INFORMAZIONI SETTORE ALIMENTARE
Postato da admin [19/03/2021 00:22]


Nutriscore contro Nutrinform: l’Italia ha scelto più indici nutrienti. Ricciardi consulente del ministro della salute contro la scelta del ministro dell’agricoltura Patuanelli.

 

Il prof. Ricciardi membro OMS contro ex ministri Martina, Centinaio, Bellanova. Nel luglio 2020 la Commissione Europea aveva già dato il via libera al nutri-inform-battery che pesa ogni componente di ogni alimento e non solo gli zuccheri e il sale. Tutti i cibi Top made in Italy finirebbero in castigo fra l’arancione e il rosso nella scala da A a E. L’Italia dice no al semaforo, alla salubrità dei cibi sanciti  con superficialità.    

 

Da qualche anno, per iniziativa del governo UK precedente, si parla del famoso semaforo a tre colori da stampare su tutte le etichette dei prodotti alimentari in Europa: rosso cattivo, verde buono. Di una semplicità… paurosa, perché estremamente superficiale e limitata con cui tutti gli alimenti sono misurati in modo standard e con parametri da fabbrica industriali…senza valutare storia, cultura, disciplina, dietologia, nutrizione. Le “denominazioni di origine” sono nate in Europa negli anni ‘60 e da allora fiore all’occhiello di oltre 5000 prodotti europee con certificazione terza, tracciabilità, controlli. Ricordo: dal grappolo d’uva alla bottiglia Docg sul tavolo ci sono 20 passaggi, molti burocratici. Poi nel mondo ci sono migliaia e migliaia di altri cibi e vini, comuni, anche da paesi europei. Non entro nel merito politico se un consulente personale del Ministro della Salute, il prof. Walter Ricciardi della Cattolica di Roma, membro OMS e da giovane napoletano comparsa in film, può andare contro una scelta di tutti i recenti governi nazionali,  i ministri della agricoltura Patuanelli e tutti i suoi predecessori Martina, Centinaio, Bellanova. Sostenere, oggi, dopo 60 anni di direttive, regolamenti, centinaia di dipendenti UE sul tema, controlli a difesa di una cultura della qualità certificata che il modello nutri-score  sia la soluzione migliore per la salute europea e mondiale, appare almeno discutibile. Appare una voce solitaria, quella di Ricciardi, altamente stonata e pericolosa pro nutri-score dei francesi e tedeschi e contro il nutri-inform sostenuto da Italia e altri paesi europei. Per me bisogna valutare anche aspetti giuridici, legislativi, legali a tutela della “scelta” politica italiana, finalmente unitaria e chiara. Le DO-IG non si toccano. Per tutti i restanti cibi senza certa origine…qualunque “etichetta” aggiuntiva sui contenuti nutrizionali può starci.  Tutte le voci autorevoli italiane si sono sollevate all’unanimità contro il prof Ricciardi. Il nutri-score penalizza anche la Dieta Mediterranea, sancita dal mondo intero e anche da OMS, come la migliore, più sana e più biodiversa alimentazione: l’olio di oliva extra vergine-Evo, il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di san Daniele finirebbero tutti in “rosso”. Sembra che ci sia un po’ di caos! Ci sono altre motivazioni recondite? Qualche interesse lobbistico? Qualche favore verso l’agroindustria alimentare? Impossibilità per alcuni paesi di far fronte all’obesità diffusa? 

Sono chiare le forti “penalizzazioni” che automaticamente e senza colpa subirebbero tutte le aziende alimentari italiane: crollo di una politica, di una storia, del valore aggiunto turistico e attrattivo, del biglietto da visita, della immagine, della cultura, della occupazione …e anche miliardi di euro per l’economia. Urge una presa di posizione del Governo italiano. Solo qualche giorno fa Patuanelli alla Coldiretti e Confagricoltura è stato chiaro: “….il nutri-score è un pericolo reale per tutto il sistema agroalimentare e non solo. A Bruxelles mi impegno di porre con forza la posizione italiana”. Più chiaro di così!. Certo che la questione politica nel governo resta. Vediamo cosa decide il ministro Speranza.

