quest'anno ha per titolo: "LA FAMIGLIA FONDAMENTO DELLA SOCIETA' IN EUROPA E NEL MONDO".


Mi rivolgo a Lei e agli Insegnanti del Suo Istituto affinché il concorso venga preso in considerazione nella programmazione didattica, con la possibilità di accedere ai crediti formativi.


In tempo utile verrà messo a disposizione il Bando di Concorso che avrà scadenza per la consegna degli elaborati il 31 marzo 2011.


I vincitori del concorso saranno premiati con un viaggio nel mese di ottobre 2011 a Strasburgo; il concorso ha permesso a migliaia di giovani di sedere sui banchi dell'Europarlamento, incontrare europarlamentari, simulare una seduta, vivendo un'esperienza esaltante ed unica.


La ringrazio per l'attenzione, resto a Sua disposizione per ogni chiarimento e Le invio i miei migliori saluti.


Il Presidente del Movimento per la Vita di Venezia-Mestre


Franco Serraglio


 

 


La "diserzione dei genitori cattolici e il manipolo di atei devoti"
Postato da admin [14/09/2010 07:43]

Di Dario Antiseri, Membro del Comitato Scientifico del Centro Studi Tocqueville-Acton

(Corriere della Sera del 12/09/2010)

Come mail il popolo cattolico, diffuso capillarmente nelle 25.000 parrocchie sparse sul territorio nazionale ed estremamente significativo sul piano qualitativo, «socio-atropologico», non riesce a esprimersi nella dialettica socio-politica? E' questo l'interrogativo che si poneva Giuseppe De Rita sul Corriere della Sera del 31 agosto. Ebbene, di primo acchito non pare esservi altra ovvia e ragionevole risposta - non contemplata però da De Rita -  a questa domanda che quella per cui i cattolici oggi in Italia contano quasi zero perché, accampati da ospiti e in piccolo gruppi, in tende di «altre» formazioni politiche, hanno perso qualsiasi capacità di incidere.  In breve: la diaspora ha significato la sostanziale eliminazione dei cattolici dalla scena politica. E ormai sotto gli occhi di tutti è l'inconsistenza di quel martellante refrain stando al quale il «compito politico» dei cattolici si risolverebbe nel dar loro la testimonianza in qualsiasi partito si trovino. Certo, non vi è nulla di più alto e di più nobile per un uomo che testimoniare a viso aperto i propri convincimenti morali. Tuttavia esse lì, pronti a testimoniare i propri ideali, ma sapendo di venire comunque sconfitti, non trasforma i consapevoli perdenti in ascari delle altrui soluzioni? Nulla di preoccupante, verrebbe da dire, dato che dalle parti più diverse e anche apposte si affacciano di continuo politici che solennemente dichiarano di essere proprio loro e magari solo loro, a rappresentare le istanze del popolo cattolico. Così, in una lettera al Corriere del 23 agosto il ministro Gelmini, con un divieto alla storia futura e un insulto alla verità passata («E' il Pdl il partito più sensibile ai valori cattolici»), ha affermato che è proprio l'attuale governo a mettere al centro «l'elemento che sta più a cuore al mondo cattolico, vale a dire la difesa e la promozione della persona e della famiglia». Non dubito minimamente delle buone intenzioni del ministro Gelmini, ma: la mancanza di asili infantili, l'assenza di una legge sul quoziente familiare, la carenza di migliaia e migliaia di posti letto per studenti universitari (ne servono 200.000) sono aiuti alle famiglie? In questi ultimi anni è morta una scuola libera quasi ogni giorno - e, dunque, che fine ha fatto, a parte le buone misure adottate da Roberto Formigoni in Lombardia, l'idea di buona scuola? E' così che  «un governo sensibile ai valori cattolici» difende la libertà delle famiglie di «scegliere», come diceva Rosmini, per educatori della loro prole quelle persone nelle quali ripongono maggior fiducia? E se la persona umana viene tante volte umiliata e proprio nel momento di maggior bisogno, in non pochi pronto soccorsi dei nostri ospedali, sempre la persona umana non esiste, scompare, in numerosi istituti carcerari. Ed è proprio quel popolo cattolico, silenziosamente operante nel volontariato e nelle sedi della Caritas, ad avvertire, più di