Crisi sociale e crisi di sistema
Postato da admin [05/06/2020 07:22]


In soli due mesi di pandemia:  + 300.000  disoccupati e + 750.000 inattivi, persone cioè che non cercano nemmeno più un’occupazione e, tra poco, ci sarà il via libera ai licenziamenti per ora bloccati. Dalla crisi sanitaria ci infiliamo in una crisi sociale dai caratteri simili a quella del secondo dopoguerra. Già nel Giugno dell’anno scorso avevo scritto di questo tema che, con la pandemia non ancora conclusa, si sta terribilmente aggravando. Quando sarà finita l’emergenza, infatti, i governi di tutto il mondo dovranno affrontare il tema drammatico del disagio sociale. Un disagio tanto più grave in Italia che, accanto ai fenomeni di natura sociale ed economica, dovrà affrontare anche quelli di ordine istituzionale. Dopo il potere legislativo e quello esecutivo, con quanto è accaduto nel CSM e nella magistratura, siamo alla crisi di sistema.

 

Il Legislativo vive la condizione malferma di un parlamento espressione di una metà dell’elettorato e risultato di una legge elettorale incapace di garantire una maggioranza stabile di governo. L’esecutivo, come quello sorto dopo il voto del 4 Marzo 2018, figlio  della situazione di cui sopra, sostanzialmente era l’espressione di un “contratto necessitato”, che ha comportato l’avvio di un’alleanza di tipo trasformistico tra due partiti, M5S e Lega, portatori di interessi e di valori diversi e per molti aspetti alternativi. Un’alleanza andata in crisi nell’agosto scorso, sostituita da quella rosso-verde M5S-PD-LeU-ItaliaViva, anch’essa espressione di una condizione politica di emergenza e di necessità.

 

Lo sfascio che sta vivendo il CSM, infine, è il segnale drammatico di una crisi della giustizia con la quale appare in tutta la sua evidenza, la crisi di sistema dell’Italia. Si aggiunga (risultato delle politiche maldestre del governo giallo verde) il più forte isolamento internazionale patito dall’Italia nell’Europa, della cui Unione il nostro Paese è socio fondatore, per una politica estera ondivaga tra le rituali ubbidienze alle tradizionali alleanze occidentali e le pericolose aperture leghiste verso la Russia di Putin e pentastellate verso la Cina di Xi Jinping. Un isolamento che, solo con le nomine successive, dopo le elezioni europee, alla presidenza del Parlamento europeo di Sassoli e nella Commissione UE di Gentiloni e la paziente azione svolta dal premier Conte, si è potuto superare in Europa.

 

Anche sul fronte degli enti locali, dopo l’infausto riforma del Titolo V° della Costituzione, si vive con forti  e diverse preoccupazioni l’irrisolto tema della  maggiore autonomia delle regioni del Nord e dell’eterna questione meridionale. Continua la crisi strutturale dei bilanci di molti comuni italiani,  la confusa situazione della chiusura-non chiusura delle province con tutti i problemi di attribuzione delle competenze tra le stesse province, i  comuni capoluogo  e le città metropolitane nate, sin qui, solo sulla carta . Una  situazione di difficoltà e di crisi evidenziatasi ancor di più nella complessa gestione sanitaria della pandemia, con la confusione derivata dalle competenze esclusive e concorrenti tra Stato e Regioni. Ha sopperito sin qui la volontà di collaborazione che, tanto i responsabili dei governi regionali che la presidenza del Consiglio hanno saputo mettere in campo, pur con qualche distinguo e voglia di protagonismo, soprattutto per taluni, in funzione pre elettorale.

 

Se osserviamo anche la condizione della società civile, utilizzando la mia teoria euristica dei quattro stati: la casta, i diversamente tutelati, il terzo stato produttivo, il quarto non stato, ciò che emerge è il prevalere di una condizione di anomia morale, culturale, sociale, economica e finanziaria, caratterizzata dal prevalere di una scarsissima solidarietà di tipo meccanico funzionale, dal venir meno delle comunità, da una diffusa condizione di frustrazione premessa di possibili fenomeni di rivolta sociale, sin qui sotto traccia.

Al dramma sanitario vissuto dal Paese, si aggiungono le prospettive per alcuni versi ancora più ampie delle ricadute economiche e sociali. Il disagio sociale è caratterizzato da un’accentuazione sia delle diseguaglianze territoriali, che quelle tra i cittadini con l’ulteriore erosione del ceto medio e la divaricazione più severa tra ricchi e poveri. Il disagio sociale rischia contemporaneamente di ampliare il bacino di reclutamento della criminalità e di accentuare le spinte separatiste delle aree più sviluppate del Paese. Parimenti si stanno rafforzando le tendenze di forte contestazione alle politiche comunitarie, fino a un potenziale allontanamento dall’Unione europea, alimentate da culture sovraniste che, proprio nel dramma della pandemia, hanno rivelato la loro sostanziale inconsistenza e incompetenza di fronte a fenomeni globali che reclamano soluzioni di forte cooperazione internazionale. Se non si riprende il terzo stato produttivo già provato prima del Covid19 e adesso totalmente in ginocchio, la crisi rischia di diventare irreversibile.

 

Quali sono oggi gli interessi e i valori prevalenti? Interessi “particulari”, innanzi tutto,  e “bene comune” ridotto a un oggetto misterioso per lo più dimenticato. Sul piano dei valori sono più diffusi quelli di natura egoistica, di esclusione e di chiusura alla comprensione e all’ascolto. Di qui la riduzione della politica a slogans di immediata e facile comprensione, con la comunicazione prevalente e diffusa dei social media e la politica ridotta a tweet e a scambi spesso irripetibili su facebook e instagram. La pandemia ha fatto, tuttavia, riscoprire valori di solidarietà e comunità di straordinario impatto sociale. Immediata la reazione di segno contrario quella emersa dalla manifestazione della destra e dei “pappalardini” del 2 Giugno a Roma.

 

Col venir meno dei  riferimenti politico  culturali  tradizionali, quelli che sono stati alla base della nascita della Repubblica e del patto costituzionale, nell’attuale deserto delle culture politiche, lo strumento essenziale per offrire la soluzione storico politica all’ esigenza dell’equilibrio tra interessi e valori, ossia al ruolo proprio  della politica, risulta inesistente e/o incapace di dare risposte,  si ricorre a sporadici e occasionali mezzucci, più in linea con le tecniche di propaganda che con soluzioni e proposte di ampio respiro e di lungo periodo.

 

In questa condizione di crisi di sistema, la maggioranza giallo rossa al governo, ahimè, con la crisi della sinistra e l’assenza di un centro democratico, popolare e liberale credibile, sembra non avere alternative concrete; salvo quella  di un’alleanza di estrema destra, tra Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia con la Lega,  a netta dominanza salviniana. Una maggioranza quest’ultima che, se prevalesse, darebbe, dopo settant’anni di vita della Repubblica, la guida del Paese alla destra estrema e porterebbe al più grave isolamento dell’Italia in Europa.

 

Per uscire da questa grave crisi di sistema servirebbe un profondo mutamento spirituale e culturale, prima ancora che politico e organizzativo, senza il quale, temo, sarebbe impossibile affrontare le tre questioni essenziali del caso italiano:

  1. la questione antropologica, che attiene ai valori fondamentali della vita:

  2. la questione ambientale, su cui si gioca il destino dell’umanità e del pianeta               Terra;

  3.  la questione del nostro stare insieme nell’Unione europea, collegato al tema della sovranità monetaria e della sovranità popolare da cui dipendono tutte le altre riforme per garantire lavoro, pace e sicurezza al nostro Paese e alla quale sono strettamente connesse tutte le gravi conseguenze economiche e sociali post pandemiche.

 

Quanto al primo tema si tratta di testimoniare e tradurre sul piano istituzionale le indicazioni della dottrina sociale cristiana: dall’”Humanae Vitae” di San Papa Paolo VI a quelle di Papa Francesco. Quanto al tema ambientale, si tratta di impegnarci a tradurre sul piano politico istituzionale quanto indicato da Papa Francesco nella sua straordinaria enciclica “ Laudato Si”. Insomma serve rimettere in campo la cultura del popolarismo, unica in grado di offrire risposte convincenti ispirate dai valori della solidarietà e della sussidiarietà nell’età della globalizzazione.

 

Sul terzo tema, come vado scrivendo da molto tempo, si tratta di ripristinare la legge bancaria del 1936: tornare al controllo pubblico di Banca d’Italia e, nell’Unione europea, della BCE e reintrodurre la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. I provvedimenti suddetti sono necessari per una ripresa di sovranità monetaria e popolare, pur nel rispetto dei limiti consentiti dalla nostra appartenenza all’UE e sarebbero in linea con la migliore tradizione della DC in materia di politica bancaria e finanziaria da essa sostenuta con Guido Carli, sino all’infausto decreto Barucci-Amato del 1992, che determinò il superamento della legge bancaria del 1936.

 

Il sottosegretario al ministero del Tesoro e finanze, On Alessio Villarosa, che ben conosce questi temi, potrebbe/dovrebbe farsi carico urgentemente di queste indicazioni, trascinando il M5S dalla fase delle proteste a quello delle proposte di riforma reali per il bene del Paese. Senza questa riforma di struttura finanziaria, anche “il Piano di rinascita” annunciato ieri dal premier Conte rischia, altrimenti, di tradursi nell’ennesimo libro dei sogni.

 

Ettore Bonalberti

4 Giugno 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L'Italia in recessione
Postato da admin [10/05/2020 20:26]


 


“Il Decreto Liquidità del Governo è destinato a fallire”. Money.it intervista Giulio Tremonti
Postato da admin [14/04/2020 12:23]

Intervista a 360° al Professor Giulio Tremonti. Focus su decreto liquidità, MES, ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia nella lotta al COVID-19, prospettive economiche e futuro dell’Euro.

di Francesco Oliva 14.04.2020

Decreto liquidità, MES, ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia di fronte all’emergenza coronavirus: di tutto questo abbiamo avuto il piacere di poter parlare con Giulio Tremonti, nell’intervista in esclusiva che il Professore ha gentilmente concesso a Money.it.

I temi trattati sono davvero molti, altrettanti i dubbi. Più di un’ora di conversazione in cui il Professor Tremonti ci ha consentito di approfondire alcune importanti questioni, tutte di strettissima attualità.

Non è semplice, infatti, trattare questioni politiche, economiche, sociali e fiscali che si intrecciano in modo evidente con giudizi di merito, sempre complessi da fornire e valutare.

Domanda: Professore, nel suo ultimo libro “Le tre profezie. Appunti per il futuro”, recentemente aggiornato alla luce dell’emergenza globale che stiamo vivendo, Lei parla di tre diversi scenari che erano stati in qualche modo anticipati in passato: la deriva del capitalismo globale di cui parlava Marx, il potere mefistotelico del denaro e del mondo digitale di cui parlava Goethe e la crisi delle civiltà cosmopolita di cui parlava Leopardi.

Quali considerazioni possiamo aggiungere oggi alla luce dell’incredibile situazione che stiamo vivendo in Italia e nel mondo per effetto della pandemia in corso?

Risposta: La quarta profezia, dopo quelle da lei citate, è che ci hanno preso, pur non avendo l’iPad o il computer ma 200 anni fa avevano intuito o previsto quello che sarebbe successo se l’uomo avesse fatto quello che poi effettivamente ha fatto con la globalizzazione.

Cosa emerge dal passato? Indizi e miti millenari che in qualche modo ci indicano quello che sta succedendo.

Faccio un esempio, il paradiso terrestre: non crediamo certo alla storia della mela o del serpente ma nella Bibbia si legge “valicate le montagne, i popoli venendo da Oriente sono scesi nelle nostre pianure”; vuol dire che c’era stata una variazione drammatica nelle vite umane. Il paradiso prima c’è e poi no. Oppure un altro mito millenario è quello del diluvio universale, poi si sale sull’arca…

Ecco, io credo che tutte queste storie abbiano un fondo di verità.

La cacciata dal paradiso terrestre, rapportata ad oggi, potrebbe essere associata alla fine del trentennio dorato di illusioni prodotte dalla globalizzazione.

Adesso vediamo che c’è un lato oscuro nella globalizzazione. Peraltro già nel 1995, se mi consente di autocitarmi, ebbi modo di prevedere quanto sarebbe accaduto nel mio libro “Il fantasma della povertà”.

Pensare che fosse sufficiente la caduta del muro di Berlino o il libero mercato “per aprire agli uomini il giardino dell’Eden” non era realistico.

