Responsabilità Sociale delle Imprese CSR
Postato da admin [18/07/2018 20:49]


La responsabilità sociale non è una moda, ma è un modo di far crescere il benessere sia individuale che collettivo. La responsabilità sociale non è fare del bene, ma innanzi tutto comportamento. La responsabilità sociale nasce proprio con le prime leggi e prevede il comportamento corretto in qualsiasi circostanza. Vediamo allora l'evoluzione storica.

Il Codice di Hammurabi è una fra le più antiche raccolte di leggi conosciute nella storia dell'umanità. Venne stilato durante il regno del re babilonese Hammurabi (o Hammu-Rapi), che regnò dal 1792 al 1750 a.C. Per la prima volta nella storia del diritto, i comportamenti sanzionabili e le eventuali pene vengono resi noti a tutto il popolo (o almeno a chi fosse in grado di leggere). (il peso di 1kg deve pesare 1kg – Ancora oggi non è stato assunto a livello individuale la coerenza infatti Striscia la Notizia ha riportato non molto fa gli imbrogli dei distributori di benzina che vendevano meno di un litro per un litro. Infinita altri casi ancora oggi sarebbero sanzionabili con il codice Hammurabi)

Il libro dei morti egizio - dichiarazione del defunto di fronte al dio Osiride: "io non ho ucciso", "io non ho rubato" - ed i dieci comandamenti di Mosé sanciscono e stabiliscono una codifica del concetto di responsabilità sociale dei comportamenti.

Il rapporto fra etica ed economia è rimasto poi invariato da ARISTOTELE, (384–322 a.C.), per il quale l’economia si collegava naturalmente allo studio dell’etica, al mercante umanista Benedetto Cotrugli nato a Ragusa che scrisse nel 1458 il "Libro de l'arte de la mercatura" dove mette precisamente a fuoco il concetto ed il ruolo nella società dell'imprenditore e della sua impresa. In questo libro illuminante sul buon comportamento dell'imprenditore oltre a dotte citazioni culturali scrive: "E perciò, come dice Cicerone 'si cerchi di usare quella liberalità che giova a molti e non nuoce ad alcuno', non come quella gran moltitudine di mercanti che fa mille usure e poi costruisce chiese e ospedali". Sottolineando che fare del bene con quanto si sottrae agli altri non ha nessun valore.

Fondamentale ADAM SMITH (1723–1790) che riteneva indispensabile, per sprigionare le virtù del mercato, un “codice di moralità mercantile” basato sulla onestà, sulla fiducia e sulla empatia. Forse ispiratore di Robert Owen (1771 – 1858) imprenditore illuminato anche se sfortunato.

Ai giorni nostri L’articolo 41 della Costituzione Italiana  ravvisa uno specifico limite alla libertà di iniziativa economica privata, che “non può svilupparsi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, specificando inoltre che “… la legge determina i programmi ed i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.  La Costituzione, dunque, individua in effetti un concetto di “responsabilità allargata” dal quale far discendere una forma di progresso economico che non sia contrapposta alla crescita umana e sociale delle persone, della “collettività” e del territorio e che con forza assecondi una collaborazione sinergica al fine di congiungere concretamente “valori sociali” e valore della competitività d’impresa. Una logica di sviluppo economico che prevede un attento e sistematico coinvolgimento di tutti i soggetti “portatori di bisogni e d’interessi” che appunto rappresentano la “collettività”. Ovunque nel Mondo si afferma la convinzione per cui una regolata economia di mercato si deve integrare con la migliore attenzione ai criteri della coesione sociale.

Si affermano diffusamente i criteri della economia sociale di mercato, quale sola prospettiva che consente di far coesistere, all’interno del medesimo sistema, efficienza e giustizia sociale.

Per questa ragione i Ministri del Welfare dei quattordici Paesi industrializzati e delle economie emergenti, riuniti a Roma dalla Presidenza italiana della sessione G8 nel primo Social Summit dopo la tempesta finanziaria, hanno all’unisono affermato: People first!. (dal Discorso di Presentazione del Libro Bianco del Ministro Maurizio Sacconi)

L’Italia presenta, diversamente da altre realtà del mondo industrializzato, una prevalenza di micro e medie realtà economiche. E’ allora necessario, consentire e premiare iniziative che tangibilmente agevolino l'assunzione di comportamenti “virtuosi e valoriali” da parte delle medie e piccole imprese. E’ necessario facilitare e promuovere, nel fare business, l’applicazione di principi di “qualità totale” poiché la qualità totale non può essere, in alcun modo, disgiunta da comportamenti concreti e quotidiani di “responsabilità” verso i “portatori di interesse”.

Si può ben comprendere come  la Responsabilità Sociale dell'impresa sia innanzi tutto sinonimo e sintomo di competitività, poiché chi la attua opera in modo costruttivo e radicato in direzione di una crescita duratura e sostenibile, come emerge anche dalle istanze del Libro Verde della Commissione Europea. L’Europa propone l’idea forte di un fare ed un produrre responsabile e consapevole che generi un progresso socio-economico “durevole”. In questi ultimi anni ai consueti rischi di impresa se n’è aggiunto uno che fino a pochi anni or sono non era neppure considerato: il rischio di “reputazione” quindi anche di credibilità. l rischio “reputazione” e “credibilità” si presenta oggi come la conseguenza di una necessità espressa dai cittadini, dagli stessi lavoratori e addetti e dal consumatore che è quella di saper dialogare in un contesto di economia consapevole e matura che sappia creare non solo ricchezza e benessere, ma in primis produrre e amministrare qualità e valore. Henry Ford affermava: “Affari che producono solo soldi sono affari poveri”. E Adriano Olivetti: “L’utile è un vincolo non un fine dell’azienda”. Mentre Aristide Merloni affermava: “In ogni iniziativa industriale non c’è valore del successo economico se non c’è anche l’impegno nel progresso sociale”.

Si affaccia in occidente e prevalentemente nella “agorà” europea la necessità di mettere mano ad un progetto di "azienda del futuro”, in cui possa avvenire concretamente un’integrazione del bilancio sociale e di quello finanziario, perché la legittimazione e l’identità di operatore economico è sempre di tipo “sociale”.  Un’impresa che pratichi la “qualità totale” costruisce il proprio modo di essere attraverso un atteggiamento ed un comportamento “socialmente sostenibile e responsabile”.

L’impresa sta iniziando ad essere consapevole che dall’attuazione di veritieri comportamenti di responsabilità sociale non riceve solo vantaggi nel lungo periodo o, in termini tattici, di reputazione, ma anche convenienze economiche immediate, pratiche e autenticamente concrete. Comunque, di là dai valori, dalle tensioni e dai comportamenti morali: “l'atteggiamento etico è quello che assumerebbe una mente calcolatrice dopo aver fatto bene i propri conti” (Zygmunt Baumann).

La Responsabilità Sociale dell’Impresa, sarà sempre un tema di rilevanza strategica perché le performance sociali rappresentano un modo per accrescere la ricchezza economica di un’impresa, del suo Paese e soprattutto di consentire a nuove imprese consapevoli di nascere e crescere nel territorio. Dobbiamo tutti riconoscere come fondamentale ciò che simpaticamente sosteneva Charles F. Kettering:  “Tutti dovremmo preoccuparci del futuro, perché là dobbiamo passare il resto della vita”.

 

Mario Guadalupi AD Metakom www.metakom.net – mario.guadalupi@metakom.net

(maggiori info su csr negli allegati e a http://www.premiorovigocsr.it/)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
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