Mega trends demografici in Europa e nel mondo
Postato da admin [22/04/2018 23:01]


La redazione di Insieme in preparazione delle elezioni europee del 23-26 Maggio 2019 ha avviato una tribuna per i lettori nella quale saranno presentati una serie di articoli sui quali i nostri lettori possono intervenire con osservazioni, indicazioni e proposte. Dopo il primo articolo sul tema:” Come ci prepariamo alle prossime elezioni europee", editiamo il secondo articolo sul tema: "Megatrends demografici in Europa e nel mondo”..

Venezia 21 aprile 2018 - Megatrends demografici in Europa e nel mondo

L'Unione europea (UE) è un'organizzazione internazionalepolitica ed economica a carattere sovranazionale, che comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici (erano 28 prima dell’uscita del Regno Unito a seguito della Brexit). La sua formazione sotto il nome attuale risale al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), al quale gli stati aderenti sono giunti dopo un lungo percorso intrapreso dalle Comunità europee precedentemente esistenti e attraverso la stipulazione di numerosi trattati, che hanno contribuito al processo di integrazione europea.


Con oltre 500 milioni di cittadini l’Unione europea è uno dei grandi players sul piano economico, industriale e commerciale a livello planetario.


Per esaminare le questioni più rilevanti che attengono alle politiche europee, sia dal punto di vista istituzionale, che su quello economico, finanziario  e sociale, è indispensabile analizzare i megatrends, ossia “le grandi tendenze della società che creano discontinuità significative a livello di massa critica e che influenzano profondamente il contesto in in cui l'uomo vive e/o lavora, interpreta e gestisce il proprio tempo libero".

Il tema dell’immigrazione, che costituisce uno dei nodi essenziali della politica europea, è strettamente legato a quello della demografia che può essere così riassunto ( cito i dati di Marco Nicolini nel suo “ la storia del futuro”- la freccia della storia: dove diavolo sta andando la storia?”):


 “ Oggi gli africani sono 1.2MLD nel 2050 saranno 2.4MLD: intrapolazione lineare della popolazione dal 2020 al 2050  con y=((2.4-1.2)/4*x+1.2)*1000 dati in Milioni di abitanti, per decadi X=0,1,2,3,4, si assume quanto segue: nel 2020s x=1 gli africani siano 1.5MLD, nel 2030 x=2 siano 1.8MLD, nel 2040 x=3 siano 2.1MLD, nel 2050 x=4 siano 2.4MLD


Popolazione Europa oggi 500MLN nel 2050 706MLN: intrapolazione lineare della popolazione dal 2020 al 2050 con y=((706-500)/4*x+500) dati in Milioni di abitanti, per decadi X=0,1,2,3,4 si assume quanto segue: nel 2020 x=1 gli europei siano 551.5 Milioni, nel 2030 gli europei siano 603Milioni, nel 2040 gli europei siano 654.5 Milioni, nel 2050 gli europei siano 706 Milioni.


Nel decennio 2020 gli africani sono stimati a 1.5 MLD e gli Europei in 551.5 Mln, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere 6.3%-14% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 94 Milioni – 210 Milioni. Se dal Nord Est Africa iniziasse un trasferimento (business Africa Ferries o Gateway umanitari) con l'attuale legge italiana che concede la cittadinanza dopo 10 anni, in media nel decennio 2020 diverrebbero italiani tra 9.4-21Milioni d'africani. Sarebbero aspersi in Europa dalla via Greco-Italica circa 84.4 Milioni-189 Milioni d'africani.


Nel decennio 2030 gli africani sono stimati a 1.8 MLD e gli Europei in 603 Milioni, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere 12.5%-26% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 225 Milioni – 468 Milioni. Se dal Nord Est africa iniziasse un trasferimento (business Africa Ferries o Gateway umanitari) con l'attuale legge italiana che concede la cittadinanza dopo 10 anni, in media nel decennio 2030 s diverrebbero italiani tra 22.5-46.8 Milioni di persone (oltre la metà dell'attuale popolazione italiana). Sarebbero aspersi in Europa dalla via Greco-Italica circa 202-421 Milioni d'africani.


Nel decennio 2040 gli africani sono stimati a 2.1 MLD e gli Europei in 654.5 Milioni, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere 25%-38% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 525-798 Milioni di persone.


Nel decennio 2050 gli africani sono stimati a 2.4 MLD e gli Europei 706Milioni di persone, si stima che gli africani che vorrebbero migrare in Europa potrebbero essere il 50% della popolazione, con una pressione demografica potenziale di 1.2 MILIARDI.


Sono cifre impressionanti che denotano, da un lato, il declino demografico inarrestabile del nostro continente e, dall’altro, la presenza di una spinta migratoria di dimensioni mai conosciute nella storia dell’umanità, considerando che, oltre all’immigrazione dal continente africano deve essere valutata anche quella proveniente dal medio oriente devastato da sanguinose guerre e dall’estremo oriente ( Cina, Bangladesh, e altri Paesi).