D: Sempre nel suo libro Lei parla di un’Unione Europea “troppo elitaria, troppo totalitaria, troppo finanziaria”. Evidenzia, inoltre, la necessità di un cambio di struttura, soprattutto finanziaria, che passi necessariamente da strumenti come gli eurobond, peraltro da Lei proposti in modo informale già nel 1994, poi ancora dal Governo Berlusconi IV di cui era ministro nel 2010.

Siamo nel 2020 e ancora se ne parla. Per quale motivo? E, secondo Lei, il prossimo Eurogruppo, fissato per la fine di aprile, riuscirà ad andare oltre mere dichiarazioni di intenti?

R: Quella degli eurobond è un’idea nata nel 1994 dal presidente Delors; poi fu ripresa dal Governo italiano durante il secondo semestre di presidenza europea del 2003. La misi dentro come idea per sviluppare l’Europa. Per inciso, Delors parlava di infrastrutture, io avevo aggiunto la difesa.

Ricordo la reazione inglese che fu: “questo vuol dire nation building, sarebbe la costruzione di un’Europa politica”, e disse di no. La ripresi nel 2010 con un articolo sul Financial Times e la discussione stava andando avanti.

Se lei guarda le carte nel marzo 2011 in due giorni il Parlamento europeo approva una mozione che riguarda il famigerato Mes e gli eurobond, relatore l’Onorevole Gualtieri, oggi Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Po arriva il Governo Monti e mai immaginato un’azione di quel tipo, fatta di colpo per salvare le banche tedesche e francesi e per usare i nostri soldi per distorcere l’attenzione come se la crisi fosse sui bilanci pubblici e non su banche mezze fallite in attesa del crollo.

Non vi erano solo i rischi sulla Grecia ma anche i rischi sui derivati.

Detto questo, quello che doveva essere uno strumento per fare gli eurobond è diventato uno strumento per la riscossione coattiva in Grecia, in nome dell’Europa ed in nome delle banche tedesche e francesi.

Tornando a quel tragico agosto del 2011, quando arriva una lettera “atipica”, è divertente che oggi il Professor Monti, beneficiario di quell’operazione, accusi la BCE di aver scritto quella stessa lettera…

Detto questo nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo, con la “chiamata dello straniero”. Il Governo Monti, va in carica e fa due cose:

  1. abbandona gli eurobond;
  2. approva l’uso del fondo Salva Stati (MES) per “salvare” Grecia.

Guarda caso, per cinque anni il MES è scomparso dal dibattito pubblico nazionale ed europeo; riappare in autunno dello scorso anno con la proposta di trasformare il MES in un fondo salva banche.

E arriviamo all’opposizione delle nostre opposizioni.

Nel programma del Governo italiano di allora ma soprattutto nell’accordo europeo - basta leggere l’articolo scritto a quattro mani da me e Jean-Claude Juncker sul Financial Times nel 2010 - era chiarissimo che gli eurobond erano l’obiettivo.

Tenga conto che Juncker era il presidente dell’Eurogruppo. E poi ci sono le carte del marzo del 2011. In due giorni in parallelo si possono vedere prima il voto per fare gli eurobond e poi il voto nel Parlamento europeo che mette come obiettivo gli stessi eurobond.

Gli eurobond dovevano avere un fondo come base di partenza e la sequenza era “facciamo il fondo e poi gli eurobond”. Su tutto questo processo, che giusto o sbagliato che fosse aveva una sua logica, interviene il dolce colpo di Stato, il precipitare della crisi degli spread, la chiamata dello straniero in Italia, la quinta colonna interna.

Recentemente, durante una conferenza in Inghilterra, ho incontrato un importantissimo politico inglese laburista che mi ha detto:

“Nel 2011 l’errore del Regno Unito è stato quello di abbandonare l’Italia alla discesa della Germania; una cosa che andava contro gli interessi stessi del Regno Unito che erano quelli di contenere la Germania”.

Per me fu una rivelazione, non ci avevo pensato ma se ci penso aveva ragione.

Perfino Christine Lagarde, all’epoca presidente del FMI, si è sentita di chiedere scusa alla Grecia, e qualcosa vorrà pur dire. Se senti il dovere di chiedere scusa ad un popolo vuol dire che qualcosa di atroce è stato fatto.

Il fatto vero è che il voto sul MES è arrivato sotto il Governo Monti; io ho firmato il MES solo come presupposto degli eurobond, tanto che si trattava di un voto provvisorio. Il voto definitivo è arrivato sotto lo stesso Governo Monti. Mai avrei firmato quell’accordo senza gli eurobond.

D: Professore, dall’ultimo Eurogruppo pare sia emersa la volontà dei Paesi Europei di muoversi lungo quattro diverse linee direttrici per fronteggiare la crisi attuali e future:

  • MES senza condizionalità;
  • SURE, ovvero cassa di integrazione europea in favore dei lavoratori;
  • Intervento della BEI a sostegno delle imprese;
  • Recovery Fund finanziato dal bilancio UE per il rilancio dell’economia europea post ripartenza.

Il commissario agli affari economici europei Paolo Gentiloni ha fatto sapere che la Commissione Europea presenterà la sua proposta alla fine del mese di aprile. A Suo avviso cosa dovremmo aspettarci?

R: L’Europa che sarebbe potuta essere il tempio delle idee, come sarebbe potuto essere con gli eurobond, è in crisi.

L’idea dell’Europa attuale è fallimentare: non c’è nessun piano politico, ci sono solo diverse aperture di credito, è quella che io definisco l’“Europa a rate”.

Punto numero uno: quei soldi, tanti o pochi che sianom sono comunque un prestito, vanno restituiti, con tassi e scadenze da definire.

Secondo: il meccanismo in sé va adattato perché è costruito sugli Stati che hanno l’euro ma adesso vanno adattati anche ai Paesi che, pur facendo parte dell’Unione Europea, non hanno adottato la moneta unica.

Poi è evidente che seppur finalizzato a logiche di carattere sanitario, il MES viene controllato e, alla luce delle regole attuali, il controllo dovrebbe essere sindacato anche dal Parlamento tedesco. Questo è quello che ha voluto il Signor Monti ed è una cosa angosciosa per l’Italia.

Peraltro, finita la fase controllata, ritorna il vincolo sui bilanci quindi ho l’impressione che sia tutto molto discutibile.

In ordine al SURE, il meccanismo di cassa di integrazione europea, si tratta davvero di quattro spiccioli e peraltro non sono contributi ma altri finanziamenti, che prima o poi si dovranno restituire.

Stesso discorso per la BEI. Anzi peggio, visto che la BEI ha già un sacco di perdite industriali sugli investimenti che ha fatto. Addirittura potrebbe aver bisogno di un aumento di capitale. Ormai l’Europa è diventata uno sportello finanziario.

Sul Recovery Fund (o Recovery Bond) c’è da fare un altro discorso. Si tratta di uno strumento che:

  • entrerebbe in vigore solo con l’approvazione del bilancio europeo, quindi dal 1° gennaio 2021, non prima (termine evidentemente troppo lungo rispetto alle impellenti necessità del momento, ndr);
  • si tratta di uno strumento terribilmente complicato e tutto da definire. E in ogni caso l’idea degli eurobond, come proposta nel 1994 da Delors e poi da noi, si basava sull’idea di finanziare investimenti europei. Adesso è debito europeo, e poi al capitale europeo così raccolto si aggiungerebbero debiti nazionali su cui gli Stati dovrebbero pagare degli interessi. Non mi sembra una grande idea.

D: Il Governo ha nominato Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone, alla guida della task force per la ricostruzione economica e sociale dell’Italia. Cosa ne pensa e quali saranno le linee guida che questo gruppo di esperti dovrebbe seguire, a Suo avviso, per far ripartire l’economia italiana dopo questo shock?

R: Guardi non ne ho la minima idea e non sono in grado di valutare adesso.

Mi limito a dire questo: sul piano della liquidità finanziaria si è utilizzato un linguaggio (“potenza di fuoco”, “cose mai fatte”, ecc) che non corrisponde alla realtà ed a come tale piano potrà essere attuato.

Negli altri Paesi le imprese hanno avuto già la liquidità.

Il piano italiano - si fa riferimento ovviamente al cd Decreto Liquidità - è destinato a fallire e tutto ciò è gravissimo.

Se non dai liquidità all’economia ci sarà il disastro.

Chi avrebbe dovuto versare l’IVA adesso ed è senza lavoro la verserà? No, probabilmente no. Ed il danno per lo Stato, in termini di gettito, sarà enorme.

Adesso si deve scegliere quando far ripartire l’economia e le imprese, sono scelte tragiche, occorre vedere quanto si rischia in termini economici ed in termini di pandemia.

Ma se la si mette giù in termini di economia pura: se l’economia va male ed il bilancio pubblico non dovesse reggere, gli effetti saranno di nuovo sulla sanità. Io ho fatto il ministro fino al 2011 e la spesa sanitaria era perfettamente in linea con quella europea. Chi è arrivato dopo per salvarci ha tagliato la spesa sanitaria.

Se mancano i soldi e la sanità non verrà finanziata, la conseguenza sarà lo scenario greco anche per l’Italia. Più profonda è la recessione, più lunga sarà la crisi, maggiori saranno le conseguenze sul tessuto sociale: disperazione, suicidi, malattia, depressione.

La scelta è tragica ma occorre scegliere: se l’economia va giù la conseguenza sarà (anche) la crisi sanitaria.

Un Governo che annuncia il decreto liquidità in un modo e lo realizza in un altro ha delle enormi responsabilità.

D: Professore, il Governo ha recentemente istituito anche una task force “anti fake news” che dovrebbe apporre una sorta di bollino di verità alle notizie in materia di COVID-19 e forse non solo. Ciò ha scatenato diverse polemiche, sia a destra che a sinistra, per l’inconsueta scelta di istituire presso Palazzo Chigi, e non presso un’autorità garante terza, una commissione di questo tipo.

Cosa sarebbe successo se la stessa scelta fosse stata assunta da uno dei Governi di cui Lei ha fatto parte, notoriamente accusati di aver avuto un rapporto difficile con il mondo dell’informazione in generale?

R: Francamente ai tempi non c’erano tutti i mezzi di adesso, la realtà allora era soprattutto sulla carta e sulla televisione, mentre adesso prevale il web.

Detto questo, l’ho trovato molto poco corretto in termini istituzionali, creare una commissione di questo tipo a Palazzo Chigi. Se proprio va fatta la fai su un’autorità terza, tra l’altro le nostre autorithy sono gestite da Camera e Senato. Francamente si tratta di un’“operazione di carattere albanese”.

Il che si somma a conferenze stampa truccate, dibattito inesistente, ecc.

D: Quindi a Suo avviso dietro la modalità di gestione delle ultime conferenze stampa del Governo e, in particolare, dei perenni ritardi rispetto agli orari annunciati vi sia una precisa scelta comunicativa?

R: Osservo solo che in perenne ritardo vi sono anche le elezioni. Adesso forse stiamo un po’ esagerando.
Peraltro la democrazia si sospende in caso di guerra. E questa contro il virus in qualche modo è una guerra. Tuttavia, c’è un limite a tutto.

D: Professore, nelle ultime settimane si sono fatti (o si è cercato di fare) diversi parallelismi tra la tremenda crisi del 2008 e quella di oggi. A Suo avviso cosa dovremo attenderci dal punto di vista macroeconomico alla ripresa, seppur parziale, della normalità?

R: Si è trattato in entrambi i casi di due forti colpi alla globalizzazione.

Questa è decisamente più grave di quella del 2008.

Quella del 2008 inizia come crisi finanziaria e poi diventa economica e poi sociale. Oggi ce la ritroviamo parzialmente come crisi politica.

Nel G20 del 2011 si confrontarono due proposte.

Da noi del Governo italiano arrivava la proposta per la quale si voleva considerare 2008 alle spalle, ma coscienti che la crisi non era finita, anzi sarebbe ritornata.

Per questo volevamo creare delle nuove regole per l’economia. Nel presupposto che non bastasse il free trade ma servisse il fair trade, occorresse cioè risalire a monte nella catena della produzione e stabilire delle regole valide per tutto il sistema.

Data questa logica abbiamo impostato una bozza di trattato per le regole dell’economia globale, votato all’unanimità dall’OCSE. Al punto 4) di quella bozza vi era la norma sugli obblighi di rispetto delle regole ambientali, le dice niente?

