Pensioni, si sbocca la rivalutazione, ma attenti alla stretta
Postato da admin [23/12/2018 23:19]


 

Chi riceve una pensione lorda fino a 1.522 euro, pari quindi a tre volte il trattamento minimo (507 euro), potrà continuare a contare sulla rivalutazione legata all’inflazione.

Per coloro che percepiranno assegni superiori a 1.522 euro, il nuovo meccanismo prevede una stretta a danno dei pensionati.

In particolare, sono sei le fasce di indicizzazione: per chi ha l’assegno compreso tra tre e quattro volte la minima, la rivalutazione non sarà al cento per cento bensì al 97%.

La percentuale scende al 77% per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte la minima, mentre al 52% se l’assegno è tra cinque e sei volte il livello minimo. Avanti di questo passo, la percentuale scende al 47% per le pensioni tra sei e otto volte il minimo e al 45% per chi riceve una pensione tra otto e nove volte il minimo. La stretta termina con una gelata al 40% se la pensione è sopra le nove volte il minimo. Questa misura, che porterà a risparmi fino a 2,29 miliardi nel triennio 2019-2021, è stata però criticata, tra gli altri, dalle Acli perché «rischia di penalizzare un ceto medio che sta andando verso la soglia di povertà».

Esempio:

Un pensionato che percepisce 3.000 euro lorde. Il meccanismo prevede:

  1. Si ipotizza una rivalutazione della pensione del 2% su 3.000 pari a 60 

  2. Il meccanismo prevede una rivalutazione non del 100% ma del 77% (60 x 77% = 46,2)

  3. La differenza tra la rivalutazione 60 e la stretta 46,2 = 13,8 (stretta mensile sulla rivalutazione)

  4. La stretta sulla pensione per 1 anno sarà 13,8 x 13 = 179,4

 


Pensioni quota 100, penalizzazioni dal 5% al 30%
Postato da admin [12/11/2018 21:27]


Pensioni quota 100, penalizzazioni dal 5 al 30%. Tutti i numeri, la tabella

 

Prima finestra per anticipo pensionistico quota 100 nel 2019, ma quanto costerà ai pensionati?

A fare il calcolo l’ufficio Parlamentare di Bilancio che oggi ha simulato gli effetti della riforma.

Secondo le stime dell’ufficio, il taglio alle pensioni potrà andare da un minimo del 5,6% per chi andrà in pensione con un solo anno di anticipo rispetto alla legge Fornero, fino al 34,17% in caso di anticipo di 6 anni.

https://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2018/11/dsf.jpg

Un taglio che con molta probabilità non sarà accettato da tutti i potenziali pensionandi e che potrebbe portare la posticipazione della pensione a molti dei 437mila interessati.

Ad ogni modo, se tutti i lavoratori che rientrano nella riforma dovessero scegliere di accettare la penalizzazione, il tutto costerebbe allo Stato 13miliardi. Il doppio di quanto stanziato in Manovra

 


 


Lettera di Marco BUTI a Alessandro Rivera
Postato da admin [01/11/2018 06:26]

La redazione del BLOG INSIEME pubblica la lettera sottoscritta dal Direttore Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea al Direttore Generale del Tesoro Ministero dell'Economia e Finanze - Roma sul Documento Programmatico al Bilancio (DPB) 2019.
 


PENSIONI - QUOTA 100
Postato da admin [31/10/2018 19:12]


 


I poteri finanziari? I colpevoli siamo noi!
Postato da admin [02/09/2018 20:23]

I poteri forti ed i problemi del mondo

Molti dei problemi del mondo di oggi dipendono dalle azioni dei gruppi di potere economico, i quali operano, legalmente o illegalmente, per aumentare la loro ricchezza ed il loro potere.

Le guerre?
La quasi totalità delle guerre è causata da interessi economici che qualcuno conta di trarre dal successo della guerra: controllo di materie prime, di terre fertili, dell’acqua. E, in ogni caso, ci sono i profitti della vendita di armi verso tutti i contendenti.

Le crisi economiche?
C’è chi guadagna quando l’economia cresce, ma c’è anche chi guadagna quando l’economia crolla, acquistando a prezzi di saldo aziende o immobili che, con la successiva ripresa economica riprenderanno valore e consentiranno cospicui guadagni.

Le privatizzazioni?
Cosa c’è di più redditizio che realizzare dei monopoli o degli oligopoli privati in servizi di cui la gente non può fare a meno?
La sanità, l’acqua, l’energia, le autostrade a pedaggio, le ferrovie, le telecomunicazioni…

La Grande Distribuzione Organizzata?
Quale modo migliore per creare un oligopolio di pochi soggetti in grado di imporre ai fornitori bassi prezzi, pagamenti a 6-8-10 mesi e bassi standard di qualità per stare nel budget richiesto?
Gli sfasamenti temporali fra incassi dai clienti e pagamento dei fornitori consentono di disporre di molta liquidità da investire nei mercati finanziari, realizzando grandi rendite senza i rischi di usare denaro preso in prestito.

Le banche che truffano i risparmiatori?
I risparmiatori come potrebbero mai accorgersi di piccoli aumenti delle spese di commissione, qualche euro l’anno che diventano milioni di euro per la banca?

La corruzione dei politici?
La distribuzione di prebende ai politici ed ai partiti consente di ricevere in cambio vantaggi di tipo fiscale o legislativo. E’ fra le leggi più vecchie del mondo…
E’ nota l’esistenza del famoso “Deep State”, lo stato profondo che prende le decisioni che contano e poi opera a livello nazionale ed internazionale per dare compimento alla decisione.

Potremmo continuare per ore e riempire pagine e pagine di situazioni in cui chi detiene il potere economico cerca di utilizzarlo per trarne sempre maggiori vantaggi.

Se il famoso 1% della popolazione è sempre più ricco, a scapito di tutti gli altri, è perché detiene molto denaro troverà sempre il modo di “investirlo” per guadagnare ancora più denaro a scapito di chi quel potere non ce l’ha.

Non è un caso che le famiglie più ricche di Firenze del XV secolo siano ancora oggi, dopo 6 secoli, fra le famiglie più ricche di Firenze.

 

Come sono organizzati i poteri forti economici

Le decisioni operative di questi operatori economici vengono sempre prese da un Consiglio di Amministrazione, con relativo presidente e amministratore delegato. I voti di maggioranza nel Consiglio di Amministrazione appartengono a chi detiene la maggioranza dei pacchetti azionari.
Gli amministratori in genere non sono persone particolarmente competenti sul tipo di business della società, ma sono persone che sanno di avere come unico mandato l’ottenimento della massima rendita economica per gli azionisti.

E’ molto raro che vi sia un rapporto diretto fra azionisti, intesi come piccoli investitori, e queste società.
I piccoli investitori, infatti, pur detenendo spesso la maggioranza delle azioni, sono numerosi e dispersi. Per questo motivo vengono costituite società di investimento intermediarie, che raccolgono le partecipazioni di piccoli e grandi azionisti, prendendo poi partecipazioni in altre società.

Il sistema è organizzato a “scatole cinesi” ovvero società, che controllano altre società, che a loro volta controllano altre società…

Alla fine ne risulta un’architettura finanziaria complessa, in cui non vi sono legami diretti fra gli investitori iniziali e coloro che, nel concreto, prendono le decisioni delle aziende che realizzano utili in modo “poco corretto”.
L’unica cosa che lega il piccolo investitore ai decisori è la richiesta di garantire il maggior rendimento possibile agli azionisti.

Esistono grandi società di investimenti, come Blackrock o Vanguard che hanno partecipazioni in moltissime imprese e che ne condizionano le decisioni in modo che siano il più redditizie possibile per gli investitori.

Come arrivano i fondi di investimento a Blackrock?

Un piccolo risparmiatore italiano decide di investire una parte dei propri risparmi per avere un rendimento maggiore dello zero che oggi offrono le banche.
Per questo motivo si reca presso una banca, la quale gli propone un “prodotto finanziario” che garantisce un rendimento dell’1,5% l’anno. L’investitore decide di acquistare il “prodotto”, in quanto reputa che si tratti di un buon investimento, con rischio accettabile. In questo modo potrà fare rendere i propri risparmi e guadagnarci qualche cosa.

La banca italiana raccoglie i fondi dei piccoli investitori e li cede ad un’altra società che si occupa di “collocarli” sui mercati. La banca ci guadagna dall’operazione uno 0,25% aggiuntivo.

La società incaricata di collocare i capitali italiani si rivolge a sua volta ad una società internazionale, che garantisce rendimenti migliori di altri, caricandoci un altro 0,25% per i propri guadagni.

Infine, magari dopo altri passaggi intermedi, i fondi arrivano a Blackrock, la quale per garantire gli utili propri e di tutta la catena precedente, piazza nei consigli di amministrazione di società di ogni genere (banche, materie prime, generi alimentari, energia, supermercati, autostrade, ecc.) delle persone di fiducia, capaci di garantire il massimo rendimento, magari non direttamente, ma in altre società che, a catena, hanno un controllo operativo su quelle imprese, sempre adottando la stessa filosofia della rendita finanziaria.

Non dobbiamo guardare a queste grandi società come singole società, più o meno buone o cattive.
Si tratta in realtà di un unico sistema, fatto di molte società tutte interagenti fra di loro e che operano per le stesse finalità e utilizzando lo stesso modus operandi.
Dopo di che, naturalmente, in alcuni casi degli amministratori dal volto umano possono eccezionalmente prendere decisioni non unicamente per ragioni di business, ma si tratta di casi limitati, che non modificano la tendenza generale del sistema nel suo insieme.

 

La libera circolazione dei capitali

Queste società che controllano altre società in cascata sono sempre delle multinazionali, in modo da potere realizzare investimenti nella nazione in cui, per motivi politici, fiscali e sociali, i rendimenti sono maggiori, il tutto grazie alla libera circolazione dei capitali, caposaldo del capitalismo contemporaneo e del WTO (World Trade Organisation), l’organizzazione mondiale del commercio.
Libero commercio significa automaticamente libera circolazione dei capitali, i quali viaggiano in senso inverso rispetto alle merci. In questo modo è sufficiente costituire una vendita di beni o servizi, anche fittizi, per giustificare lo spostamento di capitali da una nazione all’altra.

Spostare i capitali significa, ad esempio, chiudere uno stabilimento Embraco in Italia, per aprirlo in Slovacchia o in Cina. Lo fanno perché produrre in Slovacchia o in Cina costa di meno, senza riguardi per i posti di lavoro persi in Italia. Quando il lavoro sarà troppo costoso anche in Slovacchia o in cina, delocalizzeranno in Bielorussia o nel Laos.

La libera circolazione dei capitali è quindi fondamentale per garantire i massimi rendimenti, in quanto mette in concorrenza fra loro le varie nazioni. Chi prevede minori oneri sociali in favore dei lavoratori consente di ridurre il costo del lavoro e, quindi, di attrarre investimenti produttivi, naturalmente a scapito delle nazioni in cui la legislazione prevede una maggiore protezione sociale.
Lo stesso avviene per la protezione dell’ambiente: costa di meno produrre in un paese in cui si possono senza problemi nascondere rifiuti tossici o utilizzare diserbanti inquinanti rispetto a nazioni in cui l’ambiente è più tutelato.

La libera circolazione dei capitali consente anche di realizzare la famosa “ottimizzazione fiscale”. Le imprese incassano denaro nei luoghi in cui si svolge il loro business, dopo di che acquistano beni o servizi in modo da portare a zero gli utili, tassabili, nel paese in cui avviene il business. I proventi delle vendite di quei beni o servizi vanno a finire in altri paesi, in cui il trattamento fiscale è di maggior favore.
In questo modo queste società internazionali realizzano grandi utili, senza contribuire fiscalmente all’economia dei paesi in cui realizzano il proprio business.