Non possiamo che condividere le conclusioni di Marco Nicolini secondo cui:

“ Non ci vuole un genio per comprendere che già nel primo decennio 2020 la tensione tra Europa ed Africa potrebbe diventare critica.

Non ci vuole un genio per comprendere che già dal decennio 2030 esisteranno severe ripercussioni sugli equilibri geopolitici del Nord Est Africa, specie se le propensioni alla migrazione in Africa saranno così alte ed incentivate dall'Europa e dall'Italia”.

E non ci vuole nemmeno un genio a comprendere che, senza un profondo cambiamento culturale in Europa e di strategia politica per l’Africa finalizzata al suo sviluppo, non esistono politiche dei muri atte a contenere e tanto meno a evitare la fine dell’attuale condizione antropologica dell’Europa.

Ad ottobre 2017 la popolazione mondiale ha raggiunto la soglia di 7,5 miliardi di persone; in Asia vive poco più del 60% della popolazione mondiale, in Africa il 14,5%, in America il 13,6%, in Europa poco meno del 11%, mentre il resto risiede in Oceania (0,5%).

Crescita demografica dal 1960 al 2010

  • Europa da 605 milioni a 733 milioni di persone
  • America settentrionale da 199 milioni a 344 milioni di persone
  • America meridionale da 217 milioni a 580 milioni di persone
  • Africa da 282 milioni a 1007 milioni di persone
  • Asia da 1793 milioni a 4251 milioni di persone
  • Oceania da 16 milioni a 34 milioni di persone

fonte: Nazioni unite


Le cause di questa crescita esponenziale sono dovute essenzialmente a fattori di ordine demografico, come la diminuzione dei tassi di mortalità e l’aumento della speranza di vita della popolazione.  Esse sono a loro volta generate soprattutto dal miglioramento delle condizioni dell’igiene, della sanità e del tenore di vita quotidiano. In altre parole, gli abitanti della terra sono sempre più numerosi e, soprattutto, vivono più a lungo.

I dati sono due: demografia e sviluppo economico. E di questi oggi si sente molto parlare: si sente parlare di sviluppo sostenibile, sia dal lato economico che ecologico, si sente parlare della crescita della povertà e della crescita della popolazione. Entrambi, sia demografia che sviluppo economico sono aspetti della crescita: sono fondamentali e fra loro legati. Così se in una data regione non cresce né la popolazione né l'economia questo rappresenta un segnale della difficoltà di sviluppo della regione stessa.

Quello di cui si tratterà in questo articolo è l'approccio negli ultimi decenni verso la crescita demografica in relazione allo sviluppo economico.

Quando nel 1798 Thomas Malthus pubblica la prima edizione del suo "Saggio sui principi della popolazione", l'autore fa una previsione estrema: la crescita della popolazione porterà a un eccesso della domanda mondiale di cibo rispetto all'offerta mondiale di risorse alimentari entro la fine del diciannovesimo secolo. Come sappiamo, la previsione non fu certamente “azzeccata”, ma l'impatto del saggio fu tale da dare l'avvio ai dibattiti sulla sostenibilità della crescita: sostenibilità, da un lato della crescita economica e dall'altro della crescita della popolazione in  relazione alla scarsità delle risorse disponibili.

In concreto ciò che si è osservato nel rapporto tra crescita demografica e sviluppo economico – prendendo ad esempio i principali paesi industrializzati di oggi – è che lo sviluppo economico avvenuto tra Ottocento e Novecento ha avuto un riflesso negativo sulla crescita demografica. L'industrializzazione ha travolto quello che oggi è il mondo sviluppato: infatti la fertilità è scesa drasticamente, prima in Francia, poi in Gran Bretagna, poi in tutta l'Europa e in America. Ai giorni nostri i paesi poveri stanno attraversando la stessa transizione demografica di quelli ricchi, ma a ritmi molto superiori. Ad esempio, il passaggio da un numero medio di figli per donna (chiamato Tasso di Fertilità) pari a cinque a quello di due, richiese 130 anni in Gran Bretagna (1800-1930), ma appena 20 anni (1965-1985) in Corea del Sud. Molte madri nei paesi in via di sviluppo oggi hanno o avranno mediamente tre figli. La formula sembra essere questa: quanto più una popolazione è ricca, tanto più le famiglie diventano piccole e tanto più le famiglie si riducono tanto più una popolazione è ricca.

Ora qualcosa di simile sta accadendo nei paesi in via di sviluppo. Tanto più la fertilità è in calo, tanto più le famiglie stanno riducendo il numero di membri del loro nucleo in luoghi come il Brasile o l'Indonesia ma anche in alcune zone dell'India. Inoltre, il tasso di fertilità mondiale è 2,56, ma esistono almeno due velocità: la metà della popolazione (quella residente nelle zone più sviluppate) è ora a 2,1 o anche meno. Va considerato  che 2 è un livello di tasso cruciale in quanto ad esso corrisponde una crescita zero, cioè si mantiene la popolazione costante. Di solito questo tasso è chiamato "tasso di fecondità di sostituzione della popolazione" oppure “soglia di rimpiazzo”.