altri, il fetore razzista che emana da quei soffioni boraciferi costituiti da molte prese di posizione contro gli immigrati e contro i rom. No, ministro Gelmini, non è «l'imam della Lombardia» quella grande figura del mondo cattolico che è il cardinale Dionigi Tettamanzi; non sono «comunisti» e «sovversivi» né l'Avvenire né Famiglia Cristiana. E' semplicemente un comportamento da zerbini e non da uomini liberi sostenere, sempre e comunque, che è vero e giusto soltanto ciò che serve al partito. D'accordo con quel «laico in tutti i sensi» che fu Alessandro Manzoni, il cattolico liberale è contrario a quanti concepiscono lo Stato come un istrumentum religionis ed è ugualmente avverso a coloro che vorrebbero fare della religione un istrumentum regni. Non è, inoltre, un servizio alla famiglia e alla persona una tv pubblica asservita ai partiti e davvero «cattiva maestra». Non è liberale una legge elettorale dove quattro Caligola nominano un Parlamento e illiberali sono quelle proposte contrarie al grande principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla  legge e pensate al fine di salvare i «potenti» dai tribunali; così come risultano estranei all'autentica tradizioni del liberalismo tutte le contorsioni tese a limitare la libertà di informazione. «La libertà di cui parlo è la libertà di dire corna del prossimo e del governo e massimamente di questo, nei giornali e sulle piazze; salvo poi pagare il fio, con adeguate pene in denaro o in anni di carcere, delle proprie calunnie ed ingiurie». Questo scriveva sul Corriere della Sera del 13 agosto 1948, quel liberale cattolico che fu Luigi Einaudi. Ha ragione De Rita a sostenere che il popolo cattolico non riesce a esprimersi nella dialettica socio-politica. Lui aggiunge che ciò è dovuto al fatto che «mancano al popolo cattolico i livelli intermedi prima di condensazione della propria forza poi di finalizzazione dello sviluppo collettivo del Paese». Su questa idea sono in pieno disaccordo, le cose non stanno affatto così. Il popolo cattolico non riesce a esprimersi nella dialettica socio-politica perché i cattolici del livello e del prestigio di De Rita - e ce ne sono - stanno da tempo lì, alla finestra, a guardare. Dove si sono rintanati - dalla prospettiva della politica nazionale - gli iscritti all'Ucid, i dirigenti dei Medici cattolici, i leader dei Giuristi Cattolici, quei banchieri ed economisti cattolici che saltano da un convegno all'altro  per parlare di merito, sussidiarietà, solidarietà e di economia sociale di mercato? In quale caverna si sono rifugiati intellettuali come Francesco D'Agostino, Andrea Riccardi, Renato Moro, Lorenzo Ornaghi, Giovanni Reale, Flavio Felice, Francesco Paolo Casavola, Enrico Berti, Francesco Viola, Cesare Mirabelli, Stefano Zamagni e altri ancora? La truppa c'è: numerosa e motivata. Mancano generali e stato maggiore. Ed ecco, allora, che nel vuoto prodotto dalla «diserzione» dell'intellighenzia cattolica si agita quel manipolo di atei devoti - fenomeno politico e non religioso - tanto accarezzati da non pochi ecclesiastici. In fondo, il ragionamento dell'ateo devoto - è il seguente: «Io sono ateo, perché provvisto di mentalità scientifica, perché sono razionale; tu cattolico, invece, dai il tuo assenso a delle favole; dunque, prendo le distanze dalla tua fede , rifiuto quello che conta per te e ti uso per quello che mi servi». Atei devoti: devoti a chi, a che cosa? Un pensiero di Kierkegaard: «Iddio non sa che farsene di questa caterva di politicanti in seta e velluto che benevolmente hanno preteso di trattare il cristianesimo e di servire Iddio servendo a se stessi. No, dei politicanti Iddio se ne strafischia». 

 

 


Mamma o genitore cercasi ....
Postato da admin [27/06/2010 15:29]

Ora che sono finiti gli scrutini nelle scuole, si possono  definire delle considerazioni generali  che possono servire per il domani, basandosi sui risultati scolastici  di molti ragazzi che sono stati si' licenziati, ma che hanno una cultura molto  scarsa  e insufficiente per il mondo moderno .