Naturalmente le società che hanno venduto quei beni/servizi non sono le stesse che li hanno acquistati, detraendone i costi fiscalmente.
Ma non guardiamo alle singole società, guardiamo a chi detiene i pacchetti azionari di maggioranza.
Stiamo parlando di un unico sistema finanziario, in cui ci sono società che figurano come venditori ed altre che figurano come acquirenti.
L’ottimizzazione fiscale delle rendite avviene mediante un’azione complessiva che coinvolge diverse società, tutte riconducibili, in ultima istanza, alle società che gestiscono e fanno rendere i fondi d’investimento.

 

Le interazioni con la politica

Sono noti gli stretti legami fra la politica e la grande finanza: Mario Monti che passa da Goldman Sachs alla Commissione Europea e, poi, al governo italiano; Manuel Barroso che passa dalla Commissione Europea a Goldman Sachs; Enrico Letta che passa dal governo italiano al CDA di Abertis, società che gestisce le autostrade spagnole, legata al gruppo Benetton che gestisce Autostrade per l’Italia. Si potrebbe scrivere un libro con tutti questi “casi”.

Il fatto è che, non dimentichiamolo, le grandi società di investimento hanno come mandato la rendita degli azionari.
E le migliori rendite le si realizzano (l’Italia di Tangentopoli ne è maestra) interagendo con la politica, ottenendo rendite di posizione di ogni genere, scaricando i costi sulla collettività.

Insieme alla corruzione, che formalmente è illegale (ma spesso con leggi che impediscono di colpire concretamente il fenomeno), ci sono mille modi per ricompensare dei politici senza violare alcuna legge.
Ad esempio dando loro degli incarichi in altre parti del mondo, in una delle società della ragnatela di Blackrock & c., dopo che abbiano concluso il loro mandato politico. Questo avviene legalmente in tutto il mondo, anche nei paesi meno corrotti: tu politico favorisci il potere forte che ti contatta, sapendo che ne avrai dei vantaggi in seguito, ma anche sapendo che rischi di avere dei problemi, fin da subito, se non lo farai.
Nei paesi finanziariamente più ricattabili, come quelli privi di una propria moneta sovrana (ad esempio l’Italia o le colonie africane) i poteri forti utilizzano l’arma del debito per imporre i nomi di ministri o a porre veti su nomi ritenuti dannosi per gli interessi del sistema.

Le interazioni arrivano fino a provocare delle guerre in giro per il mondo, ad influenzare fortemente il governo degli USA (Deep State) in modo da imporre un embargo al Venezuala o da favorire un cambio di regime in Turkmenistan.
Fra gli amministratori delle mille società che devono assicurare delle rendite agli azionisti, e ricchi emolumenti agli amministratori, troveremo sempre qualcuno senza particolari remore morali e disposto a tutto pur di realizzare maggiori guadagni.

Il ruolo dei mass media

In questa strategia di potere il ruolo dei mass media è fondamentale.

Nel caso di mezzi di informazione privati (TV, radio, giornali, siti internet) il meccanismo è semplice: si controlla il consiglio di amministrazione della società e si impone la propria linea.
Nel caso in cui nascessero dei media indipendenti, questi dovranno comunque finanziarsi tramite la pubblicità, gestita sempre della stessa organizzazione del potere finanziario, per cui alla fine tutti si devono adeguare.

Nel caso di mezzi di informazione a finanziamento pubblico il condizionamento passa per il controllo del potere politico, secondo quanto descritto nel paragrafo precedente.

Il controllo dei mass media porta vantaggi diretti già dalla reclamizzazione dei beni e servizi venduti dal sistema, compresi i proventi pubblicitari.
Ma porta anche vantaggi indiretti, potendo controllare le notizie e la narrativa su quanto accade nel mondo, in modo da nascondere le condotte inaccettabili del sistema economico e in modo da favorire una cultura del consumo acritico funzionale agli interessi dei poteri economici.
Questo avviene non solo attraverso il telegiornali, m soprattutto attraverso i normali palinsesti, ai quiz, ai film, che hanno lo scopo di spingere dei modelli culturali favorevoli al sistema.

 

Chi è il colpevole

Ora che abbiamo compreso come funzionano i poteri forti dell’economia, possiamo intuire come vi siano certamente degli attori privilegiati, i famosi George Soros, Bill Gates, Jeff Bezos, Mark Zuckenberg, i quali più di altri hanno voce in capitolo nelle decisioni grazie alle loro grandi ricchezze.

Tuttavia non sono loro a mantenere in piedi questo sistema che possiamo certamente definire “diabolico”. Se non ci fossero milioni di piccoli investitori, con investimenti diretti o tramite fondi pensione integrativi o assicurazioni vita, che finanziano il sistema attendendo in cambio una rendita, questo sistema non potrebbe esistere nelle forme che oggi conosciamo.

Se ci ritroviamo con società internazionali che operano prive di qualsiasi responsabilità sociale ed ambientale, che guardano cinicamente e unicamente ai propri utili economici è perché si tratta di società che hanno ricevuto il MANDATO di comportarsi in questo modo, che hanno selezionato le proprie classi dirigenti in funzione di questo unico obiettivo.

I colpevoli siamo noi, sei tu che ritieni legittimo investire i tuoi risparmi acquistando dei “prodotti finanziari”, senza preoccuparti di come quei fondi verranno utilizzati e dei modi in cui le rendite verranno garantite.
Non intendiamo fare un’accusa personale e moralistica.
Molti di noi ritengono corretto investire i propri risparmi, sia in quanto nella nostra cultura occidentale, promossa e sostenuta dai mezzi di comunicazione di massa (vedi paragrafo precedente) è considerato un fatto legittimo e meritorio, sia in quanto tutto il sistema opera per svantaggiare economicamente coloro che non investono.
Se uno si guadagna da vivere con il proprio lavoro  è fortemente tassato. Se uno, invece, si guadagna da vivere tramite investimenti finanziari è molto più avvantaggiato.

 

Cosa fare per cambiare?

Per cambiare questo sistema in cui siamo totalmente immersi, economicamente e culturalmente, non si può pensare che basti votare un partito politico “onesto” che faccia la rivoluzione.
Nessun partito potrebbe in poco tempo cambiare la mente della gente che investe, né scontrarsi frontalmente con il sistema economico mondiale, capace senza remore di assassinare esponenti politici, di fare dei colpi di stato, di scatenare guerre contro i popoli che non intendono sottomettersi all’organizzazione.

La prima cosa da fare è colpire il sistema alle radici, sui suoi fondamenti culturali ed economici.

Prima cosa: ritorniamo con i piedi per terra e ricordiamoci che vera ricchezza sono i beni di cui disponiamo ed i nuovi beni e servizi che, tramite il nostro lavoro, produciamo per noi stessi e per gli altri.
Il denaro è uno strumento di misura della ricchezza, non è la ricchezza.
Quando guadagniamo del denaro senza avere prodotto qualcosa di utile, non stiamo misurando la ricchezza reale che abbiamo prodotto, ma stiamo rubando a qualcun altro, da qualche parte del mondo, quanto ha prodotto con il suo lavoro.
Quindi la prima azione concreta è cessare di fare investimenti finanziari in modo irresponsabile e senza preoccuparci delle conseguenze.
Possiamo investire in piccole iniziative in cui tutto è chiaro ed alla luce del sole. Oppure è meglio se cessiamo di investire i nostri risparmi, accettando delle piccole perdite o spendendoli, garantendo lavoro ad altre persone.

La seconda cosa da fare è realizzare una organizzazione dell’economia che sia basata sulla responsabilità sociale ed ambientale.
Lo possiamo fare operando in modo responsabile come consumatori, quando facciamo la spesa, o come imprenditori, quando produciamo beni e servizi.
Creando una organizzazione comune di consumatori e imprese responsabili ed operanti al di fuori dei circuiti finanziari possiamo dare vita ad una rete economica “sana”, in competizione con il sistema della grande finanza, fatto di consumatori irresponsabili, di imprese che sfruttano i lavoratori e che danneggiano l’ambiente, con la Grande Distribuzione Organizzata che canalizza tutti gli utili verso il sistema finanziario.

Un mondo migliore è possibile, ma dipende dalle scelte concrete di ciascuno di noi.

Davide Gionco

 


Un economia dal volto umano e sostenibile per l'ambiente. Ce la possiamo permettere ?
Postato da admin [08/04/2018 19:12]

 

Molti di noi si stanno rendendo conto della crescente insostenibilità umana dell’attuale sistema economico.

Noi, persone comuni, siamo coloro che producono beni e servizi, siamo coloro che li distribuiscono lavorando nella rete commerciale, conducendo quei furgoni trasportanti merci ordinate online fino a destinazione.

Siamo noi i consumatori, che si trovano di fronte merci a prezzi sempre più “scontati”, ma nello stesso tempo sempre di più con le tasche vuote, avendo perso il lavoro o essendo occupati, nostro malgrado, in un lavoro a orario ridotto e mal retribuito.

La scarsa disponibilità di denaro ci obbliga ad acquistare merci di qualità sempre inferiore, ad un prezzo più basso, che danneggiano la nostra salute e l’ambiente in cui vengono prodotte. E il denaro è sempre più scarso, a causa del perdurare delle assurde politiche di austerità, che sottraggono il denaro alle imprese ed alle famiglie, per concentrarlo nelle mani di pochissimi soggetti privilegiati.

Merci sempre di più prodotte all’estero, dove “il lavoro costa di meno”, in quanto in quei paesi la gente accetta di lavorare con meno diritti sociali di noi (sanità, pensione, rischi di infortuni) e con meno attenzione per l’ambiente (costa meno produrre in paesi dove l’energia elettrica ha origine nucleare o dal carbone, che in Italia dove produciamo energia più pulita).

In Italia 8 organizzazioni (ci va bene, in Francia sono solo 4) controllano gran parte degli acquisti dei prodotti alimentari che vengono venduti nei grandi supermercati. Queste organizzazioni impongono ai piccoli produttori i prezzi, le caratteristiche di cosa devono produrre (il diametro delle zucchine, il colore dei pomodori…).

Decidono se acquistare in Italia o all’estero.
Decidono che cosa ci vogliono vendere, limitando la nostra facoltà di scelta.
Decidono che dobbiamo fare i nostri acquisti in grandi spazi in cui non conosciamo nessuno, in cui non esiste un rapporto umano fra noi che acquistiamo e chi ci sta vendendo le merci.

Il successo di Amazon, che sta “portando a perfezione” il sistema economico in cui viviamo, comporterà la chiusura di molti negozi di paese o di quartiere, dopo che già ci siamo abituati, purtroppo, alla chiusura delle fabbriche.

Il prezzo delle merci è davvero il parametro giusto per misurarne il valore?

Cosa fa la differenza di prezzo fra una scarpa realizzata in Italia ed una scarpa, della medesima qualità, realizzata in Cina? Non parliamo solo di scarpe cinesi di più scarsa qualità (che pure conta), ma di anche scarpe di qualità equivalente.

La differenza fra la scarpa cinese e quella italiana sta nella QUALITA’ UMANA della società in cui è stata realizzata e nel diverso rispetto dell’ambiente.

Le frontiere fra i vari paesi del mondo non sono innanzitutto frontiere geo-politiche, ma sono frontiere giuridiche, sociali, ambientali. Quando paghiamo il prezzo più caro di una scarpa realizzata in Italia, non paghiamo solo il prodotto, ma finanziamo i diritti sociali, le relazioni umane, il rispetto dell’ambiente tipici dell’Italia, che non sono gli stessi in altre parti del mondo. E neppure d’Europa.

Quando torno al mio paese del Monferrato mi appassiono nel “perdere tempo” quando faccio la spesa, incontrando vecchi amici con cui si discute delle “cose di paese”.

Non è un “modo efficiente” di vendere i prodotti. I lavoratori dei centri commerciali o di Amazon non hanno tempo da perdere per parlare con me. Proprio per questo sono “economicamente più competitivi” e potranno proporre dei prezzi inferiori.

Quanta umanità abbiamo perduto cambiando sistema economico?

Ora possiamo fare la spesa più in fretta, ma poi per fare cosa di quel tempo, se non usarlo per socializzare in altri ambienti?
Possiamo forse risparmiare un po’ di denaro (ma non è tutto oro quel che luccica, ne parliamo più avanti).

