Immigrazione: una proposta per la DC
Postato da admin [25/01/2019 16:45]



 

Con una lettera ricevuta il 23 Gennaio scorso, l’On Michele Zolla  mi ha scritto: “A proposito della tua riflessione sulla deriva populista desidero riferirti quanto segue: sono tornato di recente per un breve soggiorno nei luoghi della mia origine ed ho avuto modo di conversare in un incontro conviviale con quattro vecchi amici (professionisti) democristiani di convinzione e non di convenienza da vecchia data. Il succo dei loro ragionamenti è il seguente." Le frontiere italiane, terrestri e marittime, sono solo frontiere dell'Italia  o sono anche frontiere dell'Europa? Se sono solo frontiere italiane l'Europa è solo una realtà geografica. L'Europa politica è tenuta a fare rispettare i patti sottoscritti dagli stati membri, ma se non è in grado di farlo per gli accordi sulla distribuzione degli emigranti che autorità ha per altri patti? La deriva populista ed il tramonto delle élites sono temi appassionanti ma vogliamo ricordare che non tutti gli esseri umani hanno ricevuto gli stessi talenti e che chi ha ricevuto di più rappresenta la parte traente della società. Se questa parte si disimpegna dalla gestione della res publica viene a galla la seconda scelta e poi via via si arriva a raschiare il fondo del barile affidando alla dirigenza attuale la guida del paese. Siamo su un autobus impazzito su una strada di montagna".

 

Quello dell’immigrazione è uno dei temi cruciali per l’Italia e per l’Europa; un tema che ho ampiamente approfondito nel mio recente saggio: “ Elezioni europee-La visione dei Liberi e Forti”(https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/422618/elezioni-europee/)

Vorrei proporre quanto ho scritto in quel saggio, assumendo la proposta che l’amico Natale Forlani ha indicato al gruppo di “ Costruire Insieme”, l’associazione presieduta dal sen Ivo Tarolli, al quale anch’io partecipo dall’atto della sua fondazione, come quella che ritengo la più rigorosa, efficiente ed efficace per uscire dalle improvvisazioni e speculazioni elettoralistiche che hanno sin qui contrassegnato il dibattito politico in Italia.

 

 Essa é in linea con quanto  condiviso con altri amici nel “patto programmatico costituente federativo” del 5 Dicembre. Rammento che in quel documento, a proposito di immigrazione, si è scritto così: “La crisi migratoria di dimensioni mondiali (oltre all’Europa vedi gli USA e l’Australia come esempio) è stata causata dal modello di sviluppo mondiale imposto dal pensiero ultra-liberista finanziario mondiale, che ha abbandonato il progetto globale di sostegno ai PVS – l’Unione Europea ha abbandonato i Programmi Meda decisi nel processo di Barcellona – per affermare il principio “ogni cittadino deve essere fautore del proprio benessere”,  a prescindere dalle condizioni di partenza; tale principio, che trova l’esempio nella opposizione di Trump alla Obama-care, si traduce anche in Europa che il welfare state si trasforma in welfare society e in welfare community”.

 Con gli altri amici che hanno condiviso e sottoscritto quel patto, abbiamo, infine, affermato: “Insieme condividiamo il documento politico approvato dal PPE nel recente congresso di Helsinki : per un’Europa sicura che coopera con l’Africa con un forte “Piano Marshall”, un’Europa per tutti: prospera e giusta; un’Europa sostenibile; un’Europa che difenda i nostri valori e i nostri interessi nel mondo”.

Propongo il testo redatto nel mio saggio, sperando di aprire un serio confronto all’interno del partito e della più vasta area politico culturale di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale, al fine di assumere la nostra proposta politica sul tema dell’immigrazione, anche sulla quale tentare di ricomporre la più ampia unità dei cattolici democratici e cristiano sociali italiani.

 

Da quanto evidenziato nel capitolo secondo del mio saggio sui megatrends demografici in Europa, il tema dei flussi migratori verso l’Europa risulta essere tra i più rilevanti, se non il principale, causa determinante dello svilupparsi dei “sovranismi” e delle chiusure  nazionalistiche che, in taluni casi, assumono i caratteri di una vera e proprio xenofobia.