 

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Australia alla ricerca di braccianti agricoli in tutto il Pacifico. Arance e kiwi a rischio raccolta.

 

Proteggere la salute degli australiani dal covid è una priorità. Ma misure di alta sicurezza con possibilità di lavorare e sostegni al reddito per chi lavora. L’industria primaria è fondamentale.  2600 lavoratori già arrivati: nessuno positivo al coronavirus. Attività di controllo serrato da forze preposte,  coordinata da governo centrale, istituti regionali e imprese industriali      

 

Alcuni giornali inglesi, come il Guardian e il Sun, danno ampio risalto alle scelte del governo australiano sulla necessità di far convivere attività lavorativa, redditività e coronavirus.  In piena pandemia e con le regole fortemente vincolanti e stringenti già proclamate da mesi dal governo australiano in merito a un lockdown generale e rafforzato in certe aree più popolate del pase e tenute sotto controllo, il rischio è che tutti i prodotti agricoli maturi per essere raccolti, nel sul del continente, vadano al macero. Ma con tutte le restrizioni previste in tempi di covid 19. Va raccolta la frutta di stagione che si ritrova poi anche nei mercati europei, come i kiwi. Il governo australiano aveva lanciato qualche mese fa una campagna di stimolo e proposte contrattuali molto allettanti, compreso un compenso orario più alto e di lunga durata, riservata agli australiani residenti disoccupati, ma senza successo. Una specie di “reddito dei campi”, così chiamato dalla stampa locale, che poteva garantire dopo la campagna stagionale e fino a quella successiva, un reddito sufficiente in media con quello che è il reddito minimo di quella zona del continente. Mancano urgentemente 1200 raccoglitori di frutta solo nell’area che va da Adelaide a Paringa. Il governo australiano seppur con tutte le agevolazioni e sostegni non è riuscito ad attirare il numero minimo di operatori dei campi come richiesto preventivamente dalle aziende locali. E’ quindi scattato il bando di assunzione rivolto a stranieri per colmare la carenza. E’ stata attrezzata all’aeroporto di Adelaide una struttura ospedaliera mobile regionale (sotto vigilanza di forze statali e locali con medico-infermieri)  per attivare le procedure di prevenzione che terrà in quarantena (14 giorni completi e non meno) i lavoratori che hanno risposto al bando: sono state previsti biglietti aerei gratis, pulmini mobili attrezzati per l’esame sierologico veloce prima che siano accolti sul suolo australiano, pulmini ampi per il trasporto controllato, tamponi ogni 48 ore. Tutto gratis per il lavoratore. L’arrivo dall’estero è cadenzato a gruppi numerici contingentati. Il piano di accoglienza e di lavoro rientra nelle leggi e nei rapporti del Commonwealth ed è finanziato totalmente e congiuntamente dal governo centrale e dalla industria che ha richiesto il personale. David Basham, ministro delle industrie primarie e dello sviluppo regionale (non chiamato l’agroalimentare), ha evidenziato la non adesione dei disoccupati australiani a lavorare nei campi  per cui gli stranieri (nb: è nota la lunga passi cartacea degli stranieri che arrivano sul suolo dei canguri per restarvi) sono diventati una risorsa. L’avvicinarsi della raccolta degli agrumi potrebbe complicare ancor più il recepimento di lavoratori, dice il ministro, in una regione limitata del sud dove le industrie primarie versano all’anno 14,1 miliardi di dollari solo come tasse e imposte. A chiosa della notizia – se ce ne fosse bisogno – diventa importante una riflessione trasparente sulla diversità di politiche attuate fra paesi diversi, i meccanismi e i programmi messi in campo, tempistica e fondi sostanziosi, la valorizzazione di migranti e stranieri, il rispetto dei doveri verso il paese che ospita, diritti collegati sempre a un servizio sociale e/o produttivo, nessun assistenzialismo o mancette senza scopo, men che meno redditi pubblici per non fare nulla.       

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Ancora Nutriscore e Nutrinform. La voce dell’assessore Alessio Mammi in Emilia Romagna vale per tutte le regioni italiane.