Certamente abbiamo perduto il valore dei consigli di una persona di paese che conosciamo e di cui ci fidiamo, quando dobbiamo acquistare qualche cosa.

Oltre a questo, la progressiva chiusura dei negozi di paese e di quartiere riduce i nostri centri abitati a dei dormitori, in quanto privati dei luoghi di incontro quotidiano fra le persone.

Quando il cibo consumato era acquistato dal contadino della cascina ed il mobile costruito dal falegname dell’isolato accanto, i vantaggi non si limitavano alle piacevoli relazioni umane ed al rapporto di fiducia. Dal punto di vista economico, il denaro che si era speso veniva ri-speso soprattutto localmente. Ovvero il fatto di pagare “più cari” i pomodori o l’armadio consentiva a quei produttori di avere più denaro da spendere per acquistare ciò che io producevo con il mio lavoro, per cui quel “denaro in più” mi ritornava indietro.

Una maglietta prodotta in Cina mi costa 5 euro, che pagherò e non riceverò più indietro.
Una maglietta prodotta vicino a casa mia mi costa 20 euro, ma quei 20 euro saranno spesi per acquistare altri beni e servizi vicino a casa mia ed alla fine ritorneranno nelle mie tasche.
Nel caso della Cina il bilancio economico netto è -5 euro. Nel caso della produzione locale il bilancio economico netto è 0 euro, in pareggio.

Nel caso della produzione in Cina della maglietta, questo significherà la chiusura della produzione locale, con la perdita di posti di lavoro. E la perdita di posti di lavoro porta, come noto, alla riduzione dei nostri diritti sociali. Mantenendo la produzione locale, vengono mantenuti i posti di lavoro locali e vengono mantenuti i diritti sociali, “pagati” con il prezzo aggiuntivo di 15 euro per maglietta. 15 euro che ci ritornano, in più come diritti sociali, e di fatto, a causa della circolazione del denaro.

Nel caso della produzione in Cina della maglietta avremo, probabilmente, un fiume inquinato, a causa di una scarsa sensibilità ambientale e di una legislazione meno stringente in materia. E avremo molte più emissioni di anidride carbonica, a causa della produzione di energia elettrica basata sul carbone. Producendo la stessa maglietta in Italia non avremmo inquinamento dei fiumi (vietato dalle nostre leggi) ed una quantità minore di emissioni di anidride carbonica.

Dobbiamo superare, innanzitutto culturalmente, l’attuale sistema che misura il valore delle merci, e delle nostre relazioni umane e con l’ambiente, unicamente sulla base del prezzo.

Dobbiamo liberarci dall’assurdo concetto di “competitività economica” finalizzata alla massimizzazione del profitto “monetario”, che dimentica che noi esseri umani siamo esseri sociali, collaborativi, parte viva dell’unico pianeta che ci è dato di abitare.

Il sistema produttivo italiano era un sistema ideale per attuare tutto questo, in quanto era basato su piccole e medie imprese, sui negozi di quartiere, di persone capaci di valorizzare le relazioni umane, di sviluppare modalità produttive rispettose dell’ambiente e della salute dei cittadini, se non sottomessi ad eccessi di concorrenza che li obblighino a scegliere fra la sopravvivenza ed il rispetto delle leggi.

L’attuazione di questa rivoluzione economica, affrancandoci dai condizionamenti della grande finanza, della grande distribuzione organizzata, dagli eccessi di scambi commerciali con l’estero, dagli eccessi di concorrenza sul mercato, è l’unica possibilità che abbiamo per garantire la sopravvivenza economica e sociale dell’Italia.

Se non lo faremo, siamo destinati alla distruzione, diventando lavoratori schiavi delle grandi centrali di acquisto, indebitati nei confronti delle grandi società finanziarie, nutriti con cibo scadente e malati a causa dell’inquinamento dell’ambiente in cui viviamo.

In Italia esistono realtà che si occupano di questi temi. Esiste la Rete di Economia Solidale, esistono gruppi di acquisto organizzato a livello locale e, in alcuni casi, a livello nazionale. Esistono delle associazioni consumatori. Esistono organizzazioni che promuovono l’uso di monete complementari locali. Esistono centinaia, migliaia di piccole e medie imprese che operano con grande attenzione alle ricadute sociali della loro attività ed al rispetto dell’ambiente.

Il passo successivo potrebbe essere, con coraggio e determinazione, la creazione di un “nostro” circuito economico.
Una economia dal volto umano e sostenibile per l’ambiente.

Ce la possiamo permettere. Senza ombra di dubbio.

 Davide Gionco

 

 


"IpsosFlair" Italia 2018: un paese alla ricerca dell'identità
Postato da admin [23/03/2018 00:03]


La pubblicazione annuale Ipsos che ha l'obiettivo di raccontare cosa accade nel paese e quali sono le reazioni degli italiani. 14 febbraio 2018

Ipsos Flair è arrivato alla sua ottava edizione. Ancora una volta ci siamo prefissi l’obiettivo di raccontare cosa accade nel paese, quali le reazioni degli italiani e quale il loro modo di stare nel mondo. Anche quest’anno abbiamo lavorato, come sempre facciamo, sulla massa di informazioni a nostra disposizione, sempre più arricchite dalle nuove forme di raccolta dei dati, utilizzando l’ascolto del web e dei social, le opinioni delle community, e la voce dei blog. Ipsos, con le sue diverse aree di expertise (Marketing, Pubblicità, Media, Opinione, Loyalty, Observer), ha la possibilità di interrogare il cittadino sotto tanti punti di vista, guardando alle diverse identità che compongono ciascuno di noi: consumatore, elettore, spettatore, lavoratore, lettore, venditore... Un lavoro che si accompagna alla nostra relazione con i clienti, all’ascolto delle loro richieste sempre più complesse, cercando di inserire le voci di tutti i nostri stakeholder in una visione più lunga e strutturata rispetto alla risposta immediata.

I 10 punti di riflessione di questa edizione sono:

1.      Ripresa sì, ma. La ripresa economica avviene con risultati superiori al previsto e comincia ad essere percepita anche dai cittadini che per la prima volta da anni vedono un ‘non peggioramento’ della propria situazione. I consumi ripartono, grazie anche al fatto che si risparmia di meno. Ma questo non produce coesione sociale, anche perché si fatica a prevedere cosa succederà, i nuovi posti di lavoro sono prevalentemente a termine e cresce l’automazione che riduce il lavoro. E soprattutto la ripresa non ha ancora recuperato il gap rispetto al periodo pre-crisi, a differenza di quanto è avvenuto in Francia e in Germania.

2.      Un paese diviso. La classica frattura Nord/Sud si amplifica. La regione Puglia approva una delibera per ricordare i meridionali morti in occasione dell’unificazione italiana; le regioni del Nord, Lombardia e Veneto rispondono con un referendum autonomista. Ma è un paese diviso anche all’interno dei territori. Milano è diversa dal resto del Nord e anche da gran parte della Lombardia. E comincia a pensarsi come una città stato, che guarda più alla rete delle smart cities occidentali che non al proprio stato e al proprio governo.

3.      Un paese diseguale. Le diseguaglianze in Italia sono cresciute: le persone a rischio povertà o esclusione sociale sono passate dal 25,5% del 2008 al 30% del 2016, contro le previsioni di Europa 2020. Crescono i working poor, coloro che pur avendo un lavoro sono in difficoltà economica. La redistribuzione è squilibrata verso gli anziani: la povertà tra le famiglie giovani cresce di 8 punti tra il 2007 e il 2015, tra le famiglie anziane scende di un punto. Il lavoro, tema centrale degli ultimi anni, si polarizza: scompaiono le professioni intermedie, aumenta l'occupazione nelle professioni non qualificate, si riducono operai e artigiani tanto che l’Istat nel suo Rapporto Annuale prova a ricostruire la società italiana e a tracciare i connotati delle nuove classi sociali.

4.      Le labili identità politiche. Il fallimento di Renzi ridefinisce il quadro politico di riferimento. Il PD è un partito che non ha una propria identità e fatica a trovare punti di riferimento sociali. Diviso al suo interno e oggetto di una fuga, verso sinistra e verso destra. Il centrodestra aggrega forze spesso distanti, in particolare sull’Europa. Da un lato i sovranismi di Salvini e Meloni, dall’altro lato Berlusconi che ripropone gli stessi temi del ’94. Il Movimento 5stelle è composto da un elettorato variegato, con posizioni politiche diverse che non trova una composizione programmatica. La sinistra non ha un programma se non il livore verso Renzi. Non è improbabile che dalle prossime elezioni non emerga una maggioranza. E che si formi un governo di scopo o di larghe intese presieduto da Gentiloni, che addirittura potrebbe governare in regime di proroga.

5.      Alla ricerca della semplicità. Si fa sempre più forte la domanda di semplicità a livello informativo, di ricevere poche ma chiare informazioni. I consumatori chiedono etichette sui prodotti sempre più essenziali, quelle per lui più rilevanti e in grado di fare entrare il prodotto nel cerchio della fiducia personale. Per farsi notare all’interno del caos informativo, le marche devono quindi utilizzare ogni mezzo per mostrarsi come marche amiche, entità realmente esistenti calate nel contesto reale e capaci di dialogare con le persone.

6.      Il “senza” diventa il nuovo plus. Continua la crescita nei segmenti del “senza” o “free from”, di tutti quei prodotti caratterizzati dall’assenza o dalla riduzione di alcune componenti. Da puzzle costituito da tante nicchie di “senza” dedicate a target con particolari esigenze nutrizionali, questa galassia si sta trasformando in un mondo mainstream accessibile a tutti i consumatori. Lo sviluppo di questa tendenza sottolinea come l’aumento di valore percepito del prodotto può passare non solo dall’arricchimento, ma anche da un’accurata operazione di eliminazione.

7.      La marca nella costruzione della propria identità. Alle marche viene affidato il compito di divulgare valori e visioni della società, rivestendo un ruolo che potremmo definire “politico” e suppletivo alla mancanza di fiducia verso i classici attori istituzionali storicamente predisposti a fornire senso, valori e chiavi interpretative della società. Ma in un’era di radicale trasparenza, quello che la marca racconta deve riflettersi con quello che la marca è. Ed è così che la cultura aziendale va ad alimentare l’immagine esterna del brand, immagine che diventa sempre più importate nelle scelte d’acquisto. Questi sono infatti gli anni del marketing della relazione, della socialità e della reputazione, in cui le marche sono scelte non più in base alle performance di prodotto ma alla vicinanza ai valori che trasmettono e al modo in cui fanno sentire il consumatore.

8.      Le mille vite della TV. La televisione continua a capitalizzare meglio degli altri media le opportunità derivanti dalla fruizione multi-piattaforma. Pur continuando a privilegiare lo schermo televisivo, il pubblico italiano ha infatti ormai acquisito familiarità con la fruizione di contenuti televisivi in modalità non lineare attraverso i dispositivi digitali. Guardare la tv diventa così una attività modulata sui propri tempi e ritmi di vita, oltre che sui gusti personali, in modo sempre più sganciato dalle logiche di palinsesto. Questa evoluzione dei comportamenti fruitivi del pubblico ha aperto anche nuovi spazi di mercato e nuove opportunità di ricavi: il 2017 ha visto infatti il consolidarsi dell’offerta di Servizi di Video On Demand, con l’arrivo, dopo Netflix (già approdato in Italia nel 2015), di un altro player internazionale come Amazon Prime Video.

9.      La (continua) crisi dell’informazione. L’industria dell’informazione è in una condizione di crisi che perdura da tempo e vede un costante calo nel numero di lettori, di copie diffuse e di ricavi pubblicitari. Varie le motivazioni: tra le principali vi è l’incapacità del settore di identificare un business model profittevole per il contesto digitale multi-piattaforma. In particolare, per la carta stampata la digitalizzazione ha voluto dire l’ingresso in una arena competitiva allargata dominata dalla sovrabbondanza di fonti direttamente accessibili e fruibili, all’interno della quale l’utente/lettore ha acquisito una posizione sempre più centrale. Questo ha modificato il concetto di autorevolezza riconosciuta alle testate e amplificato al massimo l’atteggiamento di autonomia e curiosità del lettore.