E non era solo fare attenzione ai fenomeni naturali, era evitare che la produzione potesse generare disastri ambientali.

Contro quell’idea, che si chiamava Global legal standard, si sviluppa il Financial Stability Board, che diceva “non servono regole per l’economia, è sufficiente introdurre qualche regola sulla finanza”.

Ha prevalso il secondo, che ci ha regolato altri dieci anni di globalizzazione sfrenata e adesso ne raccogliamo i frutti avvelenati.

In ogni caso, questa seconda crisi è inevitabilmente peggiore della prima, le conseguenze prodotte si sentiranno per molti anni davanti a noi (si pensi solo alla futura paura ed insicurezza che si avrà nel viaggiare).

D: Professore, alla luce di tutto quello che ci siamo detti, quale futuro vede per l’euro? Il progetto di moneta unica può rimanere ancor in piedi o rischia definitivamente di vacillare alla luce di questa crisi sanitaria che rischia diventare crisi economica?

R: Il progetto di moneta unica nasce con l’unificazione tedesca, per quanto fosse già “in laboratorio”.

Lo scambio a quel punto era: Germania unita ma senza il marco con una moneta unica. Ed in qualche modo ha funzionato per un primo periodo.

Adesso molti parlano di fine dell’euro, io mi limito a dire questo: può essere di tutto, molto dipende da noi, quando parlavo di eurobond volevo arrivare ad un’unità più politica che economica dell’Unione Europea.

In questo momento so che non è possibile unilateralmente uscire dall’euro per i singoli Stati, o meglio non saprei quanto ciò possa effettivamente funzionare, poi magari potrà accadere che tutto verrà giù e che i singoli Stati potranno essere costretti ad uscirne per salvarsi dalle macerie.

Detto questo, quando sento dire “torniamo alla Lira o altro”, penso che il problema è che la moneta di prima era stampata e firmata da un Paese, una classe politica e da un popolo davvero uniti nel dare fiducia a chi stampava e firmava la moneta.

C’era un blocco culturale, politico, economico e sociale che garantiva la fiducia, elemento fondamentale.

Adesso sinceramente non vedo tutto questo, siamo un Paese che ha enormi problemi di divisione interna. Dopo la guerra, invece, eravamo uniti e c’erano gli Einaudi e i De Gasperi.

 

 


La ricetta della fiducia. Ecco il patto con gli italiani proposto da Giulio Tremonti
Postato da admin [10/04/2020 16:41]


In un momento molto difficile per il  nostro Paese, ascoltare proposte che possono dare una risposta alla grave crisi economico finanziaria che stiamo vivendo è uno stimolo a capire ed analizzare soluzioni ai problemi macroeconomici italiani ed europei. L'intervista dell'ex Ministro del Tesoro Giulio Tremonte alla rivista Formiche, qui riportata, è certamente un contributo a queste necessità.   
Intervista esclusiva al presidente di Aspen Institute Italia e già ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Secondo il professore, l’azione della Bce è necessaria ma non sufficiente. Per fare nuovo debito occorre un nuovo piano di emissioni di titoli a lunga scadenza basati sulla fiducia ed esenti da imposte. Da leggere (Formiche.it di Giancarlo Salemi)

“Niente patrimoniale perché sarebbe distruttiva di banche e assicurazioni, niente ricorso al Mes e alla troika ma un grande piano di ricostruzione nazionale basato sull’emissione di titoli pubblici italiani a lunghissima scadenza e basato sulla fiducia: esenti da ogni imposta, presente e futura, come è stato per un secolo e mezzo”. Giulio Tremonti spiega a Formiche.net la sua proposta per cercare di uscire dall’emergenza del coronavirus e guardare alla fase della ripartenza, quando si dovranno riaccendere i motori del Paese dopo questa lunga quarantena. Si tratta, in buona sostanza, di riprendere il piano di Einaudi che nel 1948 convinse il leader del Partito Comunista italiano, Togliatti, sulla base del presupposto che quello che va bene per il lavoro degli operai va bene al Paese e viceversa. Per Giulio Tremonti le soluzioni alla crisi possono venire solo dalla politica, e la politica è fiducia.

Professore, come la mettiamo con l’Europa? Fra Eurobond, coronabond e Mes si fa fatica a comprendere quale possa essere la direzione giusta

Il debito pubblico può essere nazionale, europeo, nazionale assistito o vigilato dall’Europa. Eurobond significa debito pubblico europeo. Si tratta di una idea del 1994, ripresa dal 2003 dalla presidenza italiana e poi nel 2009 dal sottoscritto con Junker. Se ne è discusso a lungo, anche con prospettive di apertura, ma che ha avuto termine con la tragica passeggiata di Deauville fra Sarkozy e Merkel. La troika in Grecia e il governo Monti in Italia hanno quindi messo la pietra tombale sull’ipotesi. Il Mes è un caso di debito nazionale vigilato dall’Europa attraverso una simil-troika. Uno strumento con poche risorse e tanti vincoli, come ora sembra chiaro anche a chi lo sosteneva con convinta determinazione fino a ieri. Ulteriore variante è il debito nazionale assistito dall’Europa come pare si stia discutendo oggi con ipotesi di triangolazione via Bei con finalizzazioni sugli investimenti volti a finanziari la sanità e controlli benevoli. Non sarebbe male ma potrebbe essere insufficiente. In ogni caso sarebbe opportuno non marchiarne le sorti con una parola che porta sfortuna, Coronabond….

Quale che sia la formula, in Europa c’è sempre qualche contrarietà. Da ultima, l’Olanda

Guardi sto dentro i palazzi dell’Europa dal 2001. Diciamo che in Europa quando c’era una questione trattabile venivano avanti i finlandesi che utilizzavano argomenti come tentato ostacolo basati sulla loro costituzione. Quando invece l’argomento non era trattabile venivano fuori gli olandesi, che fanno parte del blocco germanico. Trovo romantica la frase di Prodi che parla dell’Olanda come paese che esporta tulipani. L’Olanda è un Paese che importa holding. Questo è un fatto non marginale in termini di influenza e potere.

Per fortuna c’è pur sempre il bazooka di Draghi..

Certo, c’è un’altra formula che è il debito nazionale collocato via Bce, uno strumento molto importante e utile. Tuttavia, non è risolutivo. Non ci sono garanzie sulla durata, sulla quantità dei titoli che è possibile comprare, e sui criteri di riparto per nazione. La Bce è necessaria ma non sufficiente. La gestione del debito nazionale resta ai singoli Stati.

Però la Banca centrale europea ha salvato l’eurozona e l’Italia…

La Bce è stata importante nel 2012 e lo è nel 2020. Ha avuto una funzione perversa nel lungo tempo che è passato da allora ad oggi. Ha presente la montagna incantata? La creazione di moneta che cessa di essere un segno sovrana, si distacca dalla realtà, diventa sovrana di se stessa fino alla “completa demonizzazione” della vita. Thomas Mann non era un’economista ma sempre la filosofia prevale sulla pseudo scienza. Forse, la crisi della globalizzazione è la vendetta della realtà. Tutto questo agiterà le notti di Davos.

Se la Bce è necessaria e non sufficiente e ogni Stato deve gestire la propria finanza pubblica, come se ne esce?

Intanto, diciamo cosa non fare. La patrimoniale perché è distruttiva di banche e assicurazioni. Non applicare formule coercitive o forzose. Tutto questo aumenta la sfiducia e porta la fuga di capitali. L’elemento essenziale in questo contesto dove prevale la paura è contrastarla lavorando sulla leva della fiducia.

Cioè?

Più o meno un secolo e mezzo fa, in una situazione ancora più drammatica, Quintino Sella introdusse la formula “esenti da ogni imposta presente e futura”. Questa formula cancellata nel 1986 va subito reintrodotta e posta alla base di emissioni di titoli strutturate in una logica fiduciaria, di lungo periodo ed elaborata per valorizzare il nostro enorme patrimonio pubblico.

Quindi debito che chiama debito…

Se vuole possiamo fare una polemica con chi era austerista fino a ieri, addirittura chiedeva l’anticipo del pareggio di bilancio, e che ora di colpo è diventato debitista. Non è questione di teoria ma di realtà. Nel dramma del tempo presente servono soldi e l’unico modo per averli è fare debito. Il vincolo è strutturarlo bene e investirlo meglio.

Reddito di cittadinanza?

Glielo dico in inglese: Mammoth, come si dice a Wall Street, o Helicopter money, come si dice alla Casa Bianca. Nell’emergenza, garanzie bancarie illimitate e assistite dal Tesoro e sussidi a tutti sono essenziali e giusti. Se non dai adesso perdi ancora di più dopo. È sul dopo che si apre il problema: investimenti pubblici produttivi o elicottero che a un certo punto finisce la benzina? Nell’antica Roma agli attori e ai comici era fatto divieto di fare politica.

Torniamo alla emergenza. Questa pandemia può essere la peste del nostro tempo?

Quando parla della peste, Don Ferrante si chiede: è sostanza o accidente? Questa pandemia è l’accidente che però svela la sostanza: la crisi della globalizzazione. Questa c’è per effetto del coronavirus ma ci sarebbe stata comunque: cause finanziarie, conflitti. Il problema non è vincere la guerra. Il vaccino sarà trovato. Il problema è vincere la pace in un mondo che sarà profondamente diverso.

 


Com'è l'Unione Europea oggi e come potrebbe essere / Milena Gabanelli
Postato da admin [01/04/2020 10:22]


La direzione del Blog INSIEME ha ritenuto di pubblicare il video di circa un anno fa della dott.ssa Milena Gabanelli perché é utile per capire la situazione finanziaria del nostro paese.
 


LA FORTUNA DI NASCERE IN ITALIA


 


L'andamento degli investimenti rispetto alla spesa totale dal 2009
Postato da admin [24/02/2019 19:56]


Il grafico evidenzia l'andamento degli investimenti rispetto alla spesa totale dal 2009 al 2017. Come si può notare gli investimenti in Italia diminuiscono sempre di più fino ad arrivare al 2017 con -37,9% .
 


SPESA IN CONTO CAPITALE NEL 2017
Postato da admin [24/02/2019 19:47]


Il grafico rappresenta la spesa in conto capitale (investimenti pubblici) nei vari paesi dell'Unione Europea. L'Italia é al terzultimo posto.
 


Pensioni, si sbocca la rivalutazione, ma attenti alla stretta
Postato da admin [23/12/2018 23:19]


 

Chi riceve una pensione lorda fino a 1.522 euro, pari quindi a tre volte il trattamento minimo (507 euro), potrà continuare a contare sulla rivalutazione legata all’inflazione.

Per coloro che percepiranno assegni superiori a 1.522 euro, il nuovo meccanismo prevede una stretta a danno dei pensionati.

In particolare, sono sei le fasce di indicizzazione: per chi ha l’assegno compreso tra tre e quattro volte la minima, la rivalutazione non sarà al cento per cento bensì al 97%.

La percentuale scende al 77% per le pensioni comprese tra quattro e cinque volte la minima, mentre al 52% se l’assegno è tra cinque e sei volte il livello minimo. Avanti di questo passo, la percentuale scende al 47% per le pensioni tra sei e otto volte il minimo e al 45% per chi riceve una pensione tra otto e nove volte il minimo. La stretta termina con una gelata al 40% se la pensione è sopra le nove volte il minimo. Questa misura, che porterà a risparmi fino a 2,29 miliardi nel triennio 2019-2021, è stata però criticata, tra gli altri, dalle Acli perché «rischia di penalizzare un ceto medio che sta andando verso la soglia di povertà».

Esempio:

Un pensionato che percepisce 3.000 euro lorde. Il meccanismo prevede:

  1. Si ipotizza una rivalutazione della pensione del 2% su 3.000 pari a 60 

  2. Il meccanismo prevede una rivalutazione non del 100% ma del 77% (60 x 77% = 46,2)

  3. La differenza tra la rivalutazione 60 e la stretta 46,2 = 13,8 (stretta mensile sulla rivalutazione)

  4. La stretta sulla pensione per 1 anno sarà 13,8 x 13 = 179,4

 


Pensioni quota 100, penalizzazioni dal 5% al 30%
Postato da admin [12/11/2018 21:27]


Pensioni quota 100, penalizzazioni dal 5 al 30%. Tutti i numeri, la tabella

 

Prima finestra per anticipo pensionistico quota 100 nel 2019, ma quanto costerà ai pensionati?

A fare il calcolo l’ufficio Parlamentare di Bilancio che oggi ha simulato gli effetti della riforma.