 

Se come già citati nel capitolo secondo:  “ Oggi gli africani sono 1,2 MLD nel 2050 saranno 2,4 MLD: intrapolazione lineare della popolazione dal 2020 al 2050  con y=(2.4-1.2)/4*x+1.2)*1000 dati in Milioni di abitanti, per decadi X=0,1,2,3,4, si assume quanto segue: nel 2020s x=1 gli africani siano 1.5MLD, nel 2030 x=2 siano 1.8MLD, nel 2040 x=3 siano 2.1MLD, nel 2050 x=4 siano 2.4MLD

 

  Popolazione Europa oggi 500 MLN nel 2050, 706 MLN : intrapolazione lineare della popolazione dal 2020 al 2050 con y=(706-500)/4*x+500) dati in Milioni di abitanti, per decadi X=0,1,2,3,4 si assume quanto segue: nel 2020 x=1 gli europei siano 551.5 Milioni, nel 2030 gli europei siano 603 Milioni, nel 2040 gli europei siano 654.5 Milioni, nel 2050 gli europei siano 706 Milioni.

 

Nel decennio 2020 gli africani sono stimati a 1.5 MLD e gli Europei in 551.5 Mln, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere 6.3%-14% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 94 milioni-210 milioni.. Se dal Nord Est Africa iniziasse un trasferimento (business Africa Ferries o Gateway umanitari) con l'attuale legge italiana che concede la cittadinanza dopo 10 anni, in media nel decennio 2020 diverrebbero italiani tra 9.4-21 Milioni d'africani. Sarebbero aspersi in Europa dalla via Greco-Italica circa 84.4 Milioni-189 Milioni d'africani.

 

Nel decennio 2030 gli africani sono stimati a 1.8 MLD e gli Europei in 603 Milioni, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere 12.5%-26% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 225 milioni-468 milioni. Se dal Nord Est africa iniziasse un trasferimento (business Africa Ferries o Gateway umanitari) con l'attuale legge italiana che concede la cittadinanza dopo 10 anni, in media nel decennio 2030 s diverrebbero italiani tra 22.5-46.8 Milioni di persone (oltre la metà dell'attuale popolazione italiana). Sarebbero aspersi in Europa dalla via Greco-Italica circa 202-421 Milioni d'africani.

 

Nel decennio 2040 gli africani sono stimati a 2.1 MLD e gli Europei in 654.5 Milioni, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere 25%-38% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 525-798 milioni di persone.

 

Nel decennio 2050 gli africani sono stimati a 2.4 MLD e gli Europei 706Milioni di persone, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere il 50% della popolazione,  con una pressione demografica potenziale di 1,2 miliardi

 

E’ evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno che ha assunto e potrà assumere dimensioni impressionanti destinate a incidere profondamente sugli equilibri geo politici ed economici tra Europa, Africa e il resto del mondo.

 

 

 

E’ altrettanto evidente che nessuna politica che si limitasse, come da qualche partito e dall’attuale governo si  propone, a innalzare barriere, blocchi navali, respingimenti , sarebbe in grado di ostacolare e annullare la spinta di milioni di giovani, affamati e prolifici se non si attiveranno strategie di sviluppo sul grande continente africano.

 

Che fare allora e quali proposte concrete noi Popolari possiamo avanzare all’interno del PPE e  nel prossimo Parlamento europeo ?

 

Il Dr Natale Forlani, già dirigente CISL e componente del direttivo dell’associazione “Costruire Insieme”(@costruireinsieme1) ha presentato un’organica proposta che è stata condivisa e che, a nostro parere, potrebbe essere assunta quale strategia possibile per i Popolari europei.

 

Riportiamo integralmente il testo della stessa così denominata: “ Per una comunità sicura e accogliente”. Essa potrebbe rappresentare il “ Manifesto per una buona politica per l’immigrazione”:

 

LA NOSTRA NAZIONE   E’ DIVENTATA UN  GRANDE PAESE DI ACCOGLIENZA DEGLI                IMMIGRATI

 

Nel corso dei venti anni recenti l’Italia , superando  i  5 mln di immigrati residenti , è diventato il terzo paese per numero di cittadini di origine straniera accolti nell’ambito delle nazioni aderenti alla Unione Europea.