10.  Fake News: il tema dell’anno. Nel 2017 è stato di grande attualità anche in Italia il tema delle fake news ma è stato anche l’anno in cui (finalmente) i big player hanno cercato di porvi delle contro-misure. Facebook e Google hanno adottato una serie di iniziative operando principalmente su 3 direttrici: potenziare e dare visibilità ai servizi di “fact-checking”, incrementare le risorse umane dedite al controllo di ciò che circola sui social network come prodotto di algoritmi, provare soluzioni per differenziare visivamente i contenuti che godono di requisiti, provati, di affidabilità. Internet e i social media hanno esacerbato il senso di scarsa fiducia con la proliferazione delle fake news, ma il fenomeno si inscrive in un contesto già in partenza caratterizzato da bassi livelli di fiducia verso i media mainstream.

 


 


Dazi Trump: fine della globalizzazione. Era ora


La redazione del BLOG INSIEME ha ricevuto da muticentro risarcimenti www.muticentrorisarcimenti@gmail.cim , la sotto riportata nota, che pubblichiamo.




Dal 1993, con  triangolazioni contabili,  i fondi petroliferi-speculatori  kazari (georgiani-arzebajani di antica origine tedesca, col culto del fuoco, Arzebajan significa Terra dei fuochi" ) proprietari della City of London,  avrebbero  fatto figurare come made  in China o in India o made in Romania,  le produzioni che essi in realtà effettuano in Pakistan, Bangladesh,  Sri Lanka (fatto passare come made in India ) , Vietnam , Corea del Sud, Bielorussia. 

Stati questi dove il costo del lavoro è tenuto con la forza da 25 anni a 60 dollari al mese per operaio.

 

Gran parte di queste produzioni prima del 1993  erano effettuate in Italia (abbigliamento, elettrodomestici, automobili, tv , cavi sottomarini).

 

Le altre aziende italiane non delocalizzate con un costo del lavoro 20 volte superiore,  hanno dovuto chiudere con l'entrata in Italia di prodotti che costano 10-20 volte meno. 

La globalizzazione come sorta dal 1993 è pertanto insana e dovrebbe pertanto essere sanata se proveniente da Pakistan, Bangladesh,  Sri Lanka, Bielorussia, Vietnam e Corea del Sud con dazi al 500% al fine di pareggiare il costo del lavoro.


Stati questi schiavizzati dai fondi petroliferi kazari ed in cui verrebbero oltretutto formati, secondo i libri di Tiziano Terzani che visitò quei luoghi,  i Jihadisti. 


La globalizzazione deve essere gestita come fu gestita dal 1945 al 15 agosto 1971 dal Fondo Monetario Internazionale (FMI)  e dalla BANCA MONDIALE che ricevevano i depositi obbligatori dagli Stati azionisti e  intervenivano nei vari Stati del mondo sviluppando LA' quei settori in cui il tal Stato era carente, prestando denaro a tasso zero. 


Dal 1945 al 1971 tutti i PIL di tutti i 180 Stato del mondo nessuno escluso sono cresciuti con tassi di crescita superiori al 5% fino a due cifre. 


Dal 15 Agosto 1971 il FMI è stata totalmente snaturato e sostituito dalla BIS di Basilea, la banca delle banche commerciali .


Banche commerciali che dal 15 Agosto 1971 , abolito l'obbligo di conversione del dollaro in oro, creano denaro con un clic a Nassau per poi illegittimamente prestarlo negli Stati in cui fondi petroliferi kazari riescono a far abolire, da stolti e incoscienti, "inconsapevoli" politici cooptati (Amato, Barucci in Italia nel 1992/93),   la separazione bancaria.


La separazione  bancaria è stata abolita dal 1993 in Italia, Grecia, Spagna, Francia, Germania e dal 1998 anche nel Regno Unito e USA, gli Stati guarda caso in  cui le rispettive CLASSI MEDIE (94% della popolazione) sono diventate povere.


I dazi messi da Trump (dal 10% al 25%) su quei paesi sono pertanto di entità irrisoria.  



Ogni possibile reato sopra ascritto e descritto è sempre inteso come  ipotizzato rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della certezza dello stesso e la sua richiesta punizione

 

 


Anche oggi crollano le borse. Ricordarsi della minaccia della kazara Jp Morgan se avesse vinto Trump
Postato da admin [06/02/2018 22:59]


  Pubblichiamo nota di  multicentrorisarcimenti@gmail.com



Prima che vincesse Trump,  Jp Morgan e gli altri fondi petroliferi -speculatori venditori allo scoperto   KAZARI avevano minacciato che se avesse vinto Trump,  avrebbero fatto crollare le borse. Hanno atteso un anno per non far cadere i sospetti su di loro . Con varie mail era stato  asserito che il crollo delle borse era solo rimandato di un anno e precisamente che il crollo si sarebbe verificato esattamente tra il gennaio e il febbraio del 2018 al fine di allontanare ogni sospetto.  E così puntualmente è avvenuto .

Giovedì  scorso al posto della YELLEN è divenuto governatore della FED un KAZARO che subito ha alzato il tasso ufficiale di sconto. Il rialzo del tasso è fondamentale per far crollare le borse. Il rialzo del tasso provoca un aumento dei rendimenti delle obbligazioni (che sono per la quasi totalita convertibili in azioni ), provocando   una diminuzione della quotazione delle obbligazioni  che si trascina al ribasso la quotazione delle azioni. Questo trend al ribasso a livello generale e pertanto incontrovertibile,  è il LA',  quanto ossia si aspettano i  fondi KAZARI venditori allo scoperto che agiscono immediatamente  nello stesso senso , appunto VENDENDO allo scoperto al fine di far crollare ulteriormente le quotazioni azionarie, guadaqnando ad ogni ribasso la differenza tra prezzo venduto e prezzo crollato. 

Una banca unica (la BCE e la FED) è stata  fondamentale per i fondi speculatori - petroliferi  kazari per  avere un tasso  unico al fine di , manovrandolo al rialzo, far crollare A COMANDO le borse.

I documenti desecretati dal NARA nel 2017 hanno dimostrato che l'UE è una CREAZIONE NAZISTA, di ex SS,  che emette LEGGI RAZZIALI CONTRO I CITTADINI ITALIANI E CONTRO LA MAGISTRATURA ITALIANA  per annichilirli e per toglierne a quest'ultima ogni potere,  ultimo baluardo rimasto contro lo strapotere  dei  fondi speculatori KAZARI giunti in Italia nel 1993 con la privatizzazione delle banche che erano dell'IRI

 

Coordinandosi in tempo reale sul sito delle Isole Vergine Britanniche http://it.investing.com/indices/indici-futures , i fondi speculatori KAZARI proprietari della City of London hanno iniziato Venerdì a VENDERE ALLO SCOPERTO  , un attività ignobile, amorale, illegittima che consiste nel PRENDERE IN PRESTITO titoli altrui per venderli a sua insaputa  nel WEEK END (SABATO E DOMENICA)  sfruttando il fuso orario tra borse. E sfruttando  la LINEA DEMARCAZIONE DATA fanno credere che siano VENDITE effettuate il LUNEDI, quando purtroppo i piccoli azionisti non riescono più a uscire dal mercato trovandosi in mattinata  il proprio titolo gia crollato perché venduto , preso in prestito, a loro insaputa nello stretto di Bearing e in altre zone dove passa la linea demarcazione data e quindi 15 minuti di differenza tra isola e isola, significano due giorni.

.

Con questa tecnica i fondi speculatori KAZARI riescono a far perdere decine miliardi  di dollari/ euro ai piccoli azionisti, sottraendone i risparmi e IMPOVERENDO LA NAZIONE .

Nel 1939  quando ancora operarono  in Italia questi fondi speculatori petroliferi KAZARI dal 1920 (abolita la separazione bancaria nel 1920) fu emesso un disegno di legge che addirittura prevedeva l'ERGASTOLO   o LA PENA DI MORTE nei casi più gravi di speculazione per chi effettuava attività speculativa con vendite allo scoperto su titoli quotati alla borsa di Milano. 

 

 Era gia accaduto il 16 gennaio 2016 e il 24 Giugno 2016. Stessa tecnica, causando alle banche italiane e alle altre  società italiane quotate alla borsa di Milano immani perdite per i loro piccoli azionisti.

La stessa tecnica fu messa in pratica dai  detti  hedge fund KAZARI anche sui BTP italiani nel 2011 VENDUTI  ALLO SCOPERTO per 25 miliardi di dollari facendo aumentare lo spread BTP/BUND , aumento che causò una perdita per lo STATO ITALIANO  in termini di maggiori interessi pagati sui titoli di Stato nei 18 mesi successivi di 120 MILIARDI di euro, come certificato dalla Corte dei Conti .  

 

I giornali per esempio il 25 Giugno 2016 titolavano che la Borsa italiana , Piazza affari , avesse perso quasi il 13%  il 24 Giugno 2016 a causa del BREXIT  ossia a causa della decisione espressa nella notte del 24 Giugno dal popolo inglese di uscire dall'Unione europea . 

 

In realtà nella notte del 24 Giugno del 2016, come rilevabile dal sito http://it.investing.com/indices/indici-futures

 gli hedge fund venditori allo scoperto hanno venduto allo scoperto per un totale di circa 60 miliardi di euro  azioni di molte societa italiane quotate in borsa , in prevalenza banche , provocandone un ovvio crollo del corso azionario  al mattino alla apertura della borsa italiana dalle ore 9.30. 

Banca Popolare dell'Emilia Romagna

ha perso in un solo giorno , il l 24 Giugno 2016,   il 24,61% 

 

Banca Popolare di Milano -24,28% 

Banco Popolare -23,3%

Unicredit -23,79%

Intesa -22,94%

Mediobanca -21,22%

UBI -20,69% 

MPS -16,43%

Mediaset -17,17%

Mediolanum -15,05%

Telecom -16,16%

FCA -9,37%

Enel -10,04%

ENI -9,19%

Leonardo Finmeccanica -11,94%

Generali -16,77%

 

 

Si trattò pertanto di un deliberato attacco all'economia reale italiana , al fine di appropriarsi successivamente del titolo azionario di innumerevole società italiane , attraverso società ad essi hedge fund riconducibili , a prezzo praticamente zero . Alcuni titoli azionari di società italiane  sono stati infatti pressoche azzerati, con continue vendite allo scoperto , dal 2007 .

 Intesa, Unicredit , le Banche Popolari , MPS , sono state letteralmente prosciugate dagli hedge fund KAZARI venditori allo scoperto che hanno sottratto a tali banche praticamente tutto i loro capitale e riserve , azzerandone il titolo dal 2007 . Si tratta di un chiaro ipotizzato colossale reato di insider trading portato su vasta scala dagli  hedge fund venditori allo scoperto all'economia reale italiana . 

L'ignaro risparmiatore che aveva investito per esempio in MPS nel 2007 a 87 euro per azione , per esempio aveva investito 87.000,00  euro nel 2007 in MPS, oggi si ritrova con 454,00 euro .

 Milioni di ignari risparmiatori italiani hanno  perdso  con questo attacco,  quasi totalmente i loro risparmi 

Alcune delle sopracitate società (ENI, Finmeccanica,) sono di importanza strategica nazionale .

 

La Magistratura italiana potrebbe chiedere l'accesso ai dati del sito http://it.investing.com/indices/indici-futures per accertare i movimenti effettuati dai venditori allo scoperto  . Con mail dal titolo IPOTIZZATA COLOSSALE MANIPOLAZIONE inviata il 24 giugno 2016 prima dell'apertura delle borse venivano fornite due fotografie alle  5.35 ed alle 7.13 dell'attività IN TEMPO REALE reperibile sul sito suddetto http://it.investing.com/indices/indici-

 degli hedge fund venditori allo scoperto . 