Di solito sul tema esami la nostra attenzione e' portata su casi personali particolari  ,compiti venduti  e passati ,ma io vorrei parlare di una disgrazia nazionale e cioe' della mancanza della mamma o dei genitori. 

Oggi molte donne -mamma  sentono di non avere piu' doveri precisi e continuativi  .

Tra desideri di essere alla moda ,tra  il vestirsi secondo i dettami delle star  ,tra voglia di vacanze a qualsiasi costo ,facilita' con cui si scioglie un rapporto  sentimentale e familiare ,la presenza comunque di una rete sociale che puo' permettere al ragazzo di non precipitare a terra ,tra desideri di calendari ,ponti ,voglia di crociere ,di cene serali  ,vita signorile, voglia di vacanze e di Suv , tra criterio della scelta del partner solo in base ai soldi e alla sicurezza sociale senza responsabilita' ,a molte donne  interessa  ben poco  del futuro dei figli ,ma solo del loro interresse personale , il loro confort  e la loro  immagine pubblica.

La famiglia di conseguenza non c'è piu' .

E' venuta a mancare la sponda che per secoli era presente nella vita dei ragazzi e che  li aiutava  nella educazione :uno dei pilastri fondamentali per la acquisizione della cultura  , della buona educazione sociale e cio' che permetteva di apprendere  un metodo di di studio .

…e una scuola che prepara .

Non e' piu' ora di mettere sotto accusa la scuola  come sempre si fa ,anche se e' verissimo che la scuola ha le sue pecche,oltre alla demotivazione spaventosa degli insegnanti  che  sta crescendo a vista d'occhio .

(Prendiamo quella noia purtroppo che sono gli esami ,che si fanno perche' la vita e' sempre un esame  e per valutare l'autonomia  complessiva del ragazzo  . Si  sentono da anni sempre i soliti  argomenti, come la guerra o cose comuni alla piu' parte dei ragazzi che sono stati  sono forniti ai ragazzi ,senza comunque un indirizzo preciso da parte dell'insegnante ).

Dei  problemi mondiali di oggi o degli ultimi 60 anni o degli ultimi 30 ,che si legga un giornale o un commento in classe su qualcosa di importante che e'successo,niente .

La scuola non si deve ridurre solo all'insegnamento normale degli autori o di temi prettamente scolastici. 

E' ora di mettere sotto accusa quindi anche i nostri comportamenti sociali come genitori in relazione alla scuola.

Quanti sono oggi i ragazzi che soffrono di questa mancanza  di un  appoggio e di una figura importante  nella famiglia ?

Numericamente ormai questi ragazzi in deficit di relazioni familiari occupano la stragrande maggioranza dei licenziati alle scuole medie ,sia italiani che stranieri .

I ragazzi sono  vittime di questa massiccia assenza degli aspetti femminili e degli impegni formativi delle  donne  la cui attenzione e' deviata dagli sfavilli  sponsorizzati dai massmedia  e che lasciano i ragazzi  privi di riferimenti in casa e nella vita .

Il risultato e' la scarsa preparazione ,l'atteggiamento di superficialità ,l'indifferenza ,la stanchezza e la pesantezza della scuola che non vale piu' niente ai loro occhi ,invece di essere momento di formazione e di educazione alla vita futura .Con i risultati che in classe poi si stancano  e  non si  possono certo incolparli di questi comportamenti conseguenza del loro disagio : di qui la necessita' di farsi vedere con episodi che riempiono le cronache di oggi ,sempre piu'  crescenti  verso l'atteggiamento trasgressivo .

Armando Todesco,25.6.2010

 

 


La cittadinanza attiva cresce nella Scuola Veneta
Postato da admin [11/03/2010 20:44]

Vi informo che è decollato il programma di attività 2010 per CIVIL LIFE, il progetto promosso dal Consiglio Regionale del Veneto; a tal proposito vi trasmetto la newsletter n. 1. (vedi allegato)
 
Allegati
 News letter n. 1 Civi Life
 


Per una scuola di qualità: è necessario re-inventare l'approccio politico
Postato da admin [28/12/2009 19:31]

Si parla spesso di perdita di competitività del nostro Paese che da oltre 15 anni ha un tasso di sviluppo di quasi un punto percentuale in meno rispetto alla media della vecchia Europa dei 15 e anche di due punti e più rispetto a quello dei paesi più dinamici. Questo risultato negativo è il prezzo che siamo costretti a pagare causa alcune mancate riforme, una delle quali riguarda certamente la scuola e l'università, dove l'obiettivo deve essere la qualità e il merito.