 

Una popolazione composita , distribuita su numerosissime comunità di origine con caratteristiche eterogenee  per estrazione : linguistica , culturale e religiosa .  Frutto  di una crescita rapida ,  concentrata soprattutto negli anni 2000 , e che si sta incrementando anche  in ragione  del consolidamento territoriale delle singole comunità di origine,   e dei nuclei familiari di appartenenza , e per effetto di una forte natalità e delle  ricongiunzioni familiari .

 

NEL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO

 

Gli immigrati rappresentano circa il 12% della popolazione attiva , l’ 11% di quella occupata  , il 15% di quella in cerca di lavoro .

 

 Sono in larghissima parte ,  circa il 90%,  lavoratori  dipendenti   impiegati in lavori manuali ed esecutivi , territorialmente concentrati nel nord e  nel centro Italia , con un peso rilevante  nel lavoro domestico , nelle costruzioni ,  nell’agricoltura  e assai  significativo nell’industria manifatturiera  nei settori  alberghiero e della ristorazione  ,   nelle fasce più giovani della popolazione attiva , con una particolare incidenza in quella degli  under 30.

 

La crescita della occupazione immigrata , che ha superato la cifra dei 2,4 milioni di unità lavorative ( distinte in circa 1,6 mln di extracomunitari  e 800 ml comunitari ) è stata costante anche durante gli  anni della crisi economica  compensando , in modo significativo , la rilevante perdita di occupati italiani.

 

Secondo le stime dell’ Istat,  tra il 2007 e il 2014  , a fronte di una diminuzione  di circa 1,5 mln di occupati autoctoni , il numero degli immigrati occupati si è incrementato di oltre 850 ml unità. Un fortissimo contributo alla crescita dell’occupazione immigrata è stato offerto dalla libera circolazione dei lavoratori neo comunitari, in particolare quella per i lavoratori rumeni , e dall ‘aumento dell’occupazione femminile nel settore dei servizi per le famiglie. 

Nel contempo è aumentato  sensibilmente anche  il numero degli immigrati in cerca di lavoro , che ha raggiunto il picco delle 450ml unità , e quello delle persone inattive , attualmente stimate in 1,2 mln di persone  come conseguenza  del  rilevante incremento della popolazione residente ( circa il 40% ) , e di quella in età di lavoro, nel periodo preso in considerazione ,  per effetto di nuove nascite e di ricongiunzioni familiari  e per via del contributo significativo offerto dall’incremento dei cittadini neo comunitari favoriti dal regime di libera circolazione .

 

La crescita concomitante dell’ occupazione , della disoccupazione e della inattività degli immigrati in Italia , rappresenta un caso unico nel panorama dei grandi paesi di accoglienza europei. Come diretta conseguenza  , il tasso di occupazione è diminuito di oltre il 10%  per la componente dei cittadini extracomunitari , e del  7% per quella dei neo  comunitari.

 

Nonostante la significativa ripresa dell’occupazione avvenuta nei tre anni recenti , alimentata soprattutto dalla crescita degli occupati italiani , la crisi economica ha prodotto effetti negativi   sui salari dei lavoratori immigrati ,  e sul reddito delle famiglie di riferimento . La media dei salari è diminuita  del 20% .  L’ incidenza dei nuclei familiari senza redditi da lavoro o da pensione ,sul totale dei gruppi di riferimento,  è di entità doppia  rispetto a quella dei nuclei familiari composti da italiani (  14 % rispetto al 7% )  con punte  superiori al 20% per le comunità di origine tunisina , marocchina , pakistana e egiziana.

 

ABBIAMO BISOGNO  DI PIU’ IMMIGRATI ?

 

Molte fonti , anche autorevoli , sostengono l’esigenza di programmare annualmente un flusso d’ingresso di nuovi immigrati    per la doppia finalità  di rigenerare la popolazione attiva italiana , destinata a comprimersi per via dell’invecchiamento della popolazione e della diminuzione delle nascite , e  per rendere sostenibile , con la crescita degli occupati immigrati , il finanziamento delle prestazioni sociali, a partire da quelle pensionistiche .