Secondo le stime dell’ufficio, il taglio alle pensioni potrà andare da un minimo del 5,6% per chi andrà in pensione con un solo anno di anticipo rispetto alla legge Fornero, fino al 34,17% in caso di anticipo di 6 anni.

https://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2018/11/dsf.jpg

Un taglio che con molta probabilità non sarà accettato da tutti i potenziali pensionandi e che potrebbe portare la posticipazione della pensione a molti dei 437mila interessati.

Ad ogni modo, se tutti i lavoratori che rientrano nella riforma dovessero scegliere di accettare la penalizzazione, il tutto costerebbe allo Stato 13miliardi. Il doppio di quanto stanziato in Manovra

 


 


Lettera di Marco BUTI a Alessandro Rivera
Postato da admin [01/11/2018 06:26]

La redazione del BLOG INSIEME pubblica la lettera sottoscritta dal Direttore Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea al Direttore Generale del Tesoro Ministero dell'Economia e Finanze - Roma sul Documento Programmatico al Bilancio (DPB) 2019.
 


PENSIONI - QUOTA 100
Postato da admin [31/10/2018 19:12]


 


I poteri finanziari? I colpevoli siamo noi!
Postato da admin [02/09/2018 20:23]

I poteri forti ed i problemi del mondo

Molti dei problemi del mondo di oggi dipendono dalle azioni dei gruppi di potere economico, i quali operano, legalmente o illegalmente, per aumentare la loro ricchezza ed il loro potere.

Le guerre?
La quasi totalità delle guerre è causata da interessi economici che qualcuno conta di trarre dal successo della guerra: controllo di materie prime, di terre fertili, dell’acqua. E, in ogni caso, ci sono i profitti della vendita di armi verso tutti i contendenti.

Le crisi economiche?
C’è chi guadagna quando l’economia cresce, ma c’è anche chi guadagna quando l’economia crolla, acquistando a prezzi di saldo aziende o immobili che, con la successiva ripresa economica riprenderanno valore e consentiranno cospicui guadagni.

Le privatizzazioni?
Cosa c’è di più redditizio che realizzare dei monopoli o degli oligopoli privati in servizi di cui la gente non può fare a meno?
La sanità, l’acqua, l’energia, le autostrade a pedaggio, le ferrovie, le telecomunicazioni…

La Grande Distribuzione Organizzata?
Quale modo migliore per creare un oligopolio di pochi soggetti in grado di imporre ai fornitori bassi prezzi, pagamenti a 6-8-10 mesi e bassi standard di qualità per stare nel budget richiesto?
Gli sfasamenti temporali fra incassi dai clienti e pagamento dei fornitori consentono di disporre di molta liquidità da investire nei mercati finanziari, realizzando grandi rendite senza i rischi di usare denaro preso in prestito.

Le banche che truffano i risparmiatori?
I risparmiatori come potrebbero mai accorgersi di piccoli aumenti delle spese di commissione, qualche euro l’anno che diventano milioni di euro per la banca?

La corruzione dei politici?
La distribuzione di prebende ai politici ed ai partiti consente di ricevere in cambio vantaggi di tipo fiscale o legislativo. E’ fra le leggi più vecchie del mondo…
E’ nota l’esistenza del famoso “Deep State”, lo stato profondo che prende le decisioni che contano e poi opera a livello nazionale ed internazionale per dare compimento alla decisione.

Potremmo continuare per ore e riempire pagine e pagine di situazioni in cui chi detiene il potere economico cerca di utilizzarlo per trarne sempre maggiori vantaggi.

Se il famoso 1% della popolazione è sempre più ricco, a scapito di tutti gli altri, è perché detiene molto denaro troverà sempre il modo di “investirlo” per guadagnare ancora più denaro a scapito di chi quel potere non ce l’ha.

Non è un caso che le famiglie più ricche di Firenze del XV secolo siano ancora oggi, dopo 6 secoli, fra le famiglie più ricche di Firenze.

 

Come sono organizzati i poteri forti economici

Le decisioni operative di questi operatori economici vengono sempre prese da un Consiglio di Amministrazione, con relativo presidente e amministratore delegato. I voti di maggioranza nel Consiglio di Amministrazione appartengono a chi detiene la maggioranza dei pacchetti azionari.
Gli amministratori in genere non sono persone particolarmente competenti sul tipo di business della società, ma sono persone che sanno di avere come unico mandato l’ottenimento della massima rendita economica per gli azionisti.

E’ molto raro che vi sia un rapporto diretto fra azionisti, intesi come piccoli investitori, e queste società.
I piccoli investitori, infatti, pur detenendo spesso la maggioranza delle azioni, sono numerosi e dispersi. Per questo motivo vengono costituite società di investimento intermediarie, che raccolgono le partecipazioni di piccoli e grandi azionisti, prendendo poi partecipazioni in altre società.

Il sistema è organizzato a “scatole cinesi” ovvero società, che controllano altre società, che a loro volta controllano altre società…

Alla fine ne risulta un’architettura finanziaria complessa, in cui non vi sono legami diretti fra gli investitori iniziali e coloro che, nel concreto, prendono le decisioni delle aziende che realizzano utili in modo “poco corretto”.
L’unica cosa che lega il piccolo investitore ai decisori è la richiesta di garantire il maggior rendimento possibile agli azionisti.

Esistono grandi società di investimenti, come Blackrock o Vanguard che hanno partecipazioni in moltissime imprese e che ne condizionano le decisioni in modo che siano il più redditizie possibile per gli investitori.

Come arrivano i fondi di investimento a Blackrock?

Un piccolo risparmiatore italiano decide di investire una parte dei propri risparmi per avere un rendimento maggiore dello zero che oggi offrono le banche.
Per questo motivo si reca presso una banca, la quale gli propone un “prodotto finanziario” che garantisce un rendimento dell’1,5% l’anno. L’investitore decide di acquistare il “prodotto”, in quanto reputa che si tratti di un buon investimento, con rischio accettabile. In questo modo potrà fare rendere i propri risparmi e guadagnarci qualche cosa.

La banca italiana raccoglie i fondi dei piccoli investitori e li cede ad un’altra società che si occupa di “collocarli” sui mercati. La banca ci guadagna dall’operazione uno 0,25% aggiuntivo.

La società incaricata di collocare i capitali italiani si rivolge a sua volta ad una società internazionale, che garantisce rendimenti migliori di altri, caricandoci un altro 0,25% per i propri guadagni.

Infine, magari dopo altri passaggi intermedi, i fondi arrivano a Blackrock, la quale per garantire gli utili propri e di tutta la catena precedente, piazza nei consigli di amministrazione di società di ogni genere (banche, materie prime, generi alimentari, energia, supermercati, autostrade, ecc.) delle persone di fiducia, capaci di garantire il massimo rendimento, magari non direttamente, ma in altre società che, a catena, hanno un controllo operativo su quelle imprese, sempre adottando la stessa filosofia della rendita finanziaria.

Non dobbiamo guardare a queste grandi società come singole società, più o meno buone o cattive.
Si tratta in realtà di un unico sistema, fatto di molte società tutte interagenti fra di loro e che operano per le stesse finalità e utilizzando lo stesso modus operandi.
Dopo di che, naturalmente, in alcuni casi degli amministratori dal volto umano possono eccezionalmente prendere decisioni non unicamente per ragioni di business, ma si tratta di casi limitati, che non modificano la tendenza generale del sistema nel suo insieme.

 

La libera circolazione dei capitali

Queste società che controllano altre società in cascata sono sempre delle multinazionali, in modo da potere realizzare investimenti nella nazione in cui, per motivi politici, fiscali e sociali, i rendimenti sono maggiori, il tutto grazie alla libera circolazione dei capitali, caposaldo del capitalismo contemporaneo e del WTO (World Trade Organisation), l’organizzazione mondiale del commercio.
Libero commercio significa automaticamente libera circolazione dei capitali, i quali viaggiano in senso inverso rispetto alle merci. In questo modo è sufficiente costituire una vendita di beni o servizi, anche fittizi, per giustificare lo spostamento di capitali da una nazione all’altra.

Spostare i capitali significa, ad esempio, chiudere uno stabilimento Embraco in Italia, per aprirlo in Slovacchia o in Cina. Lo fanno perché produrre in Slovacchia o in Cina costa di meno, senza riguardi per i posti di lavoro persi in Italia. Quando il lavoro sarà troppo costoso anche in Slovacchia o in cina, delocalizzeranno in Bielorussia o nel Laos.

La libera circolazione dei capitali è quindi fondamentale per garantire i massimi rendimenti, in quanto mette in concorrenza fra loro le varie nazioni. Chi prevede minori oneri sociali in favore dei lavoratori consente di ridurre il costo del lavoro e, quindi, di attrarre investimenti produttivi, naturalmente a scapito delle nazioni in cui la legislazione prevede una maggiore protezione sociale.
Lo stesso avviene per la protezione dell’ambiente: costa di meno produrre in un paese in cui si possono senza problemi nascondere rifiuti tossici o utilizzare diserbanti inquinanti rispetto a nazioni in cui l’ambiente è più tutelato.

La libera circolazione dei capitali consente anche di realizzare la famosa “ottimizzazione fiscale”. Le imprese incassano denaro nei luoghi in cui si svolge il loro business, dopo di che acquistano beni o servizi in modo da portare a zero gli utili, tassabili, nel paese in cui avviene il business. I proventi delle vendite di quei beni o servizi vanno a finire in altri paesi, in cui il trattamento fiscale è di maggior favore.
In questo modo queste società internazionali realizzano grandi utili, senza contribuire fiscalmente all’economia dei paesi in cui realizzano il proprio business.

Naturalmente le società che hanno venduto quei beni/servizi non sono le stesse che li hanno acquistati, detraendone i costi fiscalmente.
Ma non guardiamo alle singole società, guardiamo a chi detiene i pacchetti azionari di maggioranza.
Stiamo parlando di un unico sistema finanziario, in cui ci sono società che figurano come venditori ed altre che figurano come acquirenti.
L’ottimizzazione fiscale delle rendite avviene mediante un’azione complessiva che coinvolge diverse società, tutte riconducibili, in ultima istanza, alle società che gestiscono e fanno rendere i fondi d’investimento.

 

Le interazioni con la politica

Sono noti gli stretti legami fra la politica e la grande finanza: Mario Monti che passa da Goldman Sachs alla Commissione Europea e, poi, al governo italiano; Manuel Barroso che passa dalla Commissione Europea a Goldman Sachs; Enrico Letta che passa dal governo italiano al CDA di Abertis, società che gestisce le autostrade spagnole, legata al gruppo Benetton che gestisce Autostrade per l’Italia. Si potrebbe scrivere un libro con tutti questi “casi”.

Il fatto è che, non dimentichiamolo, le grandi società di investimento hanno come mandato la rendita degli azionari.
E le migliori rendite le si realizzano (l’Italia di Tangentopoli ne è maestra) interagendo con la politica, ottenendo rendite di posizione di ogni genere, scaricando i costi sulla collettività.

Insieme alla corruzione, che formalmente è illegale (ma spesso con leggi che impediscono di colpire concretamente il fenomeno), ci sono mille modi per ricompensare dei politici senza violare alcuna legge.
Ad esempio dando loro degli incarichi in altre parti del mondo, in una delle società della ragnatela di Blackrock & c., dopo che abbiano concluso il loro mandato politico. Questo avviene legalmente in tutto il mondo, anche nei paesi meno corrotti: tu politico favorisci il potere forte che ti contatta, sapendo che ne avrai dei vantaggi in seguito, ma anche sapendo che rischi di avere dei problemi, fin da subito, se non lo farai.
Nei paesi finanziariamente più ricattabili, come quelli privi di una propria moneta sovrana (ad esempio l’Italia o le colonie africane) i poteri forti utilizzano l’arma del debito per imporre i nomi di ministri o a porre veti su nomi ritenuti dannosi per gli interessi del sistema.

Le interazioni arrivano fino a provocare delle guerre in giro per il mondo, ad influenzare fortemente il governo degli USA (Deep State) in modo da imporre un embargo al Venezuala o da favorire un cambio di regime in Turkmenistan.
Fra gli amministratori delle mille società che devono assicurare delle rendite agli azionisti, e ricchi emolumenti agli amministratori, troveremo sempre qualcuno senza particolari remore morali e disposto a tutto pur di realizzare maggiori guadagni.

Il ruolo dei mass media

In questa strategia di potere il ruolo dei mass media è fondamentale.