 

E’ assurdo ridurre gli alimenti di alta qualità sanciti da norme certificate a un semplicistico bollino di tre colori. Tutti i grandi prodotti alimentari italiani conosciuti nel mondo verrebbero penalizzati a priori. Al consumo Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Coppa Piacenza, Culatello Zibello, Prosciutto Parma, Salame Piacenza sarebbero “pesati” come qualsiasi formaggio e salume senza origine.  

In tutta Italia si è sollevato in modo unanime diffuso, senza differenze di casacca e di assessori, dal Veneto al Piemonte, dal Trentino all’Emilia Romagna un coro di “niet” verso il nutri-score sponsorizzato e decantato con elenco di motivazioni dal consulente del ministro italiano della salute, Roberto Speranza. Gli stessi ministri Patuanelli e Garavaglia si sono subito fatti sentire come portavoce di un parere unanime proveniente da tutto il mondo datoriale agricolo nazionale, unito: Cia, Coldiretti e Confagricoltura.  La questione si complica perché la Commissione Ue ha già dato parere favorevole al Nutri-Inform proposto dall’Italia a luglio 2020. L’uscita recente del  prof Walter Ricciardi, napoletano unico consulente esterno nominato dal ministro, dirigente dell’Oms, conferma quanto già lo stesso docente aveva sposato e promosso pubblicamente a dicembre 2019 sostenendo la bontà assoluta del Nutri-Score. Un paradosso tutto italiano: tutti parlano di tutto. Il governo italiano ha già sostenuto che il sistema di etichettatura fronte-pacco sia più corretta e completa di quella dei 3 colori del semaforo, ottenendo già a suo tempo l’appoggio di tutto il mondo scientifico nazionale, europeo e mondiale. L’assessore alla agricoltura dell’Emilia Romagna, Alessio Mammi, scende in campo a difendere tutte le produzioni regionali, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano, per citare solo i formaggi più noti e unici al mondo, i più imitati da tutti dagli Usa alla Cina. Ma lo fa a sostegno di tutti e 20 i colleghi  assessori: possibile che alimenti così ricercati e imitati nel mondo,  tutto a un tratto, diventino “nocivi o cattivi”. Questo poi è quello che resta in testa al consumatore perché sono i termini che accompagnano la scelta di medici o ricercatori. Per fortuna pochi. Quello che fa scandalo è che un firmatario sia un italiano, oggi anche molto ascoltato dalla politica.  La sola Emilia Romagna ha 44 prodotti alimentari DO-IG per un valore all’esportazione in tutto il mondo di 7 miliardi di euro. Occorre che la comunità scientifica intervenga essa stessa chiarendo una volta per tutte se un formaggio senza arte e né parte è uguale allo stesso tipo di formaggio prodotto in zone limitate, sotto controllo maniacale, con un disciplinare pubblico e approvato dalla Commissione Europea. Non è più una questione solo italiana. L’importante sarebbe anche, come al solito, di non farci del male da soli, prendendo immediatamente le giuste posizioni legislative, giuridiche e legali anche nei confronti dei lobbisti o di favoreggiamento di multinazionali. L’assessore Mammi è molto chiaro: “Non è così che si tutela la salute dei consumatori, non è così che si rispettano le qualità dei cibi. Quindi è con stupore e amarezza che ho appreso di un appello che si è diffuso in queste ore da una fonte ben chiara e autorevole che chiede di privilegiare su tutto il territorio europeo il semaforo nutri-score. Non posso pensare che ci siano connazionali che sottoscrivono la discutibile proposta di applicare sugli alimenti un’etichetta non chiara ai consumatori creando anche un grave danno per il cibo Made in Italy, di tutte le Regioni Italiane nessuna esclusa”. Io ho sottoscritto un appello all’Europa contro la scelta del nutri-score sia inglese che francese. 

 

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Mozzarella formaggio regina in Francia in tempo di pandemia.

 

Il formaggio non manca mai sulla tavola dei cugini transalpini. La Francia produce 246 tipi di formaggi, quasi tutti teneri e freschi. In tempi di chiusura dei ristoranti, vanno a ruba sugli scaffali GDA. I formaggi sono più penalizzati dal semaforo nutri-score. Il nutri-inform risponde alle porzioni individuali ed esalta i vari nutrienti senza discriminazione a priori .   