 

La decrescita demografica , e il contributo degli occupati di origine straniera al finanziamento delle prestazioni sociali sono elementi oggettivi della realtà italiana  .

 

 Ma  i dati disponibili , quelli  relativi alle tendenze del mercato del  lavoro e del reddito degli immigrati, e quelli forniti dall’osservatorio statistico dell’Inps  , che palesano  una concentrazione dei  contribuenti nelle fasce  esenti dal prelievo fiscale e nei settori a bassa contribuzione previdenziale ,  mettono in evidenza un drammatico problema di sostenibilità della immigrazione residente  ed ,  in particolare,  di quella di origine extra comunitaria .

 

Nonostante la ripresa dell’economia  e dell’occupazione  , rimane l’esigenza di riassorbire un bacino di circa 3 mln di disoccupati ,  tra i quali vengono ricompresi circa   430 ml immigrati  e buona parte dei 2, 4 mln di giovani che non studiano e non lavorano , composto in prevalenza da persone con bassa qualificazione .

 

Giova ricordare che il tasso di occupazione della popolazione italiana, attualmente al 58%, è assai distante dalle medie europee e lontano dal garantire livelli di sostenibilità per il sistema delle prestazioni sociali.

 

Pur ritenendo fondata la relazione esistente tra la crescita degli occupati immigrati e la scarsa propensione dei giovani italiani a svolgere determinate mansioni , risulta altrettanto difficile negare come la crescita di una popolazione scarsamente remunerata , e che  in molti ambiti settoriali e territoriali sconfina con il lavoro sommerso , finisca essa stessa per ostacolare una rivalutazione del lavoro manuale e un cambiamento delle aspettative delle persone in cerca di lavoro. 

 

Queste  dinamiche   contributo in modo significativo  alla bassa crescita dei  salari e dei livelli di produttività che caratterizza l’economia italiana .

 

I NUOVI FLUSSI D’INGRESSO DI  MIGRANTI   IRREGOLARI  :  FENOMENO STRUTTURALE  O IL  PRODOTTO DI POLITICHE INADEGUATE  ?

 

Dal secondo semestre 2014 ha preso corpo un sistematico flusso di ingresso di immigrati irregolari in Italia proveniente , in grande prevalenza , dal territorio libico . La natura di questi flussi migratori  ,  rimane costantemente caratterizzata da una grande prevalenza di emigranti per motivi economici ,provenienti in grande prevalenza dai paesi del centro Africa e del sud Sahara ,   e che , da una narrazione di parte , viene erroneamente identificata con i profughi in fuga da conflitti bellici .

Un flusso di  migranti irregolari   in buona parte  non identificati   e che ,  soprattutto nel corso del 2014 e 2015 , sono  rifluiti , verso altre nazioni del centro nord  Europa . 

 

I numeri , più delle parole , danno evidenza della quantità e della qualità del fenomeno : oltre 550 ml persone sbarcate nel territorio italiani , di cui solo 170 ml presenti nelle strutture di accoglienza , circa 200 ml domande di asilo .  Tra quelle che hanno ottenuto un riscontro dalle commissioni di esame , solo meno del 10% ha ottenuto tale riconoscimento . Un ulteriore 30% hanno ricevuto un  permesso per motivi umanitari o di protezione sussidiaria   , mentre il  60% sono state  respinte  per totale insussistenza di requisiti di protezione internazionale .

 

La scelta di effettuare a ridosso delle acque territoriali libiche le operazioni di salvataggio in mare , operata dal governo in carica nella seconda parte del 2014, ha oggettivamente favorito la crescita   di una rilevante bolla di emigranti per motivi economici nel territorio libico , senza peraltro ridurre il numero dei  decessi in mare  . Per i trafficanti di uomini era  diventata una consuetudine  caricare numeri abnormi di persone in modo improvvisato e su mezzi sempre meno adeguati.

 

 I ritardi delle Istituzioni Europee in materia di politiche per l’immigrazione  , legati alle indisponibilità di alcuni paesi a farsi carico delle nuove emergenze sono evidenti  .  Ma , altrettanto , è difficile negare che la distanza tra la rappresentazione  dei fenomeni , offerta anche dalle nostre  Autorità di governo, e le dinamiche reali  ,  abbia seriamente compromesso la credibilità e  l’autorevolezza delle proposte italiane .