Conseguenza di questa situazione è la difficoltà dei giovani a inserirsi nel mondo del lavoro e, come scrive Giancarlo Fabi su Il Sole 24 Ore, la cronica carenza del sistema-paese sul fronte della ricerca e dell'innovazione.

Le ragioni di questa carenza sono assai vecchie. Al di fuori di ogni generalizzazione e ricordando esperienze personali di chi come me ha lavorato in Francia e in Danimarca, posso dire che in quei Paesi la selezione di persone ben formate e pronte al lavoro è assai più facile che in Italia, dove già negli anni '80 per assumere nella mia aziendina una persona padrona delle regole della contabilità generale e capace d'installare e avviare dei programmi per lo studio del commercialista, pur avendo selezionato la migliore di un istituto per ragionieri informatici, ho impiegato ben otto mesi (sic) per renderla capace, autosufficiente e produttiva.

Nel 1962 è stata creata la scuola media unica, abbandonando quella selezione meritocratica, ma anche di classe, che era stata alla base della riforma Gentile. L'esame di stato costituiva prima un forte elemento di selezione, ma è diventato poi un alibi a una scuola di bassa qualità.

Il tema è oggetto di approfondimento nel libro di Giovanni Cominelli, La scuola è finita…forse, edito da Guerini e associati, pagg. 156, 16,00€.

La tesi dell'autore sembra dirompente e rivoluzionaria, perché esce dagli schemi tradizionali che vogliono una scuola di Stato a garanzia di un sistema formalmente egualitario e laico, ma che in realtà ha prodotto un sistema dove chi ci ha rimesso è stata proprio la qualità.

La tesi di Cominelli è che oramai non bastano più degli aggiustamenti progressivi, ma sia necessario cambiare in toto filosofia: bisogna destrutturare la scuola passando dall'attuale statalismo schematico e garantista a percorsi formativi personalizzati, rimettendo al centro i ragazzi, i genitori e gli insegnanti. Il tutto condito dalla eliminazione del valore legale dei titoli, che oramai è solo un elemento negativo che "consente una formazione di bassa qualità".

Secondo Cominelli, il valore legale del titolo copre malamente il fallimento del sistema di valutazione, inquina profondamente il mercato della formazione, consente l'esistenza e lo sviluppo di scuole e università di bassa qualità, altera i meccanismi di accesso all'impiego pubblico e alle professioni.

La realtà è, su un piano più generale, che la caduta del muro di Berlino che oramai è vecchia di 20 anni ha trasformato il capitalismo in turbo-capitalismo, dove la capacità di competere dei vari paesi può variare grandemente in funzione delle strategia che ciascuno è capace di darsi al proprio interno. Un motto diffuso nel mondo anglosassone e anche scandinavo è che la caduta del muro imponeva di re-inventare la politica, uscire dai vecchi schemi, avere la capacità e la velocità nel fare le necessarie riforme. Purtroppo, su questo terreno, l'Italia è ancora in ritardo.

 

Aldo Mariconda

Esperto ICT

 

 
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Il contributo dell'università al superamento della crisi
Postato da admin [27/11/2009 21:43]

In un clima come quello che si respira all'interno degli atenei italiani le notizie delle rivolte studentesche accadute in California percorrono migliaia di chilometri riaccendendo le polemiche che da mesi accompagnano la normale vita degli studenti universitari.

Si tratta di situazioni molto diverse. I tumulti che si sono registrati nelle più importanti università californiane, da Berkeley a Santa Cruz, riportano la nostra mente ai tempi di Fragole e Sangue, con le occupazioni degli atenei, i raduni, e gli scontri aperti con le forze di polizia. Il motivo della protesta può essere ricondotto alla decisione del Board of Regents, ufficio che governa le università statali americane, di aumentare del trentadue per cento le rette annuali a carico degli studenti. Un duro colpo per uno stato che, come quello californiano, si è sempre voluto distinguere nella realtà accademica statunitense, come garante del diritto all'educazione a prezzi ragionevoli. Tuttavia, nulla hanno potuto fare le alte sfere dirigenziali per fronteggiare un taglio di oltre un miliardo di dollari, salvo caricare sulle spalle degli "educandi" un fardello di diecimila dollari, più pesante del carico precedente di più di duemilacinquecento dollari.