Nel caso di mezzi di informazione privati (TV, radio, giornali, siti internet) il meccanismo è semplice: si controlla il consiglio di amministrazione della società e si impone la propria linea.
Nel caso in cui nascessero dei media indipendenti, questi dovranno comunque finanziarsi tramite la pubblicità, gestita sempre della stessa organizzazione del potere finanziario, per cui alla fine tutti si devono adeguare.

Nel caso di mezzi di informazione a finanziamento pubblico il condizionamento passa per il controllo del potere politico, secondo quanto descritto nel paragrafo precedente.

Il controllo dei mass media porta vantaggi diretti già dalla reclamizzazione dei beni e servizi venduti dal sistema, compresi i proventi pubblicitari.
Ma porta anche vantaggi indiretti, potendo controllare le notizie e la narrativa su quanto accade nel mondo, in modo da nascondere le condotte inaccettabili del sistema economico e in modo da favorire una cultura del consumo acritico funzionale agli interessi dei poteri economici.
Questo avviene non solo attraverso il telegiornali, m soprattutto attraverso i normali palinsesti, ai quiz, ai film, che hanno lo scopo di spingere dei modelli culturali favorevoli al sistema.

 

Chi è il colpevole

Ora che abbiamo compreso come funzionano i poteri forti dell’economia, possiamo intuire come vi siano certamente degli attori privilegiati, i famosi George Soros, Bill Gates, Jeff Bezos, Mark Zuckenberg, i quali più di altri hanno voce in capitolo nelle decisioni grazie alle loro grandi ricchezze.

Tuttavia non sono loro a mantenere in piedi questo sistema che possiamo certamente definire “diabolico”. Se non ci fossero milioni di piccoli investitori, con investimenti diretti o tramite fondi pensione integrativi o assicurazioni vita, che finanziano il sistema attendendo in cambio una rendita, questo sistema non potrebbe esistere nelle forme che oggi conosciamo.

Se ci ritroviamo con società internazionali che operano prive di qualsiasi responsabilità sociale ed ambientale, che guardano cinicamente e unicamente ai propri utili economici è perché si tratta di società che hanno ricevuto il MANDATO di comportarsi in questo modo, che hanno selezionato le proprie classi dirigenti in funzione di questo unico obiettivo.

I colpevoli siamo noi, sei tu che ritieni legittimo investire i tuoi risparmi acquistando dei “prodotti finanziari”, senza preoccuparti di come quei fondi verranno utilizzati e dei modi in cui le rendite verranno garantite.
Non intendiamo fare un’accusa personale e moralistica.
Molti di noi ritengono corretto investire i propri risparmi, sia in quanto nella nostra cultura occidentale, promossa e sostenuta dai mezzi di comunicazione di massa (vedi paragrafo precedente) è considerato un fatto legittimo e meritorio, sia in quanto tutto il sistema opera per svantaggiare economicamente coloro che non investono.
Se uno si guadagna da vivere con il proprio lavoro  è fortemente tassato. Se uno, invece, si guadagna da vivere tramite investimenti finanziari è molto più avvantaggiato.

 

Cosa fare per cambiare?

Per cambiare questo sistema in cui siamo totalmente immersi, economicamente e culturalmente, non si può pensare che basti votare un partito politico “onesto” che faccia la rivoluzione.
Nessun partito potrebbe in poco tempo cambiare la mente della gente che investe, né scontrarsi frontalmente con il sistema economico mondiale, capace senza remore di assassinare esponenti politici, di fare dei colpi di stato, di scatenare guerre contro i popoli che non intendono sottomettersi all’organizzazione.

La prima cosa da fare è colpire il sistema alle radici, sui suoi fondamenti culturali ed economici.

Prima cosa: ritorniamo con i piedi per terra e ricordiamoci che vera ricchezza sono i beni di cui disponiamo ed i nuovi beni e servizi che, tramite il nostro lavoro, produciamo per noi stessi e per gli altri.
Il denaro è uno strumento di misura della ricchezza, non è la ricchezza.
Quando guadagniamo del denaro senza avere prodotto qualcosa di utile, non stiamo misurando la ricchezza reale che abbiamo prodotto, ma stiamo rubando a qualcun altro, da qualche parte del mondo, quanto ha prodotto con il suo lavoro.
Quindi la prima azione concreta è cessare di fare investimenti finanziari in modo irresponsabile e senza preoccuparci delle conseguenze.
Possiamo investire in piccole iniziative in cui tutto è chiaro ed alla luce del sole. Oppure è meglio se cessiamo di investire i nostri risparmi, accettando delle piccole perdite o spendendoli, garantendo lavoro ad altre persone.

La seconda cosa da fare è realizzare una organizzazione dell’economia che sia basata sulla responsabilità sociale ed ambientale.
Lo possiamo fare operando in modo responsabile come consumatori, quando facciamo la spesa, o come imprenditori, quando produciamo beni e servizi.
Creando una organizzazione comune di consumatori e imprese responsabili ed operanti al di fuori dei circuiti finanziari possiamo dare vita ad una rete economica “sana”, in competizione con il sistema della grande finanza, fatto di consumatori irresponsabili, di imprese che sfruttano i lavoratori e che danneggiano l’ambiente, con la Grande Distribuzione Organizzata che canalizza tutti gli utili verso il sistema finanziario.

Un mondo migliore è possibile, ma dipende dalle scelte concrete di ciascuno di noi.

Davide Gionco

 


Un economia dal volto umano e sostenibile per l'ambiente. Ce la possiamo permettere ?
Postato da admin [08/04/2018 19:12]

 

Molti di noi si stanno rendendo conto della crescente insostenibilità umana dell’attuale sistema economico.

Noi, persone comuni, siamo coloro che producono beni e servizi, siamo coloro che li distribuiscono lavorando nella rete commerciale, conducendo quei furgoni trasportanti merci ordinate online fino a destinazione.

Siamo noi i consumatori, che si trovano di fronte merci a prezzi sempre più “scontati”, ma nello stesso tempo sempre di più con le tasche vuote, avendo perso il lavoro o essendo occupati, nostro malgrado, in un lavoro a orario ridotto e mal retribuito.

La scarsa disponibilità di denaro ci obbliga ad acquistare merci di qualità sempre inferiore, ad un prezzo più basso, che danneggiano la nostra salute e l’ambiente in cui vengono prodotte. E il denaro è sempre più scarso, a causa del perdurare delle assurde politiche di austerità, che sottraggono il denaro alle imprese ed alle famiglie, per concentrarlo nelle mani di pochissimi soggetti privilegiati.

Merci sempre di più prodotte all’estero, dove “il lavoro costa di meno”, in quanto in quei paesi la gente accetta di lavorare con meno diritti sociali di noi (sanità, pensione, rischi di infortuni) e con meno attenzione per l’ambiente (costa meno produrre in paesi dove l’energia elettrica ha origine nucleare o dal carbone, che in Italia dove produciamo energia più pulita).

In Italia 8 organizzazioni (ci va bene, in Francia sono solo 4) controllano gran parte degli acquisti dei prodotti alimentari che vengono venduti nei grandi supermercati. Queste organizzazioni impongono ai piccoli produttori i prezzi, le caratteristiche di cosa devono produrre (il diametro delle zucchine, il colore dei pomodori…).

Decidono se acquistare in Italia o all’estero.
Decidono che cosa ci vogliono vendere, limitando la nostra facoltà di scelta.
Decidono che dobbiamo fare i nostri acquisti in grandi spazi in cui non conosciamo nessuno, in cui non esiste un rapporto umano fra noi che acquistiamo e chi ci sta vendendo le merci.

Il successo di Amazon, che sta “portando a perfezione” il sistema economico in cui viviamo, comporterà la chiusura di molti negozi di paese o di quartiere, dopo che già ci siamo abituati, purtroppo, alla chiusura delle fabbriche.

Il prezzo delle merci è davvero il parametro giusto per misurarne il valore?

Cosa fa la differenza di prezzo fra una scarpa realizzata in Italia ed una scarpa, della medesima qualità, realizzata in Cina? Non parliamo solo di scarpe cinesi di più scarsa qualità (che pure conta), ma di anche scarpe di qualità equivalente.

La differenza fra la scarpa cinese e quella italiana sta nella QUALITA’ UMANA della società in cui è stata realizzata e nel diverso rispetto dell’ambiente.

Le frontiere fra i vari paesi del mondo non sono innanzitutto frontiere geo-politiche, ma sono frontiere giuridiche, sociali, ambientali. Quando paghiamo il prezzo più caro di una scarpa realizzata in Italia, non paghiamo solo il prodotto, ma finanziamo i diritti sociali, le relazioni umane, il rispetto dell’ambiente tipici dell’Italia, che non sono gli stessi in altre parti del mondo. E neppure d’Europa.

Quando torno al mio paese del Monferrato mi appassiono nel “perdere tempo” quando faccio la spesa, incontrando vecchi amici con cui si discute delle “cose di paese”.

Non è un “modo efficiente” di vendere i prodotti. I lavoratori dei centri commerciali o di Amazon non hanno tempo da perdere per parlare con me. Proprio per questo sono “economicamente più competitivi” e potranno proporre dei prezzi inferiori.

Quanta umanità abbiamo perduto cambiando sistema economico?

Ora possiamo fare la spesa più in fretta, ma poi per fare cosa di quel tempo, se non usarlo per socializzare in altri ambienti?
Possiamo forse risparmiare un po’ di denaro (ma non è tutto oro quel che luccica, ne parliamo più avanti).

Certamente abbiamo perduto il valore dei consigli di una persona di paese che conosciamo e di cui ci fidiamo, quando dobbiamo acquistare qualche cosa.

Oltre a questo, la progressiva chiusura dei negozi di paese e di quartiere riduce i nostri centri abitati a dei dormitori, in quanto privati dei luoghi di incontro quotidiano fra le persone.

Quando il cibo consumato era acquistato dal contadino della cascina ed il mobile costruito dal falegname dell’isolato accanto, i vantaggi non si limitavano alle piacevoli relazioni umane ed al rapporto di fiducia. Dal punto di vista economico, il denaro che si era speso veniva ri-speso soprattutto localmente. Ovvero il fatto di pagare “più cari” i pomodori o l’armadio consentiva a quei produttori di avere più denaro da spendere per acquistare ciò che io producevo con il mio lavoro, per cui quel “denaro in più” mi ritornava indietro.

Una maglietta prodotta in Cina mi costa 5 euro, che pagherò e non riceverò più indietro.
Una maglietta prodotta vicino a casa mia mi costa 20 euro, ma quei 20 euro saranno spesi per acquistare altri beni e servizi vicino a casa mia ed alla fine ritorneranno nelle mie tasche.
Nel caso della Cina il bilancio economico netto è -5 euro. Nel caso della produzione locale il bilancio economico netto è 0 euro, in pareggio.

Nel caso della produzione in Cina della maglietta, questo significherà la chiusura della produzione locale, con la perdita di posti di lavoro. E la perdita di posti di lavoro porta, come noto, alla riduzione dei nostri diritti sociali. Mantenendo la produzione locale, vengono mantenuti i posti di lavoro locali e vengono mantenuti i diritti sociali, “pagati” con il prezzo aggiuntivo di 15 euro per maglietta. 15 euro che ci ritornano, in più come diritti sociali, e di fatto, a causa della circolazione del denaro.

Nel caso della produzione in Cina della maglietta avremo, probabilmente, un fiume inquinato, a causa di una scarsa sensibilità ambientale e di una legislazione meno stringente in materia. E avremo molte più emissioni di anidride carbonica, a causa della produzione di energia elettrica basata sul carbone. Producendo la stessa maglietta in Italia non avremmo inquinamento dei fiumi (vietato dalle nostre leggi) ed una quantità minore di emissioni di anidride carbonica.

Dobbiamo superare, innanzitutto culturalmente, l’attuale sistema che misura il valore delle merci, e delle nostre relazioni umane e con l’ambiente, unicamente sulla base del prezzo.

Dobbiamo liberarci dall’assurdo concetto di “competitività economica” finalizzata alla massimizzazione del profitto “monetario”, che dimentica che noi esseri umani siamo esseri sociali, collaborativi, parte viva dell’unico pianeta che ci è dato di abitare.

Il sistema produttivo italiano era un sistema ideale per attuare tutto questo, in quanto era basato su piccole e medie imprese, sui negozi di quartiere, di persone capaci di valorizzare le relazioni umane, di sviluppare modalità produttive rispettose dell’ambiente e della salute dei cittadini, se non sottomessi ad eccessi di concorrenza che li obblighino a scegliere fra la sopravvivenza ed il rispetto delle leggi.