 

Nonostante il  cambiamento di approccio culturale e politico  , operato dal governo in carica , Italia si ritrova ad aver cumulato una notevole mole di ritardi , di approccio culturale , nella revisione delle procedure di identificazione e espulsione , nelle modalità di gestione dell’accoglienza e di integrazione dei migranti  che hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi di protezione internazionale , sul versante degli accordi internazionali  con i paesi di origine dei migranti .

 

Questi ritardi hanno  riflessi  economici  e sociali che vanno ben oltre i costi dedicati alla accoglienza dei migranti irregolari .  Essi sono visibili nel degrado delle periferie urbane laddove si concentrano nuclei di immigrati con e senza permesso di soggiorno , nell’aumento del lavoro sommerso , nella crescente concorrenza nell’accesso alle misure assistenziali , che sono dotate di risorse limitate e che , con tutta probabilità , arriverà al culmine nell’occasione della emanazione dei bandi per l’accesso alle prestazioni economiche rivolte al contrasto della povertà.

 

AIUTARLI A CASA LORO ?  MOLTI ITALIANI LO STANNO GIA’ FACENDO

 

Nel mentre si è aperto uno stucchevole dibattito politico sulla opportunità di aiutare le popolazioni nei paesi poveri , o in via di sviluppo,  nell’ambito di uno scambio con i paesi di origine dei migranti che preveda un  reciproco controllo sugli esodi irregolari.

 

In una parte significativa del ceto politico  , la migrazione viene letta come fenomeno ineluttabile e come via privilegiata per contrastare l ‘impoverimento delle popolazioni  , per attenuare gli effetti dell’incremento demografico del continente africano , e compensare quelli legati all ’invecchiamento della popolazione nei paesi europei.

 

Le migrazioni possono certamente rispondere alle aspettative delle persone che aspirano ad un destino migliore , dare un contributo allo sviluppo dei paesi di origine tramite le rimesse dei migranti e le esperienze di lavoro  per quelli che rientrano , ed , altrettanto , a contenere il declino demografico dei paesi sviluppati .

 

Ma autorevoli  studi internazionali dimostrano che l’uscita dalle condizioni di povertà assoluta  di circa 1 mld di persone , nel corso degli ultimi venti anni ,  è avvenuta per effetto dello sviluppo locale dei paesi emergenti , che il contributo delle rimesse  non di rado è compensato in negativo da un esodo di risorse umane fondamentale per la crescita di un ceto  medio produttivo, che i tassi di natalità dei migranti si adeguano rapidamente a quelli delle popolazioni dei paesi di accoglienza.

 

Nel contempo vengono sottovalutate le iniziative promosse nei paesi poveri e in via di sviluppo , da importanti ordini religiosi negli ambiti della formazione professionale, della sanità e della assistenza  , le iniziative di gruppi e associazioni  volte a promuovere progetti di sviluppo locale , le adozioni a distanza delle famiglie  , stimate , per l’Italia ,in oltre un milione di erogazioni  l’anno da parte delle famiglie .

 

Iniziative corpose ma che non riscontrano l’attenzione di  istituzioni, prevalentemente assorbite  nel promuovere programmi di cooperazione onerosi e di dubbia efficacia riservati a gruppi ristretti di  organizzazioni non governative , e che , diversamente potrebbero  diventare il perno di una nuova politica di cooperazione internazionale sostenuta anche dalle istituzioni Europee

 

LA CITTADINANZA DEVE ESSERE IL RISULTATO DI UN PERCORSO DI INTEGRAZIONE

 

Un ramo del Parlamento ha recentemente approvato il testo di un disegno di legge che si propone di riconoscere il diritto di cittadinanza ai minori stranieri residenti , nati in Italia o ricongiunti , che abbiano portato a compimento ameno un  ciclo scolastico , con la finalità , a detta dei sostenitori , di rimediare una discriminazione nei confronti dei loro coetanei italiani, in quanto attualmente  costretti ad avanzare questa richiesta al raggiungimento della maggiore età.