La CONSOB dovrebbe avere il dettaglio dei nomi e degli importi movimentati nella notte del 24 Giugno 2016 , dalle ore 24 del giorno 23 Giugno 2016 alle ore 9.29 del giorno 24 Giugno 2016, dagli hedge fund  con vendite allo scoperto dei titoli azionari delle suddette società italiane . Non avendo potere ispettivo (!) la CONSOB  non riesce a verificare chi sta dietro all'intermediario di cui si avvalgono i fondi KAZARI per effettuare vendite allo scoperto. La CONSOB ha potere ispettivo solo sulle vendite NAKED (nude ) ossia eseguite PRENDENDO ADDIRITTURA IN PRESTITO TITOLI INESISTENTI , le uniche vietate dall'UE, ma che costitusicono solo circa il 2% del TOTALE vendite allo scoperto .

Questo la dice lunga sulla volontà della KAZARA COMMISSIONE UE di impedire queste vendite allo scoperto . I documenti desecretati dal NARA nel 2017 hanno infatti dimostrato che la FAMIGLIA JUNKER è NAZISTA ( componevano le SS ) come sempre i documenti desecretati dal NARA hanno dimostrato che i fondi speculatori  dei KAZARI (georgiani/arzebajani di antica  origine tedesca, cd ariani  ) Mayer Rothshid, Warburg, JP Morgan , Rochfeller, Johnson, Walker Bush e Jeferson Clinton hanno fondato e finanziato il NAZISMO .

 

Convertitisi all'ateismo nel 1820 per godere ancora appieno del business del petrolio senza rimorsi , una volta che l'invenzione della trivella nel 1800 rese ancora possibile l'estrazione del petrolio esauritosi in superfice in Georgia /arzebajan nel 1400 dopo Cristo,

sono pertanto atei (si credono Dio ) e sovranazionali (sede legale nella City of London e fiscale nel paradiso fiscale del Delaware come rivelato dalla SEC)  , pertanto ANARCICHICI  col culto del fuoco (Arzebajan  significa Terra dei fuochi ) necessitano di essere vincolati con regole per difendere la CLASSE MEDIA (94% della popolazione mondiale ) , regole  che essi ovviamente rifiutano definendosi  oggi IPER LIBERISTI o progressisti riformatori. 

 

Ogni possibile reato sopra ascritto e decritto è sempre inteso come ipotizzato, rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della  certezza dello stesso e la sua necessaria richiesta punizione. 

Ai sensi dell'art 10 del c.p.p. la presente si tratta di notizia idi ipotizzato reato commesso da soggetto residente all'estero per cui la competenza è dell'Illustrissima S.V .che per prima reputi di iscrivere la notizia del  reato . 

E' richiesto alla illustrissima S.V. di procedere contro gli eventuali colpevoli con modello 21 essendo essi individuabili .

 

 


Stime del FMI sul PIL mondiale
Postato da admin [22/01/2018 21:47]


Il Fmi ha aggiornato il suo World Economic Outlook, documento con le stime mondiali, in occasione del Forum di Davos e ha fissato per l'Italia un Pil a +1,6% nel 2017, +1,4% quest'anno e +1,1% il prossimo. Rispetto al Weo di ottobre, l'Italia ha guadagnato rispettivamente 0,3 e 0,2 punti di crescita stimata per il 2018 e il 2019.

 


PIL mondiale in crescita, ma quale INSANA crescita?
Postato da admin [30/12/2017 12:34]

La redazione del BLOG INSIEME pubblica questa nota a cura del gruppo multicentro risarcimenti.

PIL mondiale in crescita, ma quale INSANA crescita?

 

E' aumentata l'industria del gioco d'azzardo (sale bingo e slot machines e centri di puntata ovunque , casinò on line pubblicizzati non solo on line, ma anche in tv per spingere la classe media sfiduciata e distrutta a puntare alla fortuna per rovinarsi definitivamente)

 

E’ aumentata l'industria dei cavi sottomarini internet per la manipolazione del pensiero detenuta da Goldman Sachs (Jp Morgan).

 

E’ aumentata la produzione farmacologica legata agli oppiacei che sono soltanto lenitivi del dolore e non curativi del dolore in quanto nessun italiano dal 1993 ha inventato più niente ed e come se la ricerca mondiale si fosse fermata. 

Il cancro, una delle principali industrie mondiali, inspiegabilmente non è ancora  stato debellato, non è ancora curabile, solo interventi che ne arrestano la propagazione allungando la vita, fondate sulle radiazioni (chemioterapia,…)

 

E' aumentata l'industria del sesso (sex bar in Giappone e nei paesi asiatici, lap dance in Europa, pornografia che vede in Tel Aviv il centro di produzione mondiale, pedo-pornografia)

E’ aumentata l’industria delle produzioni d’armi, attualmente vi sono circa oltre 100 mini conflitti nel mondo alimentati ad arte e “qualcuno” continua a spingere perché scoppi la Terza Guerra Mondiale facendo entrare in guerra anche gli eserciti degli Stat Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud da una parte e di risposta della Russia, Corea del Nord e Cina dall’altra,  per cui aumenterebbero enormemente i ricavi e di conseguenza i profitti delle industrie d’armi.

Un conflitto mondiale aumenterebbe inoltre enormemente anche la produzione farmacologica legata agli oppiacei (morfina, droga del combattente e metadone) 

 

 E’ aumentata la produzione di idrocarburi legata all’estrazione del petrolio e del gas, nulla è stato effettuato per la produzione e soprattutto per l’accumulo dell’energia solare cha sarebbe gratuita e non inquinerebbe più il pianeta, ma l’accumulo di energia è detenuto da un colossale OLIGOPOLIO (batterie di accumulo Tesla e General Motors che è stato recentemente scoperto come rilevato dal sito beta.companieshouse.gov.uk,  appartengono entrambe a TRUSHELFO una societa degli askenaziti -kazari  JP MORGAN, MAYER ROTHSHILD, ROCKFELLER, WARBURG, JOHNSON, WALKER BUSH, JEFFERSON CLINTON) , oligopolio che non abbassa il prezzo per batteria per produrre 6 kw di energia dagli attuali  14.000 euro a 500 euro, prezzo quest’ultimo  che permetterebbe ad ogni famiglia della classe media mondiale di prodursi autonomamente e gratuitamente l’energia per la sua auto e per la sua casa per sempre, il SOLE non costa)

Sig. Calienda, futuro Presidente del Consiglio, grande esperto di energia, spieghi in TV perché non si abbassa nel mondo il prezzo delle batterie di accumulo dell’energia solare.

Sig. Calienda,  futuro Presidente del Consiglio, perché non crea in Italia un Ente STATALE tipo IRI che abbassi il costo di una batteria di accumulo di energia solare da 14.000 euro a 500 euro, in modo che il SOLE  sia fruibile GRATUITAMENTE da ogni famiglia della classe media italiana e mondiale?

Nel 1937 dopo solo due anni di ricerca gli italiani, l’IRI, crearono l’auto più piccola e più veloce del mondo, la 500.

 Sig. Calienda crede che i miglior ingegneri del mondo, quelli italiani non siano capaci in soli due anni di ricerca nell’ambito di un ente TOTALMENTE STATALE di abbassare il prezzo di una batteria di accumulo, per produrre energia solare per 6 kw,  da 14.000 euro a 500 euro?

Sig. Calienda perché NON LO FA?

Anche l’industria del gioco d’azzardo, dei cavi sottomarini internet, quella farmacologica legata agli oppiacei, del sesso, della produzione d’armi , della produzione di idrocarburi legata all’estrazione del petrolio ed in parte a quella del gas (TAP proveniente da Arzebajan/Georgia e da Israele),eccetto il gas proveniente dalla Russia e dalla Libia , appartengono ai fondi speculatori askenaziti -kazari  degli atei  JP MORGAN, ROTHSHILD, ROCKFELLER, WARBURG, JOHNSON, WALKER BUSH, JEFFERSON CLINTON e sono le loro Chiese ((le Cristian Science che di cristiano hanno solo il nome, in realtà talmudiche, atee, col culto del fuoco e del diavolo, dette anche Chiese Evangeliche del Sud (Texas) degli Stati Uniti, apertamente massoniche)) che spingono alla guerra, che vorrebbero che Trump invii l’esercito degli USA in guerra, fomentando esse Chiese la Corea del Nord con i loro adepti con passaporto  statunitense che stanno eseguendo continui  sabotaggi ed attentati in Corea del Nord, ma Trump che è un vero cristiano non lo farà , si spera che non ci caschi, ha gia detto che socialisti internazionali(questi vertici kazari)  vorrebbero spingerlo alla guerra.

Grazie alla scoperta della trivella, nel 1850,  i kazari sono purtroppo tornati ancora in auge dopo che il petrolio era terminato in superficie in Georgia ed Azrebajan nel 1400 dopo Cristo e nella Prima e Seconda  Guerra Mondiale i fondi speculatori dei kazari  MORGAN, ROTHSHILD, ROCKFELLER, WARBURG, JOHNSON, WALKER BUSH, JEFFERSON CLINTON hanno utilizzato l’esercito della Germania per far scoppiare le Guerre, ma nel 1945 la Germania è stata smilitarizzata, non può avere porta-aerei,  ne carri armati entro un certo numero solo per difendere i suoi confini, anche se i termini per una produzione d’armi da parte della Germania senza limiti stanno per spirare….

 

 Il PIL mondiale è aumentato oltre che per queste INSANE industrie detenute dai fondi speculatori akenaziti -kazari (vertici  arzebajani-georgiani di antica origine tedesca, i cd ariani o nazisti come rivelato dai documenti desecretati nel 2007, 2014 e 2017) anche in quanto il dato include la finanza ossia il fatto che l’indice S&P 500 ( quotazione delle prime 500 società del mondo ) è cresciuto, ma i fondi speculatori kazari sono gia usciti da queste societa ai primi di Gennaio del 2017 vendendo le loro azioni ad un alto prezzo ed acquistando nel contempo opzioni di acquisto che però vengono lette dalle borse da essi controllate come invece fossero veri acquisti, per questo Wall Street è risultata in continua crescita anche nel 2017.

 Opzioni di acquisto che questi fondi speculatori eserciteranno, confermeranno  in acquisti il giorno dopo che le borse sono crollate, cosi frodando altri centinaia  di milioni di piccoli risparmiatori e lo scoppio di una guerra mondiale  è,  ovvio,  il pretesto che cercano questi fondi speculatori kazari per far crollare le borse.

IL PIL mondiale è cresciuto ancora nel 2017 ma in modo INSANO nell’economia reale, con produzioni che non hanno aiutato  la CLASSE MEDIA MONDIALE (94% della popolazione mondiale) anzi l’anno annichilita ed impoverita oltre che intossicata sempre più (è un altro dato che il PIL mondiale è aumentato ma questo aumento di ricchezza mondiale-effettuato con produzioni insane- si è concentrato nei super ricchi , infatti la ricchezza dei super ricchi è aumentata del 23% nel 2017).

Il PIL Mondiale è cresciuto in maniera ARTEFATTA nella finanza perchè le borse sono state pompate al rialzo nel 2017 con acquisti allo scoperto (opzioni di acquisto)  di cui si avvantaggeranno questi fondi speculatori kazari acquistando, per esempio,  dopo il crollo della borsa di Milano,   a 1 euro le azioni di ENI dai 300.000 piccoli risparmiatori di ENI o da circa 1 milione di piccoli  risparmiatori di UBI Banca e BPM che verranno poste in risoluzione con la procedura di risoluzione pre-confezionata ad arte dalla kazara COMMISSIONE UE.  

Nel 1993 Banca d’Italia è divenuta privata, ed è stato definitivamente scoperto (marzo 2017) , controllata purtroppo da questi fondi speculatori kazari (Vanguard (Rothshild), Jp Morgan Trust (Morgan), Fidelity (dopo l’omicidio Kennedy, premio Johnson 49%  + altri fondi kazari),  Northern Trust, Black Rock (Warburg), Black Stone (societa immobiliare dei fondi speculatori kazari), T-Rowe Price, Franklyn Templeton (Rostshild), Bnp Paribas (Morgan )…)  e Banca d’Italia pertanto dal 1993  non ha più potuto vigilare sui sorprusi compiuti da questi fondi speculatori kazari.

