La maledizione di Moro
Postato da admin [05/02/2018 21:34]


Tra le lettere di Aldo Moro dal carcere delle BR rimarranno sempre impresse nella nostra mente queste sue parole: “Il mio sangue— aveva scritto Moro ai capi della Dc — ricadrà su di voi». E’ la cosiddetta “maledizione di Moro” che da quasi quarant’anni dal suo rapimento (16 marzo 1978)  e assassinio (9 maggio 1978) continua a perseguitarci.

 

Anche ciò che è accaduto nella DC, che abbiamo tentato di ricostruire, con la riadesione dei soci del 92-93 nel 2012 e la celebrazione del contestato XIX Congresso nazionale nel quale eleggemmo Gianni Fontana alla segreteria del partito, riconfermandolo alla presidenza nell’assemblea dei soci del 26 Febbraio 2017, sembra dar credito a questo triste presagio.

 

Da un lato, Gianni Fontana, abbandonati i suoi veri amici, si è rifugiato tra le braccia di alcuni astuti pasdaran, alcuni dei quali mai stati soci della DC e dai tratti caratteristici degli affiliati alle consorterie dei grembiuli e dei compassi, si è intestardito in operazioni fallimentari, conclusesi con la ricusazione del simbolo improvvisato simile a quello di Alberto da Giussano e delle liste dei candidati depositate senza raccolta delle firme prescritte dal “rosatellum”.

 

Fontana era partito da una riconferma ad amplissima maggioranza e si è ritrovato contestato dai vecchi e nuovi amici, dopo aver compiuto una serie di atti illegittimi, alcuni dei quali di una gravità inaudita, come quello di una comunicazione sulla Gazzetta ufficiale con la quale, di fatto, tentava di far fuori i legittimi soci DC per far posto a improvvisati laudatores dell’ultima ora.

 

Dall’altro, noi stessi, vittime di un presidente fedifrago, dopo un’assemblea dei soci che si era conclusa senza alcun voto su tre mozioni contrapposte, abbiamo dato seguito agli impegni che, proprio insieme a Fontana, avevamo assunto con Lorenzo Cesa, ossia che: “ la DC si presenti compatta con il proprio simbolo e propria denominazione, formando un’alleanza forte dell’autonomia e dell’attualità dei propri ideali fondati sulla sussidiarietà, desiderosa di un’autentica classe dirigente, formando un’alleanza con il centro destra e con equa distribuzione dei diritti e dei doveri di ciascuna delle componenti”.

 

Con il presidente Fontana sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Coroni e dell’anonimo Azzaro ( “andare da soli”), la possibilità di utilizzare senza contestazioni il simbolo storico della DC era impossibile e la delegazione improvvisata a trattare con Cesa e Fitto ( Alessi, Grassi, Bonalberti e, in avanscoperta, Pomicino e Gargani) oggettivamente debole.

 

Conclusione? Quella che ho avuto modo di esporre al “duo Fasano” della politica, nella mia lettera spedita loro dopo le conclusioni della vicenda delle liste elettorali.

 

Ricordo quanto da me a loro rappresentato:

 

 Cari Raffaele e Lorenzo,

ho preso atto, non senza rammarico, delle decisioni che avete preso a conclusione della tournée che vi ha visto impegnati per diversi giorni nella formazione delle liste.

Con gli amici superstiti della DC storica, nonostante la diversa e scellerata decisione di Gianni Fontana, avevamo indicato alcuni amici quali possibili candidati nelle liste di Noi con l’Italia, interessati, peraltro, soprattutto al progetto  politico di ricomposizione dell’area di ispirazione democratico cristiana. Un progetto che, qualunque sia l’esito del voto, intendiamo perseguire con lo stesso impegno e determinazione che abbiamo messo in campo da oltre vent’anni.

Ringrazio gli amici Alessi, Carmagnola, Grassi, Giannone, Fago con Pomicino e Gargani che avevano indicato anche la mia persona come una possibile risorsa per il progetto comune che mi era parso fosse anche il vostro..

Ringrazio, in particolare, l’amico Schittulli per la disponibilità espressa  e considero la sua esclusione un grave errore per la coalizione. Come pure grave è stata quella dell’amica Valentina Valenti.

Considero colpevole e di estrema maleducazione il silenzio vile dell’On De Poli, al quale avevo inviato SMS e mail senza mai aver ricevuto risposta, nonostante aver evidenziato a Cesa l’opportunità di un nostro colloquio per decidere insieme il caso del Veneto.

Avete preferito i “fedelissimi” e mi auguro che le scelte compiute risultino vantaggiose per la lista e per l’intera coalizione

Da parte mia, fortunatamente non voto nel collegio di Verona, nel quale non potrei mai votare per Tosi che nel recente referendum costituzionale si é schierato apertamente con Renzi per il SI e oggi, con opportunismo trasformistico degno dei più efficienti saltimbanchi, trova rifugio per sé e per la sua compagna nella lista di Noi con l’Italia.

Si sono preferiti “ i ragazzi del coro” per garantirsi l’immediato, mentre avevo fiducia nella vostra capacità di visione e di leadership per un traguardo più ambizioso  di più vasto respiro.

Spero che dopo il 4 marzo si possa avere in Parlamento un nucleo di amici " DC non pentiti “, anche attorno ai quali poter ripartire per ricostruire in Italia una forza politica ispirata ai valori democratico cristiani e che in quel nucleo si possa contare anche in una vostra diversa e più attenta disponibilità.

Noi, come sempre: “tiremm innanz” e che il Signore ci assista.”

 

Il prossimo 9 Febbraio, con gli amici Alessi e Carmagnola, V.Presidenti della DC indicati da Fontana e votati all’unanimità dall’assemblea dei  soci DC il 16 Novembre scorso, ci riuniremo presso la saletta dell’Hotel Nazionale a Roma e insieme decideremo il da farsi. Mi auguro, per riprendere il cammino, alla ricerca dell ‘unità di tutti i “ DC non pentiti” e, soprattutto, di quelli delle nuove generazioni disponibili a raccoglierne il testimone politico.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 2 Febbraio 2018

 

 

 

 


 
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