Certo sembrano lontane le argomentazioni addotte alla protesta nel mondo universitario americano dalla realtà italiana. Tuttavia le contestazioni d'oltreoceano richiamano l'attenzione degli studenti a un tema particolarmente delicato: la riforma universitaria.

Nella realtà italiana il diritto allo studio è garantito in tutte le sue forme, dalla scuola primaria all'istruzione secondaria. Il problema si presenta quando si cerca di rispondere alla domanda seguente: Quanto le università italiane riescono nella formazione di figure professionali sempre competitive sullo scenario di un mercato globale? Subito si avverte la necessità di riformare quel mondo che a patire dall'innovazione e della ricerca si offre come vero fautore del progresso tecnologico, economico, sociale.

Un bisogno, quello di riforma dell'università, al quale il governo ha cercato di dare una risposta con una proposta di riforma: la tanto vituperata "riforma gelmini".

La teoria che troviamo alla base di tale progetto appare semplice nella complessità che un provvedimento simile necessariamente comporta. Porre al centro del sistema educativo il merito premiando gli atenei meritevoli, ridurre il fenomeno dell'assistenzialismo la dove esso comporti stagnazione e mancanza di selezione. In tempi di crisi le più importanti aziende volgono il proprio sguardo non solo all'abolizione dell'IRAP, all'agevolazione del credito bancario, o alla ripresa dei mercati finanziari. Il mercato rivolge il proprio appello, severo come sempre, alle università in cerca di talenti. La riforma vorrebbe poter rispondere offrendo prima di tutto un corpo docente selezionato a 360 gradi in base all'apporto qualitativo che essi possano fornire al percorso di formazione degli studenti. Si vorrebbe inoltre offrire alle prospettive di uscita dalla difficile crisi economica l'immagine di atenei dinamici e funzionanti in tutto e per tutto, scoraggiando in questo modo la stampa internazionale nel descrivere i nostri atenei come carrozzoni in perenne perdita.

Non mancano le opinioni di coloro che vedono la riforma Gelmini come un attentato al diritto di educazione, e che considerano il conseguente decreto come una sorta di iconoclastia di antico sapore. Alle opinioni e ai dibattiti seguono manifestazioni e momenti di confronto, occasioni di condivisione per parlare insieme della necessità di una riforma del sistema universitario.

Tra i tanti momenti di utile confronto, tuttavia, fanno il loro ingresso occasioni di sterile argomentazione storica. Si vorrebbe fare un paragone con le proteste studentesche del 68, rischiando in questo modo di commettere un grave errore storico. Le onde lunghe del 68, culminate in episodi di violenza o nelle iniziative dei cosiddetti giovani con la P 38, ebbero origine in un movimento vero e proprio contraddistinto dalla rivolta generazionale e dalla battaglia per i diritti. Si inserivano in clima di contrapposizione di idee forti provenienti dai due blocchi Sovietico e Statunitense.

Completamente diversa è la situazione odierna, in cui il malessere nella maggior parte dei casi trae origine dal complicato rapporto tra formazione e lavoro, e dal bisogno di un'università competitiva e al passo con i tempi di un mondo in perenne evoluzione.

Dalle proteste nelle università californiane i ricordi dei tempi passati si presentano come intermittenti flashback. Nella realtà di noi giovani studenti universitari resta vivo il piacere del confronto e il desiderio di innovazione nel tentativo di scongiurare nuove cacciate di Lama.