 

E’ doveroso evidenziare  che i minori stranieri , accompagnati e non, beneficiano già degli stessi diritti sociali ed economici dei minori italiani e che alcuni diritti collegati alla acquisizione della cittadinanza , come quello di voto e di libera circolazione verso altri paesi , non sono disponibili per l’intera platea dei minori.

 

Tutto questo premesso , va altrettanto ricordato che nell’ordinamento italiano la richiesta della cittadinanza al raggiungimento della maggiore età , è un’opzione subordinata rispetto alla possibilità del minore di avere anticipatamente il riconoscimento  , come conseguenza della acquisizione della cittadinanza da parte di un genitore, dopo 10 anni di regolare residenza nel nostro paese.

 

Infatti oltre il 40% dei delle nuove cittadinanze rilasciate nel corso del 2015 e 2016 , circa 380ml complessive , è stato assegnato a minori stranieri .Sul piano pratico l’effetto della innovazione normativa proposta non è significativo.  I dieci anni di regolare soggiorno del genitore di solito coincidono con i tempi della frequenza dei  cicli scolastici da parte dei figli.

 

Ma è sconvolgente dal punto di vista culturale . Non solo si sottrae ai genitori il  diritto -dovere e la responsabilità di guidare i figli nel percorso di educazione e formazione, ma tende a produrre una singolare scomposizione dei nuclei familiari con effetti indesiderabili . Si pensi ad esempio alle possibili implicazioni sulle scelte delle famiglie riguardanti  la loro mobilità e ad un possibile rientro nei paesi di origine , dato che ben 64 paesi , da cui provengono la metà dei migranti residenti in Italia , non ammettono la doppia cittadinanza.

 

Pertanto, se si ritiene opportuno operare una manutenzione di una legge che sta comunque producendo buoni risultati , al fine di accelerare i tempi di acquisizione della cittadinanza  la via migliore è quella di premiare le persone e i nuclei familiari sulla base di una valutazione dei comportamenti attuati in ambito civile , scolastico e lavorativo. In questo modo si produrrebbero anche nuovi stimoli per accelerare i percorsi di integrazione.

 

PER UNA BUONA POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE :  ALCUNE PREMESSE CULTURALI 

 

La natura di flussi migratori è cambiata radicalmente parallelamente alla rapida integrazione dei sistemi produttivi su scala globale e ai mutamenti tecnologici  nel campo della comunicazione e dei trasporti che hanno accelerato l’accesso alle informazioni e gli spostamenti delle persone.

 

In forte crescita sono i flussi migratori all’interno dei paesi sviluppati e tra questi con quelli in rapido sviluppo  nell’ambito dei quali una particolare incidenza è stata prodotta dalla libera circolazione dei cittadini dei paesi aderenti alla UE.  Nuove dinamiche  che concorrono  alla rapida formazione di un mercato del lavoro internazionale sulla spinta della internazionalizzazione delle imprese e dall’esigenza di formare adeguatamente le risorse umane per presidiare mercati , tecnologie e organizzazioni produttive .

 

E’ in questo ambito che si stanno formando le classi dirigenti , e quelli che potremmo definire  “i ceti esperti “ fondamentali per assicurare lo sviluppo economico e sociale di ogni territorio , anche attraverso la capacità di attrarre risorse umane qualificate analogamente a quanto avviene nel movimento dei capitali e delle imprese . Questa evoluzione ci interroga sul posizionamento del nostro paese , sulla sua capacità di attrarre risorse umane qualificate , e di garantire ai nostri giovani la possibilità di fare esperienze formative e lavorative in altri paesi in condizione di reciprocità  con gli stessi.

Le migrazioni dai paesi poveri, o in via di sviluppo , verso quelli più sviluppati continueranno ad avere un peso rilevante sui flussi migratori , ma rimane importante contingentarle , per motivi si sostenibilità generale e delle stesse persone coinvolte , agli effettivi  fabbisogni  del mercato del lavoro locale.

 

Pertanto è doveroso mantenere la distinzione  tra i doveri di accoglienza verso i profughi , sulla base del diritto internazionale e degli effettivi requisiti delle persone , e i migranti per motivi economici  per i quali gli stati devono mantenere la prerogativa di autorizzare gli ingressi , e il mantenimento della residenza in ragione delle opportunità di inserimento nel mercato del lavoro e di sostenibilità del reddito delle persone e dei nuclei familiari.