E’ diventato oramai noto a tutti che in periodo di chiusura dei ristoranti, bar, enoteche tutti i consumatori, italiani e mondiali, si sono buttati sugli acquisti online e nei supermercati di alimenti anche sconosciuti, foresti!. Siamo tutti diventati cuochi, da qui la moltiplicazione di programmi televisivi dedicati allo spiattamento e alla cucina spettacolo. Una cucina che non mi piace ma che ha portato tante ricette sconosciute (e anche inventate) nelle case degli italiani e di altri paesi. La mozzarella italiana fa stragi di cuori nelle case dei cugini transalpini. Da Parigi a Marsiglia è il formaggio più venduto – e consumato – nel 2020. La Francia è un paese che ha 246 tipi diversi di formaggi, soprattutto freschi, morbidi, stagionatura breve. Sembra che durante il lockdown della pandemia i francesi si siano consolati mangiando formaggio! Secondo i ricercatori il consumo di prodotti caseari, lo scorso anno, è aumentato vertiginosamente. La mozzarella made in Italy, sia quella certificata che quella generica, sia quella di latte vaccino che quella di latte di bufala, ha incrementato nell’anno “difficile” del 2020 una vendita di circa il 21% rispetto all’anno precedente, indipendentemente da Nutriscore o da Nutrinform!  Secondo i dati ufficiali dell’istituto statistico francese i formaggi preferiti sono quelli ottenuti da latte vaccino, mentre l’exploit maggiore si è ottenuto con i formaggi biologici ottenuti da latte caprino (+32%), meno per quelli da latte biologico di pecora (5%). In ogni caso la formula “formaggio ottenuto da latte e prodotto in regime biologico” diventa sempre più vincente, proprio nell’anno covid 2020. In questo la Francia resta leader nella vendita di formaggi facendo registrare sempre nel 2020 crescite di acquisti anche della famosa Raclette (+13% circa), del Comtè (+8%) e dell’Emmental (+8%). Ma al primo posto in assoluto resta il Camembert con circa il 24% di tutto il mercato. I francesi consumano in media 26,4 kg di formaggio all'anno.  E’ evidente – come anche riportato da riviste francesi molto qualificate come Les Marchés – che la chiusura dell’horeca è stato il fattore principale. Moltissimi sono i piatti unici monoricetta in Francia in cui un formaggio è ingrediente di riferimento: penso al formaggio vaccino di media stagionatura fresco della zona di Sancerre abbinato al bianco Aoc stupendo locale con il pan carrè caldo scottato e un  uovo intero strapazzato oppure nella valli delle Alpes Savoyardes la Raclette sciolta con salume fresco a grana grossa e patate rosse dolci bollite. Anche i formaggi francesi come quelli italiani sono nell’occhio del ciclone causato dalla affermazione recente del prof Walter Ricciardi consulente personale e unico del ministro della Salute, Roberto Speranza. Anche i francesi sono allarmati dalla etichetta a semaforo della Gran Bretagna di soli 3 colori senza spiegazioni, dove tutto si basa sulla quantità di grassi, zuccheri e sale oltre un limiti minimale senza ulteriori dettagli. In Francia è stato proposto e si sta avviando un nutriscore nelle etichette di 5 gradini, un po’ meglio, ma purtroppo sempre dettati da solo 4 parametri legati a sale e grassi. Verde vuol dire buono, rosso vuol dire cattivo per la salute: troppo generico e semplice, dicono anche i casari transalpini. Meglio una educazione alimentare più culturale e più ampia. La scelta italiana del nutri-inform battery piace a tutto il mondo agroalimentare europeo, forse un po’ meno ad alcuni politici. Perché?. La soluzione italiana vuole rendere il consumatore ancora più edotto e conoscitore della materia, accompagnarlo e indirizzarlo nella scelta, in modo di misurare da solo la porzione.  La superobesità non si combatte con un semaforo: il fumo di sigarette non è stato debellato da etichette minacciose. La elencazione obbligata e visibile dei diversi macronutrienti che compongono il prodotto (e non solo 3-4) deve servire per esporre la realtà completa e per fornire una porzione alimentare in grado di “riempire la batteria” per ognuno dei nutrienti sotto esame.

  

 

 


 
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