 

Matteo Fazzi - studente universitario

 

 
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Insegnare il dialetto? Idea estiva!
Postato da admin [22/08/2009 15:50]

 

 

Mentre gli italiani pensano alle agognate vacanze e la calura infuria  Bossi lancia l'idea di insegnare il dialetto a scuola.  Ma quale dialetto? E quanti sono i dialetti degni d'essere insegnati? E chi li insegna? Con quali titoli?  Insomma davanti al dialetto, cosa seria, imperversa un pressappochismo politico da terzo mondo. In verità  in Italia se un problema c'è, è quello della lingua italiana che pochi conoscono bene. Non  parlo di coloro che hanno avuto una bassa scolarizzazione, il che sarebbe ovvio, ma di coloro che si apprestano a conseguire una laurea. L'università di Cà Foscari, a Venezia, ma non è l'unica, ha  avviato corsi di italiano per laureandi affinché redigano in modo soddisfacente la loro tesi.  Ma  gli stessi giornali sono talvolta ricchi di strafalcioni nonostante il PC  abbia lo strumento del correttore che non poco aiuta ad evitare banali errori. Ma la questione del dialetto va spostata nel suo vero ambito: la cultura, intesa in senso antropologico. Ebbene se i padani vogliono riscoprire la cultura  mi pare sia un'idea  positiva. Ma essa è ben altro. Ad esempio  la Serenissima Repubblica  ha espresso un'elevata cultura giuridica nei dieci secoli della sua esistenza. La legislazione veneziana è stata un esempio di buon governo. Pochi sanno che le norme e le leggi di Venezia portavano il Sigillum Juristarum Patavinarum, certificazione dei giuristi padovani della correttezza e della coerenza delle norme con l'ordinamento repubblicano. Alcuni studiosi hanno raccolto in tre volumi le norme sanitarie della Repubblica, ritrovando cose che molti non sanno. Il cordone sanitario, la quarantena, l'obbligatorietà della ricetta medica nascono a Venezia. La correttezza dei Dogi era proverbiale, una quindicina di essi sono saliti sugli altari. Di cinquecentotrentacinque dogi solo diciassette sono sta dimissionati e di essi solo alcuni  uccisi. Orbene tra le norme del buon governo alla fine del 400 il  Senato della Repubblica introdusse una norma che faceva divieto ai senatori di partecipare alle sedute  qualora si fossero  trattati argomenti che inerivano luoghi in cui essi avessero delle proprietà. Era la soluzione di quello che si suole chiamare oggi conflitto di interessi. Orbene se ora si vogliono riscoprire le radici del passato, lo si faccia, ma quelle più nobili e vere, quelle per cui possiamo andare fieri nel mondo, non  quelle che nascono da stravaganze estive di chi non conosce né la propria storia, né la propria cultura.

 

Prof. Fabrizio Ferrari - Università di Padova

 
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Dove sono l'università e la scuola?
Postato da admin [23/04/2009 14:04]

Di fronte all'attuale situazione economica, alle varie spiegazioni delle sue cause e risposte di contrasto, è doveroso, in un paese avanzato, chiedersi di nuovo quale sia il ruolo dell'università e della ricerca. Attualmente non stiamo vivendo una crisi puramente economica, ma una crisi di modello economico con una evidente esigenza di basare le attività su un modello 'sostenibile' ed 'etico'. Secondo vari studi, nell'arco di qualche decennio le risorse della Terra non saranno più sufficienti all'attuale ritmo di sfruttamento.

Quali potrebbero essere le strade da percorrere? Ritornare a un secolo fa oppure implementare un modello di crescita alternativo in termini di sfruttamento di risorse. E qui diventa fondamentale il ruolo dell'università e della ricerca nel fornire innovativi strumenti di crescita, basati su nuovi processi produttivi, per nuovi prodotti e a basso impatto, attraverso, per esempio, le biotecnologie e le energie rinnovabili.

Il nostro paese non può esimersi dall'assumere un ruolo fondamentale su questi temi, è fondamentale diffondere a ogni livello (politico, imprenditoriale e civile) il ruolo fondamentale dell'università e della ricerca, in quanto investire in queste significa investire nel presente e soprattutto nel futuro di tutti. Consci del fatto che esistono delle degenerazioni che hanno portato alla cosiddetta casta, o ai baronati vari, ma questo non deve essere un alibi per non riconoscere tale ruolo fondamentale. Ricordiamoci che ogni giorno ognuno di noi è circondato da oggetti, strutture, sistemi che nascono dalla ricerca.  