 

Infine  è doveroso porsi il problema di come concorrere al potenziamento delle iniziative delle istituzioni internazionali  per rafforzare gli interventi verso le persone in fuga da conflitti bellici o da gravi calamità naturali , in forte aumento, e che per la stragrande parte rifluiscono verso i paesi limitrofi altrettanto poveri.

 

Questi flussi migratori sono estremamente  diversificati al loro interno  , come  diverse sono le possibili soluzioni che vanno ponderate al fine di  valorizzarne  le potenzialità e di limitare i costi sociali , adottando analisi corrette e  avendo una chiara percezione del posizionamento del proprio Paese nelle dinamiche migratorie.

 

Consideriamo un grave errore approcciare questi problemi  con  gli  atteggiamenti  semplicistici , pro o contro i migranti  , che purtroppo  stanno dominando la scena politica .

 

LE INNOVAZIONI POSSIBILI

 

Nella consapevolezza che , per le ragioni evidenziate , sia necessario innovare profondamente le politiche per l’immigrazione sinora adottate in Italia e in Europa , vogliamo indicare quelli che , a nostro avviso , dovrebbero essere i capisaldi di una nuova politica sul tema.

 

REVISIONE DELLE MODALITA’ DI AUTORIZZAZIONE  DEGLI INGRESSI PER MOTIVI DI LAVORO

L ‘attuale  sistema di programmazione annuale degli ingressi per profili generici, ormai obsoleto e inutilizzabile ,va sostituito con uno più flessibile , basato sul rilascio alle imprese o ad intermediari accreditati, di una pre autorizzazione per la selezione di personale qualificato , previa verifica della  effettiva carenza di offerta disponibile nel territorio. Tale pre autorizzazione  deve essere  trasformabile in un permesso di soggiorno  provvisorio per motivi di  lavoro ,dopo l’accertamento delle condizioni di sussistenza della qualifica professionale , l’assenza di reati a carico , l ‘iscrizione a un corso per l’apprendimento della lingua italiana, la disponibilità di una abitazione.

 

CONDIZIONE DI PERMANENZA NEL TERRITORIO ITALIANO E DI RICONGIUNGIMENTO PER I FAMILIARI

Mantenimento del requisito minimo di reddito ovvero  obbligo di partecipare ai programmi di reinserimento lavorativo per i disoccupati . Verifica delle condizioni di apprendimento della lingua e della partecipazione ai percorsi scolastici obbligatori da parte dei figli . Definizione di un programma rivolto a contrastare i livelli di impoverimento dei nuclei familiari rigorosamente ancorato all’inserimento lavorativo e alla frequenza scolastica dei figli.

 

ACCELERAZIONE DELLE PROCEDURE E DEI TEMPI DI ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA

Definizione di criteri , che possono dar luogo anche a punteggi, che consentano di anticipare i tempi di acquisizione della cittadinanza ( con un minimo di permanenza di 8 anni per almeno un genitore) , anche per figli nati in Italia o ricongiunti, sulla base della valutazione dei comportamenti delle persone e dei nuclei familiari negli ambiti : civile, scolastico, lavorativo.

 

POLITICHE PER L’ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI , IN ITALIA E IN EUROPA, E DI SOSTEGNO AI PROGRAMMI DI COOPERAZIONE

  • Promuovere la costituzione di una forte Polizia di Frontiera Europea , da impegnare nelle aree di elevata criticità dei flussi irregolari d’ingresso di migranti , sulla base di decisioni assunte nell’ambito del Consiglio dei Ministri della UE .  l’azione della Polizia di frontiera UE dovrà caratterizzarsi come supporto organico agli Stati aderenti più esposti nelle attività di contrasto, identificazione , espulsione dei migranti che non hanno i requisiti di protezione , trasferimento degli stessi in altri territori UE ;

  • Predisposizione di piani di distribuzione dei migranti che hanno il requisito di protezione, nell’ambito dei paesi aderenti alla UE verificando le condizioni di sostenibilità dei mercati del lavoro locali e finanziando i programmi di integrazione;