Tra il 2020 e il 2050 il tasso di fertilità totale mondiale scenderà, secondo le proiezioni, al di sotto del tasso mondiale di sostituzione; sicché si avrebbe un calo della popolazione.

Proprio mentre risorgono le preoccupazioni malthusiane e si temono le conseguenze di un pianeta sovraffollato, questi dati rilevano una tendenza alla stabilizzazione. Il declino della fertilità è sorprendente ma in qualche modo (per i più pessimisti) rassicurante. Ciò significa che le ripercussioni riguardanti un'esplosione demografica potrebbero essere mitigate.

Resta intatto, tuttavia, il diverso andamento demografico tra Europa e Africa e tra Europa e Asia con l’Europa avviata a un rapidissimo declino e in una certa profonda mutazione antropologica. Le ragioni di tale declino vanno ricercate, non solo nella verificata correlazione negativa tra crescita della popolazione e incremento del PIL (correlazione non condivisa in maniera univoca a livello scientifico) ma anche e soprattutto  in quelle di carattere culturale e etico sociali proprie dell’Occidente che ha abbandonato i suoi valori fondanti nel secolarismo dominante e con la fede cristiana confinata alle singole coscienze di minoranze sempre più silenti e disorganizzate.

Tema quest’ultimo assai caro alla cultura cattolica che approfondiremo nel prossimo articolo  dedicato al rapporto tra Europa e cristianesimo che è il tema del 9° rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo: Europa: la fine delle illusioni. Dell’Osservatorio Internazionale card.Van Thuân, a cura di Mons Giampaolo Crepaldi e Stefano Fontana,  edito da Cantagalli.

 

La redazione di Insieme (www.insiemeweb.net)

 




13.04.2018  Come ci prepariamo alle prossime elezioni europee

Le prossime elezioni europee si terranno dal 23 al 26 Maggio 2019 in tutti i Paesi dell’Unione europea.  La redazione di INSIEME intende prepararsi a quel voto aprendo un dibattito sui temi dell’Europa a 61 anni dalla firma del Trattato di Roma (25 Marzo 1957) in una situazione del Continente profondamente cambiata da allora.

Intendiamo aprire una tribuna nella quale, ci auguriamo, che molti dei nostri amici e lettori vorranno intervenire con le loro critiche, indicazioni e proposte. Sarà un modo diverso per prepararci al voto europeo e anche una possibilità di offrire agli elettori e ai candidati elementi utili, ai primi per scegliere con cognizione di causa partiti e persone da eleggere e, ai secondi, indicazioni e proposte  per il loro lavoro, se eletti.

 

Per ottenere tutte le informazioni sul Parlamento europeo basta collegarsi al sito:www.europarl.europa.eu, mentre una sintesi dei compiti e funzioni del Parlamento europeo è ben descritta nel sito: http://www.europarl.europa.eu/pdf/divers/IT_EP%20brochure.pdf .

 

Dalla lettura di questo documento, nel sito sopra riportato, i cittadini europei possono avere un’informazione precisa sul funzionamento del parlamento europeo e delle principali istituzione dell’Unione.

Ciò che si agita in Europa, dopo le elezioni in Francia, Germania e Italia e dopo quelle a suo tempo tenutesi in Olanda, Spagna e più recentemente in Ungheria, e la scelta di uscita del Regno Unito dalla UE, è la rappresentazione di un malessere diffuso che attraversa, con modalità ed equilibri politici diversi, tutta l’Europa. Un’Europa che vive, come il resto del mondo, la nuova situazione epocale della globalizzazione, nella quale è intervenuto il superamento del principio caro al prof Zamagni, del NOMA ( Non Overlapping Magisteria), ossia non è più la politica che detta i fini, ma è la finanza che fissa obiettivi e regole subordinando ad essi, economia reale e la politica, All’etica tradizionale subentra quella degli edge funds caucasici  (kazari) speculativi  con sede legale nella city of London e sede fiscale nel Delaware, che dominano la BCE e tutte le principali banche nazionali, subordinando ai loro interessi l’ economia reale e le politiche europee e nazionali.

Da parte nostra cercheremo di analizzare il caso Europa dalla nostra visuale di cattolici impegnati nella politica, utilizzando  come bussola di orientamento il recente rigoroso "Nono rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo" dell’Osservatorio Internazionale Card Van Thuân, redatto a  a cura di Mons Giampaolo Crepaldi e Stefano Fontana. Il 9° rapporto ha  come tema L’ Europa: La Fine delle illusioni- edizione  Cantagalli –Ottobre 2017

Lo faremo con la prossima nota, esaminando, innanzi tutto,  i megatrends europei: demografici, strutturali e culturali.

Ci auguriamo che questa nostra indagine sullo stato dell’arte della politica europea possa risultare interessante per i nostri lettori.

 

La redazione di Insieme

 

 


 
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