 

 

IL MONDO HA ANCORA BISOGNO DELL’INVENTIVA E DELLA CAPACITA’ DEGLI ITALIANI

 


 


Prestito sociale delle coop, ecco le nuove norme
Postato da admin [29/12/2017 21:07]


La redazione del BLOG INSIEME pubblica l'articolo qui sotto riportato, apparso nel sito PHASTIDIO.NET di Mario Seminerio

Strano a dirsi, ma pare che il nostro legislatore per una volta abbia mantenuto una promessa. Nello specifico, quella di mettere mano alla regolazione del prestito sociale delle cooperative, a tutela del risparmio. La nuova norma, inserita nella legge di bilancio per il 2018, appare un passo avanti, anche se come sempre il diavolo si cela nei particolari.

Ne dà conto oggi sul Sole un articolo di Gian Paolo Tosoni, dove si spiega che la premessa dell’intervento è che il prestito sociale può essere impiegato soltanto per operazioni strettamente funzionali al perseguimento degli scopi istituzionali e quindi che le coop non possono essere enti di gestione del risparmio:

«Questo sta a significare che nell’ambito della cooperativa l’area finanziaria, alimentata dai prestiti sociali, deve avere soltanto una funzione accessoria e strumentale alla propria attività istituzionale»

Viene inoltre data cogenza di legge al limite massimo per il prestito sociale, pari a tre volte il patrimonio netto, che era stato introdotto nel 2016 da deliberazione della Banca d’Italia ma che non aveva modo di sanzionare eventuali violazioni. Vi saranno assoggettate tutte le coop con più di 50 soci. Quelle che ad oggi eccedono tale limite avranno tre anni di tempo per rientrare. Per ulteriori restrizioni, la competenza viene assegnata al Comitato interministeriale credito e risparmio (Cicr), integrato da un membro di Bankitalia.

C’è anche il tentativo di creare ulteriori garanzie a tutela dei soci finanziatori, in attesa che il Cicr normi un fondo di garanzia:

«[…] qualora l’indebitamento nei confronti dei soci della società cooperativa superi l’importo di 300 mila euro e risulti superiore al patrimonio netto della società, il 30% deve essere coperto da garanzie reali o personali rilasciate da soggetti vigilati (banche eccetera). In alternativa la cooperativa deve aderire a uno schema di garanzia dei prestiti sociali con le caratteristiche indicate dalla delibera che dovrà assumere il Cicr»

E ancora:

«Le cooperative devono inoltre definire modelli organizzativi e procedure per la gestione del rischio da adottare nei casi in cui il prestito sociale assuma un rilievo significativo e comunque quando eccede il limite del doppio del patrimonio netto dell’ultimo bilancio approvato. Un decreto del ministero dello Sviluppo economico, competente sulla vigilanza cooperativa, per stabilire forme di controllo e di monitoraggio in materia di prestiti sociali»

In astratto, paiono misure costruite con buonsenso. Vedremo se verrà successivamente modificata la norma sulla remunerazione del prestito sociale. Oggi ogni socio, per beneficiare dell’imposta sostitutiva del 26% sugli interessi, può prestare un massimo di 36.527,10 euro, che raddoppiano per le cooperative agricole di trasformazione e vendita di prodotti agricoli, per le coop di produzione e lavoro e per quelle di abitazione. In questi casi l’interesse non può superare di 2,5 punti percentuali quello dei buoni fruttiferi postali.

La legge di bilancio ha poi recepito l’emendamento dell’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, collocandolo tuttavia entro la cornice delle nuove norme e garanzie, stabilendo che il rimborso del prestito sociale non è postergato agli altri debiti anche chirografari e quindi può essere pagato unitamente ai creditori non privilegiati. L’articolo 2467 del codice civile, quindi, non si applica a questa fattispecie.

In complesso, attendendo ulteriori declinazioni da parte del Cicr, tra cui fondamentale risulterà lo schema di fondo di garanzia, ci pare di poter dire che le nuove norme aumentano la tutela dei soci delle coop, riducendo i margini di libertà sin qui avuti dai manager nell’utilizzo del prestito sociale. Il sistema delle coop pare aver acconsentito di buon grado a questa normazione, anche perché lo status quo era difficilmente difendibile. Vedremo se cercheranno di allentare i nuovi vincoli, passata la Quaresima ed il momento di pubbliche relazioni.

 

 


Israele e la criptovaluta di stato
Postato da admin [26/12/2017 12:03]


La redazione del BLOG INSIEME invita i lettori ad analizzare l'articolo Pubblicato il 26 dicembre 2017 in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri, qui sotto riportato.

Il regolatore del mercato azionario israeliano ha avviato la procedura per vietare la quotazione sulla borsa locale di aziende i cui “servizi principali” sono in valute digitali, mentre quelle già quotate ma che sposteranno la maggioranza della propria operatività su servizi di moneta digitale saranno rimosse dal listino. Le motivazioni sono da ricondurre a timori di bolla speculativa ma anche di frode attraverso l’aggiramento del regolatore.

Stanno infatti moltiplicandosi i casi di Initial Coin Offerings (ICO), cioè pratiche di crowdfunding basate su emissione di moneta digitale (token) distribuita ai partecipanti all’operazione in fase di lancio di società. In pratica, i gettoni digitali sono l’equivalente di azioni in una offerta pubblica di quotazione, ma mediante essi le aziende aggirano le norme, ovunque piuttosto strette, sulle nuove ammissioni sul mercato azionario.

Per questo motivo i regolatori stanno attuando un po’ ovunque un giro di vite sugli ICO, il cui potenziale di truffa è sotto gli occhi di tutti. Israele, oltre a vietare le “bitcoin company”, è tornato sul progetto di realizzazione di una criptovaluta di stato, lo shekel digitale, di pari valore dello shekel fisico. Le motivazioni per questo progetto sono varie, ma tra esse vi è il contrasto dell’economia sommersa. In parallelo all’emissione dello shekel digitale, che sarebbe gestito dai cittadini attraverso il borsellino elettronico (wallet) del proprio smartphone, il governo pensa ad una legge per restringere significativamente l’uso del contante.

In un paese dove l’economia sommersa è stimata pesare per circa il 20-25% del Pil, la manovra congiunta di restrizioni al contante e uso dello e-shekel dovrebbe produrre importanti esiti di emersione del nero. Un rilevante effetto collaterale della misura sarebbe tuttavia la disintermediazione del sistema di pagamenti bancari, visto che le transazioni passerebbero dai server della banca centrale in tempo più o meno reale. Questa parte della digitalizzazione monetaria nazionale è quella applicata ad esempio in Ecuador ed in altri paesi dove la bancarizzazione della popolazione è piuttosto limitata. Adottarla in paesi finanziariamente sviluppati infliggerebbe un colpo pressoché mortale alle banche commerciali, disintermediate dalla loro stessa banca centrale.

C’è ovviamente una differenza esistenziale tra il bitcoin o qualunque altra criptovaluta, emessa in quantità fissa, e la valuta digitale nazionale: quest’ultima può essere creata a piacere dal governo, essendo ancora una moneta fiat. Quindi la banca centrale potrebbe ancora gestire attivamente la politica monetaria. Ad esempio, applicando tassi negativi sui saldi della valuta digitale nazionale per stimolare la domanda; oppure creando moneta digitale a piacere, per reflazionare durante una recessione.

In pratica, la criptovaluta di stato si porrebbe all’antitesi delle motivazioni per le quali il bitcoin e affini si sono sviluppate: queste ultime per bypassare lo stato e contare su una sorta di gold standard agli steroidi, visto che l’offerta di moneta è fissa. Nel caso di valute digitali di stato, sarebbe quest’ultimo a cercare di reagire alla disintermediazione “anarchica” delle criptovalute, ed a riprendere il controllo delle operazioni monetarie ma anche degli aspetti di ordine pubblico legati alla raccolta di risparmio privato.

Sono temi ovviamente futuribili. L’introduzione di monete digitali di stato può avvenire solo con una popolazione familiarizzata all’uso di moneta elettronica e disposta a privarsi del contante. Facciamo molta fatica a vedere questo scenario realizzato in Italia, ma occorre guardare al lungo periodo ed alla sostituzione delle generazioni per esaustione naturale.

Quello che si può cogliere è che una nuova tecnologia (quella del distributed ledger, l’archivio decentralizzato delle transazioni) inizia a disintermediare il potere pubblico, e quest’ultimo reagisce tentando di catturarla ed “istituzionalizzarla”, disinnescandone il potenziale di disruption. Almeno quello monetario e di tutela del risparmio, per ora: se la tecnologia del blockchain dovesse affermarsi per le consultazioni elettorali, avremmo una spinta alla “democrazia diretta” che condurrebbe rapidamente alla fine della democrazia stessa ed al trionfo di qualche furbastro che controlla i server e decide l’esito delle “libere” consultazioni.

Salvo poi ricadere nella oligarchizzazione del processo decisionale, che renderebbe il voto diretto una patetica foglia di fico. Vi ricorda un qualcosa visto di recente, sia pure in una dimensione grottesca e caricaturale?

 

 


Effetto leva, così il successo dei bitcoin può diventare la nuova bolla sistemica
Postato da admin [18/12/2017 19:16]


La redazione del BLOG INSIEME pubblica l'articolo di Mario Seminerio,  tratto da PHASTIDIO.IT

Per il bitcoin, l’inizio delle contrattazioni su due borse futures statunitensi dovrebbe segnare un momento di maturità, l’ingresso ufficiale nel novero degli strumenti finanziari scambiati su mercati regolamentati. In astratto, si potrebbe ritenere che la quotazione su mercati a termine rappresenti anche uno stabilizzatore delle quotazioni della criptovaluta, che negli ultimi mesi hanno conosciuto un andamento esplosivo che raffigura plasticamente un momento di isteria collettiva.

Ma le cose non sono così semplici: le banche che partecipano alla cassa di compensazione delle due borse futures hanno sollevato dubbi e resistenze. Il motivo è da ricercare nel fatto che i contratti a termine hanno senso se esistono compratori e venditori “naturali” dello strumento. Ad esempio, nel caso delle materie prime, il venditore naturale a termine è il produttore, che punta a garantirsi prevedibilità dei futuri flussi di reddito.

Nel caso del bitcoin, non esiste venditore naturale immediatamente identificabile. Per questo le banche manifestano perplessità: temono che, in presenza di flussi unidirezionali (quelli degli acquirenti), che vanno a leva, muovendo più soldi di quelli effettivamente impegnati nel contratto, si possa giungere a crack di vasta portata, le cui perdite ricadrebbero sulle banche partecipanti alla cassa di compensazione.

Per ora i margini iniziali su futures sono stati fissati a livello piuttosto elevato (circa il 40% del valore del contratto), limitando fortemente l’effetto di leva finanziaria. Stante la sinora limitata capitalizzazione delle criptovalute circolanti, il problema per la stabilità del sistema finanziario ancora non si pone, ma potrebbe divenire attuale proprio col ricorso massiccio alla leva finanziaria consentito dai futures. Il collasso di quotazioni gonfiate costringerebbe le banche centrali ad iniettare liquidità di emergenza nel sistema finanziario, per evitare la ripetizione della grande crisi degli scorsi anni.

Gli istituti di emissione hanno sin qui mostrato un atteggiamento di cautela verso le criptovalute, fatto di ammonimenti ma anche di analisi delle dinamiche economiche e finanziarie da esse indotte. Alcuni osservatori teorizzano la discesa in campo delle banche centrali, mediante emissione di criptovalute nazionali, per gestire e normalizzare il fenomeno.

Ma emettere “bitcoin di Stato” significa connettere i privati direttamente alle riserve delle banche centrali. Se da un lato ciò attrae chi teorizza di liberarsi dell’intermediazione delle banche commerciali e delsistema di riserva frazionaria e quanti sognano di avere banche centrali che creano moneta “al bisogno” o stimolano l’economia imponendo tassi negativi resi più efficaci dalla scomparsa del contante, dall’altro accentua l’instabilità del sistema finanziario, perché agevolerebbe le corse agli sportelli di banche commerciali in difficoltà, i cui clienti sposterebbero depositi verso la banca centrale con un click.