  • Definizione di un programma pluriennale di sostegno alla definizione di accordi bilaterali o multilaterali tra paesi aderenti con quelli di origine dei flussi migratori . Inserimento , nelle linee di intervento dei fondi sociali , dei programmi di sostegno alla mobilità circolare dei migranti per favorire esperienze formative e di lavoro con la prospettiva del rientro nei paesi di origine;

  • Revisione delle modalità e dei tempi di gestione dei ricorsi avversi ai pronunciamenti negativi delle commissioni di esame delle richieste di protezione internazionale,. Istituzione di un ramo della magistratura dedicata alla gestione di tali ricorsi , e riduzione , sino all’annullamento dei rimborsi per gli avvocati d’ ufficio nel caso di ricorsi palesemente infondati;

  • Istituzione di un albo dei soggetti accreditati a partecipare ai bandi per la gestione dei centri di accoglienza e di una attività di ispettorato permanente per la verifica delle attività svolte;

  • Distribuzione concordata con le regioni e con gli enti locali dei migranti che hanno richiesto il permesso di asilo ;

  • Definizione di un programma nazionale  di inserimento lavorativo , cofinanziato con fondi europei , nazionali e  regionali , per i profughi riconosciuti ,  basato su  un codice dei diritti e dei doveri del migrante , e avvalendosi delle agenzie del lavoro accreditate per sviluppare progetti di inserimento personalizzati remunerati sulla base dei risultati ottenuti;

  • Mobilitazione delle risorse nazionali destinate al sostegno dei programmi di cooperazione per la finalità di potenziare gli interventi delle associazioni , delle imprese , delle famiglie  nei paesi in via di sviluppo ritenuti di interesse strategico per l’Italia.

 

Se queste sono le indicazioni proposte da Natale Forlani e condivise dagli amici di “ Costruire Insieme”  in ambito europeo riteniamo che si dovrebbe proporre in aggiunta:

 

  •  di incentrare sulla tutela del diritto a non emigrare gli obiettivi strategici della politica di cooperazione allo sviluppo nazionale ed europea e conseguente lancio di una campagna europea da parte dell‘Italia “portiamo il lavoro in Africa”

  •  il potenziamento dei fondi europei per il sostegno alle iniziative promosse su base bilaterale e multilaterale con i paesi di origine dei migranti al fine di promuovere azioni di contrasto delle migrazioni irregolari;

  •  interventi di sostegno allo sviluppo locale e per la formazione delle risorse umane, anche attraverso programmi di migrazione circolare che prevedano il ritorno nei paesi di origine dei migranti;

  •  incentivi al partenariato tra microimprese europee e africane ed eliminazione delle barriere all’accesso di microimprese e microprogetti ai grandi programmi europei e internazionali.

  •  la riforma del Protocollo di Dublino sull’accoglienza dei rifugiati (ovvero superamento del principio che i rifugiati devono essere ospitati nel Paese di prima accoglienza);

  •  lo sviluppo a pieno regime di canali ufficiali UE di accesso con apposite procedure volte a contrastare il traffico di esseri umani attraverso le rappresentanze europee negli Stati d’origine;

  • promuovere la creazione di un’effettiva  Polizia di Frontiera UE attraverso una revisione della normativa vigente sulla guardia di frontiera e costiera europea, attribuendole il compito di intervenire a supporto degli Stati aderenti che lo richiedano, per fronteggiare i flussi di ingresso irregolari con azioni di contrasto, accertamento e gestione dei procedimenti di ricollocazione dei migranti irregolari non in possesso dei requisiti di protezione internazionale;

  • la predisposizione dei piani di sostegno per l’accoglienza ripartizione dei relativi oneri e la ricollocazione dei profughi con norme ispirate a più stringente solidarietà tra gli Stati membri UE con decisioni vincolanti assunte a maggioranza qualificata del Consiglio dei ministri UE;

 

Riteniamo che queste potrebbero essere le proposte che i DC e i Popolari italiani dovrebbero presentare ai colleghi del PPE  per farle diventare parte essenziale del programma elettorale del Partito nelle prossime elezioni europee.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
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