L’attuazione di questa rivoluzione economica, affrancandoci dai condizionamenti della grande finanza, della grande distribuzione organizzata, dagli eccessi di scambi commerciali con l’estero, dagli eccessi di concorrenza sul mercato, è l’unica possibilità che abbiamo per garantire la sopravvivenza economica e sociale dell’Italia.

Se non lo faremo, siamo destinati alla distruzione, diventando lavoratori schiavi delle grandi centrali di acquisto, indebitati nei confronti delle grandi società finanziarie, nutriti con cibo scadente e malati a causa dell’inquinamento dell’ambiente in cui viviamo.

In Italia esistono realtà che si occupano di questi temi. Esiste la Rete di Economia Solidale, esistono gruppi di acquisto organizzato a livello locale e, in alcuni casi, a livello nazionale. Esistono delle associazioni consumatori. Esistono organizzazioni che promuovono l’uso di monete complementari locali. Esistono centinaia, migliaia di piccole e medie imprese che operano con grande attenzione alle ricadute sociali della loro attività ed al rispetto dell’ambiente.

Il passo successivo potrebbe essere, con coraggio e determinazione, la creazione di un “nostro” circuito economico.
Una economia dal volto umano e sostenibile per l’ambiente.

Ce la possiamo permettere. Senza ombra di dubbio.

 Davide Gionco

 

 


"IpsosFlair" Italia 2018: un paese alla ricerca dell'identità
Postato da admin [23/03/2018 00:03]


La pubblicazione annuale Ipsos che ha l'obiettivo di raccontare cosa accade nel paese e quali sono le reazioni degli italiani. 14 febbraio 2018

Ipsos Flair è arrivato alla sua ottava edizione. Ancora una volta ci siamo prefissi l’obiettivo di raccontare cosa accade nel paese, quali le reazioni degli italiani e quale il loro modo di stare nel mondo. Anche quest’anno abbiamo lavorato, come sempre facciamo, sulla massa di informazioni a nostra disposizione, sempre più arricchite dalle nuove forme di raccolta dei dati, utilizzando l’ascolto del web e dei social, le opinioni delle community, e la voce dei blog. Ipsos, con le sue diverse aree di expertise (Marketing, Pubblicità, Media, Opinione, Loyalty, Observer), ha la possibilità di interrogare il cittadino sotto tanti punti di vista, guardando alle diverse identità che compongono ciascuno di noi: consumatore, elettore, spettatore, lavoratore, lettore, venditore... Un lavoro che si accompagna alla nostra relazione con i clienti, all’ascolto delle loro richieste sempre più complesse, cercando di inserire le voci di tutti i nostri stakeholder in una visione più lunga e strutturata rispetto alla risposta immediata.

I 10 punti di riflessione di questa edizione sono:

1.      Ripresa sì, ma. La ripresa economica avviene con risultati superiori al previsto e comincia ad essere percepita anche dai cittadini che per la prima volta da anni vedono un ‘non peggioramento’ della propria situazione. I consumi ripartono, grazie anche al fatto che si risparmia di meno. Ma questo non produce coesione sociale, anche perché si fatica a prevedere cosa succederà, i nuovi posti di lavoro sono prevalentemente a termine e cresce l’automazione che riduce il lavoro. E soprattutto la ripresa non ha ancora recuperato il gap rispetto al periodo pre-crisi, a differenza di quanto è avvenuto in Francia e in Germania.

2.      Un paese diviso. La classica frattura Nord/Sud si amplifica. La regione Puglia approva una delibera per ricordare i meridionali morti in occasione dell’unificazione italiana; le regioni del Nord, Lombardia e Veneto rispondono con un referendum autonomista. Ma è un paese diviso anche all’interno dei territori. Milano è diversa dal resto del Nord e anche da gran parte della Lombardia. E comincia a pensarsi come una città stato, che guarda più alla rete delle smart cities occidentali che non al proprio stato e al proprio governo.

3.      Un paese diseguale. Le diseguaglianze in Italia sono cresciute: le persone a rischio povertà o esclusione sociale sono passate dal 25,5% del 2008 al 30% del 2016, contro le previsioni di Europa 2020. Crescono i working poor, coloro che pur avendo un lavoro sono in difficoltà economica. La redistribuzione è squilibrata verso gli anziani: la povertà tra le famiglie giovani cresce di 8 punti tra il 2007 e il 2015, tra le famiglie anziane scende di un punto. Il lavoro, tema centrale degli ultimi anni, si polarizza: scompaiono le professioni intermedie, aumenta l'occupazione nelle professioni non qualificate, si riducono operai e artigiani tanto che l’Istat nel suo Rapporto Annuale prova a ricostruire la società italiana e a tracciare i connotati delle nuove classi sociali.

4.      Le labili identità politiche. Il fallimento di Renzi ridefinisce il quadro politico di riferimento. Il PD è un partito che non ha una propria identità e fatica a trovare punti di riferimento sociali. Diviso al suo interno e oggetto di una fuga, verso sinistra e verso destra. Il centrodestra aggrega forze spesso distanti, in particolare sull’Europa. Da un lato i sovranismi di Salvini e Meloni, dall’altro lato Berlusconi che ripropone gli stessi temi del ’94. Il Movimento 5stelle è composto da un elettorato variegato, con posizioni politiche diverse che non trova una composizione programmatica. La sinistra non ha un programma se non il livore verso Renzi. Non è improbabile che dalle prossime elezioni non emerga una maggioranza. E che si formi un governo di scopo o di larghe intese presieduto da Gentiloni, che addirittura potrebbe governare in regime di proroga.

5.      Alla ricerca della semplicità. Si fa sempre più forte la domanda di semplicità a livello informativo, di ricevere poche ma chiare informazioni. I consumatori chiedono etichette sui prodotti sempre più essenziali, quelle per lui più rilevanti e in grado di fare entrare il prodotto nel cerchio della fiducia personale. Per farsi notare all’interno del caos informativo, le marche devono quindi utilizzare ogni mezzo per mostrarsi come marche amiche, entità realmente esistenti calate nel contesto reale e capaci di dialogare con le persone.

6.      Il “senza” diventa il nuovo plus. Continua la crescita nei segmenti del “senza” o “free from”, di tutti quei prodotti caratterizzati dall’assenza o dalla riduzione di alcune componenti. Da puzzle costituito da tante nicchie di “senza” dedicate a target con particolari esigenze nutrizionali, questa galassia si sta trasformando in un mondo mainstream accessibile a tutti i consumatori. Lo sviluppo di questa tendenza sottolinea come l’aumento di valore percepito del prodotto può passare non solo dall’arricchimento, ma anche da un’accurata operazione di eliminazione.

7.      La marca nella costruzione della propria identità. Alle marche viene affidato il compito di divulgare valori e visioni della società, rivestendo un ruolo che potremmo definire “politico” e suppletivo alla mancanza di fiducia verso i classici attori istituzionali storicamente predisposti a fornire senso, valori e chiavi interpretative della società. Ma in un’era di radicale trasparenza, quello che la marca racconta deve riflettersi con quello che la marca è. Ed è così che la cultura aziendale va ad alimentare l’immagine esterna del brand, immagine che diventa sempre più importate nelle scelte d’acquisto. Questi sono infatti gli anni del marketing della relazione, della socialità e della reputazione, in cui le marche sono scelte non più in base alle performance di prodotto ma alla vicinanza ai valori che trasmettono e al modo in cui fanno sentire il consumatore.

8.      Le mille vite della TV. La televisione continua a capitalizzare meglio degli altri media le opportunità derivanti dalla fruizione multi-piattaforma. Pur continuando a privilegiare lo schermo televisivo, il pubblico italiano ha infatti ormai acquisito familiarità con la fruizione di contenuti televisivi in modalità non lineare attraverso i dispositivi digitali. Guardare la tv diventa così una attività modulata sui propri tempi e ritmi di vita, oltre che sui gusti personali, in modo sempre più sganciato dalle logiche di palinsesto. Questa evoluzione dei comportamenti fruitivi del pubblico ha aperto anche nuovi spazi di mercato e nuove opportunità di ricavi: il 2017 ha visto infatti il consolidarsi dell’offerta di Servizi di Video On Demand, con l’arrivo, dopo Netflix (già approdato in Italia nel 2015), di un altro player internazionale come Amazon Prime Video.

9.      La (continua) crisi dell’informazione. L’industria dell’informazione è in una condizione di crisi che perdura da tempo e vede un costante calo nel numero di lettori, di copie diffuse e di ricavi pubblicitari. Varie le motivazioni: tra le principali vi è l’incapacità del settore di identificare un business model profittevole per il contesto digitale multi-piattaforma. In particolare, per la carta stampata la digitalizzazione ha voluto dire l’ingresso in una arena competitiva allargata dominata dalla sovrabbondanza di fonti direttamente accessibili e fruibili, all’interno della quale l’utente/lettore ha acquisito una posizione sempre più centrale. Questo ha modificato il concetto di autorevolezza riconosciuta alle testate e amplificato al massimo l’atteggiamento di autonomia e curiosità del lettore.

10.  Fake News: il tema dell’anno. Nel 2017 è stato di grande attualità anche in Italia il tema delle fake news ma è stato anche l’anno in cui (finalmente) i big player hanno cercato di porvi delle contro-misure. Facebook e Google hanno adottato una serie di iniziative operando principalmente su 3 direttrici: potenziare e dare visibilità ai servizi di “fact-checking”, incrementare le risorse umane dedite al controllo di ciò che circola sui social network come prodotto di algoritmi, provare soluzioni per differenziare visivamente i contenuti che godono di requisiti, provati, di affidabilità. Internet e i social media hanno esacerbato il senso di scarsa fiducia con la proliferazione delle fake news, ma il fenomeno si inscrive in un contesto già in partenza caratterizzato da bassi livelli di fiducia verso i media mainstream.

 


 


Dazi Trump: fine della globalizzazione. Era ora


La redazione del BLOG INSIEME ha ricevuto da muticentro risarcimenti www.muticentrorisarcimenti@gmail.cim , la sotto riportata nota, che pubblichiamo.




Dal 1993, con  triangolazioni contabili,  i fondi petroliferi-speculatori  kazari (georgiani-arzebajani di antica origine tedesca, col culto del fuoco, Arzebajan significa Terra dei fuochi" ) proprietari della City of London,  avrebbero  fatto figurare come made  in China o in India o made in Romania,  le produzioni che essi in realtà effettuano in Pakistan, Bangladesh,  Sri Lanka (fatto passare come made in India ) , Vietnam , Corea del Sud, Bielorussia. 

Stati questi dove il costo del lavoro è tenuto con la forza da 25 anni a 60 dollari al mese per operaio.

 

Gran parte di queste produzioni prima del 1993  erano effettuate in Italia (abbigliamento, elettrodomestici, automobili, tv , cavi sottomarini).

 

Le altre aziende italiane non delocalizzate con un costo del lavoro 20 volte superiore,  hanno dovuto chiudere con l'entrata in Italia di prodotti che costano 10-20 volte meno. 

La globalizzazione come sorta dal 1993 è pertanto insana e dovrebbe pertanto essere sanata se proveniente da Pakistan, Bangladesh,  Sri Lanka, Bielorussia, Vietnam e Corea del Sud con dazi al 500% al fine di pareggiare il costo del lavoro.


Stati questi schiavizzati dai fondi petroliferi kazari ed in cui verrebbero oltretutto formati, secondo i libri di Tiziano Terzani che visitò quei luoghi,  i Jihadisti. 


La globalizzazione deve essere gestita come fu gestita dal 1945 al 15 agosto 1971 dal Fondo Monetario Internazionale (FMI)  e dalla BANCA MONDIALE che ricevevano i depositi obbligatori dagli Stati azionisti e  intervenivano nei vari Stati del mondo sviluppando LA' quei settori in cui il tal Stato era carente, prestando denaro a tasso zero. 


Dal 1945 al 1971 tutti i PIL di tutti i 180 Stato del mondo nessuno escluso sono cresciuti con tassi di crescita superiori al 5% fino a due cifre. 


Dal 15 Agosto 1971 il FMI è stata totalmente snaturato e sostituito dalla BIS di Basilea, la banca delle banche commerciali .


Banche commerciali che dal 15 Agosto 1971 , abolito l'obbligo di conversione del dollaro in oro, creano denaro con un clic a Nassau per poi illegittimamente prestarlo negli Stati in cui fondi petroliferi kazari riescono a far abolire, da stolti e incoscienti, "inconsapevoli" politici cooptati (Amato, Barucci in Italia nel 1992/93),   la separazione bancaria.