 


Globalizzazione sana e globalizzazione insana
Postato da admin [07/12/2017 19:57]


La direzione del BLOG INSIEME pubblica la nota qui sotto riportata inviataci da muticentro multicentrorisarcimenti@gmail.com


Dal 1945 al  15 Agosto 1971   la globalizzazione è stata sana. Nel 1945 venne costituito il Fondo Monetario Internazionale e la BIRS (Banca Internazionale di Ricostruzione e Sviluppo detta anche Banca Mondiale). Il FMI e la BIRS ebbero un ruolo fondamentale nella globalizzazione: se uno Stato era in difficoltà con in pagamenti interveniva l'FMI che prestava a tasso zero e la BIRS interveniva per rafforzare quei settori, quelle produzioni  che in quello Stato erano deboli, in questo modo riequilibrando la bilancia dei pagamenti di ognuno. In questo modo i   PIL di  tutti i 180 paesi del mondo, nessuno escluso,  crebbero dal 1945 al 1971 . La globalizzazione era sana perche distribuiva il reddito tra i vari paesi ed il mondo ebbe uno straordinario periodo di crescita. La classe media mondiale migliorò enormemente le sue condizioni di vita divenendo classe media 

 

Il 15 Agosto 1971 venne abolito l'obbligo di convertibilita del dollaro in oro e divenne pertanto purtroppo ancora tecnicamente possibile, dopo il 1929,   per i finanzieri petrolieri kazari(georgiani/arzebajnai  di antica origine tedesca)  creare a Nassau dollari digitali e poi prestarli o prestarseli in qualche Stato dove politici incoscienti o corrotti abolivano la separazione bancaria. 

L' FMI divenne un pro-forma,  la BIRS pure e fu sostituita dalla BIS di Basilea che iniziò a prestare soldi attraverso le sue banche azioniste a tassi abnormi , uccidendo progressivamente famiglie, imprese ed enti locali i cui addetti  costituiscono la classe media che quindi dal 1971, in italia dal 1993 ha iniziato progressivamente ad impoverirsi . 

 

I fondi speculatori finanzieri /petrolieri kazari hanno completamente spostato la produzione globale a partire dal 1993 solo ed unicamente in Bielorussia, Vietnam, Corea del Sud, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka, dove con la forza dell'esercito locale,   il costo del lavoro di un operaio è tenuto fermo da 25 anni  a 60 dollari al mese, calpestando i diritti umani  e cosi uccidendo le industrie di tutti gli altri Stati, dove ovviamente un operaio non può essere pagato meno di 1.000 euro al mese. 

 Questa è GLOBALIZZAZIONE INSANA .

Per questo motivo l'import da Bielorussia, Vietnam, Corea del Sud, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka, l'import (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, forni , televisioni,   componenti per automobili e macchine agricole , abbigliamento civile,militare e sportivo, cavi sottomarini internet ed intranet ) da questi paesi dove i fondi speculatori calpestano i diritti umani , deve essere tassato al 10.000% quando entra  nei confini italiani. Solo con una tassazione al 10.000% o con un divieto di importazione da questi paesi dove vengono calpestati i diritti umani , l'industria italiana e quella di tutti gli altri Stati del mondo potrà ricrescere.

Ogni possibile reato sopra ascritto e descritto è sempre inteso come  ipotizzato rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della certezza dello stesso e la sua necessaria punizione.

 

 


La politica fiscale
Postato da admin [06/12/2017 21:25]

La politica fiscale rappresenta per la maggior parte delle persone e soprattutto per la maggior parte dei politici il modo per finanziare servizi da offrire alla cittadinanza senza dimenticare, specialmente per le frange politiche più estreme, l'effetto finalizzato a diminuire le disparità reddituali. Il fallimento di questa politica è rappresentato dal fatto che in Italia lo Stato Sociale o Welfare State, come adesso si ama definire, rappresenta un costo superiore di circa venti punti percentuali in più rispetto al modello scandinavo che nel mondo rappresenta il modello a più alto costo ma contemporaneamente con la maggiore qualità di servizi resi alla popolazione. 
A fronte quindi di una notevole capacità, unita ad una creatività tutta italiana, nel reperire le risorse finanziarie necessarie corrisponde il fallimento dello stesso nato dal rapporto risorse finanziarie investite e servizi resi interamente attribuibile alla "interposizione statale" nell'esercizio e nella somministrazione di tali servizi. Questo è il primo fallimento della politica fiscale italiana che ha radici profonde nel passato ma che negli ultimi cinque anni ha dimostrato una crescita a dir poco esponenziale.
In un mondo globalizzato tuttavia la politica fiscale rappresenta uno dei fattori fondamentali per rendere una nazione attrattiva in relazione ai finanziamenti e agli investimenti produttivi  provenienti da soggetti internazionali. Pochi ricordano come la buona parte dei Suv che vengono prodotti dalle grandi case automobilistiche tedesche vengano realizzati nei paesi del Sud degli Stati Uniti. Attraverso una fiscalità di vantaggio infatti questi Stati hanno fornito un parametro normativo e fiscale redditizio e compatibile finanziariamente per tali investimenti. In altre parole, con buona pace di una classe politica italiana che risulta ancora convinta di vivere negli anni ottanta,  sarebbe necessario rendersi conto come esista una concorrenza non solo tra professioni o sistemi industriali ma anche tra stati a loro volta espressione di sistemi normativi e fiscali al fine di rendere un paese maggiormente attrattivo per gli investimenti i quali generano sviluppo economico nel medio e lungo termine. E’ evidente come logica conseguenza che la politica fiscale rappresenti uno dei parametri di comparazione per un investitore di fronte alla scelta tra due stati nei quali avviare un investimento. In questo senso uno dei principi che maggiormente viene apprezzato dagli investitori, che va oltre la stabilità di un sistema fiscale (l'Italia produce ogni giorno 20 pagine di nuovi adempimenti per le PMI), è il parametro legato alla non retroattività della normativa fiscale. Questo forse rappresenta l'elemento fondamentale se non addirittura decisivo per influenzare un investimento produttivo rendendo così un paese maggiormente attrattivo. Un fattore forse non sconosciuto ai forti economisti che lavorano al governo i quali tuttavia hanno partorito un Investiment Compact che pone la soglia della non retroattività fiscale per investimenti superiori ai 500 milioni: di fatto togliendo ogni prospettiva di crescita alle PMI attraverso risorse finanziarie provenienti dall'estero.
A questo disastro normativo, venduto come se fosse una grande svolta nelle politiche di sviluppo economico da parte del governo Renzi e dei ministri economici che  ora invece cercano di prendere le distanze, si aggiunga l'ultima idea innovativa del governo Gentiloni il quale ha ridotto la detraibilità dell'IVA ad un margine temporale di quattro mesi quando in Francia risulta normato a due anni e in Germania il limite viene fissato a quattro anni. In altre parole in Italia il risultato di certe politiche miopi sta riducendo  il paese ad un quadro normativo ma soprattutto al continuo cambiamento delle normative fiscali al di fuori di ogni contesto competitivo per quanto riguarda gli operatori finanziari ed industriali esteri tale da renderlo assolutamente non attrattivo.
Questo rappresenta il secondo fallimento colossale della politica fiscale con l'aggravante di avere ripercussioni anche sulla politica fiscale quindi sull'approvvigionamento delle risorse fiscali stesse.
Queste scelte di politica fiscale nonostante i due fallimenti che emergono in modo cristallino rappresentano l'espressione di una cultura retro statalista, espressione di una volontà di porre lo Stato in posizione di preminenza rispetto all'economia di mercato. In questo modo vengono create delle vere e proprie rendite di posizione di chi e per chi in nome e per conto dello Stato opera con costi assolutamente insostenibili e lontani da ogni parametro economico di sostenibilità. Queste posizioni retrostataliste rappresentano il vero problema della nostra economia influenzando in un modo perverso la possibilità di crescere nel medio lungo termine.



Francesco Pontelli - Economista                             
 


MPS, cosa la commissione di inchiesta non ha fatto emergere
Postato da admin [03/12/2017 08:00]


La redazione del BLOG INSIEME pubblica la nota inviataci dal multicentrorisarcimenti@gmail.com: 


Esaminando i bilanci di ABN AMRO dal 2002  emerge lampante  che

1)      ABN AMRO fosse in gergo bancario/finanziario  “piena di merda” ossia piena di NPL (crediti alla clientela non restituiti ) gìà dal 2003. Emerge sempre più lampante dagli elenchi messi on line anche negli USA   che i crediti non restituiti non siano mutui da 100 mila euro o dollari prima casa concessi alle famiglie, ma crediti che gli stessi vertici finanziari si sono auto -prestati per miliardi  di euro/dollari attraverso compiacenti adepti e che poi non hanno restituito alle banche creandovi un buco pauroso   

2)      Nel 2005 ABN AMRO era a rischio insolvenza verso le altre banche del sistema , infatti il suo Capital Tier era andato progressivamente peggiorando fino a  scendere sotto il 4%. Cosa significa ? Il capital Tier è il rapporto tra Capitale + Riserve rispetto ai crediti verso la clientela. Il Capital Tier deve essere almeno l’8% dei crediti verso la clientela  altrimenti la banca non riesce, da un analisi storica,   tecnicamente più ad assolvere i suoi impegni verso le altre banche.  Cio significa che ABN AMRO avesse in pancia almeno 100 miliardi di  euro di crediti in sofferenza gia nel 2004. Per assolvere ai suoi impegni verso le altre banche ABN AMRO aveva dovuto ricorrere al suo capitale ed alle sue riserve, che quindi si erano ridotti complessivamente a meno del 4% . Pubblicato il bilancio di ABN AMRO nei primi mesi del 2005, gli analisti hanno compreso subito che  la situazione in ABN AMRO era ancor più peggiorata nel 2004 anziche come la direzione della banca sosteneva ai giornali, migliorata. Il titolo di ABN AMRO, una volta pubblicato il bilancio, inizia a crollare in borsa, il  lunedì successivo perde il 20%. Il rischio è sistemico,  ABN AMRO è la prima banca olandese ed una delle prime dieci al mondo, le banche del sistema iniziano a chiudersi a riccio e a non  scambiare piu con ABN AMRO, l’effetto è automatico. Interviene allora il giorno seguente CITIGROUP che immette 9 miliardi di dollari in ABN AMRO .  9 miliardi di dollari . Il sito governativo britannico beta.companieshouse.gov.uk ha dimostrato che CITIGROUP attraverso la società TrushElfco è in realta Jp Morgan. 

3)      Il Capital Tier di ABN AMRO balza infatti improvvisamente al 8% per via del capitale immesso da Jp Morgan (Citigroup) . Il titolo ha un improvviso rialzo il giorno successivo. 

4)      Ovviamente Citigroup/JP MORGAN non ci sta a perdere 9 Miliardi di dollari per colmare buchi da essi stessi vertici finanziari causati ad ABN AMRO con prestiti auto-prestatisi e non restituiti alla banca. 

5)      Decidono quindi di fare un’ operazione di maquillage: ABN AMRO(SANTANDER)  comprano nel 2005 ANTOVENETA ,  la riempiono di merda, la riempiono di crediti in sofferenza , di NPL e poi …e poi la restituiscono agli italiani con tutta la merda dentro. Gli italiani (MPS)che fanno : si fidano , il presidente di MPS senza nemmeno guardare se vi fosse merda (NPL)  in ANTOVENETA la compra a scatola chiusa : è il comportamento del cd cioccolataio, del simil fanfarone un po bonaccione che al telefono conclude una acquisto da parte di MPS di ANTOVENETA senza valutare, senza scartabellare quanti dei crediti verso la clientela iscritti nel bilancio di ANTOVENETA fossero già in sofferenza. 