In un paese, il cui tessuto economico è costituito sostanzialmente da imprese medio-piccole e che per loro natura non sono in grado di sostenere o svolgere ricerca ad alto livello, l'università e la ricerca pubblica hanno il dovere di essere l'elemento trainante nei processi di innovazione e dello sviluppo sostenibile.

È dovere di tutti far sì che l'università e ricerca si riapproprino del loro naturale ruolo di portatori di modernità, novità, idee e dinamismo. Ridiamo la dignità che spetta loro come attori fondamentali della nostra società.   

 

Massimiliano Pilosio

 

                                                                 

 

 
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Gli studenti non allineati possono esistere?
Postato da admin [04/03/2009 18:53]

 

INTERROGAZIONE URGENTE

AL SINDACO DI PADOVA

 

CHI TUTELA I GIOVANI DI CENTRO DESTRA?

 

UN'ALTRA AGGRESSIONE,

NEL VERGOGNOSO SILENZIO DEL PRIMO CITTADINO

 

Martedì 18 novembre 2008 l'associazione "Studenti per la libertà", organizzazione giovanile universitaria dichiaratamente appartenente all'area politica del PdL, aveva subito un'aggressione da parte di "studenti" dell'estrema sinistra, che avevano fisicamente impedito lo svolgersi di un convegno nella sala dell'ex Sinagoga.

Nessuno, soprattutto non il Sindaco ha fatto qualche cosa, nemmeno per assicurare la solidarietà della città a questi studenti.

 

ORA UN ALTRO INTOLLERABILE EPISODIO, CHE RISCHIA DI PASSARE DI NUOVO SOTTO SILENZIO!!

Nella tarda serata fra il 3 e il 4 marzo alcuni giovani (7-8 persone) di centro destra che si trovavano in via del Santo sono stati "avvistati" da un gruppo di circa 20 "studenti" di estrema sinistra  e violentemente aggrediti. Alcuni di loro hanno riportato lividi ed ematomi, altri sono stati costretti a scappare.

Evidentemente, non a tutti è consentito fare campagna elettorale per le prossime elezioni universitarie.

Evidentemente non a tutti è consentito di vivere serenamente a Padova.

 

Secondo lo slogan scelto per la sua prossima campagna elettorale, signor Sindaco, "Padova migliora".

Certo! Per i violenti e l'estrema sinistra migliora di sicuro!

 

Pertanto, nel dare tutta la solidarietà del PDL ai giovani aggrediti,

 

si chiede al Signor Sindaco

1)   di relazionare, assunte le opportune informazioni, circa i fatti accaduti nella sera fra il 3 e il 4 marzo 2009;

2)   se intenda, almeno questa volta, manifestare pubblicamente solidarietà ai giovani universitari che hanno subìto questa ennesima  inaccettabile aggressione e se intenda chiedere anche al Magnifico Rettore di manifestare analoga solidarietà;

3)   se intenda ribadire il diritto di tutti, anche degli studenti universitari non omologati a chi crede di avere l'esclusiva dell'Università, di esprimere il proprio pensiero politico e come intenda garantire questo diritto.

 

Si chiede risposta scritta

 

Padova, 4 marzo 2009

 

Per il gruppo PDL, Domenico Menorello                                                       

 

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Qualcosa sta cambiando nella scuola
Postato da admin [04/03/2009 15:02]

Il ministro dell'Istruzione dell'odiato Governo Berlusconi sta raccogliendo consensi anche a Sinistra. Purtroppo ci sono genitori agli ordini del Partito (PD) disposti a mandare in piazza i loro figli, a far loro del male, pur di far valere le loro ragioni, che coincidono con la loro  stupidita'. La Scuola ha bisogno di serie riforme. La Gelmini non ha fatto una riforma ma ha mostrato che bastano alcuni semplici provvedimenti per avviare un lavoro di ricostruzione dopo 40 anni di devastazioni prodotte dalla ideologia di sinistra che ancora imperversa nella scuola.   Grembiulino uguale per tutti, pagelle con il voto numerico, 5 in condotta che determina la bocciatura sono alcuni di questi provvedimenti, semplici, ma che funzionano. Vale la pena leggersi l'articolo seguente.