La separazione  bancaria è stata abolita dal 1993 in Italia, Grecia, Spagna, Francia, Germania e dal 1998 anche nel Regno Unito e USA, gli Stati guarda caso in  cui le rispettive CLASSI MEDIE (94% della popolazione) sono diventate povere.


I dazi messi da Trump (dal 10% al 25%) su quei paesi sono pertanto di entità irrisoria.  



Ogni possibile reato sopra ascritto e descritto è sempre inteso come  ipotizzato rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della certezza dello stesso e la sua richiesta punizione

 

 


Anche oggi crollano le borse. Ricordarsi della minaccia della kazara Jp Morgan se avesse vinto Trump
Postato da admin [06/02/2018 22:59]


  Pubblichiamo nota di  multicentrorisarcimenti@gmail.com



Prima che vincesse Trump,  Jp Morgan e gli altri fondi petroliferi -speculatori venditori allo scoperto   KAZARI avevano minacciato che se avesse vinto Trump,  avrebbero fatto crollare le borse. Hanno atteso un anno per non far cadere i sospetti su di loro . Con varie mail era stato  asserito che il crollo delle borse era solo rimandato di un anno e precisamente che il crollo si sarebbe verificato esattamente tra il gennaio e il febbraio del 2018 al fine di allontanare ogni sospetto.  E così puntualmente è avvenuto .

Giovedì  scorso al posto della YELLEN è divenuto governatore della FED un KAZARO che subito ha alzato il tasso ufficiale di sconto. Il rialzo del tasso è fondamentale per far crollare le borse. Il rialzo del tasso provoca un aumento dei rendimenti delle obbligazioni (che sono per la quasi totalita convertibili in azioni ), provocando   una diminuzione della quotazione delle obbligazioni  che si trascina al ribasso la quotazione delle azioni. Questo trend al ribasso a livello generale e pertanto incontrovertibile,  è il LA',  quanto ossia si aspettano i  fondi KAZARI venditori allo scoperto che agiscono immediatamente  nello stesso senso , appunto VENDENDO allo scoperto al fine di far crollare ulteriormente le quotazioni azionarie, guadaqnando ad ogni ribasso la differenza tra prezzo venduto e prezzo crollato. 

Una banca unica (la BCE e la FED) è stata  fondamentale per i fondi speculatori - petroliferi  kazari per  avere un tasso  unico al fine di , manovrandolo al rialzo, far crollare A COMANDO le borse.

I documenti desecretati dal NARA nel 2017 hanno dimostrato che l'UE è una CREAZIONE NAZISTA, di ex SS,  che emette LEGGI RAZZIALI CONTRO I CITTADINI ITALIANI E CONTRO LA MAGISTRATURA ITALIANA  per annichilirli e per toglierne a quest'ultima ogni potere,  ultimo baluardo rimasto contro lo strapotere  dei  fondi speculatori KAZARI giunti in Italia nel 1993 con la privatizzazione delle banche che erano dell'IRI

 

Coordinandosi in tempo reale sul sito delle Isole Vergine Britanniche http://it.investing.com/indices/indici-futures , i fondi speculatori KAZARI proprietari della City of London hanno iniziato Venerdì a VENDERE ALLO SCOPERTO  , un attività ignobile, amorale, illegittima che consiste nel PRENDERE IN PRESTITO titoli altrui per venderli a sua insaputa  nel WEEK END (SABATO E DOMENICA)  sfruttando il fuso orario tra borse. E sfruttando  la LINEA DEMARCAZIONE DATA fanno credere che siano VENDITE effettuate il LUNEDI, quando purtroppo i piccoli azionisti non riescono più a uscire dal mercato trovandosi in mattinata  il proprio titolo gia crollato perché venduto , preso in prestito, a loro insaputa nello stretto di Bearing e in altre zone dove passa la linea demarcazione data e quindi 15 minuti di differenza tra isola e isola, significano due giorni.

.

Con questa tecnica i fondi speculatori KAZARI riescono a far perdere decine miliardi  di dollari/ euro ai piccoli azionisti, sottraendone i risparmi e IMPOVERENDO LA NAZIONE .

Nel 1939  quando ancora operarono  in Italia questi fondi speculatori petroliferi KAZARI dal 1920 (abolita la separazione bancaria nel 1920) fu emesso un disegno di legge che addirittura prevedeva l'ERGASTOLO   o LA PENA DI MORTE nei casi più gravi di speculazione per chi effettuava attività speculativa con vendite allo scoperto su titoli quotati alla borsa di Milano. 

 

 Era gia accaduto il 16 gennaio 2016 e il 24 Giugno 2016. Stessa tecnica, causando alle banche italiane e alle altre  società italiane quotate alla borsa di Milano immani perdite per i loro piccoli azionisti.

La stessa tecnica fu messa in pratica dai  detti  hedge fund KAZARI anche sui BTP italiani nel 2011 VENDUTI  ALLO SCOPERTO per 25 miliardi di dollari facendo aumentare lo spread BTP/BUND , aumento che causò una perdita per lo STATO ITALIANO  in termini di maggiori interessi pagati sui titoli di Stato nei 18 mesi successivi di 120 MILIARDI di euro, come certificato dalla Corte dei Conti .  

 

I giornali per esempio il 25 Giugno 2016 titolavano che la Borsa italiana , Piazza affari , avesse perso quasi il 13%  il 24 Giugno 2016 a causa del BREXIT  ossia a causa della decisione espressa nella notte del 24 Giugno dal popolo inglese di uscire dall'Unione europea . 

 

In realtà nella notte del 24 Giugno del 2016, come rilevabile dal sito http://it.investing.com/indices/indici-futures

 gli hedge fund venditori allo scoperto hanno venduto allo scoperto per un totale di circa 60 miliardi di euro  azioni di molte societa italiane quotate in borsa , in prevalenza banche , provocandone un ovvio crollo del corso azionario  al mattino alla apertura della borsa italiana dalle ore 9.30. 

Banca Popolare dell'Emilia Romagna

ha perso in un solo giorno , il l 24 Giugno 2016,   il 24,61% 

 

Banca Popolare di Milano -24,28% 

Banco Popolare -23,3%

Unicredit -23,79%

Intesa -22,94%

Mediobanca -21,22%

UBI -20,69% 

MPS -16,43%

Mediaset -17,17%

Mediolanum -15,05%

Telecom -16,16%

FCA -9,37%

Enel -10,04%

ENI -9,19%

Leonardo Finmeccanica -11,94%

Generali -16,77%

 

 

Si trattò pertanto di un deliberato attacco all'economia reale italiana , al fine di appropriarsi successivamente del titolo azionario di innumerevole società italiane , attraverso società ad essi hedge fund riconducibili , a prezzo praticamente zero . Alcuni titoli azionari di società italiane  sono stati infatti pressoche azzerati, con continue vendite allo scoperto , dal 2007 .

 Intesa, Unicredit , le Banche Popolari , MPS , sono state letteralmente prosciugate dagli hedge fund KAZARI venditori allo scoperto che hanno sottratto a tali banche praticamente tutto i loro capitale e riserve , azzerandone il titolo dal 2007 . Si tratta di un chiaro ipotizzato colossale reato di insider trading portato su vasta scala dagli  hedge fund venditori allo scoperto all'economia reale italiana . 

L'ignaro risparmiatore che aveva investito per esempio in MPS nel 2007 a 87 euro per azione , per esempio aveva investito 87.000,00  euro nel 2007 in MPS, oggi si ritrova con 454,00 euro .

 Milioni di ignari risparmiatori italiani hanno  perdso  con questo attacco,  quasi totalmente i loro risparmi 

Alcune delle sopracitate società (ENI, Finmeccanica,) sono di importanza strategica nazionale .

 

La Magistratura italiana potrebbe chiedere l'accesso ai dati del sito http://it.investing.com/indices/indici-futures per accertare i movimenti effettuati dai venditori allo scoperto  . Con mail dal titolo IPOTIZZATA COLOSSALE MANIPOLAZIONE inviata il 24 giugno 2016 prima dell'apertura delle borse venivano fornite due fotografie alle  5.35 ed alle 7.13 dell'attività IN TEMPO REALE reperibile sul sito suddetto http://it.investing.com/indices/indici-

 degli hedge fund venditori allo scoperto . 

La CONSOB dovrebbe avere il dettaglio dei nomi e degli importi movimentati nella notte del 24 Giugno 2016 , dalle ore 24 del giorno 23 Giugno 2016 alle ore 9.29 del giorno 24 Giugno 2016, dagli hedge fund  con vendite allo scoperto dei titoli azionari delle suddette società italiane . Non avendo potere ispettivo (!) la CONSOB  non riesce a verificare chi sta dietro all'intermediario di cui si avvalgono i fondi KAZARI per effettuare vendite allo scoperto. La CONSOB ha potere ispettivo solo sulle vendite NAKED (nude ) ossia eseguite PRENDENDO ADDIRITTURA IN PRESTITO TITOLI INESISTENTI , le uniche vietate dall'UE, ma che costitusicono solo circa il 2% del TOTALE vendite allo scoperto .

Questo la dice lunga sulla volontà della KAZARA COMMISSIONE UE di impedire queste vendite allo scoperto . I documenti desecretati dal NARA nel 2017 hanno infatti dimostrato che la FAMIGLIA JUNKER è NAZISTA ( componevano le SS ) come sempre i documenti desecretati dal NARA hanno dimostrato che i fondi speculatori  dei KAZARI (georgiani/arzebajani di antica  origine tedesca, cd ariani  ) Mayer Rothshid, Warburg, JP Morgan , Rochfeller, Johnson, Walker Bush e Jeferson Clinton hanno fondato e finanziato il NAZISMO .

 

Convertitisi all'ateismo nel 1820 per godere ancora appieno del business del petrolio senza rimorsi , una volta che l'invenzione della trivella nel 1800 rese ancora possibile l'estrazione del petrolio esauritosi in superfice in Georgia /arzebajan nel 1400 dopo Cristo,

sono pertanto atei (si credono Dio ) e sovranazionali (sede legale nella City of London e fiscale nel paradiso fiscale del Delaware come rivelato dalla SEC)  , pertanto ANARCICHICI  col culto del fuoco (Arzebajan  significa Terra dei fuochi ) necessitano di essere vincolati con regole per difendere la CLASSE MEDIA (94% della popolazione mondiale ) , regole  che essi ovviamente rifiutano definendosi  oggi IPER LIBERISTI o progressisti riformatori. 

 

Ogni possibile reato sopra ascritto e decritto è sempre inteso come ipotizzato, rimettendo all'illustrissima S.V. la verifica della  certezza dello stesso e la sua necessaria richiesta punizione. 

Ai sensi dell'art 10 del c.p.p. la presente si tratta di notizia idi ipotizzato reato commesso da soggetto residente all'estero per cui la competenza è dell'Illustrissima S.V .che per prima reputi di iscrivere la notizia del  reato . 

E' richiesto alla illustrissima S.V. di procedere contro gli eventuali colpevoli con modello 21 essendo essi individuabili .

 

 


Stime del FMI sul PIL mondiale
Postato da admin [22/01/2018 21:47]


Il Fmi ha aggiornato il suo World Economic Outlook, documento con le stime mondiali, in occasione del Forum di Davos e ha fissato per l'Italia un Pil a +1,6% nel 2017, +1,4% quest'anno e +1,1% il prossimo. Rispetto al Weo di ottobre, l'Italia ha guadagnato rispettivamente 0,3 e 0,2 punti di crescita stimata per il 2018 e il 2019.

 


PIL mondiale in crescita, ma quale INSANA crescita?
Postato da admin [30/12/2017 12:34]

La redazione del BLOG INSIEME pubblica questa nota a cura del gruppo multicentro risarcimenti.

PIL mondiale in crescita, ma quale INSANA crescita?

 

E' aumentata l'industria del gioco d'azzardo (sale bingo e slot machines e centri di puntata ovunque , casinò on line pubblicizzati non solo on line, ma anche in tv per spingere la classe media sfiduciata e distrutta a puntare alla fortuna per rovinarsi definitivamente)

 

E’ aumentata l'industria dei cavi sottomarini internet per la manipolazione del pensiero detenuta da Goldman Sachs (Jp Morgan).