6)      MPS che prima del 2007 era una buona banca viene quindi  riempita di tutta la “merda” che vi è in ANTOVENETA e che era di ABN AMRO. Il titolo di MPS che prima del 2007 era quotato 87 euro , inizia a crollare in quanto il suo Capital Tier a causa di questi NPL immessi inizia progressivamente a crollare, oggi l’azione di MPS vale meno di 0,20 centesimi.  Centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori di MPS perdono totalmente i loro risparmi. Molti di essi sono famiglie italiane  o piccoli imprenditori che non volevano comprare azioni di MPS, ma sono stati costretti a comprare azioni di MPS pur di avere un prestito per tirare avanti . 

7)      Lo Stato italiano è costretto ad immettere in MPS una prima tranche di 3,7 miliardi di euro per evitare che MPS fallisca, 3,7 miliardi di euro che peseranno sulla classe media italiana  con maggiori tasse che lo Stato italiano sarà costretto ad emettere per compensare questa uscita. 

8)      Cosa può fare la Magistratura italiana ? Poco niente , se non  nulla . Tutte le norme che riguardano la finanza sono state abolite dal duo  Amato e Barucci nel 1992/93 e Berlusconi ben si è guardato di re-introdurle. I pochi reati finanziari sono stati depenalizzati, vengono risolti, nei rari casi in cui la CONSOB, denudata del potere ispettivo sempre dal duo Amato /Barucci (immaginiamoci cosa è stato costituito nel 1992/93 , un organo di vigilanza senza il potere di vigilanza )    con un ristoro amministrativo, pecuniario irrisorio rispetto all’immenso danno provocato contro il risparmio della classe media italiana. 

9)      Non costituisce reato che un fanfarone un po bonaccione abbia concluso al telefono un acquisto che ha comportato poi bonifici effettuati da MPS per 17 miliardi di euro, 34.000 miliardi di lire. Se non lo avesse fatto e fossero invece stati elargiti a fondo perduto da MPS,  34.000 italiani sarebbero diventati miliardari , oppure 68.000 italiani avrebbero ricevuto 500.000,00  euro a fondo perduto, oppure  136.000 italiani avrebbero ricevuto 250.000, 00 euro a fondo perduto oppure 272.000 italiani avrebbero ricevuto 125.000,00 euro a fondo perduto , oppure 544.000 italiani , mezzo milione di italiani avrebbero ricevuto 62.500,00 euro a fondo perduto, oppure 1.088.000 , un milione di famiglie italiane avrebbero potuto ricevere 31.250,00 euro a fondo perduto, oppure 2.196.000 , oltre due milioni di famiglie italiane avrebbero potuto ricevere 15.125,00 euro a fondo perduto che è quanto necessita ad una famiglia italiana della classe media per sopravvivere un anno intero . Invece per colpa (no dolo , reato depenalizzato dal duo) di un simil fanfarone un po bonaccione, questi denari invece che nelle tasche di 2 milioni di famiglie italiane sono finiti a fondo perduto in altre tasche. 

 

Gli ATEI  signori speculatori internazionali penseranno che averla fatta, ancora una volta,  in barba alla patria del diritto, l'Italia  ed in barba ai creatori del diritto, gli italiani,  è stata una grande impresa.

 Ogni possibile reato sopra ascritto e descritto è sempre inteso come  ipotizzato rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della certezza dello stesso e la sua necessaria punizione.

 

 


"La lezione del dopo EMA"
Postato da admin [25/11/2017 12:29]

Delusione e amarezza per la mancata assegnazione dell'Ema a Milano: una scelta che fotografa la posizione di debolezza dell'Italia in questa Unione Europea di egoismi ed i distorcenti meccanismi che permettono il gioco a nostro danno.

 

Una Europa politica non sarebbe dovuta arrivare al ballottaggio.

 

La citta' ha tutte le qualita' e i requisiti per ottenerne l'assegnazione e l'Italia vanta grandi crediti verso l'Europa:   per il contributo finanziario al bilancio europeo, e perche', a parte le due agenzie, in Italia non ha sede alcun organismo o istituzione dell' Unione Europea (Parlamento, Commissione, Banca Centrale, Tribunale, Corte).

 

Ci sarebbe quindi una ragione storica  per vantare, sul piano politico, qualche diritto nell'attribuzione di una semplice agenzia; ma il meccanismo del voto segreto ed addirittura l'assurdita' del sorteggio non permettono alcuna valutazione e alcuna tutela politica. 

 

Questo e' quanto si puo' dire con amarezza in una Italia attonita, all'indomani della vicenda. Ma che ha dato prova, come ai tempi di Expo, di poter “fare sistema”, purtroppo in questo caso solo  interno, con Governo, Regione, Comune, imprenditori e associazioni totalmente impegnati per raggiungere l’obiettivo.

 

Impegno che non è stato vano perché ha presentato al mondo, non solo l’immagine di una città, di una regione all’avanguardia in tantissimi campi, dalla sanità alle infrastrutture alla cultura all’accoglienza: ma soprattutto di un Paese affidabile nella sua concretezza.

 

Ema all’Olanda ed Eba alla Francia, dunque. Si rafforza così l’ipotesi più volte avanzata di una Europa a cerchi concentrici. Del primo cerchio farebbero parte Germania, Francia e Paesi più piccoli ma omogenei: Olanda, appunto, Austria, Belgio ed altri, con la Spagna a rappresentare il sud del Continente. Spagna il cui “tradimento” all’ultimo momento (non ci ha dato  il voto promesso che avrebbe evitato il pareggio e quindi l’estrazione a sorte) avalla tale ipotesi.

 

Fantapolitica? Si vedrà. Ma il segnale giunto all’Italia, uno dei Paesi promotori e fondatori dell’Unione, non è tranquillizzante: e potrebbe anticipare un tentativo di  esclusione dalle conseguenze ben più gravi della perdita dell’EMA.

 

Nella tradizione popolare milanese, per rappresentare questo stato di cose, girava una immagine pittoresca.

 

Attualizzando, nella piu' benevola delle ipotesi, sembra di stare nel mondo del calcio e non in quello della politica internazionale.

 

Achille Colombo Clerici

 

 

 


Monte Paschi Siena
Postato da admin [14/11/2017 21:22]

La direzione del BLOG insieme pubblica la nota qui sotto riportata ricevuta da muticentro <multicentrorisarcimenti@gmail.com


MPS  nel 2007 compra Antoveneta. Sarebbe stata pagata circa 17 miliardi di euro. Come in tutte le imprese, in cui il titolare è una persona dotata del senno del buon padre di famiglia,  prima di comprare un’ altra azienda sborsando anche solo un euro, avrebbe dovuto esserne controllato il bilancio. In ambito bancario significa verificare nella voce “Crediti verso la Clientela” quanti di essi fossero inesigibili.

 Banco Antoveneta aveva in pancia  miliardi di euro  di crediti inesigibili, diversamente MPS che prima del 2007 aveva crediti inesigibili sotto  l'8% dei prestiti, quindi sotto il limite di salvaguardia , non si sarebbe trovata dopo l'acquisto di Antoveneta,   con crediti inesigibili pari a circa al 20% del totale dei crediti, quindi a rischio default , per questo motivo l' azione di MPS è passata  da 87,00 euro per azione prima dell'acquisto di Antoveneta ad oggi che vale  ZERO VIRGOLA QUINDICI CENTESIMI di euro (0,15 euro). 

 

Ma perchè Antoveneta che era una buona banca tutto d'un tratto si trova con una montagna di crediti inesigibili nella pancia superiori al 16% dei crediti totali? 

Perchè Antoveneta era stata acquistata qualche tempo prima da Santander ed i crediti inesigibili del sistema bancario spagnolo e portoghese sono stati trasferiti, in tutta evidenza,  in Antoveneta che poi è stata fatta acquistare da MPS . 

I crediti inesigibili di Santander erano divenuti tali e superiori al 8% dei prestiti totali  in quanto con  tutta probabilità i fondi speculatori che la controllano se li erano auto- prestati,  senza poi restituirli a Santander. 

Per pulire Santander che è una delle due banche , insieme a Banco di Bilbao,  che detengono la maggioranza di Banca di Spagna, i fondi speculatori  controllanti le due banche e quindi controllanti anche la  BC di Spagna , avrebbero ben pensato di far comprare a  Santander una banca Antoveneta appunto, trasferirvi i suoi crediti inesigibili  e poi far  compare Antoveneta a MPS . 

MPS non è strategica per i fondi speculatori, è risultata infatti matematicamente fuori  dalla maggioranza azionaria di controllo  di Banca d'Italia, essendo tale maggioranza  in Banca d'Italia detenuta  con 265 voti su 529 (quindi col 50% +1 ) da Banca Intesa , Unicredit, Carisbo(Intesa), Carige (Intesa) e BNL insieme alle rappresentate al voto Ass. Generali ed INPS. 

MPS potrebbe pertanto anche fallire, il suo fallimento non cambierebbe l'assetto di controllo da parte dei fondi speculatori di Banca d'Italia. 

Osservando nei bilanci delle banche del caso,  prima e dopo un’ acquisizione come aumenta  o si riduce la percentuale dei  crediti inesigibili rispetto al totale dei crediti,  è possibile comprendere cosa sia  in realtà avvenuto in MPS. 


Ogni possibile reato sopra ascritto e descritto è sempre inteso come  ipotizzato rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della certezza dello stesso e la sua punizione

 

 


Il sistema bancario italiano
Postato da admin [07/11/2017 18:48]

In relazione al sistema bancario si continua a vivere in un momento di sospensione dalla già ben dura realtà molto simile a quella che ha concesso il quantitative easing da parte della BCE a tutti i governi che si sono succeduti dal 2012 in poi e che si è manifestata con l'esplosione del debito pubblico. A pochi sembra interessare come i nuovi parametri, molto più stringenti, di garanzia relativa agli Npl (a dispetto di quanto dicono molti risultano attualmente oltre i 230 miliardi)  avranno sul sistema bancario italiano delle ricadute economico-finanziarie molto pesanti. Recentemente infatti in una nota economica si affermava come il sistema bancario avesse l'intenzione di mettere all'asta circa 435.000  immobili del valore nominale di 85 miliardi con l'obiettivo di raggiungere perlomeno una cifra vicino ai 21 miliardi. Quest'operazione, che si inserisce all'interno di una ricerca per far rientrare una  parte delle sofferenze, dimostra essenzialmente come il sistema bancario italiano risulti assolutamente già di per sé in forte sofferenza, figuriamoci con le nuove stringenti normative relative alle garanzie sugli Npl richieste dalla BCE.
Lo stesso scontro all'interno del governo sulla politica economica che contrappone ministri a favore della velocizzazione del rientro dei crediti da parte del  sistema bancario ad altri che invece tenderebbero a tutelare, e a favorire, il popolo dei debitori dimostra essenzialmente come non sia assolutamente archiviata la crisi del sistema bancario italiano. Comunque questa volontà del sistema bancario di liberarsi di oltre 435.000 immobili dimostra come ad una crisi propria sistemica, legata  agli Npl ed ai parametri europei, consegua inevitabilmente una ricaduta del valore degli immobili che verranno immessi sul mercato, con l'inevitabile conseguenza di  trascinare al ribasso tutto il mercato immobiliare (che ancora oggi rappresenta una fonte di garanzia finanziaria e bancaria). 
Tutto questo avviene mentre il mondo politico prepara le armi per la prossima campagna elettorale - inconsapevole delle ragioni della crisi finanziaria, specifica ed irragionevole, del nostro sistema bancario - promettendo di riportarci alla crescita economica con la propria elezione. Del resto la stessa decisione dei presidenti di Camera e Senato di non prorogare la commissione d'inchiesta  sul sistema bancario oltre la fine della legislatura dimostra il loro spessore culturale, etico e morale. L'ennesima riprova di un declino culturale che, nello specifico, si manifesta anche in uno economico, al quale va associato il mondo degli economisti e degli accademici che ora cercano di prendere le distanze circa gli effetti di una crisi bancaria che ha visto il loro tacito assenso legato al supino e complice silenzio della politica, sia locale che nazionale. Tutti accomunati dalla convinzione che la crisi del sistema bancario italiano sia ormai alle spalle quando invece risulta proprio di fronte a noi.



Francesco Pontelli - Economista
 


 
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