Non siamo ancora al picco
Postato da admin [10/03/2020 19:40]


 

Hubei è una provincia centrale della Repubblica Popolare cinese di circa 60 milioni di abitanti e la città - prefettura  di Wuhan, capoluogo di Hubei, ha una popolazione di poco più di 11 milioni di abitanti.

 

Trattasi dunque di un campione numericamente simile al dato della popolazione italiana (60 milioni) e a quello delle due Regioni italiani più colpite : Lombardia e Veneto con poco meno di 13 milioni di abitanti.

 

 La Cina ha registrato una sensibile diminuzione del numero di nuovi casi. Ieri, infatti, ha registrato 22 nuovi decessi da coronavirus, livello più basso mai registrato dall'inizio della raccolta dei dati sull'epidemia avviata a gennaio. Negli ultimi aggiornamenti, la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha riferito che i contagi aggiuntivi si sono attestati a 40, tutti nell'Hubei, la provincia epicentro della crisi, mentre nessuno, per il secondo giorno di fila, nel resto del Paese. I contagi sono saliti e 80.735, i morti a 3.119 e i guariti saliti al 72%, pari a 58.600 (+1.535 solo ieri). Infine, altri 4 casi di infezioni importate, per totali 67.

 

In Italia, invece, l’andamento della pandemia è in crescita e sembra ancora lontano il picco della curva di distribuzione normale. Stasera la protezione civile, alle ore 18, ha comunicato un incremento dei casi del 25% rispetto alla giornata di Domenica 8 Marzo e la curva della distribuzione normale appare tuttora in crescente salita.

 

In Cina, però, dalla mezzanotte del 12 febbraio nel distretto di Zhangwan a Shiyan è vietato per chiunque uscire di casa. Nella provincia di Hubei, dove si trova la città focolaio dell'epidemia di coronavirus, Wuhan, come nel resto nelle zone colpite del Paese, tutti gli edifici devono rimanere completamente chiusi per ridurre i movimenti delle persone e quindi i rischi di contagio. I quartieri, riferiscono i residenti, sono sorvegliati da guardie. "Non ha un grande impatto sulla nostra vita, tranne per il fatto che non ci è permesso uscire", dichiara un'abitante dell'area Xu Min. Secondo le autorità i comitati di vicinato locali distribuiscono i generi di prima necessità a orari prestabiliti e a prezzi fissi e aiutano i residenti ad acquistare medicinali se sono strettamente necessari.

 

La “guerra del popolo al coronavirus” in Cina passa anche dall’intelligenza artificiale. Dal 2017 il paese ha sensibilmente aumentato gli investimenti nelle tecnologie sanitarie, soprattutto in campo diagnostico. Da una piattaforma condivisa di imaging medico a un robot intelligente (qualificato dall’ordine dei medici cinese), sono diverse le tecnologie che sono state messe in atto per contenere l’epidemia. Tra gli altri, un software che sta aiutando grandi città come Shenzhen e Chongqing a prevedere i numeri del contagio con un grado di accuratezza di oltre il 90%.

 

In Italia, invece, come abbiamo visto dai documenti televisivi sulla movida ai Navigli di Milano o nelle vie di Napoli, continua  incontrollato l’assembramento di persone, nel totale disinteresse dei giovani dell’aperitivo, convinti di essere immuni dal contagio. I decreti del governo sembrano essere assunti come le “ grida manzoniane” al tempo della peste a Milano.

 

I nostri ospedali, dove operano instancabilmente i medici  e gli infermieri, le sale attrezzate per le cure di rianimazione, specie in Lombardia (la regione sin qui più colpita dal virus) sono al limite della capacità operativa. Si rischia davvero che il numero dei casi dei contagiati positivi con gravi sintomatologie respiratorie, non possa essere più sopportato dal sistema sanitario costretto a scegliere, come in guerra, tra chi salvare e chi lasciar morire . Unico rimedio, in assenza di farmaci e in attesa del vaccino, osservare da parte di ciascuno di noi  scrupolosamente le indicazioni previste dai decreti del governo, riducendo ai minimi le possibilità di contatto tra le persone.

 

Sino ad oggi la reazione della gente, specie nelle zone più colpite, è stata di grande responsabilità civica, mentre, soprattutto nella fascia giovanile, tanto al Nord che al Sud, sembra meno diffusa la consapevolezza della gravità e serietà della situazione. Guai se prevalessero i nostri peggiori caratteri che ci facevano apparire agli occhi di Winston Churchill, come quelli di “un popolo che perde le partite di calcio come se fossero delle guerre e perde le guerre come se fossero delle partite di calcio”.

 

Non sono mancati episodi di confusa e contraddittoria comunicazione da parte di alcuni responsabili delle autorità centrali e regionali, causa della fuga precipitosa da Milano e dalla Lombardia, di molti cittadini meridionali, verso le loro regioni nella notte di Sabato scorso; potenziali diffusori-amplificatori  del contagio del virus.

 

Qualche amico aveva già sollecitato la richiesta di dimissioni del governo, alla quale ho eccepito col detto veneziano: “  xe pezo el tacon del buso”.  Dovremmo tutti avere consapevolezza che siamo in guerra contro un nemico imprevedibile e che sfugge ai nostri controlli e della necessità che tutti i cittadini  assumano comportamenti responsabili. Guai cambiare il comando mentre si combatte. Ora serve unità e responsabilità. Ci sarà tempo per dividerci, ma ora combattiamo tutti INSIEME.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Marzo 2020

 


 
Email:
Password:
 
            
Vuoi commentare gli articoli? Inserisci la tua email e richiedi la tua password premendo sul tasto "registrati"
 
 
    
Alcuni movimenti politici e associazioni stanno tentando di ricomporre su basi innovative l'area dei democratici cristiani e dei popolari, Ritieni la cosa positiva?
 
SI
NO
 
       












Partners
 
 
 
 
 


Dir.Resp.: Ettore Bonalberti - Coordinatore Blog: Giorgio Zabeo
Redazione e amministrazione: C.so del Popolo, 29 - 30172 Mestre (Venezia) - tel. e fax 041/978232 - Email: info@insiemeweb.net
©2008 Associazione Insieme - powered by Enforma Solutions - based on en-press engine - Privacy Policy