 

E’ aumentata la produzione farmacologica legata agli oppiacei che sono soltanto lenitivi del dolore e non curativi del dolore in quanto nessun italiano dal 1993 ha inventato più niente ed e come se la ricerca mondiale si fosse fermata. 

Il cancro, una delle principali industrie mondiali, inspiegabilmente non è ancora  stato debellato, non è ancora curabile, solo interventi che ne arrestano la propagazione allungando la vita, fondate sulle radiazioni (chemioterapia,…)

 

E' aumentata l'industria del sesso (sex bar in Giappone e nei paesi asiatici, lap dance in Europa, pornografia che vede in Tel Aviv il centro di produzione mondiale, pedo-pornografia)

E’ aumentata l’industria delle produzioni d’armi, attualmente vi sono circa oltre 100 mini conflitti nel mondo alimentati ad arte e “qualcuno” continua a spingere perché scoppi la Terza Guerra Mondiale facendo entrare in guerra anche gli eserciti degli Stat Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud da una parte e di risposta della Russia, Corea del Nord e Cina dall’altra,  per cui aumenterebbero enormemente i ricavi e di conseguenza i profitti delle industrie d’armi.

Un conflitto mondiale aumenterebbe inoltre enormemente anche la produzione farmacologica legata agli oppiacei (morfina, droga del combattente e metadone) 

 

 E’ aumentata la produzione di idrocarburi legata all’estrazione del petrolio e del gas, nulla è stato effettuato per la produzione e soprattutto per l’accumulo dell’energia solare cha sarebbe gratuita e non inquinerebbe più il pianeta, ma l’accumulo di energia è detenuto da un colossale OLIGOPOLIO (batterie di accumulo Tesla e General Motors che è stato recentemente scoperto come rilevato dal sito beta.companieshouse.gov.uk,  appartengono entrambe a TRUSHELFO una societa degli askenaziti -kazari  JP MORGAN, MAYER ROTHSHILD, ROCKFELLER, WARBURG, JOHNSON, WALKER BUSH, JEFFERSON CLINTON) , oligopolio che non abbassa il prezzo per batteria per produrre 6 kw di energia dagli attuali  14.000 euro a 500 euro, prezzo quest’ultimo  che permetterebbe ad ogni famiglia della classe media mondiale di prodursi autonomamente e gratuitamente l’energia per la sua auto e per la sua casa per sempre, il SOLE non costa)

Sig. Calienda, futuro Presidente del Consiglio, grande esperto di energia, spieghi in TV perché non si abbassa nel mondo il prezzo delle batterie di accumulo dell’energia solare.

Sig. Calienda,  futuro Presidente del Consiglio, perché non crea in Italia un Ente STATALE tipo IRI che abbassi il costo di una batteria di accumulo di energia solare da 14.000 euro a 500 euro, in modo che il SOLE  sia fruibile GRATUITAMENTE da ogni famiglia della classe media italiana e mondiale?

Nel 1937 dopo solo due anni di ricerca gli italiani, l’IRI, crearono l’auto più piccola e più veloce del mondo, la 500.

 Sig. Calienda crede che i miglior ingegneri del mondo, quelli italiani non siano capaci in soli due anni di ricerca nell’ambito di un ente TOTALMENTE STATALE di abbassare il prezzo di una batteria di accumulo, per produrre energia solare per 6 kw,  da 14.000 euro a 500 euro?

Sig. Calienda perché NON LO FA?

Anche l’industria del gioco d’azzardo, dei cavi sottomarini internet, quella farmacologica legata agli oppiacei, del sesso, della produzione d’armi , della produzione di idrocarburi legata all’estrazione del petrolio ed in parte a quella del gas (TAP proveniente da Arzebajan/Georgia e da Israele),eccetto il gas proveniente dalla Russia e dalla Libia , appartengono ai fondi speculatori askenaziti -kazari  degli atei  JP MORGAN, ROTHSHILD, ROCKFELLER, WARBURG, JOHNSON, WALKER BUSH, JEFFERSON CLINTON e sono le loro Chiese ((le Cristian Science che di cristiano hanno solo il nome, in realtà talmudiche, atee, col culto del fuoco e del diavolo, dette anche Chiese Evangeliche del Sud (Texas) degli Stati Uniti, apertamente massoniche)) che spingono alla guerra, che vorrebbero che Trump invii l’esercito degli USA in guerra, fomentando esse Chiese la Corea del Nord con i loro adepti con passaporto  statunitense che stanno eseguendo continui  sabotaggi ed attentati in Corea del Nord, ma Trump che è un vero cristiano non lo farà , si spera che non ci caschi, ha gia detto che socialisti internazionali(questi vertici kazari)  vorrebbero spingerlo alla guerra.

Grazie alla scoperta della trivella, nel 1850,  i kazari sono purtroppo tornati ancora in auge dopo che il petrolio era terminato in superficie in Georgia ed Azrebajan nel 1400 dopo Cristo e nella Prima e Seconda  Guerra Mondiale i fondi speculatori dei kazari  MORGAN, ROTHSHILD, ROCKFELLER, WARBURG, JOHNSON, WALKER BUSH, JEFFERSON CLINTON hanno utilizzato l’esercito della Germania per far scoppiare le Guerre, ma nel 1945 la Germania è stata smilitarizzata, non può avere porta-aerei,  ne carri armati entro un certo numero solo per difendere i suoi confini, anche se i termini per una produzione d’armi da parte della Germania senza limiti stanno per spirare….

 

 Il PIL mondiale è aumentato oltre che per queste INSANE industrie detenute dai fondi speculatori akenaziti -kazari (vertici  arzebajani-georgiani di antica origine tedesca, i cd ariani o nazisti come rivelato dai documenti desecretati nel 2007, 2014 e 2017) anche in quanto il dato include la finanza ossia il fatto che l’indice S&P 500 ( quotazione delle prime 500 società del mondo ) è cresciuto, ma i fondi speculatori kazari sono gia usciti da queste societa ai primi di Gennaio del 2017 vendendo le loro azioni ad un alto prezzo ed acquistando nel contempo opzioni di acquisto che però vengono lette dalle borse da essi controllate come invece fossero veri acquisti, per questo Wall Street è risultata in continua crescita anche nel 2017.

 Opzioni di acquisto che questi fondi speculatori eserciteranno, confermeranno  in acquisti il giorno dopo che le borse sono crollate, cosi frodando altri centinaia  di milioni di piccoli risparmiatori e lo scoppio di una guerra mondiale  è,  ovvio,  il pretesto che cercano questi fondi speculatori kazari per far crollare le borse.

IL PIL mondiale è cresciuto ancora nel 2017 ma in modo INSANO nell’economia reale, con produzioni che non hanno aiutato  la CLASSE MEDIA MONDIALE (94% della popolazione mondiale) anzi l’anno annichilita ed impoverita oltre che intossicata sempre più (è un altro dato che il PIL mondiale è aumentato ma questo aumento di ricchezza mondiale-effettuato con produzioni insane- si è concentrato nei super ricchi , infatti la ricchezza dei super ricchi è aumentata del 23% nel 2017).

Il PIL Mondiale è cresciuto in maniera ARTEFATTA nella finanza perchè le borse sono state pompate al rialzo nel 2017 con acquisti allo scoperto (opzioni di acquisto)  di cui si avvantaggeranno questi fondi speculatori kazari acquistando, per esempio,  dopo il crollo della borsa di Milano,   a 1 euro le azioni di ENI dai 300.000 piccoli risparmiatori di ENI o da circa 1 milione di piccoli  risparmiatori di UBI Banca e BPM che verranno poste in risoluzione con la procedura di risoluzione pre-confezionata ad arte dalla kazara COMMISSIONE UE.  

Nel 1993 Banca d’Italia è divenuta privata, ed è stato definitivamente scoperto (marzo 2017) , controllata purtroppo da questi fondi speculatori kazari (Vanguard (Rothshild), Jp Morgan Trust (Morgan), Fidelity (dopo l’omicidio Kennedy, premio Johnson 49%  + altri fondi kazari),  Northern Trust, Black Rock (Warburg), Black Stone (societa immobiliare dei fondi speculatori kazari), T-Rowe Price, Franklyn Templeton (Rostshild), Bnp Paribas (Morgan )…)  e Banca d’Italia pertanto dal 1993  non ha più potuto vigilare sui sorprusi compiuti da questi fondi speculatori kazari.

 

 

IL MONDO HA ANCORA BISOGNO DELL’INVENTIVA E DELLA CAPACITA’ DEGLI ITALIANI

 


 


Prestito sociale delle coop, ecco le nuove norme
Postato da admin [29/12/2017 21:07]


La redazione del BLOG INSIEME pubblica l'articolo qui sotto riportato, apparso nel sito PHASTIDIO.NET di Mario Seminerio

Strano a dirsi, ma pare che il nostro legislatore per una volta abbia mantenuto una promessa. Nello specifico, quella di mettere mano alla regolazione del prestito sociale delle cooperative, a tutela del risparmio. La nuova norma, inserita nella legge di bilancio per il 2018, appare un passo avanti, anche se come sempre il diavolo si cela nei particolari.

Ne dà conto oggi sul Sole un articolo di Gian Paolo Tosoni, dove si spiega che la premessa dell’intervento è che il prestito sociale può essere impiegato soltanto per operazioni strettamente funzionali al perseguimento degli scopi istituzionali e quindi che le coop non possono essere enti di gestione del risparmio:

«Questo sta a significare che nell’ambito della cooperativa l’area finanziaria, alimentata dai prestiti sociali, deve avere soltanto una funzione accessoria e strumentale alla propria attività istituzionale»

Viene inoltre data cogenza di legge al limite massimo per il prestito sociale, pari a tre volte il patrimonio netto, che era stato introdotto nel 2016 da deliberazione della Banca d’Italia ma che non aveva modo di sanzionare eventuali violazioni. Vi saranno assoggettate tutte le coop con più di 50 soci. Quelle che ad oggi eccedono tale limite avranno tre anni di tempo per rientrare. Per ulteriori restrizioni, la competenza viene assegnata al Comitato interministeriale credito e risparmio (Cicr), integrato da un membro di Bankitalia.

C’è anche il tentativo di creare ulteriori garanzie a tutela dei soci finanziatori, in attesa che il Cicr normi un fondo di garanzia:

«[…] qualora l’indebitamento nei confronti dei soci della società cooperativa superi l’importo di 300 mila euro e risulti superiore al patrimonio netto della società, il 30% deve essere coperto da garanzie reali o personali rilasciate da soggetti vigilati (banche eccetera). In alternativa la cooperativa deve aderire a uno schema di garanzia dei prestiti sociali con le caratteristiche indicate dalla delibera che dovrà assumere il Cicr»

E ancora:

«Le cooperative devono inoltre definire modelli organizzativi e procedure per la gestione del rischio da adottare nei casi in cui il prestito sociale assuma un rilievo significativo e comunque quando eccede il limite del doppio del patrimonio netto dell’ultimo bilancio approvato. Un decreto del ministero dello Sviluppo economico, competente sulla vigilanza cooperativa, per stabilire forme di controllo e di monitoraggio in materia di prestiti sociali»

In astratto, paiono misure costruite con buonsenso. Vedremo se verrà successivamente modificata la norma sulla remunerazione del prestito sociale. Oggi ogni socio, per beneficiare dell’imposta sostitutiva del 26% sugli interessi, può prestare un massimo di 36.527,10 euro, che raddoppiano per le cooperative agricole di trasformazione e vendita di prodotti agricoli, per le coop di produzione e lavoro e per quelle di abitazione. In questi casi l’interesse non può superare di 2,5 punti percentuali quello dei buoni fruttiferi postali.

La legge di bilancio ha poi recepito l’emendamento dell’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, collocandolo tuttavia entro la cornice delle nuove norme e garanzie, stabilendo che il rimborso del prestito sociale non è postergato agli altri debiti anche chirografari e quindi può essere pagato unitamente ai creditori non privilegiati. L’articolo 2467 del codice civile, quindi, non si applica a questa fattispecie.

In complesso, attendendo ulteriori declinazioni da parte del Cicr, tra cui fondamentale risulterà lo schema di fondo di garanzia, ci pare di poter dire che le nuove norme aumentano la tutela dei soci delle coop, riducendo i margini di libertà sin qui avuti dai manager nell’utilizzo del prestito sociale. Il sistema delle coop pare aver acconsentito di buon grado a questa normazione, anche perché lo status quo era difficilmente difendibile. Vedremo se cercheranno di allentare i nuovi vincoli, passata la Quaresima ed il momento di pubbliche relazioni.

 

 


 
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