Onofrio Donzelli

 

 

La Stampa, lunedì 2 marzo, p. 1, Peccato, è necessario (P. Mastrocola)
La scuola è da tempo disarmata. Non ha strumenti per affermare le sue regole e i principi in cui crede. Soffre, da 40 anni circa, di una sindrome di debolezza congenita che, peraltro, una certa parte di essa, la più ideologizzata, ha fortemente voluto in base all'idea che mai si debba punire, che il voto non sia un'arma, e che sia meglio motivare, prevenire, comprendere, giustificare: mai scendere al vile ricatto dell'insufficienza.

La stessa imbelle clemenza, d'altronde, aleggia oggi nelle famiglie: si tollera, si media, si scende a compromessi, si patteggia con i figli. Non si sgrida, non si molla un ceffone, non si manda a letto senza cena. Giusto o sbagliato che fosse, era (ed è) così. Io ricordo che or non è molto (due anni o tre fa) dovetti fare un'ora di supplenza in una quarta liceo. Entrai e c'era un caos indescrivibile, gente ammucchiata sui banchi che chiacchierava urlando, giocava a carte, fischiettava, sbocconcellava panini e deglutiva liquidi a garganella dalle lattine. Nessuno cambiò atteggiamento quando mi vide entrare. Anzi, nessuno mi vide entrare. O meglio, nessuno ritenne che il fatto che fossi entrata fosse di una qualche importanza. Chi mi dava le spalle continuò a darmi le spalle, anche quando io salutai, mi presentai e dissi cos'ero venuta a fare e chiesi per favore di mettersi seduti ai banchi in silenzio. Per un'ora intera io non ottenni nulla. Ricordo che ero disperata e che non sapevo che cosa fare e neanche dove e come fuggire. Ricordo che pensai di non avere nessuno strumento e nessun alleato: essendo solo una supplente, non avevo il registro e non potevo usare i voti; potevo dare una nota, ma le note non contavano nulla; potevo chiamare il preside ma non era detto che il preside avrebbe dato ragione a me (dipende dal preside, dal suo carattere e anche dalle sue idee politiche…: ho conosciuto presidi che davano comunque sempre ragione all'allievo, qualsiasi malefatta avesse compiuto, dicendogli con una affettuosa pacca sulle spalle: non farlo più!).

In genere non ho problemi: sono un'insegnante piuttosto vecchiotta, so tenere la disciplina e insegno in un buon liceo. Forse ho tratti fisici che non incutono il terrore, questo sì. O forse quella era una classe particolarmente terribile. Sta di fatto che mi sentii perduta, completamente inerme, e molto ridicola. Non feci niente i giorni successivi, non denunciai a nessuno l'accaduto semplicemente perché sapevo che sarebbe stato tutto inutile: non c'erano rimedi, leggi da applicare, autorità da invocare.

Oggi invece abbiamo la possibilità di dare 5 in condotta. Oggi la condotta è un voto che conta, è un'insufficienza che pesa e che può portare alla bocciatura. Oggi abbiamo uno strumento. E le cifre dicono che lo abbiamo usato abbastanza. 34.311 ragazzi insufficienti in condotta vuol dire circa un allievo ogni due classi. Non è poco.
È anche possibile siano troppi tutti questi 5. Forse, a forza di stare senza bastone, gli insegnanti hanno bastonato a man bassa, chissà. Ma non credo che si siano fatti prendere la mano senza criterio. Credo che si siano sentiti, per la prima volta dopo decenni, un po' tutelati. Forse un po' troppo euforicamente? Non so, certo è che l'ineducazione scolastica raggiunge numeri ormai davvero preoccupanti.

Io non so se essere felice di poter usare il 5 in condotta. So però che la parola condotta è una buona parola: è importante come una persona «si conduce» nella vita, come si comporta con gli altri, se è gentile e rispettosa oppure no. Certo, avrei preferito che i ragazzi di quella quarta si fossero accorti che era entrato in classe un insegnante e che si fossero disposti naturalmente (cioè in modo assolutamente naturale) all'ascolto e a quel rispetto a cui qualsiasi lavoratore nell'esercizio delle sue funzioni ha diritto. Bisognava dirglielo con un 5? Peccato. Ma se è necessario, che la lunga via di una minima rieducazione alla vita civile abbia dunque inizio.  

 
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